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Ziziphus jujuba (giuggiolo)

 

Descrizione

Il giuggiolo (Ziziphus jujuba Mill.) è una pianta a foglie decidue della famiglia delle Ramnacee, noto anche come dattero cinese, natsume o tsao (cinese semplificato: 枣; cinese tradizionale: 棗; pinyin: zǎo). Sovente viene utilizzato come pianta ornamentale.

Si ritiene che il giuggiolo sia originario dell'Africa settentrionale e della Siria, e che sia stato successivamente esportato in Cina e in India, dove viene coltivato da oltre 4000 anni. I romani lo importarono per primi in Italia, e la chiamarono ziziphum (dal greco ζίζυφον, zízyphon).

 

Classificazione

Classificazione Cronquist

Dominio: Eukaryota;

Regno: Plantae;

Divisione: Magnoliophyta;

Classe: Magnoliopsida;

Sottoclasse: Rosidae;

Ordine: Rhamnales;

Famiglia: Rhamnaceae;

Genere: Ziziphus;

Specie: Ziziphus jujuba.

 

Classificazione APG

Ordine: Rosales;

Famiglia: Rhamnaceae.

 

Tassonomia

La denominazione Ziziphus jujuba è stata giudicata nomen conservandum a spese del sinonimo Ziziphus zizyphus (nomen rejiciendum).

 

Varietà

In Italia non esistono cultivar selezionate, ma solamente dei tipi indicati genericamente:

- a frutto lungo;

- a frutto tondo.

Entrambe sono dotati di buone caratteristiche organolettiche e di buona produttività.

 

Morfologia

L'albero può arrivare ad un'altezza che va dai 5 ai 12 metri, le foglie sono di un verde brillante. La struttura dell'albero è molto articolata ed i rami sono ramificati e contorti con una corteccia molto corrugata; i rami sono spesso ricoperti di spine. Il giuggiolo produce, oltre che un gran numero di fiori di piccole dimensioni dal colore bianco verdastro, dei frutti grandi più o meno quanto un'oliva, con buccia di colore dal rosso porpora al bruno rossastro, e polpa giallastra.

La zizifina, un composto che si trova nelle foglie del giuggiolo, sopprime nell'uomo la percezione del sapore dolce.

 

Frutti

Se colto quando non ancora maturo (ossia quando presenta un colore verde uniforme), il frutto del giuggiolo, la giuggiola, ha un sapore simile a quello di una mela. Con il procedere della maturazione tuttavia, il colore si scurisce, la superficie si fa rugosa e il sapore diviene via via più dolce, fino ad assomigliare a quello di un dattero. Le giuggiole si consumano sia fresche, appena colte dall'albero, sia quando sono leggermente raggrinzite. C'è un solo nocciolo all'interno del frutto, simile a quello di un'oliva, che nella cucina persiana è noto come annab.

 

Distribuzione e habitat

La specie è presente allo stato spontaneo in Asia centrale e nella regione del Caucaso.

Al di fuori del suddetto areale la presenza degli alberi di giuggiole è pressoché sempre dovuta a coltivazione, attuale o residua, pur esistendo una presenza significativa di piante naturalizzate; è possibile trovare esemplari di giuggiolo nei climi più diversi, tuttavia la pianta dà buoni frutti soltanto alla fine delle estati calde.

 

Coltivazione

A differenza di altre specie della stessa famiglia, è in grado di sopravvivere ad inverni freddi, con temperature fino a −15 °C. Non ha particolari esigenze di terreno.

La crescita della pianta è molto lenta per la formazione di cortissimi brachiblasti. La presenza di alberi di mole significativa, e quindi molto vecchi, in seguito allo sconvolgimento agrario del secolo scorso, è alquanto rara; si trovano spesso solo presso vecchie case coloniche, o cascinali abbandonati, su suolo povero ma non disturbato.

I semi della pianta sono molto restii a germogliare a causa dell'endocarpo molto duro e robusto, un modo semplice per aggirare il problema è il taglio della punta del seme con delle forbici da potatura per agevolare l'ingresso dell'umidità all'interno del seme.

Frequentemente la pianta è propagata più facilmente per mezzo dei numerosi polloni radicali che produce in abbondanza; è una pianta mellifera, molto visitata dalle api.

 

Produzioni e utilizzi

Consumo fresco: marmellate, sciroppi, confetture, gelatine, canditi, dolci, bevande alcoliche e liquorose (brodo di giuggiole).

In Asia sono consumati anche secchi (datteri cinesi); vi è anche la possibilità di conservarle in salamoia, in alcol e aceto.

Per le sue proprietà medicinali (effetto lenitivo ed antinfiammatorio) questo frutto è utilizzato per la preparazione di decotti espettorranti ed emollienti; in cosmetica è utile per preparare maschere emollienti ed idratanti per pelli secche. I semi contengono composti organici con proprietà sedative.

Il frutto può diventare anche un prezioso integratore alimentare per gli animali al pascolo in alcuni periodi dell'anno.

La pianta è utilizzata per rimboschimenti; il legno, di colore rosso è molto duro e viene utilizzato in ebanisteria.

 

Valori nutrizionali della Giuggiola

Quantità per 100 grammi:

- Calorie: 79;

- Lipidi: 0,2 g;

- Colesterolo: 0 mg;

- Glucidi: 20 g;

- Proteine: 1,2 g;

- Retinolo: 40 IU;

- Acido ascorbico: 69 mg;

- Piridossina: 0,1 mg;

- Cobalamina: 0 µg;

- Sodio: 3 mg;

- Potassio: 250 mg;

- Calcio: 21 mg;

- Ferro: 0,5 mg;

- Magnesio: 10 mg.

 

Riferimenti nella cultura e nella tradizione

Narra Omero (Odissea, libro IX) che Ulisse e i suoi uomini, portati fuori rotta da una tempesta, approdarono all'isola dei Lotofagi (secondo alcuni l'odierna Djerba), nel nord dell’Africa. Alcuni dei suoi uomini, una volta sbarcati per esplorare l'isola, si lasciarono tentare dal frutto del loto, un frutto magico che fece loro dimenticare mogli, famiglie e la nostalgia di casa. È probabile che il loto di cui parla Omero sia proprio lo Zizyphus lotus, un giuggiolo selvatico, e che l'incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici ma soltanto dalla bevanda alcolica che si può preparare coi frutti del giuggiolo.

Una specie affine, lo Zizyphus spina-christi, è ritenuto dalla leggenda una delle due piante che servirono a preparare la corona di spine di Gesù; l’altra sarebbe il Paliurus spina-christi.

Pare che per gli antichi Romani il giuggiolo fosse il simbolo del silenzio, e come tale adornasse i templi della dea Prudenza. In Romagna e in altre regioni, in molte case coloniche era coltivato adiacente alla casa, nella zona più riparata ed esposta al sole. Si riteneva che fosse una pianta portafortuna.

Secondo gli scritti di Erodoto, le giuggiole potevano essere usate, dopo aver fermentato, per produrre un vino, le cui più antiche preparazioni risalgono a Egizi e Fenici.

Ad Arquà Petrarca, comune veneto dove i giuggioli sono ancora piantati nei giardini di molte abitazioni, le giuggiole sono utilizzate per realizzare ottime confetture, sciroppi, e il famoso brodo di giuggiole, un antico liquore. I frutti del giuggiolo hanno un blando effetto lassativo.

 

Voci correlate

- Botanica;

- Erbario virtuale;

- Frutto e Frutta;


 

 

 


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