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Zea mays (mais)

 

Descrizione

Il mais (Zea mays L.) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Poaceae, tribù delle Andropogoneae. È uno dei più importanti cereali largamente coltivato sia nelle regioni tropicali sia in quelle temperate, in quest'ultimo caso a ciclo autunno-primaverile.

Il mais rappresenta la base alimentare tradizionale nelle popolazioni dell'America latina e, localmente, in alcune regioni dell'Europa e del Nordamerica. Nelle regioni temperate è principalmente destinato all'alimentazione degli animali domestici, sotto forma di granella, farine o altri mangimi, oppure come insilato, generalmente raccolto alla maturazione cerosa. È inoltre destinato a trasformazioni industriali per l'estrazione di amido e olio oppure alla fermentazione, allo scopo di produrre per distillazione bevande alcoliche o bioetanolo a scopi energetici.

L'infiorescenza femminile, che porta le cariossidi, si chiama correttamente spiga ma viene più spesso impropriamente chiamata "pannocchia", mentre la pannocchia propriamente detta è l'infiorescenza maschile posta sulla cima del fusto (stocco) della pianta, che di contro viene talvolta chiamata impropriamente "spiga" per il suo aspetto.

Le cariossidi sono fissate al tutolo ed il tutolo è fissato alla pianta.

 

Etimologia

Per riferirsi al mais in lingua italiana si utilizzano diversi sinonimi, come frumentone, formentone, formentazzo, granone, grano siciliano, grano d'India, granoturco, melica, meliga e pollanca, alcuni derivati da dialetti locali o lingue minoritarie.

Il suo nome è di origine spagnola, maíz, a sua volta d'origine caribica, più precisamente taino, mahis, dato che la pianta proviene dall'America centro-meridionale dove rappresentava l'ingrediente base della cucina azteca. Il termine "granoturco" o "granturco" deriva da grano turco, ossia "esotico, coloniale" (contrapposto al Triticum aestivum); l'ipotesi che si tratti di un classico falso amico, derivante dalla traduzione maccheronica della definizione inglese "wheat of turkey", propriamente traducibile in "grano dei tacchini", non è considerata valida dai linguisti.

 

Storia

La storia del mais è stata a lungo controversa. Darwin ne sostenne la probabile origine sudamericana, ma la beffa degli scavatori ai danni di un archeologo impegnato tra le piramidi egiziane, cui fu "fatto scoprire" un pugno di semi in un sarcofago, accreditò l'origine africana, sostenuta da Matteo Bonafous e duramente ribattuta da De Candolle.

Tutte le indagini successive militavano peraltro per l'origine mesoamericana, che venne definitivamente stabilita da MacNeish tra gli anni sessanta e gli anni settanta del Novecento.

L'archeologo statunitense individuò la culla della coltura nella grande valle messicana di Tehuacàn in Mexico (Galinat W., 1979), nella regione di Oaxaca, dove esiste una pluralità di grandi insediamenti precolombiani. Restava da risolvere il problema dei mais peruviani, che mostrano una collezione di tipi significativamente diversi da quelli messicani. Il problema è stato risolto supponendo una precocissima migrazione di semi dal Messico al Perù, e con l'interruzione di comunicazioni successive, causa dell'indipendenza dei cataloghi delle varietà messicane e peruviane.

Anche se in passato l'origine di tale specie è stata un argomento assai dibattuto, numerose prove sembrano indicare che l'evoluzione del mais sia iniziata da un progenitore tuttora presente in America centrale, il teosinte (Zea mays ssp. parviglumis o ssp. mexicana) (Wang et al., 1999).

Per quanto riguarda il ruolo giocato dall'uomo nel processo generale di trasformazione, il fatto che il mais "moderno" non sia in grado di riprodursi efficacemente ed autonomamente in natura a causa delle brattee che avvolgono la spiga, dimostra come sin dall'inizio, l'intervento umano sia stato fondamentale nel processo evolutivo del mais.

Il mais, nel corso dei secoli ha via via acquistato una importanza sempre maggiore, diventando una delle principali fonti di sostentamento delle popolazioni del Centro e Sud America.

Con la scoperta dell'America e con i viaggi di Colombo e dei successivi navigatori, arrivarono in Europa diverse popolazioni di mais, scelte tra quelle disponibili lungo le zone costiere e che meglio si conservavano durante il lungo viaggio.

Anche se probabilmente ben pochi dei caratteri presenti nelle popolazioni arrivate inizialmente nel vecchio mondo sono riscontrabili in quelle dei giorni nostri, è probabile che per la coltivazione nel vecchio continente siano state preferite le popolazioni a ciclo breve per la loro minore sensibilità all'effetto del fotoperiodo e per la necessità di avere granella con bassa umidità alla raccolta, per una buona conservabilità del prodotto durante l'inverno (Brandolini, 1979).

Dalla Spagna, il mais arriva in Italia e nel Veneto, grazie probabilmente ai fiorenti scambi commerciali che transitavano a Venezia.

Le prime notizie del mais nel Veneto tratte dal Messedaglia ed attribuite al Ramusio parlano di coltivazioni nel Polesine e a Villa Bona, ora Villa d'Adige, attorno alla metà del 1500, anche se le prime coltivazioni di una certa importanza, arriveranno solo verso la fine del secolo XVI per poi espandersi nel secolo XVII.

Ricordiamo come per molti anni si sia discusso sui tempi e sulle modalità di introduzione del mais in Europa ed in particolare sul suo arrivo, attraverso l'oriente, anteriormente alla scoperta dell'America. A favore di tale ipotesi alcuni ricordano come il nome volgare "granoturco", attribuito al mais in molte zone in Italia, richiami origini legate a paesi orientali; molti autori, tra cui citiamo solamente il Messedaglia (nel 1927), eliminano completamente questo equivoco ricordando come a quel tempo l'aggiunta del suffisso turco avvenisse per qualsiasi specie "straniera" o di origine sconosciuta.

Inoltre, a riguardo della presenza del mais prima della scoperta dell'America in oriente, De Candolle (De Candolle, 1883) ricorda come: ...le Mais n'était pas de l'ancien monde. Il s'y est rèpandu rapidement après la découvert del l'Amérique, et cette rapidité meme achève de prouver que, s'il avait existé quelche part, en Asie ou Afrique, il y arait joué depuis des milliers d'années un role très important".

 

In Italia la coltura si presenta già fiorente a metà del Cinquecento in quanto evidenzia una maggiore produttività rispetto agli altri cereali. Si afferma infatti come cibo delle classi più povere, sostituendo in particolare il sorgo, il miglio, la segale, il panico ed il grano saraceno. L'esclusiva dieta a base di mais diverrà la causa del tragico dilagare, fino al termine dell'Ottocento, della più terribile malattia endemica delle campagne italiane, la pellagra.

La necessità di conservare il prodotto in regioni ad autunno ed inverno freddi ed umidi negli anni ha favorito l'ibridazione in via preferenziale tra popolazioni precoci, a granella vitrea ed in misura minore con varietà con granella di consistenza farinosa di più difficile conservazione. Questo ha determinato la presenza in Italia di un gran numero di popolazioni locali a consistenza vitrea o semivitrea (gruppi everta ed indurata; Brandolini, 1979).

Esistono inoltre aree, in particolare nella parte orientale del Veneto ed in Friuli Venezia Giulia, dove si è verificata una diffusione prevalente delle varietà a granella bianca, utilizzate anche per sostituire parte della più costosa farina di frumento. Probabilmente sono diverse le motivazioni della diffusione delle varietà a granella bianca nel Veneto orientale, legate soprattutto a fenomeni di adattamento alle condizioni pedoclimatiche della zona e, a volte, alla loro maggiore produttività rispetto ai mais gialli, nonchè a consuetudini alimentari.

Nonostante i molti studi di carattere storico condotti sull'introduzione e sulla diffusione del mais in Italia, relativamente scarse sono le notizie riguardanti le diverse varietà di mais ad impollinazione libera, coltivate in passato nel Veneto. Di seguito cercheremo di riportare, in ordine cronologico, alcune notizie e studi condotti a tale riguardo, a partire dalla fine del secolo XVIII:

G. Harasti di Buda nel 1788 a Vicenza pubblica probabilmente uno dei primi trattati interamente dedicati al mais, in cui riporta la seguente classificazione in base al ciclo produttivo del "...Formentone: Sorgo-turco grosso, ostanello cioè agostano e quarantino, detto di steola, di stubia o cinquantino"; se il primo è a ciclo più lungo, il secondo dovrebbe maturare per lo più nel mese di agosto mentre il quarantino " matura prestissimo, perché è più piccolo di fusto, di spiga e di grano"; lo stesso autore riporta inoltre alcune informazioni relative alla colorazione della cariosside di varietà presenti a quel tempo probabilmente nel Veneto, citando mais di colore rosso, di azzurro cangiante in violaceo, di giallo, di biancastro, di marmorato con striscie rosse e bianche, non molto dissimili dalle colorazioni che possiamo trovare ancor oggi in alcune varietà di mais diffuse in America centrale e meridionale ed anche in alcune località venete.

Nel 1937 lo Zapparoli (Zapparoli, 1937) riprendendo le classificazioni utilizzate fino a quel momento, propone a livello empirico ed estremamente pratico, la suddivisione delle diverse varietà di mais in granoturchi da primo raccolto e da secondo raccolto. Pur non essendo una suddivisione ottimale sotto il profilo tecnico-scientifico è però quella più conosciuta e diffusa in passato e per questo motivo viene di seguito ricordata:

 

1) Granoturchi da primo raccolto:

- Maggenghi: così chiamati perchè dovrebbero essere seminati entro maggio; sono i più tardivi e sviluppati. Le varietà appartenenti a questo gruppo sono ad esempio, il Giallone friulano, i dentati tardivi del basso Friuli e dell'estuario Veneto come il Caragua, tra i bianchi e il Centogiorni, tra i gialli. Fra i maggenghi lo Zapparoli annovera anche i più precoci e vitrei pignoli o scaglioli con grano lungo e appiattito e corona tonda ed elevato numero di ranghi, tra cui lo Scagliolo 23A selezionato dalla stazione di Maiscoltura di Bergamo o i rostrati bianchi come il Rostrato bianco del Veneto e del basso Friuli;

- Agostani: che dovrebbero maturare entro agosto, meno alti e più precoci dei maggenghi con spighe con un minor numero di ranghi. A questo gruppo sono da inserire il Nostrano dell'Isola una delle varietà più diffuse nel bergamasco, il Rosso di Mogliano Veneto, le Righette del Veneto sia gialle che bianche con spiga lunga, cilindrica e con 10 - 14 ranghi o il Pignoletto d'oro della zona pedemontana veronese e vicentina. A questo gruppo appartengono anche i mais bianchi Perla o Biancoperla e il Bianco di Piave;

- Agostanelli: agostani più precoci a cui appartiene il Marano vicentino, di cui parleremo ampiamente in seguito;

- Cinquantini da primo raccolto: come il Cinquantino cremonese, l'Ottofile delle Langhe; a questo gruppo lo Zapparoli unisce anche i "nani precoci" come il Nano precoce Succi.

 

2) Granoturchi da secondo raccolto:

- Bragantini: considerati da secondo raccolto anche se utilizzati per semine tardive, costituiscono un gruppo intermedio fra i granoturchi primaverili e gli estivi. Nel Veneto sono diffusi in particolare nella parte nord orientale della regione;

- Cinquantini e quarantini: di difficile separazione; in linea di massima i granoturchi di secondo raccolto sono detti cinquantini nel Veneto e quarantini in Lombardia. Tra i cinquantini lo Zapparoli ricorda "quelli pregiatissimi compresi tra Vicenza, Treviso e Padova, fra cui eccellono il Cinquantino di Castelfranco Veneto, il Bergamaschetto precoce e il Sesarale di Vicenza, il Brachetto dell'estuario Veneto ed altri ancora" fra i quarantini quelli della bassa Lombardia irrigua e il Quarantino di Alessandria;

- Granoturchi primaverili dell'Italia centro-meridionale: generalmente varietà di ciclo breve e bassa statura. Maliani nel 1946 in "Studio comparativo sui Granoturchi coltivati nelle Venezie nel 1942" in base ad uno studio indirizzato "... a mettere un po' d'ordine ed a chiarire le idee sulle numerose varietà coltivate", elenca le principali varietà presenti nelle Venezie riportandone, dopo l'eliminazione delle varietà con caratteristiche similari, n. 94 di cui n. 71 "colorati" e n. 23 "bianchi".

 

A partire dall'immediato dopoguerra iniziano a diffondersi i primi ibridi di mais grazie anche all'opera della Stazione Sperimentale di Maiscoltura di Bergamo.

Per comprendere l'origine dei moderni ibridi di mais "dentati" e le ragioni della loro superiorità, rispetto alle varietà ad impollinazione libera, dobbiamo ritornare alle ricerche condotte nei primi anni del 1900 negli USA e all'introduzione dei mais dentati, ottenuti attraverso l'incrocio tra varietà a granella vitrea del nord (Northern Flint) e varietà farinose ed estremamente dentate del sud (Southern Gourdseed).

Se fino all'inizio del 1800 i Northern flint erano ancora estremamente diffusi nelle aree del Corn Belt come l'Illinois, a partire da circa la metà del 1800 inizia l'epoca del mais dentato, più produttivo rispetto alle varietà che lo hanno preceduto. Il risultato di questi incroci, e delle successive selezioni, è stato l'ottenimento delle varietà Reid Yellow Dent, la Krug Yellow Dent e la Lancaster Sure Crop da cui sono state selezionate le più importanti linee pure di mais per l'ottenimento di ibridi.
Anche se precedentemente era stato notato un effetto positivo sulle rese dovuto all'incrocio effettuato tra individui della stessa specie ma con caratteristiche diverse, è solo con il lavoro di Shull ed East che si ha il collegamento tra la depressione dovuta all'autofecondazione e il vigore dell'ibrido prodotto dall'incrocio delle piante autofecondate (Shull, 1911).

Inizialmente gli ibridi commerciali furono costituiti attraverso l'incrocio di due ibridi semplici, ottenuti utilizzando complessivamente quattro linee pure; questo per ovviare alla scarsa produzione di seme che si otteneva dalle linee porta seme e che non ne rendeva economicamente vantaggiosa la produzione commerciale. Successivamente, si è avuto lo sviluppo di ibridi a tre vie e oggi praticamente tutti gli ibridi in commercio sono a due vie o semplici, ottenuti attraverso due linee pure incrociate tra loro.

L'introduzione dei mais ibridi e il miglioramento delle tecniche agronomiche come la concimazione azotata ed il diserbo verificatesi nell'immediato dopoguerra hanno reso possibile anche in Italia il progressivo e continuo aumento delle rese nazionali, passate dai 1,8 t/ha del 1948 ai 9,6 t/ha del 2000 (ISTAT, 2000).

Queste accresciute potenzialità produttive hanno di fatto determinato una rapida sostituzione delle vecchie varietà coltivate, con ibridi dalle più elevate produttività e superiori caratteristiche agronomiche, quali la resistenza all'allettamento o la maggiore tolleranza a stress diversi come ad esempio un investimento più elevato. Proprio l'aumento del numero di piante per m2, reso possibile anche grazie a modificazioni morfologiche della struttura della pianta, come ad esempio il carattere "foglie erette" sembra sia una delle chiavi per comprendere l'enorme aumento di produttività degli ibridi di mais rispetto alle varietà ad impollinazione libera. A titolo di esempio, negli anni quaranta gli investimenti consigliati per le principali varietà erano molo bassi; per il Biancoperla venivano consigliati investimenti non superiori a 3 piante/m2, per il Nostrano dell'Isola, 3,5 piante/m2, mentre per il Marano si consigliavano fino a 5 piante/m2. Investimenti quindi molto minori rispetto a quelli oggi adottati per i moderni ibridi di mais che normalmente variano tra le 6,0 e 7,5 piante/m-2 a seconda delle classi di maturità.

Probabilmente lo stesso Marano Vicentino deve proprio alla capacità di sopportare investimenti più elevati e alla sua prolificità (presenza quindi di più spighe produttive sulla stessa pianta), la buona produttività ed il buon adattamento a molteplici situazioni.

L'introduzione degli ibridi in Italia non è stata esente da diffidenza, soprattutto nelle zone in cui predominavano le varietà vitree come il Marano Vicentino. Infatti, i primi ibridi distribuiti in Italia erano profondamente dentati ed erano poco accettati per l'alimentazione umana, che negli anni del primo dopoguerra, costituiva più del 50 % della destinazione del mais. Grande fu lo sforzo per creare ibridi partendo da materiale vitreo italiano, dall'Italo 225 e 270 realizzati dall'Istituto "N. Strampelli" di Lonigo (Trentin, 1963), all'Ibrido Insubria 2201 della Stazione Sperimentale di Maiscoltura di Bergamo.

L'Insubria 2201 (Lo3xLo32) x (Lo58xLo38) è probabilmente il primo ibrido completamente europeo ad essere commercializzato. L'anno è il 1949, le linee derivano dal Nostrano dell'Isola (Lo3, Lo32), dal Marano (Lo58) e dallo Scagliolo (Lo38); era un ibrido a quattro vie in cui le linee derivanti dal Nostrano dell'Isola fungevano da portaseme. Alcune delle linee utilizzate per creare questi ibridi sono tuttora utilizzate in programmi di miglioramento genetico, per la produzione di ibridi vitrei a ciclo precoce.

 

Usi

Alimentazione umana

Il mais è utilizzato in alimentazione sia come alimento come tale sia come ingrediente; 100 grammi di mais forniscono 350 calorie di energia.

I chicchi ancora sulla spiga vengono consumati lessati o alla griglia. I chicchi sgranati e lessati possono essere serviti in insalata o come contorno.

I chicchi fioccati, ovvero cotti a vapore poi schiacciati attraverso una pressa a rulli ed essiccati, si consumano, all'uso anglosassone, inzuppati nel latte solitamente per la prima colazione e vengono detti corn flakes. Quando sono invece soltanto tostati i chicchi di alcune varietà "scoppiano" dando luogo ad una pallina leggera, bianca e croccante di forma irregolare, il pop corn.

Dal germe si ottiene un olio che può essere usato come condimento a crudo, mentre, a differenza di altri oli di semi come quello di girasole, non è adatto per friggere.

La farina di mais è utilizzata nella preparazione di diversi piatti (tra i quali il più noto è la polenta), alcuni tipi di pane e alcuni dolci. Si distingue in farina bramata, a grana grossa, per ottenere polente particolarmente saporite e gustose, fioretto di farina per polente pasticciate, morbide e delicate, fumetto di mais, per una farina finissima adatta alla produzione di dolci e biscotti. Tra i più noti in Italia troviamo le paste di meliga.

Dal mais inoltre si estrae l'amido, che viene poi usato per altre preparazioni alimentari.

Il mais è usato anche nella fabbricazione di liquori e bevande, particolarmente in America Meridionale, dove si consumano abbondantemente la chicha e la chicha morada, e negli Stati Uniti, dove si produce il Bourbon.

 

Alimentazione animale

Per la sua alta produttività, il valore nutritivo elevato, (benché sostanzialmente energetico), la coltivazione "facile" e completamente meccanizzabile, la possibilità di raccolta in diverse forme che permettono di superare avversità climatiche di fine stagione, il Mais costituisce la base dell'alimentazione di molte specie animali.

In particolare per i bovini può essere utilizzato in diversi modi:

- insilato di mais allo stato ceroso (silomais);

- pastone insilato di granella e tutoli;

- insilato di granella umida;

- granella secca.

 

A titolo di esempio, la razione dei vitelloni da carne può essere costituita da mais nelle suddette forme per percentuali anche largamente superiori ai due terzi della sostanza secca totale.

Il mais vitreo è invece particolarmente apprezzato per l'allevamento avicolo.

 

Produzione di energia

Il mais viene utilizzato per la produzione di energia in diversi modi. È impiegato per la produzione di etanolo tramite la naturale fermentazione. L'etanolo prodotto, pur commestibile, viene utilizzato per la produzione di biocarburanti.

Il mais è un combustibile molto apprezzato con un potere calorifero inferiore molto elevato, pari a 15,88 MJ/kg (con umidità del macinato all’11%).

Il mais può essere utilizzato direttamente e senza alcun trattamento per il riscaldamento domestico in stufe appositamente predisposte. Alcune stufe a pellet utilizzano una miscela con il 30% di pellet di legno e il restante 70% in grani di mais. La combustione del mais per la produzione di calore è particolarmente indicata quando la cultura è affetta da micotossine che ne rendono non più commestibile la produzione.

 

Usi terapeutici

Gli stimmi di questa pianta, assumibili grazie alle tisane producono un effetto diuretico e sono consigliati nella calcolosi e nelle cistiti.

L'olio di mais applicato alla pelle con un leggero massaggio, la rende più morbida ed elastica.

 

Materie plastiche biodegradabili

L'amido di mais viene usato per produrre materie plastiche biodegradabili come il Mater-Bi, della Novamont, per confezionare ad esempio i sacchetti per la raccolta dei rifiuti urbani biodegradabili (umido). Questi sacchetti si decompongono e ritornano alla natura attraverso il processo di compostaggio.

 

Tossine da funghi

La comunità europea ha adottato il Reg.to 1126/2007 che prevede un limite di presenza nel mais delle fumonisine, una tossina prodotta dai funghi parassiti del mais. A partire dall'ottobre 2007 è fissato un limite di 4.000 parti per miliardo nel mais destinato al consumo alimentare umano. Le fumonisine sono indicate in molti ambienti scientifici come molto pericolose per il rischio oncogeno.

Su iniziativa dei parlamentari Verdi, la XIII Commissione della Camera dei deputati (Agricoltura) ha adottato una risoluzione con cui chiede alle autorità europee una proroga in quanto, a loro dire "non esistono metodi di sicura efficacia per contenere queste tossine" e che "oltre il 50% del prodotto nazionale supera il limite di tossicità". Su tale affermazione si sono registrate divisioni, in quanto la comunità scientifica vede una soluzione nel mais geneticamente modificato, di cui sono già disponibili varietà resistenti ai funghi, ma tali varietà sono molto avversate proprio dagli stessi Verdi e da altri diffusi gruppi di opinione.

 

Classificazione scientifica

Dominio: Eukaryota;

Regno: Plantae;

Divisione: Magnoliophyta;

Classe: Liliopsida;

Ordine: Poales;

Famiglia: Poaceae;

Sottofamiglia: Panicoideae;

Tribù: Andropogoneae;

Genere: Zea;

Specie: Zea mays.

 

Ibridi e cultivar

Esistono varie classificazioni delle varietà di mais. La più importante dal punto di vista mercantile è quella basata sulla consistenza del grano, ossia dalla sua composizione in amidi e in zuccheri, proposta da E. Lewis Sturtevant. Essa comprende le seguenti sezioni, compresa Ceratina aggiunta da Kuleshov: Everta (pericarpo traslucido ed endosperma quasi tutto vitreo, da scoppio: popcorn), Tunicata (grani ricoperti da glume: podcorn), Indurada (pericarpo traslucido ed endosperma farinoso al centro e vitreo esternamente, cristallino: flintcorn), Amylacea (pericarpo opaco ed endosperma farinoso: softcorn), Indentata (pericarpo traslucido ed apice coronato, dentato: dentcorn), Saccharata (grani rugosi e zuccherini, dolce: sweetcorn), Amylosaccharata (grani lisci e zuccherini, dolce: sweetcorn), Ceratina (pericarpo opaco ed endosperma in parte ceroso: waxycorn).

 

Varietà di mais in Italia

Tra le suddivisioni a carattere scientifico proposte per la classificazione del mais ricordiamo quella proposta dalla Sturtevant che ha suddiviso le varietà da lui raccolte, in diversi gruppi o sottospecie in base al tipo di endosperma presente nella cariosside. Essi sono:

  1. Zea mays ssp. tunicata (mais vestiti "pod corn");

  2. Zea mays ssp. everta (mais da scoppio o "pop corn");

  3. Zea mays ssp. indurata (mais vitrei o "flint corn");

  4. Zea mays ssp. indentata (mais dentati o "dent corn");

  5. Zea mays ssp. amylacea (mais farinosi o "soft corn");

  6. Zea mays ssp. saccharata (mais dolci o zuccherini "sweet corn");

  7. Zea mays ssp. ceratina (mais waxy);

  8. Zea mays ssp. amilosaccharata.

Ciascuno di questi gruppi è stato poi diviso in sottogruppi, caratterizzati dalla forma delle cariossidi (macrosperma, microsperma, ellittica, isodiametrica ecc...). Tale suddivisione, che si riporta per ragioni storiche, è stata proposta nel 1899 ed è stata usata per molti anni in quanto estremamente utile da punto di vista commerciale e facile da utilizzare, anche da persone con scarse conoscenze botaniche (Mangeldorsf P., 1974).

L'introduzione del mais in Italia, in base agli studi eseguiti e sulla base di documentazione d'archivio e agronomica, è risultata principalmente nella sostituzione del panico e del miglio, utilizzati da secoli per preparare una polenta, nella dieta popolare. In seguito sono state individuate e classificate le varietà tradizionali italiane in base alla loro origine, per mezzo dell'analisi multivariata dei caratteri agronomici, morfologici e citologici come segue:

- 1. Sezione Indurata e Indentata (9 complessi razziali, 35 Razze e 65 agro-ecotipi):

---- A. Ottofile vitrei e derivati (Eight-rowed flints and derived races): 6 razze e 10 agro-ecotipi:

-------- a. Ottofile puri:

------------ Ottofile;

------------ Tajolone;

------------ Ottofile tardivo.

-------- b. Razze derivate:

------------ Derivati 12-14 file;

------------ Cannellino;

------------ Monachello.

---- B. Conici vitrei e derivati (Conical flints and derived races): 5 razze e 15 agro-ecotipi:

-------- Barbina;

-------- Poliranghi;

-------- Montano;

-------- Biancone;

-------- Ostesa.

---- C. Cilindrici meridionali tardivi (Late Southern cylindrical flints): 3 razze e 4 agro-ecotipi:

-------- Montoro;

-------- Rodindia;

-------- Pannaro.

---- D. Cilindrici vitrei meridionali di ciclo medio (Midseason Southern cylindrical flints): 3 razze e 6 agro-ecotipi:

-------- Trentinella;

-------- Dindico;

-------- Altosiculo.

---- E. Nani precocissimi vitrei (Extra-early dwarf flints): 4 razze e 6 agro-ecotipi:

-------- Poliota;

-------- Trenodi;

-------- Agostinello;

-------- Tirolese.

---- F. Microsperma vitrei (Microsperma flints): 4 razze e 8 agro-ecotipi:

-------- a. Appenniniche:

------------ Zeppetello.

-------- b. Subalpine:

------------ Cinquantino Marano;

------------ Quarantino estivo;

------------ Cadore.

---- G. Padani (Padanians): 4 razze e 7 agro-ecotipi:

-------- a. Poliranghi:

------------ Pignolo;

------------ Rostrato-Scagliolo;

------------ Bani-Scaiola;

-------- b. Longispiga:

------------- Agostano.

---- H. Bianco perla (Pearl white flints): 3 razze e 4 agro-ecotipi:

-------- Bianco Perla;

-------- Righetta bianco;

-------- Cimalunga.

---- I. Dentati bianchi e gialli (Dent corn): 2 razze e 5 agro-ecotipi:

-------- Dentati bianchi antichi;

-------- Dentati moderni;

- 2. Sezione Everta:

---- J. Mais da scoppio (Pop corn): 3 razze e 12 agro-ecotipi:

-------- Perla prolifico;

-------- Risiforme precoce;

-------- Bianco tardivo cremonese.

 

A titolo d'esempio si riporta la descrizione di alcune varietà tradizionali tuttora coltivate:

- Mais Marano: varietà precoce, chicco vitreo tendente al rosso, dal sapore caratteristico (Provincia di Vicenza);

- Mais Rostrato: la pianta supera i 2 metri di altezza. Le spighe, lunghe cm 16-18, sono spesso due per pianta. I granelli sono allineati su 12-14 file intorno al tutolo bianco. Questa varietà predilige i terreni di fondovalle. La semina avviene a fine marzo/inizio aprile, in file distanziate cm 75, e con semi situati a cm 20-25 l'uno dall'altro. Si semina in marzo-aprile e si raccoglie in settembre. La produzione varia tra le 4 e le 5 tonnellate all'ettaro, ossia metà di quella dei migliori ibridi a granella vitrea, come il plata. La farina ottenuta macinando i granelli di mais rostrato è utilizzata per preparare la polenta, i biscotti e il pane. Coltivato in diverse regioni. Nelle valli della provincia di Bergamo è conosciuto con il nome rampí o rostrato rosso di Rovetta;

- Mais Sponcio: varietà iscritta nel Registro Nazionale dei Prodotti Tradizionali, chicco fortemente vitreo, colore arancio intenso, forma a punta (rostro), usato per la preparazione della polenta alto-veneta. (Comune di Cesiomaggiore);

- Mais a Otto File di Antignano: varietà autoctona del territorio delle Colline Alfieri provincia di Asti, caratteristica di avere otto file di chicchi, colore rosso intenso, chicco molto vitreo, particolarità organolettiche uniche grazie alla vicinanza del fiume Tanaro, oggi tutelato dalla Cooperativa di Antignano. Il Mais Otto file di Antignano® è detto “melia du Re" perché particolarmente apprezzato dal Re Vittorio Emanuele II (varietà pregiata di mais coltivata solo sulle nostre colline). I prodotti che ne derivano sono utilizzati per produrre, dagli artigiani pastai e pasticcari: pasta, grissini, torte e le Paste di Meliga. Viene usato principalmente per produrre farina per polenta rigorosamente macinata a pietra, ma ultimamente usato anche per la produzione di pasta all'uovo, grissini e le paste di Meliga.

 

Da decenni, la scelta varietale nella produzione sia di mais da granella sia di trinciato da insilare è quasi totalmente orientata verso l'impiego degli ibridi commerciali, in grado di fornire, grazie all'eterosi, rese produttive più elevate rispetto alle tradizionali cultivar. La classificazione degli ibridi di mais si basa fondamentalmente sulla precocità di maturazione della granella. In generale si impiegano ibridi di classe alta per la semina primaverile, destinati alla produzione di granella, e ibridi di classe media o bassa per la semina in secondo raccolto, destinati soprattutto alla produzione di insilati.

 

Avversità

Gli insetti maggiormente dannosi al mais sono la Piralide (Ostrinia nubilalis) e la Diabrotica (Diabrotica virgifera virgifera); nell'Italia meridionale alla Piralide tendono a sostituirsi le nottue, in particolare Sesamia cretica, Sesamia nonagroides e Agrotis segetum. Le malattie da funghi più importanti sono il marciume del fusto causato da Gibberella zeae, la fusariosi causata da Fusarium moniliforme e il carbone, causato da Ustilago maydis.

 

Voci correlate

- Regno: Piante;

- Tribù: Andropogoneae;

- Agricoltura;

- Pannocchia;

- Mais corvino;

 

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.