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Comune di Scorzè

 

Descrizione

Scorzè (Scorsè in veneto, IPA: /skor'sɛ/) è un comune italiano di circa 19.000 abitanti della provincia di Venezia, nel Veneto.

Il comune è situato a circa 25 km a nord-ovest del capoluogo, al confine con le province di Padova e Treviso, fa parte dell'area del Miranese, e, con le sue quattro frazioni, è il decimo centro in ordine di popolosità della provincia.

Sorge su una zona abitata sin dall'epoca paleoveneta, poi colonizzata dai romani. Nel Medioevo è feudo dei vescovi di Treviso, che ebbero come vassalli nel territorio diverse famiglie, in particolare i Tempesta e gli Scorzadis, e poi parte della Serenissima; dal 1866, dopo la pace di Vienna diventa comune nel Regno d'Italia, poi Repubblica.

È un importante centro agricolo, artigianale, industriale, è sede di numerose aziende, sia grandi che piccole e medie, nonché snodo di una certa importanza dal punto di vista viabilistico e della rete di distribuzione di energia elettrica nazionale.

 

Origini del nome

Il toponimo deriva presumibilmente dall'attività dei conciatori di pelle (in veneto scorzeri, appunto), diffusa nella zona, in particolare lungo il corso del fiume Dese, durante il Medioevo.

 

Informazioni del territorio

- Coordinate: 45°34′19″N 12°06′32″E;

- Altitudine: 16 m s.l.m.;

- Superficie: 33,28 km²;

- Abitanti: 18.882 (30-6-2013);

- Densità: 567,37 ab./km²;

- Frazioni: Cappella, Gardigiano, Peseggia, Rio San Martino;

- Comuni confinanti: Martellago, Mogliano Veneto (TV), Noale, Salzano, Trebaseleghe (PD), Venezia, Zero Branco (TV).

 

Altre informazioni

- Cod. postale: 30037;

- Prefisso: 041;

- Fuso orario: UTC+1;

- Codice ISTAT: 027037;

- Codice catastale: I551;

- Targa: VE;

- Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa);

- Classificazione climatica: zona E, 2 527 GG;

- Nome abitanti: scorzetani;

- Patrono: San Benedetto;

- Giorno festivo: 21 novembre.

 

Geografia fisica

Territorio

Il comune confina con le province di Treviso e Padova. Il territorio comunale è pressoché pianeggiante, di natura alluvionale al pari del resto della Pianura Padana. È inoltre ricchissimo di risorgive e di vie d'acqua: in particolare è attraversato dal fiume Dese e dai suoi affluenti (Rio Storto, Rio San Martino, Rio Sant'Ambrogio, Desolino). Dal punto di vista dell'orografia, la zona posta a nord del fiume Dese è sensibilmente più alta rispetto al territorio a sud del corso d'acqua.

Per quanto riguarda la Classificazione sismica, Scorzè è situato nella zona 3 (sismicità bassa), come risulta dalla Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003.

 

Clima

Il territorio scorzetano situato nella media pianura veneta gode di un clima semi-temperato. I principali venti che battono la zona sono la bora da nord est e il più mite scirocco dall'Adriatico spesso portatore di piogge in autunno. Le estati sono generalmente asciutte, al pari degli inverni, mentre assai più piovose si presentano le mezze stagioni, con sporadici episodi anche di allagamenti popolarmente detti brentane.

 

Geografia antropica

Urbanistica

Dopo la distruzione del castello lungo il Dese, come già detto, il paese iniziò a svilupparsi attorno alla chiesa, formando quello che in passato era detto il Borgo. La posizione non era casuale, trovandosi all'incrocio tra le strade Noalese (per Treviso o per Padova) e Castellana (per Mestre o per Castelfranco). Presso questo nucleo andarono a concentrarsi le strutture più importanti: sin dal 1526 si ha notizia di una stazione di posta e di un albergo localizzati lungo la strada mentre, nei pressi della chiesa, sorgeva l'ospedale santa Lucia, attivo dal XVI secolo al 1792. Per il resto, il centro era quasi completamente proprietà dei Soranzo, patrizi veneziani che possedevano la grande villa lungo la Castellana, Palazzo Zardo e altre costruzioni di fronte alla chiesa. La gran parte della popolazione, in ogni caso, viveva sparsa nella campagna. In epoca di dominazione austriaca venne costruita la via "Drizzagno", per collegare direttamente Scorzè a Zero, mentre bisognerà attendere il secondo dopoguerra per vedere l'attuale via Cercariolo. Entro quest'area ebbe inizio il moderno sviluppo urbanistico di Scorzè, caratterizzato da una generale mancanza di razionalità: gli edifici sono irregolari e, tra loro, senza soluzione di continuità, manca una vera e propria piazza, una strada porticata; assente, generalmente, qualsiasi gusto estetico. Oltre a ciò, il notevole traffico, anche pesante, che attanaglia il centro storico contribuisce a rendere ancor meno vivibile Scorzè. Tuttavia, mentre da un lato le nuove infrastrutture in previsione promettono di risolvere la difficile situazione viabilistica, dall'altro sono in progetto anche interventi atti a riqualificare la zona tra l'Arcipretale e il Municipio che potranno migliorare la vivibilità del centro del capoluogo.

 

Suddivisioni storiche

Durante il dominio veneziano, il territorio dell'attuale comune di Scorzè fu partito tra le podestarie di Noale, Mestre e Treviso. In particolare, alla prima apparteneva Scorzè paese (divisa nei comuni di Guizza, Levada e Fosse) alla seconda Peseggia e Cappella e all'ultima Rio San Martino (quartiere Mestrina di sopra, divisa tra i comuni di Chiesa, Gallese, di Mezzo, di Sopra e Sarmazza) e Gardigiano (Mestrina di Sotto).

 

Frazioni

- Cappella: si trova a circa a 2 kilometri a est del capoluogo, lungo la provinciale 39 "Moglianese"; il suo territorio è attraversato da un tratto dell'Autostrada A4. Ha circa 1400 abitanti. Citata la prima volta nel 1152, diviene parrocchia indipendente da Martellago nel XVI secolo. Degni di nota la chiesa parrocchiale (XX secolo), il campanile (XVIII secolo) e alcune ville venete.

- Gardigiano: si trova a circa 6 kilometri a est del capoluogo, lungo la provinciale 39 "Moglianese". Ha circa 2.300 abitanti. Citata la prima volta nel 1174, diviene parrocchia indipendente da Mogliano Veneto nel XVII secolo. Degni di nota la chiesa parrocchiale e il campanile (XVI secolo) e alcune ville venete.

- Peseggia: si trova a circa 5 kilometri a est del capoluogo, lungo la provinciale 39 "Moglianese"; il suo territorio è attraversato da un tratto dell'Autostrada A4. Ha circa 3.500 abitanti. Citata la prima volta nel 1146, diviene parrocchia indipendente da Martellago nel XVIII secolo. Degni di nota la chiesa parrocchiale e il campanile (XX secolo), la vecchia chiesa e alcune ville venete.

- Rio San Martino: si trova a circa 2 kilometri a nord del capoluogo, lungo la provinciale 84 "Scandolara". Ha circa 2.000 abitanti. Citata la prima volta nel 1177, diviene parrocchia indipendente da Zero Branco nel XVI secolo. Degni di nota la chiesa parrocchiale (XVIII secolo) e il campanile (XIX secolo).

 

Storia

Il periodo romano

In epoca romana, il territorio scorzetano era amministrato dal municipium di Altino ed era intensamente coltivato. Tutt'oggi è possibile notare che la disposizione di alcune vie di comunicazione riflettono la regolarità dell'antica centuriazione tracciata probabilmente nel 49 a.C..

 

Dal Medioevo alla Serenissima

Dopo le invasioni barbariche, con il territorio circostante entrò a far parte del Regno dei Longobardi e in seguito del Sacro Romano Impero. È però nella bolla di papa Eugenio III del 1152 Justis fratrum , scritta per confermare i possedimenti del vescovo di Treviso Bonifacio che viene nominato per la prima volta il castello di Scorzè ed il suo villaggio. La zona era allora formalmente amministrata dalla diocesi trevigiana, ma di fatto era suddivisa in piccoli feudi indipendenti che per tutto il Medioevo si scontrarono in aspre lotte.

Il nome della città è legato alla famiglia signorile degli Scorzadis o Scorzedo, vassalli del vescovo di Treviso, che avevano la loro residenza nel castello che sorgeva presso il fiume Dese, a est rispetto al borgo, cioè l'attuale centro abitato dove sorge la chiesa arcipretale. Nel marzo del 1241 Ezzelino III da Romano incendiò e distrusse il castello che ancor oggi, diroccato, è presente nello stemma comunale. Successivamente i potestà di Treviso, Alberico da Romano e Bianquino III da Camino, decisero di far spianare il terrapieno su cui sorgeva il castello, ritenendo conveniente per il Comune di Treviso evitare che potesse essere utilizzato nuovamente da truppe nemiche in caso di nuovi attacchi. Fu allora che centro del paese si spostò definitivamente attorno alla chiesa.

Dopo gli Ezzelini, a Scorzè dominarono i Da Camino e gli Scaligeri, fino a quando, il 20 luglio 1329, Cangrande della Scala dona a Guecello Tempesta alcuni territori, tra cui la stessa Scorzè.

Nel 1338, seguendo le sorti di Treviso, divenne parte della Repubblica Serenissima, almeno formalmente, poiché in realtà era politicamente assoggettata ai Carraresi, Signori di Padova.

In questo periodo vi furono ben tre invasioni degli Ungari, che attraversarono e devastarono il territorio, fino a quando la Repubblica di San Marco non prese a sé definitivamente la zona, nel 1388, grazie alle imprese del condottiero Giacomo I Dal Verme, e non pose Scorzè sotto la Podestaria di Noale.

 

L'età moderna

Dopo il periodo napoleonico, che sancì la fine della Repubblica di Venezia, dal 1815 il paese è parte dell'Impero austro-ungarico. È questo un periodo di rinnovamento per Scorzè che vede consacrato l'attuale cimitero (1828) e aperta la prima farmacia (1843). Nel 1866, tutto il Veneto viene annesso al neonato Regno d'Italia. Nel 1888 è innalzato l'attuale municipio.

Durante la prima guerra mondiale Scorzè non fu coinvolta direttamente nel conflitto, ma ospitò comunque un ospedale militare allestito presso villa Soranzo Conestabile. Il fascismo rappresentò uno degli eventi più duri per il paese che culminò, nel 1945, con la barbara esecuzione di numerosi oppositori. Lo stesso arciprete, monsignor Antonio Cercariolo si trovava spesso in disaccordo con i politici di allora.

Dopo la fine della guerra, Scorzè attraversò un fiorente periodo economico che la vide accrescersi sotto il punto di vista industriale e demografico.

Il 14 settembre 2012 il Consiglio Comunale di Scorzè ha votato un ordine del giorno con cui decide di non aderire alla costituenda Città metropolitana di Venezia chiedendo conseguentemente di entrare a far parte della vicina Provincia di Treviso, come previsto dall'art. 133 della Costituzione.

 

Simboli

Lo stemma comunale, concesso nel 1911 da Vittorio Emanuele III rappresenta uno scudo di forma sannitica su cui campeggia un castello semidiroccato, in ricordo dell'antico fortilizio distrutto da Ezzelino III da Romano; ai suoi piedi, i ghiaccioli di grandine simboleggiano la signoria locale dei Tempesta. La bandiera del Comune è a due fasce verticali rossa e blu, come stabilito dal DPR n. 4.660 dell'8 novembre 1982.

 

Monumenti e luoghi d'interesse

Chiesa arcipretale e campanile

La Chiesa arcipretale, dedicata a San Benedetto Abate, fu edificata tra il 1761 ed il 1767 su progetto dell'architetto veneziano Giorgio Massari.

 

Architettura civile

Castello

Costruito nel XII secolo, il castello di Scorzè fu, come detto, incendiato e distrutto da Ezzelino III da Romano nel marzo del 1241 finché qualche anno più tardi i podestà di Treviso non ne spianarono i terrapieni. Oggi campeggia, diroccato, nello stemma del Comune.

Dalle mappali austroungariche del 1841 conservate presso l'archivio di Stato di Venezia si può desumere l'esatta posizione, la forma e le dimensioni del castello e del terrapieno su cui era costruito. Il perimetro della motta doveva assomigliare ad un esagono irregolare schiacciato, con l'asse centrale ovest-est di circa 120 m e quello nord-sud di circa 50 m La struttura doveva essere circondata da un fossato alimentato dalle acque del vicino Dese che dopo aver circondato il terrapieno erano scaricate nuovamente nel fiume, a sud del Mulino "Bonotto", attraverso alcuni canali. Ciò è desumibile dal fatto che nelle mappe catastali lungo le linee di confine tra i fondi, quando queste corrispondono a fossati, viene posta una freccia che va inoltre ad indicare la direzione del flusso d'acqua.

Non si hanno notizie certe su come fosse strutturato il castello ma è certo che al suo interno si trovasse il dongione, residenza degli Scorzadis e vi fossero alcuni magazzini. Le pergamene del 1242 riportano infatti: "...quod doglonum destrueretur, & combureretur, & combustum, & destructum fuit..." e raccontano che furono rubati o andaron bruciati "multa bona, feilicet vinum, frumentum, milleum, & surgum, & equi, vace, & capre, & porci, & alie multe res...".

Le ultime tracce del perimetro della struttura sono state distrutte nel 2000 a seguito della costruzione di nuovi capannoni industriali, come risulta dalla foto aree della cartografia regionale.

 

Palazzo municipale

Costruito tra il 1888 e il 1889 per iniziativa del sindaco Frattin su progetto dell'architetto Alvise Motta, con un costo di 45.000 lire, fu inaugurato il 14 marzo 1889, in occasione del genetliaco del re Umberto I. In origine conteneva anche sei aule scolastiche, gli uffici del Comune, l'ufficio postale e l'ufficio telegrafico. L'opera esternamente si presenta in stile neoclassico, con balcone, finta loggia riparata da colonnine e orologio.

Fu ristrutturato una prima volta nel corso dei primi anni sessanta, mentre nel corso degli anni ottanta l'edificio è stato ampliato e nei nuovi locali hanno trovato sede, per oltre un decennio, gli uffici del Distretto Sanitario della locale Ulss.

L'ultimo radicale intervento sul palazzo è stato eseguito tra il 2007 e il 2010, quando si è proceduto ad un consolidamento strutturale dell'edificio, al rinnovo totale degli interni e all'aggiunta di alcuni ambienti sul retro. L'inaugurazione dopo il restauro è avvenuta il 24 aprile 2010, mentre la prima seduta del Consiglio comunale nella sede rinnovata si è tenuta il 26 maggio. La sala consiliare è collocata al piano terra, a sinistra rispetto all'ingresso principale; la sala della giunta e l'ufficio del Sindaco sono invece al primo piano: la prima guarda sulla facciata posteriore, il secondo si affaccia su Piazza Aldo Moro e corrisponde al balcone sopra l'ingresso principale.

Nel 1985 è stata inaugurata la nuova piazza comunale dedicata ad Aldo Moro completata dalla fontana e dal monumento ai caduti Olism realizzato da Simon Benetton.

 

Ville venete

Il più interessante edificio di architettura civile del capoluogo è senza dubbio Villa Soranzo Conestabile, costruita nel XVI secolo dalla Famiglia del doge Giovanni Soranzo e più volte ampliata. Circondata da uno splendido parco, progettato nel 1838 dal veneziano Giuseppe Jappelli, all'interno conserva notevoli decorazioni ad affresco attribuiti alla scuola del Veronese ed un sontuoso scalone a tenaglia con colonne e lesene corinzie progettato a metà Settecento all'architetto Andrea Zorzi, il quale conferì all'intero complesso uno stile ispirato al nascente neoclassicismo. Nel succitato parco della villa, si possono trovare esemplari secolari di magnolie, tigli, ippocastani, querce, un vasto prato all'inglese, un laghetto e la grotta contenente la ghiacciaia.

Lungo la strada regionale che conduce verso Castelfranco Veneto, all'altezza di via Milano, sorge Villa Dolfin - De Ferrari, elegante costruzione del XVII secolo con interni riccamente decorati con stucchi, affreschi, soffitti alla sansovina e caminetti in pietra. È abbellita anche da un elegante oratorio dedicato a San Gaetano da Thiene, cui è dedicata la pala attribuita a Gregorio Lazzarini. La villa è privata.

Proprio in centro, invece, sorge Villa Orsini, già sede dei Carabinieri, delle Scuole medie e della biblioteca comunale, oggi adibita ad usi culturali (mostre, convegni, scuola di musica ecc...). La disposizione delle stanze interne è quella tipica della villa veneta, con due saloni centrali collegati dalla scala e le stanze laterali che si affacciano su di essi. Il soffitto della scala, il salone centrale e alcune stanze del piano nobile sono decorate con interessanti affreschi allegorici di scuola tiepolesca. Sul retro si trova il cortile, anch'esso di proprietà comunale.

Altri edifici di valore storico presenti nel capoluogo sono Villa Barbiero, semplice edificio del XVII secolo e Villa Tombacco, di origini cinquecentesche. Di fronte al Palazzo municipale, lungo via Roma, l'antica via del Borgo, sorge lo scarlatto Palazzo Zardo, un tempo residenza invernale dei Soranzo e quindi, a partire dal periodo del Regno Lombardo-Veneto sino alla costruzione dell'attuale, prima sede del Municipio di Scorzè.

 

I mulini lungo il Dese

La Repubblica di Venezia, sempre molto attenta alla gestione dell'idrografia del suo entroterra, costruì lungo il tratto scorzetano del Dese ben quattro mulini, tre nel capoluogo e uno nella frazione di Cappella.

I tre edifici in questione sono il mulino Todori, che si trova nelle vicinanze dell'area verde di proprietà comunale denominata "Oasi Todori", il mulino Pamio ora Michieletto, in via Canove, e il Mulino Bonotto, che ora ospita ora una struttura alberghiera.

 

Aree naturali

Oasi Todori

A partire dal 2006 a Scorzè è stata istituita un'ampia area naturale detta Oasi Todori, che si estende per circa ventimila m², ricca di vegetazione e fauna locale. Si sviluppa attorno all'omonimo mulino ed è caratterizzata dalla presenza delle acque del fiume Dese e dei suoi affluenti. Oltre che area verde a disposizione della cittadinanza a pochi passi dal centro abitato, quindi ideale per attività ricreative di vario genere, essa è anche sede di importanti attività didattiche che vedono impegnate le istituzioni scolastiche locali per sensibilizzare i giovani riguardo alle tematiche ambientali.

Dal 2014 da qui ha inizio un suggestivo percorso ciclopedonale lungo l'argine del Dese che conduce fino all'area dello Stadio. Il progetto, per ora realizzato solo nel primo stralcio, prevede che il percorso raggiunga il parco del Laghetti di Martellago.

 

Società

Lingue e dialetti

Nel territorio di Scorzè, come tutto il Miranese, si parla un veneto di tipo basso-trevigiano, caratterizzato da notevoli influenze veneziane. Tuttavia, a causa alla posizione al confine tra le province di Venezia, Padova e Treviso e alla dispersione geografica delle frazioni, si possono ancora notare alcune differenze dialettali tra un paese e l'altro.

Così Peseggia e Gardigiano, localizzate all'estremità orientale del territorio e recentemente interessate da un flusso migratorio da Venezia e Mestre, si caratterizzano per una parlata simile al veneziano. Il capoluogo e Cappella, poste invece dalla parte opposta, presentano peculiarità che rimandano al dialetto padovano. A Rio San Martino, rivolta a nord, si parla un idioma più vicino al trevigiano.

 

Religione

La quasi totalità della popolazione scorzetana professa la religione Cattolica. Attualmente, l'intero territorio comunale, suddiviso in cinque parrocchie, corrispondenti ai cinque paesi che lo compongono, si trova soggetto alla Diocesi di Treviso, all'interno del vicariato di Noale. Storicamente, la chiesa di Scorzè dedicata a san Benedetto abate era una dipendenza della pieve di Trebaseleghe. Rispettivamente le altre parrocchie sono antiche dipendenze della pievi di Zero Branco per Rio San Martino, Martellago per Peseggia e Cappella e dell'abbazia di Santa Maria Assunta di Mogliano Veneto per Gardigiano. La chiesa di Scorzè è dedicata anche a Maria Addolorata, mentre per quanto riguarda gli altri paesi i Santi patroni sono: San Giovanni Battista per Cappella, San Donato d'Arezzo per Gardigiano, San Nicola di Bari per Peseggia e San Martino di Tours per Rio San Martino.

Varie minoranze religiose sono presenti soprattutto presso la popolazione straniera immigrata negli ultimi decenni, in particolare si riscontrano cristiani ortodossi e mussulmani, senza però che vi siano centri di preghiera nel territorio scorzetano.

 

Cultura

Istruzione

- Scuole: le scuole statali di Scorzè sono riunite nei due istituti comprensivi "G. Galilei" e "A. Martini". Il primo ha sede nel capoluogo e riguarda una scuola dell'infanzia, due scuole primarie e una scuola secondaria di primo grado, distribuite tra Scorzè stessa e Rio San Martino. L'altro si trova a Peseggia e comprende una scuola dell'infanzia, tre scuole primarie e una scuola secondaria di primo grado poste nelle altre frazioni. Si contano inoltre tre scuole dell'infanzia gestite da istituti religiosi a Scorzè, Peseggia e Rio San Martino.

- Biblioteca: la Biblioteca Comunale "A. Stangherlin" di Scorzè fu fondata nel 1979 e fa parte del Sistema bibliotecario Provinciale di Venezia. Ha sede in Via dei Soranzo, dietro Villa Soranzo Conestabile, e vanta un patrimonio di circa 37.000 volumi, di cui 7.000 nella sede distaccata di Peseggia. Nella collezione sono compresi 1.300 Compact Disc musicali e circa 200 dischi in vinile di musica classica, provenienti dalla donazione "Gino Novello". Il 3 dicembre 2011 la biblioteca è stata intitolata allo storico scorzetano Antonio Stangherlin, scomparso nel 2000.

- Teatro: presso via Cercariolo si trova il Teatro Comunale "Elios-Aldò", costruito subito dopo la seconda guerra mondiale, che ospita ogni anno la prestigiosa Stagione Teatrale di Scorzè. Il Teatro è sede anche di altri eventi importanti sia di carattere ricreativo che sociale. Ospita anche iniziative di incontro dei giovani delle scuole col mondo teatrale e dal 2001 una interessante rassegna di teatro amatoriale.

 

Economia

Agricoltura

Ancora molto presente nel territorio comunale è l'attività agricola, in particolare per quanto riguarda la produzione di prodotti di pregio e di agricoltura biologica. Infatti, Scorzè si trova in zona I.G.P. per quanto riguarda la coltivazione del radicchio rosso di Treviso e dell'asparago bianco di Badoere, mentre nel 2010 il biso di Peseggia ha ottenuto la De.Co. da parte del Comune. Il V censimento dell'Agricoltura condotto dall'ISTAT nel 2000 rilevava 933 aziende agricole, delle quali 548 con allevamenti. I capi erano 27.159, ripartiti tra bovini (4.608), suini (2.473), ovini, (12). caprini (42), equini (105) e avicoli (19.919).

 

Industria

A partire dal secondo dopoguerra, Scorzè ha conosciuto un notevole sviluppo industriale. Nel territorio comunale sono presenti diverse importanti attività produttive, quali l'Acqua Minerale San Benedetto o l'Aprilia, nonché tutta una serie di piccole e medie imprese, complessivamente circa 600 aziende artigiane, che, in questa fase storica, stanno affrontando un periodo di straordinaria crisi, con pesanti conseguenze per la situazione occupazionale.

 

Cucina

Essendo, oltre che un importante centro industriale, anche un importante territorio agricolo, diffusa è la coltivazione di colture di pregio e di ortaggi tipici, in vari modi valorizzati da iniziative e manifestazioni locali. In particolare da ricordare le coltivazioni I.G.P. del radicchio rosso di Treviso e dell'asparago bianco di Badoere, mentre il biso (pisello) di Peseggia ha ottenuto nel 2010 la De.Co. con la registrazione della ricetta tipico piatto dei Risi e Bisi.

 

Voci correlate

- Provincia di Venezia;

- Regione Veneto;

- Ortaggi;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.