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Scienza politica o Politologia

 

Descrizione

La scienza della politica (o scienza politica o politologia) è una scienza sociale, che si occupa dello "studio ovvero la ricerca sui diversi aspetti della realtà politica al fine di spiegarla il più compiutamente possibile adottando la metodologia propria delle scienze empiriche" (Norberto Bobbio). La scienza della politica, secondo alcuni studiosi, andrebbe tenuta distinta dalla sociologia politica; secondo altri, come Maurice Duverger, coincide con essa. In Italia spesso si parla di scienze politiche al plurale per indicare l'insieme delle scienze sociali utilizzate per studiare i fenomeni politici, l'uso è favorito dal fatto che Scienze politiche è anche la denominazione di una facoltà universitaria.

 

Storia

Origini

Se la scienza politica contemporanea è nata solo alla fine del XIX secolo, le sue radici possono essere fatte risalire molto più indietro, fino all'antica Grecia, in particolare all'opera di Platone e Aristotele (dalla cui opera deriva lo stesso termine politica).

Lo studio della politica si è poi sviluppato in Europa nel XVI e XVII secolo con autori come Niccolò Machiavelli, Francesco Guicciardini, Thomas Hobbes, John Locke, Immanuel Kant, Montesquieu, ed altri; fino ad arrivare, in tempi più recenti, alle riflessioni storicistiche di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Auguste Comte e Karl Marx.

La nascita della scienza politica contemporanea, o Nuova Scienza Politica, ha luogo alla fine dell'800: convenzionalmente, essa viene fatta risalire alla pubblicazione degli "Elementi di scienza politica" di Gaetano Mosca (1896).

In questi anni, la disciplina prende una fisionomia autonoma, distinguendosi dalla sociologia (sociologi come Auguste Comte e Émile Durkheim sostenevano che la scienza della politica fosse solo uno degli ambiti di indagine della sociologia) e dal diritto pubblico. Solo nel corso del 900, in paesi come Italia e Francia, la scienza politica sarebbe divenuta una materia universitaria a tutti gli effetti, con insegnamenti attivati in tutti i principali atenei.

 

Fino alla seconda guerra mondiale

La nascita della scienza politica contemporanea coincide, non casualmente, con mutamenti socio-economici profondi causati dai processi di industrializzazione e democratizzazione in atto in buona parte del mondo occidentale. Infatti (in particolare con i movimenti nazionalisti e socialisti) era venuta meno l'identificazione politica = Stato che aveva caratterizzato la scienza politica dei secoli precedenti. Con la nascita della cosiddetta società politica, si rendeva pertanto necessario un nuovo tipo di indagine. La scienza politica dei primi decenni del Novecento (che ha il proprio fulcro nell'Europa occidentale, fra Italia e Germania in particolare) è così caratterizzata dall'attività di illustri pensatori comunemente designati come Elitisti. Essi partono dal presupposto che lo stato non è un'entità monolitica, ma il luogo di confronto fra diverse élites che competono per il potere. L'italiano Gaetano Mosca conia il termine classe politica, per indicare appunto la minoranza organizzata che detiene il potere in qualsiasi società. Lo svizzero Vilfredo Pareto studia la formazione, la circolazione, l'estinzione e il rinnovamento delle élites. Il tedesco Robert Michels applica poi la concezione elitista anche ai partiti politici, con la sua Legge ferrea dell'oligarchia. Il più illustre pensatore politico di questo periodo è tuttavia un altro tedesco, Max Weber, il quale si impegna per decenni in uno studio sistematico del potere, creando categorie e definizioni ancora oggi utilizzate dagli scienziati politici.

Negli Stati Uniti, lo studio scientifico sistematico dei fenomeni politici ha inizio negli anni '20 e '30 con la scuola di Chicago, fra i cui principali esponenti si annoverano Charles Merriam e Harold Lasswell. La grande innovazione rappresentata da questa scuola consiste in una metodologia rigorosa che ricorre ad un approccio empirico (e non più al metodo storico) per dimostrare le proprie teorie. In particolare, nel campo della psicologia politica vengono approntate tecniche di intervista su larga scala, oltre all'uso di gruppi di controllo, e di tecniche statistiche di analisi dei dati.

 

Dopo la seconda guerra mondiale

Dopo la seconda guerra mondiale il centro della riflessione politologica si sposta sempre di più verso gli Stati Uniti e, in misura minore, il Regno Unito. Dal punto di vista dei filoni di studio, la scienza politica si caratterizza sempre più come una disciplina multiparadigmatica (in cui, cioè, convivono diverse visioni del mondo, che corrispondono anche a differenti programmi di ricerca e metodologie, difficilmente conciliabili tra loro). Innanzitutto, gli anni immediatamente precedenti e successivi al secondo conflitto mondiale vedono una notevole diffusione, a partire dagli USA, del comportamentismo.

 

Situazione odierna

Oggi la scienza della politica si concentra sui rami dell'analisi istituzionale e politica (vedi Hanspeter Kriesi) e nei rami della sociologia politica (Olson, Hirschmann, Olivier Fillieule). I principali argomenti della scienza della politica sono: la politica comparata, la politica internazionale, le forme di governo, i sistemi elettorali, i partiti politici, la democrazia nei paesi in via di sviluppo. Alcuni politologi, come Giovanni Sartori, Gianfranco Pasquino (il quale pure è stato senatore), Ilvo Diamanti, Angelo Panebianco sono noti come editorialisti e opinionisti. Altri come Gianfranco Miglio conclusa la carriera accademica hanno tentato di tradurre in pratica le loro idee impegnandosi direttamente nella lotta politica.

La partecipazione attiva alla lotta politica da parte dei politologi pone qualche problema rispetto alla libertà dai valori di questa scienza sociale (secondo un'espressione coniata da Max Weber). Infatti la scienza della politica, avendo come oggetto la politica stessa, può marcare la sua differenza rispetto alla mera elaborazione ideologica soltanto se la comunità dei politologi si mantiene neutrale rispetto alla lotta politica che, nelle intenzioni, dovrebbe rimanere mero oggetto di descrizione e spiegazione scientifica. Invece anche un comune lettore della stampa quotidiana scorrendo la lista dei politologi italiani più conosciuti può facilmente individuare una loro vera o presunta collocazione politica.

 

Politica, Governo e Stato

Con la nozione di politica si intendono i mezzi attraverso i quali viene usato il potere per stabilire la portata e i contenuti delle attività governative. La nozione di governo è qui usata in riferimento alla regolare formulazione di politiche e decisioni da parte dei funzionari di un apparato politico. Uno stato-nazione va inteso come come un apparato politico, cui è riconosciuta la sovranità entro i confini di una delimitata sfera territoriale e, con la sovranità degli stati democratici moderni, determinati diritti. I diritti delle moderne statualità sono civili (ad esempio libertà), politici (ad esempio diritto al voto, accesso alle cariche pubbliche), sociali (ad esempio assistenza sanitaria, sussidio di disoccupazione).

Un partito politico può essere definito come un'organizzazione orientata al conseguimento del controllo legittimo del potere attraverso il processo elettorale e i relativi poteri di rappresentanza che con esso può assumere tramite il meccanismo di mandato tipico degli apparati politici rappresentativi.

 

Conformità e devianza

La devianza può essere definita come non conformità a una data norma o ad un complesso di norme che siano accettate da un numero significativo di individui all'interno di una comunità o di una società. Tutte le norme sociali sono accompagnate da sanzioni che promuovono la conformità e proteggono dalla mancata conformità. La sociologia ha fornito teorie di tipo biologico o sociologico per spiegare la predisposizione degli individui alla devianza come non conformità.

 

Dei modelli di Stato

Forme politiche elementari come modelli-guida analitici possono derivare dalla speculazione teorica sulle primitive strutture sociali, e dell'attività politica razionale, unite al relativo classificare la disposizione del potere in relazione al numero degli esercitanti l'attività politica stessa nel ruolo di governanti; con governante si intende, con chiave logica semplificatoria e sintetica, ogni potere legislativo, amministrativo, giudiziario; abbiamo, con ciò, tre modelli teorici di governo, richiamando direttamente così l'opera del filosofo greco Aristotele:

- Il governo in cui ufficialmente a comandare è il popolo: democrazia. Nelle democrazie odierne il potere è delegato, non ceduto, a rappresentanti del popolo medesimo;

- Il governo in cui ufficialmente a comandare sono pochi: oligarchia. Esempio: i regimi aristocratici. Nelle democrazie moderne il potere non è mai formalmente oligarchico, poiché chi esercita l'attività governativa s'intende non depositario del potere ma rappresentante di un potere non personale, quello della maggioranza della popolazione. In questo caso l'analisi delle forme per cui il potere reale può essere oligarchico pur in presenza di democrazia formale è spettanza di dinamiche studiate dalla sociologia politica. Possiamo avere quindi oligarchie di diritto, aristocratiche, e di fatto, lobbistiche;

- Il potere di un singolo: monarchia.

È possibile integrare lo schema aristotelico con la dittatura, espressione di una monarchia non dinastica, accentratrice di potere carismatico che assume forma particolare, potere legittimato da eventi non storicamente determinati a lungo termine in modo lineare.

 

Scienze politiche

Le scienze politiche, appartenenti al ramo delle scienze sociali, hanno per obiettivo quello di analizzare, comprendere e spiegare i meccanismi della vita politica della società. Per fare questo, le scienze politiche si avvalgono degli strumenti della sociologia, della storia, dell'antropologia, della psicologia, della statistica, e più in generale di tutte le scienze umane. Le caratteristiche fondamentali che differenziano queste discipline dalla filosofia politica sono (come spiega il filosofo Norberto Bobbio) fondamentalmente tre: il principio di verificazione come criterio di validità; la spiegazione come scopo; l'avalutatività come presupposto etico.

Le scienze politiche nel loro insieme si sviluppano durante le due Rivoluzioni Industriali e dal bisogno di combinare l'analisi storica ed economica per cominciare a creare dei modelli esplicativi che permettano di organizzare e prevedere le tendenze della società e della vita politica delle nazioni industrializzate.

In Italia le prime due Facoltà universitarie di scienze politiche vennero create dallo Stato negli anni Trenta a Firenze e Perugia.

Altre quattro (di cui tre statali) seguirono negli anni Cinquanta a Padova, Pavia, Roma e alla Cattolica di Milano. La più grande facoltà di Scienze politiche in Italia, si trova presso l'Università degli Studi di Milano, all'interno di palazzo Resta-Pallavicino in via Conservatorio. Con una legge del 1975 la creazione di Facoltà di scienze politiche venne liberalizzata su tutto il territorio nazionale.

Nel secondo dopoguerra si è anche affermata una scienza sociale autonoma, denominata scienza della politica (o scienza politica o politologia) che si prefigge di descrivere e spiegare il fenomeno politico utilizzando categorie e schemi interpretativi suoi propri. La scienza della politica, secondo alcuni studiosi, andrebbe tenuta distinta dalla sociologia politica; secondo altri, come Maurice Duverger, coincide con essa.

In ambito accademico, gli studi universitari di Scienze Politiche (laurea quadriennale del vecchio ordinamento) corrispondono al Master of Arts (MA) in Political Science nel sistema anglosassone.

 

Voci correlate

- Civiltà;

- Cultura;

- Economia;

- Finanza;

- Scienze cognitive;

- Scienze sociali;

- Movimento Triveneto;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.