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San Marco evangelista

 

Descrizione

San Marco evangelista (in ebraico מרקוס, in greco Μάρκος; 20 circa – Alessandria, seconda metà del I secolo d.C.) è stato un discepolo dell'apostolo Paolo e, in seguito, di Pietro ed è tradizionalmente ritenuto l'autore del Vangelo secondo Marco. È venerato come santo da varie Chiese cristiane, tra cui quella cattolica, quella ortodossa e quella copta, che lo considera proprio patriarca e primo vescovo di Alessandria.

 

Biografia

Fonti

Diverse informazioni sulla vita di Marco sono sparse nel Nuovo Testamento, sufficienti per tratteggiarne il quadro generale.

Altre informazioni sono contenute nella Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea e negli Atti apocrifi di Marco, questi ultimi molto tardivi e quindi di incerta attendibilità. Esistono anche altri frammenti apocrifi che parlano di Marco, nonché due Martirio di Marco, uno in arabo e uno in etiopico.

 

Giovinezza

Nacque in Palestina o a Cipro intorno all'anno 20. Poco o nulla si sa della sua giovinezza e della sua famiglia. Dal Nuovo Testamento è noto che era cugino di Barnaba (Lettera ai Colossesi 4,10) e che quindi era ebreo di stirpe levitica.

Negli Atti degli Apostoli vi è un primo riferimento preciso su di lui nell'episodio in cui si descrive la liberazione "miracolosa" di Pietro dalla prigione: «Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera» (Atti 12,12).

Secondo il brano sua madre si chiamava Maria e a quel tempo abitava nei pressi di Gerusalemme. Si noti anche che Marco aveva due nomi, uno gentile e uno ebreo; quello ebreo era Giovanni. A quel tempo era un'usanza abbastanza comune tra gli israeliti: basti ricordare Paolo, che viene indicato anche con il nome di Saulo. In altri passi degli Atti viene chiamato o con il nome di Giovanni o con quello di Marco o con entrambi.

Non è noto da alcuna fonte se conobbe direttamente Gesù, ma se abitava a quel tempo a Gerusalemme deve aver perlomeno sentito parlare di lui. Di sicuro è noto che, pochi anni dopo la morte del Maestro, gli apostoli e i discepoli si riunivano a casa di sua madre.

Il fatto che sia l'unico evangelista a menzionare la fuga di un giovinetto che seguiva da lontano gli avvenimenti della cattura di Cristo nell'orto degli ulivi: «Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo» (Marco 14,1.51.52)... fa supporre che sia egli stesso questo giovinetto.

 

Età adulta

Dalla prima lettera di Pietro: «Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia; e anche Marco, mio figlio» ... è riportato che si trovava a Babilonia, zona del Cairo, in Egitto, ove si trovava l'omonima fortezza e si sviluppò poi la Chiesa cristiana copta.

Il passo potrebbe però intendersi anche con la presenza di Marco a fianco di Pietro a Roma. Infatti, nel linguaggio dei primi cristiani, Babilonia indicava anche la Roma pagana e idolatra. La basilica romana di San Marco testimonia la presenza di Marco a Roma, visto che, secondo una tradizione, fu eretta sul luogo in cui sorgeva la casa in cui risiedette l'evangelista nel suo soggiorno nella capitale dell'impero. Essa si trova proprio di fronte al Campidoglio, nel centro dell'antica Roma, e non come l'abitazione di Paolo, nel ghetto ebraico sulla sponda del Tevere. Secondo Eusebio, Pietro e Marco giunsero a Roma per la prima volta "al principio del Regno di Claudio" (Hist. eccl., II, 14.6) e, quindi, nel 41 d.C. Il fatto che Pietro, nella sua lettera, chiami "mio figlio" l'evangelista fa pensare che debba aver ricevuto il battesimo dallo stesso principe degli apostoli.

Dagli Atti si apprende che partì insieme a Paolo e a suo cugino per Antiochia. Viene indicato come aiutante di Paolo quando egli predicava a Salamina (Cipro) (Atti 13,5). In seguito, lo stesso libro ci riferisce che abbandonò Paolo, forse spaventato dalle tremende fatiche degli spostamenti dell'apostolo o dalla crescente ostilità che lo stesso incontrava.

«Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme» (Atti 13,13).

In seguito alla sua defezione Paolo, partendo per consolidare le chiese della Siria e della Cilicia, si scelse come compagno Sila mentre Marco partì con suo cugino per Cipro (Atti 15,37.41) Questo accadde nel 52. Negli Atti queste sono le ultime indicazioni sull'evangelista. In seguito Paolo dovette dimenticare questi dissidi in quanto si ritrova Marco a fianco dell'apostolo a Roma nel 62-64, secondo quanto riportato da una lettera di Paolo: «Vi saluta Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino di Barnaba (intorno al quale avete ricevuto ordini; qualora venisse da voi, ricevetelo), e Gesù detto il Giusto, i quali sono della circoncisione; fra questi sono i soli miei collaboratori per il Regno di Dio, in quanto mi sono stati di consolazione» (Colossesi 4,10ss).

Qualche anno più tardi lo si ritrova in compagnia di Pietro, che lo cita nella sua prima lettera come indicato in precedenza.

Questo dimostra la sua grande attività svolta negli anni cinquanta non solo a Cipro. Forse era rientrato in oriente prima della persecuzione scatenata da Nerone nel 64, ma Paolo nel 66 lo rivolle con sé. Come indicato nella sua lettera a Timoteo:

«Affrettati a venire da me al più presto... Solo Luca è con me. Prendi Marco e conducilo con te, perché mi è utile per il ministero» (2Tim 4,9-11).

Dopo la morte a Roma del principe degli Apostoli, non vi sono più notizie certe su Marco. La tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria, della quale sarebbe stato primo il vescovo.

Altra tradizione vuole che Marco (prima di rientrare in Egitto) fosse stato inviato da Pietro nella metropoli alto-adriatica di Aquileia (capoluogo della Regione Venetia et Histria) per curare l'evangelizzazione dell'area nord-est. A Marco si deve la scelta del primo vescovo della chiesa-madre di Aquileia (Ermagora, associato sempre al suo diacono Fortunato). Nella Basilica di Aquileia (la cui cripta è affrescata con il ciclo della predicazione di san Marco) e poi nella sede patriarcale di Cividale del Friuli si conservava il Vangelo di San Marco, attribuito dalla tradizione alla stessa mano dell'evangelista. Il testo (in realtà tardivo) è denominato Evangelarium Forojuliense ed è oggi ripartito in tre parti:

- una conservata nel Museo archeologico nazionale di Cividale;

- la seconda nell'archivio capitolare del Duomo di Praga (dono del Patriarca di Aquileia Nicola di Lussemburgo al fratellastro Carlo IV, Sacro Romano Imperatore nel XIV secolo);

- la terza nella Biblioteca Marciana di Venezia (ambita preda di guerra dopo la conquista del Friuli da parte della Serenissima nel 1420).

 

Morte

Non vi sono notizie certe su dove, come e quando Marco morì. Eusebio sostiene che la sua morte avvenne ad Alessandria d'Egitto, dove venne ucciso facendo trascinare il suo corpo per la città. Tale versione dei fatti viene riportata anche nella Legenda Aurea.

 

Reliquie

Le sue spoglie furono trafugate con uno stratagemma da due mercanti veneziani nell'anno 828 e trasportate, dopo averle nascoste in una cesta di ortaggi e di carne di maiale, a Venezia, dove pochi anni dopo venne dato inizio alla costruzione della Basilica intitolata al santo che ancora oggi ospita le sue reliquie (è stato però anche ipotizzato che i resti conservati nella basilica veneziana possano invece essere quelli di Alessandro Magno). Un frammento di esse è pure conservato nella chiesa di San Marco in Città a Cortona, in Toscana, che condivide con Venezia lo stemma comunale del leone alato e il patronato.

Nella cattedrale di San Marco al Cairo, principale chiesa copta d'Egitto, si conservano alcune reliquie trasportate dalla Basilica di San Marco a Venezia.

 

Culto

Il culto di San Marco, per l'importanza religiosa rivestita dalla condizione di evangelista, è estremamente diffuso e capillare tra le Chiese cristiane. La sua figura è centrale per le Chiese orientali d'Egitto, derivate dall'antico patriarcato di Alessandria, per i patriarcati italiani (oggi soppressi) di Aquileia e di Grado, e per il patriarcato di Venezia, nella cui chiesa cattedrale, la basilica di San Marco, è tuttora conservato il corpo del santo.

La festa liturgica è il 25 aprile, in occasione della ricorrenza del martirio. Nell'antica Repubblica di Venezia, erano dedicati a San Marco anche il 31 gennaio, ricordo della traslazione a Venezia delle reliquie, e il 25 giugno, data del rinvenimento, nel 1094, del luogo in cui esse erano state occultate (secondo la leggenda, dentro un pilastro).

 

Patronati

San Marco è patrono dei seguenti comuni italiani:

- Baucina (PA);

- Boretto (RE);

- Buttigliera Alta (TO);

- Caerano di San Marco (TV);

- Casirate d'Adda (BG);

- Campochiaro (CB);

- Camporotondo di Fiastrone (MC);

- Cassola (VI);

- Castelbellino (AN);

- Cavernago (BG);

- Cellino San Marco (BR) compatrono;

- Ciserano (BG) compatrono;

- Civezza (IM);

- Conco (VI) compatrono;

- Creazzo (VI);

- Crespano del Grappa (TV) compatrono;

- Fagarè della Battaglia (TV);

- Foresto Sparso (BG);

- Futani (SA);

- Gambellara (VI);

- Gardone Val Trompia (BS);

- Latina compatrono;

- Licusati (SA);

- Manocalzati (AV);

- Mantello (SO);

- Pallare (SV);

- Petriolo (MC);

- Pieve a Nievole (PT);

- Ponzano di Fermo (FM);

- Pordenone;

- Portobuffolè (TV);

- Pramaggiore (VE);

- Rionero in Vulture (PZ);

- Rovereto (TN) compatrono;

- San Marco dei Cavoti (BN);

- San Marco Evangelista (CE);

- San Marco Argentano (CS);

- San Marco d'Alunzio (ME) compatrono;

- San Marco in Lamis (FG) compatrono;

- San Marco di Castellabate (SA);

- Servigliano (MC);

- Taleggio (BG);

- Transacqua (TN);

- Torricella (TA);

- Valsecca (BG);

- Venezia;

- Vertova (BG).

 

Iconografia

La raffigurazione di San Marco compare sin dalla prima arte cristiana, assieme a quella degli altri Evangelisti. San Girolamo (IV secolo) argomentò come si possano associare i quattro evangelisti con i simboli del "tetramorfo" che compaiono nelle profezie di Ezechiele, riprese poi nelle visioni dell'Apocalisse: «Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l'aspetto d'uomo, il quarto vivente era simile a un'aquila mentre vola; i quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi».

Nell'iconografia dell'inizio del V secolo (come si osserva ad esempio nei mosaici della Basilica di Santa Pudenziana a Roma) furono tali simboli ad essere rappresentati al posto dei quattro santi: San Marco vi appare come leone alato.

Già nell'arte bizantina, tuttavia, alcuni mosaici (ad esempio in quelli della Basilica di San Vitale a Ravenna) raffiguravano i quattro evangelisti in forma umana, con in mano il Vangelo e con a fianco i loro simboli. Tale iconografia divenne diffusissima nell'arte romanica, poi in quella gotica. Nelle chiese di tale periodo i quattro santi vennero molto spesso effigiati nelle vele delle volte a crociera, seduti allo scrittoio, intenti alla stesura dei vangeli; talvolta si affiancano a essi i quattro Dottori della Chiesa. Troviamo anche talvolta (ad es. nei bassorilievi che ornano il Battistero di Parma) la raffigurazione dei quattro santi in forme mostruose, ove su un corpo umano alato si erge la testa del loro simbolo.

Le figure degli evangelisti (e tra esse quella di Marco) compaiono poi nelle rappresentazione degli apostoli che troviamo in ogni espressione dell'arte sacra cristiana. Alcune pale d'altare esprimono una speciale devozione per san Marco, come la celebre tela di Tiziano raffigurante San Marco in trono nella Basilica di Santa Maria della Salute a Venezia.

La narrazione della vita dei santi costituì come noto un impegno costante dell'arte sacra. Per quanto attiene San Marco, patrono di Venezia, si trovano già raffigurate scene della sua vita nei mosaici della Basilica di San Marco (XIII secolo). Nel periodo rinascimentale gli episodi narrati nella Leggenda Aurea divennero soggetto per numerosi capolavori eseguiti da artisti della scuola veneta. Tra i maggiori esempi la grande tela di Gentile e Giovanni Bellini raffigurante la Predica di San Marco ad Alessandria e anche le quattro tele di Tintoretto eseguite per la Scuola di San Marco a Venezia, aventi per soggetto Il miracolo di San Marco che libera uno schiavo, San Marco salva un saraceno durante un naufragio, Trafugamento del corpo di San Marco, Il ritrovamento del corpo di San Marco.

 

Simbolo del leone

Tutti e quattro gli evangelisti hanno un simbolo iconico che generalmente viene raffigurato vicino o al posto del santo nelle pitture e nelle sculture. Questi simboli sono associati al Vangelo proprio del santo e al verso dell'Apocalisse 4,7, dove vengono descritti quattro esseri viventi, un leone, un uomo, un vitello ed uno «simile ad aquila mentre vola», i quali, attorno a Dio, sono intenti a cantarne le lodi. Il simbolo di san Marco è il leone. Il motivo principale sembra essere il fatto che nel Vangelo di Marco viene narrato il maggior numero di profezie che Cristo fece riguardo alla propria risurrezione (Mc 8,31; Mc 9,9; Mc 9,31; Mc 10,34; Mc 14,28), ed il leone rappresenterebbe, in virtù della sua fortezza, proprio la risurrezione. Questo in accordo sia con il pensiero del Padre della Chiesa San Gregorio Magno, sia con quanto diceva la glossa della Sacra Bibbia sempre usata (la glossa all'epoca aveva una rilevanza maggiore di quella attuale).

Lo stesso san Gregorio Magno suggerisce anche un secondo motivo, ovvero il leone sarebbe il simbolo di Marco in quanto il suo Vangelo inizia con la voce di San Giovanni Battista che, nel deserto, si eleva simile a un ruggito, preannunciando agli uomini la venuta del Cristo.

San Marco evangelista è il patrono di Venezia. Secondo un'antichissima tradizione delle Venezie, un angelo in forma di leone alato avrebbe rivolto al santo, naufrago nelle lagune, le parole «Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum» (Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo) preannunciandogli che in quelle terre avrebbe trovato un giorno riposo e venerazione il suo corpo. La Repubblica di Venezia assunse il leone alato, detto leone di san Marco come proprio simbolo. Non è storicamente provata la tradizione che indica il libro simbolo di pace quando aperto con su scritta la frase «PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS», o di guerra, quando era rappresentato chiuso. Il leone poteva essere rappresentato con il libro chiuso con la zampa sinistra e con una spada nella destra. Il leone di San Marco viene rappresentato infine con due posture: andante, cioè in piedi sulle quattro zampe, oppure in moleca, cioè seduto.

Tuttora è il simbolo dei veneti, che hanno come bandiera il leone alato, ripreso dalla tradizione della Serenissima.

 

Tra storia e leggenda

Il Popolo Veneto e Venezia, il 25 aprile, festeggiano San Marco; l'evangelista Marco, che Venezia festeggia da dodici secoli.

La ricorrenza veneta è quindi assai più antica della festa nazionale italiana. Le sacre spoglie del Santo si trovavano ad Alessandria d'Egitto, nella Chiesa di San Marco.

Nel gennaio dell’anno 828, alcune navi veneziane giunsero ad Alessandria. Tra i veneziani sbarcati da quelle navi, c'erano due mercanti di nome Buono da Malamocco e Rustico da Torcello.

Questi due uomini, nonostante vengano spesso definiti “personaggi leggendari”, sono realmente esistiti. Buono (dell'isola di Malamocco, o Metamauco) era stato nominato “tribuno” per essersi distinto nella battaglia navale contro il re d'Italia franco Pipino il Breve, il quale aveva tentato di entrare in laguna nell’810; Andrea, detto Rustico (di Torcello), era invece un ex carpentiere, divenuto poi commerciante.

I due mercanti, sapendo che la cristianità locale era sempre più in pericolo e che i Saraceni erano soliti  commettere razzie e violenze, decisero di salvare le spoglie mortali dell’evangelista Marco, trafugandole e portandole a Venezia.

I due mercanti, con la complicità dei due custodi della chiesa di San Marco (Teodoro e Saturanzio), dopo aver forzato il sepolcro di marmo, estrassero il prezioso corpo e lo misero in una cassa, nascosto, molto astutamente, sotto una partita di carne di maiale (gli islamici, considerando la carne di maiale impura, non l’avrebbero mai toccata). Infatti, quando la cassa venne sottoposta al controllo doganale e i doganieri islamici videro che all'interno vi era carne di maiale, questi esclamarono: “Khinzir! Khinzir!” (Maiale! Maiale!). Il trucco funzionò e la cassa non venne ispezionata.

I mercanti, dopo aver caricato le reliquie di San Marco nella loro nave, risalirono l'Adriatico.

Il 31 gennaio 828 il santissimo corpo arrivò a Venezia e venne accolto dal doge Giustiniano Partecipazio, dal vescovo Orso e da tutta la città.

Per aver portato le reliquie di San Marco a Venezia, i due mercanti Buono da Malamocco e Rustico da Torcello ricevettero un premio di 100 libbre d'argento.

Si ricorda che nel Medioevo si dava grande importanza alle reliquie, che erano ricercate perché attiravano molti pellegrini (l'uomo medievale rifiutava le astrazioni e sentiva il bisogno di toccare con mano un oggetto appartenuto a chi è riuscito a diventare santo).

Ogni reliquia era accettata, ma quella di San Marco era particolarmente importante per Venezia, perché le genti venete sarebbero state evangelizzate proprio da lui, mentre era in vita.

Oggi la commemorazione del Santo Patrono Marco si limita al giorno 25 aprile (data di morte del Santo), ma ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia si festeggiava anche il 31 gennaio, giorno di arrivo delle reliquie a Venezia e il 25 giugno, giorno in cui, nel 1094 (anno della consacrazione della chiesa), è avvenuto il ritrovamento delle reliquie del Santo nella Basilica di San Marco.

 

Intorno al 25 aprile, gravitano anche alcune leggende popolari:

1) Secondo una di queste, un barcaiolo che si stava riparando al Ponte della Paglia durante una mareggiata fortissima che, come racconta Marin Sanudo, colpì Venezia nel febbraio del 1340, fu invitato da un cavaliere a tornare a navigare. La forte mareggiata sarebbe stata opera di demoni che spingevano le maree verso Venezia. Quando il barcaiolo raggiunse il mare aperto, questi demoni furono combattuti e sconfitti da tre cavalieri, che erano i santi Marco, Nicolò e Giorgio.

San Marco, dopo aver sconfitto i demoni, diede al barcaiolo un anello, dicendogli di consegnarlo al Doge di allora, Bartolomeo Gradenigo, affinché fosse conservato presso il Tesoro di San Marco.

 

2) Un'altra nota leggenda è quella del Bòcolo.

In occasione della festa di San Marco, i veneziani sono soliti regalare il bocciolo di rosa rossa (bòcolo, detto in lingua veneta) alla propria amata.

Sul bòcolo esistono due diverse leggende.

Quella più conosciuta, riguarda una storia amorosa tra Maria Partecipazio, una nobildonna, figlia del Doge Orso I Partecipazio, e un giovane di nome Tancredi. Essendo Tancredi un ragazzo di umili origini, decide di partire per la guerra, con l'intenzione di ottenere una fama militare che lo renda degno di una sposa molto più altolocata di lui. Purtroppo, combattendo contro i Mori di Spagna, Tancredi viene ferito e muore sopra un roseto. Prima di morire, Tancredi dà all'amico Orlando un bocciolo di quel roseto dicendogli di consegnarlo all'amata nobildonna Maria. Orlando, mantenendo la promessa, il giorno prima di San Marco, consegna il bocciolo a Maria.

Il giorno successivo (25 aprile) Maria viene trovata morta con quel bocciolo rosso appoggiato sul petto.

L'altra leggenda, meno nota, del Bòcolo racconta invece di un roseto che nasce accanto alla tomba dell'evangelista Marco. Il roseto sarebbe stato donato, come premio, a un marinaio della Giudecca di nome Basilio per aver collaborato con la trafugazione delle sacre spoglie del Santo. Basilio piantò il roseto nel suo giardino. Quel roseto, dopo la morte di Basilio, divenne il confine della proprietà suddivisa tra i due figli. Successivamente, la pianta smise di fiorire perché si ruppe l’armonia tra i due rami della famiglia.

Diversi anni dopo, un 25 aprile, nacque un amore a prima vista tra un giovane discendente da uno dei due rami e una ragazza discendente dall'altro ramo familiare. I due giovani si innamorarono guardandosi attraverso il roseto che separava i due orti.

Quel roseto si coprì di boccioli rossi e il giovane ne raccolse uno e lo diede alla fanciulla.

Ancora oggi, ricordando questo amore, i veneziani donano il bòcolo alla propria amata (e i figli lo donano alla propria madre).


Voci correlate

- 25 aprile;

- Serenissima Repubblica di Venezia;

- Venezia;

- Italia;

- Biografia;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.