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Ruscus aculeatus (pungitopo)

 

Descrizione

Il Pungitopo (Ruscus aculeatus L.) è un basso arbusto sempreverde con tipiche bacche rosse, appartenente alla famiglia delle Ruscaceae.

Il pungitopo, o pugnitopo, nome volgare del Ruscus aculeatus, comune nella macchia mediterranea, è una pianta cespugliosa sempreverde alta dai 30 agli 80 cm, provvisto di cladodi, fusti trasformati che hanno assunto la funzione delle foglie, divenendo ovali, appiattiti e rigidi, con estremità pungenti. Poco sopra la base dei cladodi, in primavera, si schiudono i minuscoli fiori verdastri, e quindi i frutti, che maturano in inverno, e che sono vistose bacche scarlatte grosse come ciliegie (contenenti 1-2 semi). È specie indicatrice di mediterraneità, costituendo una delle componenti del sottobosco delle pinete e delle leccete.

I cladodi sono disposti in modo alternato lungo il fusto e si presentano appiattiti (in pratica sono quelli che normalmente confondiamo con le foglie). Questi cladodi sono molto importanti nella fisiologia della pianta in quanto sono preposti allo svolgimento della fotosintesi clorofilliana perchè le vere foglie non sono visibili nella parte aerea della pianta poiché sono delle piccole squame che avvolgono la parte sotterranea del fusto e sono di colore rossastro-bianco nella pagina inferiore.

Il pungitopo è una pianta dioica vale a dire che esistono piante che portano solo fiori femminili e piante che portano solo fiori maschili. I fiori femminili sono solitari, privi di picciolo e sono inseriti al centro della pagina inferiore dei cladodi, all'ascella di una piccola foglia verde o bianca e portano 6 tepali divisi a gruppi di tre (tre interni più corti e 3 esterni più lunghi). Di solito compaiono a partire dal mese di febbraio e fino a giugno ed in autunno.

I fiori maschili  sono provvisti di picciolo e formati da sei stami uniti a due a due.

 

Classificazione scientifica

Dominio: Eukaryota;

Regno: Plantae;

Divisione: Magnoliophyta;

Classe: Liliopsida;

Ordine: Asparagales;

Famiglia: Ruscaceae;

Genere: Ruscus;

Specie: Ruscus aculeatus.

 

Storia

Le proprietà del pungitopo erano note fin dall'antichità; ne parlava Plinio dicendo che il decotto di radici con il vino veniva usato per le infezioni renali.

Anche Dioscoride dava le stesse indicazioni solo che consigliava di far macerare foglie e bacche nel vino contro la flogosi renale.

Nel Medioevo si usava la "Pozione delle cinque radici", usata tutt'ora assieme al prezzemolo, al finocchio, al sedano e all'asparago come diuretico.

 

Principi attivi

I principi attivi del pungitopo (Ruscus aculeatus) sono: oli essenziali quali canfora, acetato di linalile, acetato di bornile, linalolo, anetolo e resine. Contengono inoltre diversi sali minerali quali calcio e nitrato di potassio; fitosteroli quali la ruscogenina, neuroscogenina, ruscina ed altri; diversi flavonoidi; zuccheri; acidi grassi ed acidi organici.

I principali componenti responsabili delle sopraccitate proprietà sono due saponine steroidee, note come ruscogenina e neoruruscogenina, e diversi flavonoidi (come la rutina o rutoside). Queste sostanze espletano la propria attività aumentando la resistenza delle pareti capillari e normalizzandone la permeabilità; ciò si traduce in una minore fuoriuscita di liquidi ed in una riduzione dei sintomi di sanguinamento.

Le sue proprietà sono legate principalmente ai fitosteroli che conferiscono al pungitopo proprietà diuretiche con l'eliminazione dei cloruri, sedativo ed antinfiammatorio delle vie urinarie, ha effetti benefici nei confronti dei calcoli renali, cistiti, gotta, artrite e reumatismi non articolari.

Il pungitopo è utile anche nella terapia delle vene varicose con un'azione vasocostrittore esercitata soprattutto a livello dei capillari (è infatti il più potente vasocostrittore naturale che si conosca). Ha un'azione antinfiammatoria che agisce diminuendo la fragilità capillare, aumentando il tono della parete venosa favorendo quindi la circolazione del sangue che si traduce in diminuzione della pesantezza e del gonfiore delle gambe. 

Esplica anche un effetto benefico nei confronti delle emorroidi e delle flebiti.

 

Usi

Il pungitopo viene coltivato come pianta ornamentale, soprattutto come decorazione durante le feste natalizie.

I germogli di pungitopo, dal gusto amarognolo, talora noti come "asparagi selvatici" o "bruscànsi", raccolti da marzo a maggio, vengono utilizzati in cucina a mo' di asparagi, lessati per insalate, minestre e frittate; in Veneto vengono chiamati "bruscànsi" o "asparagi selvatici".

Il pungitopo dalla vecchia farmacopea è considerato un diaforetico; nella medicina popolare, per le doti diuretiche che possiede, è usato nella “composizione delle cinque radici”, insieme al prezzemolo, al sedano, al finocchio e all’asparago.

Tra i componenti principali del rusco vanno citati i flavonoidi con il rutoside. È proprio quest'ultimo ad essere indicato e definito come vitamina P (cioè con caratteristiche simili), e quindi indicato per aumentare la resistenza delle pareti dei capillari. Quindi, il suo utilizzo principale è nella terapia delle varici venose, delle emorroidi, delle flebiti. La pianta viene indicata anche come antinfiammatorio, diuretica e antireumatica. Abitualmente il rusco viene prescritto per via orale, tramite il decotto.

Il pungitopo è apprezzato nella terapia dell'insufficienza venosa, in quanto favorisce il ritorno del sangue dalla periferia al cuore; tale effetto è utile anche in presenza di edemi, da qui l'impiego nei prodotti drenanti, contro gambe stanche, pesanti e gonfie.

Il rusco viene sovente consigliato per dare sollievo dai sintomi tipici della malattia emorroidaria, come prurito e bruciore, ed in presenza di ragadi anali e proctiti.

In commercio sono facilmente reperibili estratti liofilizzati di pungitopo o il suo rizoma (chiamato impropriamente "radice di rusco" ed  adatto per la preparazione di decotti). L'estratto secco viene generalmente commercializzato sottoforma di opercoli o gocce e trova largo impiego anche nella preparazione di gel e pomate dedicate al trattamento dei disturbi e delle condizioni fin qui elencate. A tale scopo viene comunemente addizionato ad altri ingredienti con cui condivide le medesime proprietà fitoterapiche (Centella asiatica, Ippocastano, Vite rossa, Mirtillo, Acerola, Ginko Biloba) e vitamine (C, E).

La posologia consigliata per le preparazioni da assumersi per via orale si aggira intorno i 100-150 mg/die (che forniscono in media dai 7 ai 15 mg di ruscogenine).

 

In decotto disinfiamma

Assumendo tutti i giorni un decotto di rusco per un periodo di almeno un mese si può ottenere un netto miglioramento in caso di flebiti ed emorroidi, che sono dilatazioni varicose della rete venosa sottomucosa del retto. I vasi si disinfiammano in tempi rapidi e tendono a riacquistare l’aspetto normale per effetto della vasocostrizione. Si consiglia un pizzico di polvere del rizoma da far bollire 5 minuti in una tazza d’acqua. Si beve fuori pasto.

 

Come crema protegge

Il pungitopo viene impiegato con successo nella preparazione di creme contro la couperose, soprattutto in soggetti con pelle molto delicata e che risente degli sbalzi di temperatura. Queste creme possiedono proprietà protettive, lenitive, sfiammanti e rinfrescanti. L’uso quotidiano di una crema al rusco tende a ridurre il rossore restituendo all’epidermide un colorito omogeneo.

 

Come alimento nutre

Da un punto di vista culinario, del pungitopo si possono mangiare anche i giovani getti o polloni, quei germogli avventizi che, a partire da marzo, si sviluppano direttamente sul tronco o ai piedi dell’albero. Noti come “asparagi selvatici” hanno un gusto un po’ amaro e si utilizzano cotti al vapore o lessati, per la preparazione di insalate, minestroni e zuppe, frittate. Sono un vero toccasana per il fegato.

 

Utile anche contro la cellulite

Se si associa l’assunzione del decotto di pungitopo alla sua applicazione in crema su gambe, cosce e glutei si ottiene un’ottima azione anti cellulite.

 

Altre curiosità

I semi, opportunamente tostati, venivano un tempo impiegati come sostituti del caffè.

Il nome fa riferimento al fatto che anticamente i rami tagliati venivano messi attorno alle provviste, per salvaguardarle dai topi.

Con il termine “pungitopo maggiore” si intende comunemente l’agrifoglio.

Gli antichi romani usavano il pungitopo (Ruscus aculeatus) come talismano perchè credevano che piantandolo intorno alla casa allontanasse i malefici.

 

Avvertenze

Poichè in molte regioni è considerato simbolo di buon augurio, specialmente durante il periodo natalizio, la sua raccolta indiscriminata ha fatto si che sia diventata una specie protetta in molte regioni italiane. Pertanto prima di raccoglierlo è meglio accertarsi di poterlo fare.

I rari, e comunque lievi, effetti collaterali del rusco si limitano alla possibile comparsa di nausea e disturbi gastrici; il prestigio fitoterapeutico del pungitopo è avvalorato anche dall'assenza di importanti interazioni farmacologiche.

 

Voci correlate

- Erbario virtuale;

- Farmacopea;

- Cucina;

Ortaggi;

Orto;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.