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Religione greca

 

Descrizione

La religione greca comprende l'insieme di credenze e rituali praticati nella Grecia Antica, sotto forma di religione popolare pubblica e sotto forma di pratiche di culto. La religione greca era divisa in vari gruppi o sette che credono agli stessi dei. I greci moderni sono in prevalenza cristiani ortodossi.

 

Introduzione

Quasi tutti i popoli della terra, agli albori della vita intellettuale e sociale, crearono numerose favole e racconti intorno agli Dei della loro fede, e agli uomini più valenti della loro stirpe. Questi racconti, propagati attraverso i secoli per tradizione orale, divennero il più prezioso patrimonio intellettuale di quei popoli, e l'espressione delle credenze, dei sentimenti, dei ricordi nazionali. Ma nessun altro popolo è stato mai così ricco e geniale nella creazione di tali racconti, quanto gli antichi greci.

La religione greca era politeista e veniva praticata in diverse forme. Un ruolo centrale era rivestito dalla mitologia, con la sua genealogia degli dei e degli eroi e con la presenza di figure divine o semidivine associate a elementi naturali, quali fiumi e boschi. Alcune divinità erano venerate soprattutto a livello locale. Particolare importanza rivestiva il destino, personificato dalla Moira.

Importanti erano anche i culti misterici e il ruolo svolto dai santuari panellenici, fra cui i più importanti erano quelli di Olimpia e di Delfi, il quale era anche la sede di un importante Oracolo.

Molte delle divinità maggiori vennero in seguito venerate anche dagli antichi romani, i quali trovarono corrispondenze fra alcune divinità tradizionali e quelle greche, tanto che esiste una vera e propria corrispondenza tra divinità greche e romane, secondo princìpi analoghi a quelli dell'Interpretatio graeca.

 

Divinità

Tra le divinità maggiori venerate nella religione greca troviamo:

- Zeus,

- Era,

- Atena,

- Apollo,

- Afrodite,

- Demetra,

- Estia,

- Dioniso,

- Poseidone,

- Eros,

- Ares,

- Ermes,

- Artemide,

- Crono,

- Efesto.

 

Pratiche religiose

I culti furono celebrati fin dai tempi più antichi nello spazio del témenos (letteralmente, «recinto»), luogo appartato, considerato sacro alla divinità, originariamente situato nei pressi di grotte, sorgenti, boschi ecc..., e nel quale spesso non vi era che il bōmós, l'altare per i sacrifici. La cerimonia era basata su formule pronunciate da officianti e su riti da essi compiuti per conto della comunità. In epoca dorica sorsero, spesso su aree già destinate al culto, i primi templi; il tempio è un elemento culturale ignoto ai micenei, così come il simulacro della divinità che veniva collocato al suo interno. Sorsero poi anche i grandi santuari, che comprendevano, oltre al tempio, vari edifici votivi e altre strutture adibite alla celebrazione di agoni (teatro, stadio ecc...).

Le cerimonie religiose comprendevano i due momenti fondamentali dell'invocazione alla divinità, o preghiera (euchē), e del sacrificio (thysía); parte integrante delle pubbliche celebrazioni erano i cortei (processione) che si recavano al tempio della divinità recando suppellettili sacre, offerte e vittime; talvolta la stessa immagine del dio veniva trasportata fuori dal tempio per essere purificata. Si offrivano agli dei primizie della campagna, focacce, frutta, formaggi, miele, ma anche incenso o altre essenze odorose. Si immolavano animali (buoi, maiali, pecore, capre ecc...), che dovevano essere sani e senza difetti, e non essere stati al servizio degli uomini. La carne della vittima veniva interamente bruciata sull'altare (olocausto) oppure consumata sul luogo, in un banchetto sacrificale. Al sacrificio erano associate libagioni, consistenti nel versare gocce di un liquido, solitamente vino, ma anche latte, olio, miele, a seconda delle divinità cui esse erano dedicate.

All'età micenea risale anche il culto dei morti, considerati, come appare in Omero, non entità potenti da propiziare ma soltanto ombre evanescenti, alla cui triste esistenza si cercava, con sacrifici e libagioni, di infondere una qualche vitalità. II culto degli eroi, che mostra connessioni con quello dei morti, al tempo stesso ne rappresentò una notevole trasformazione; in esso si rintracciano elementi propri dei culti delle potenze ctonie (vittime nere, riti compiuti di sera o di notte, sangue o altri liquidi versati in una fossa o in un focolare o su un altare basso, detto eschára).

Erano poi presenti forme di culto domestico, accentrate sul focolare; prima di ogni pasto, si offrivano alla divinità (in particolare, a Estia e al daímōn protettore della casa) una piccola quantità di cibo e alcune gocce di vino; offerte agli dei si facevano soprattutto all'inizio del simposio (banchetto).

A partire dal sec. IV a.C., con la disgregazione della pólis e il sorgere dell'individualismo, si diffuse l'attribuzione di un culto a personaggi viventi come riconoscimento di una superiorità dovuta a imprese politiche o militari. Durante il regno di Alessandro Magno, infine, apparve in forma evoluta il culto del sovrano, che si affermò presso le monarchie ellenistiche per passare poi anche a Roma. La religione greca ha avuto una grande mitologia. Si trattava in gran parte delle storie degli dei e di come abbiano influito gli esseri umani sulla terra. I miti ruotavano spesso attorno agli eroi, e alle loro azioni. Uno dei precetti morali della religione greca era la paura di profanare un cadavere. Anche se nei greci l'orgoglio e la vanità non erano considerati peccati, i greci esprimevano moderazione. Tra i testi sacri c'erano l'Iliade e l'Odissea di Omero. Dopo la distruzione dei palazzi micenei, sembra che le abitudini religiose siano cambiate.

 

Voci correlate

- Religione;

- Mitologia greca;

- Divinità;

- Religioni misteriche;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.