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Ordine: Cetacea

 

Descrizione

I Cetacei (Cetacea, Brisson 1762) sono un ordine di mammiferi euplacentati, completamente adattatisi alla vita acquatica. Il nome cetaceo deriva dal greco κῆτος (kētos), che significa balena o mostro marino e fu introdotto da Aristotele per designare gli animali acquatici dotati di respirazione polmonare.

Presentano un corpo fusiforme, simile a quello dei pesci, che assicura loro una maggiore idrodinamicità. Gli arti anteriori sono modificati in pinne; gli arti posteriori come tali sono assenti, ma sono presenti solo alcune ossa vestigiali, non collegate al bacino e nascoste dentro il corpo. La pinna caudale è disposta orizzontalmente e divisa in due lobi. Sono generalmente privi di peli e sono isolati termicamente da uno spesso strato di grasso.

L'ordine Cetacea comprende circa 85 specie, quasi tutte marine tranne 5 specie di delfini di acqua dolce. Le specie sono suddivise in due sottordini: Mysticeti ed Odontoceti. Esiste un terzo sottordine, Archaeoceti, cui appartengono solo specie estinte.

Tra i misticeti si trovano gli animali comunemente chiamati balene, i più grandi conosciuti al mondo: in particolare la balenottera azzurra è il più grande animale oggi esistente sulla Terra. Tra gli odontoceti, invece, si trovano delfini e orche, spesso allevati e addestrati nei delfinari.

La branca della biologia che si occupa dello studio di questi animali è la cetologia.

 

Classificazione scientifica

Regno: Animalia;

Phylum: Chordata;

Subphylum: Vertebrata;

Infraphylum: Gnathostomata;

Classe: Mammalia;

Sottoclasse: Theria;

Infraclasse: Eutheria;

Superordine: Laurasiatheria;

Ordine: Cetacea;

 

Sottordini:

Mysticeti,

- Odontoceti,

- Archaeoceti † (estinti).

 

Distribuzione ed habitat

I cetacei sono diffusi in tutti i mari e oceani del mondo e alcune specie abitano laghi e fiumi in Nordamerica, Sudamerica e Asia. Alcune specie, come per esempio le orche (Orcinus orca) sono cosmopolite, altre sono diffuse in ampie aree geografiche ma non sono presenti in tutte le acque del mondo ed altre ancora vivono in aree più ristrette. È questo il caso, per esempio, della Phocoena sinus, endemica della parte settentrionale del Golfo di California.

Alcuni cetacei vivono vicino alle coste, in quella che viene definita provincia neritica, altri vivono in mare aperto, nella provincia oceanica e alcune specie, come Tursiops truncatus, presentano popolazioni diverse che vivono o in una o nell'altra provincia. Inoltre alcuni cetacei vivono in prossimità di estuari di fiumi e altri nuotano nelle acque dolci.

 

Evoluzione e tassonomia

La teoria tradizionale sull'evoluzione dei Cetacei asseriva che derivassero dai Mesonychidae, un gruppo di ungulati carnivori simili a lupi, dotati di zoccoli e affini agli Artiodattili. Questi animali possedevano denti triangolari simili a quelli dei cetacei fossili e per questo motivo gli scienziati hanno creduto per molto tempo che balene e delfini derivassero da loro.

A partire dai primi anni novanta, analisi molecolari su una grande quantità di proteine e sequenze di DNA hanno indicato che i Cetacei dovessero essere inclusi all'interno dell'ordine degli Artiodattili, essendo molto vicini filogeneticamente agli Hippopotamidae. È stata quindi proposta l'istituzione del clade Cetartiodactyla, che riunisce Artiodattili e Cetacei.

Una ricerca del 2001 conferma sulla base di dati molecolari che i Cetacei non derivano dai mesonichidi, ma sono fortemente correlati agli artiodattili.

Il primo antenato dei Cetacei è ritenuto essere il Pakicetus, un artiodattilo primitivo vissuto nell'Eocene, circa 35 milioni di anni fa. Questo animale aveva mantenuto alcuni aspetti dei Mesonychidae da cui si era evoluto, come la presenza di denti triangolari che gli Artiodattili moderni hanno perso. L'anello di collegamento tra il Pakicetus ed i Cetacei risulta essere la struttura delle ossa dell'orecchio. Inoltre, i denti del Pakicetus ricordano quelli delle balene fossili.

L'Ambulocetus è stato il primo antenato dei Cetacei a condurre una vita anfibia, possendo delle zampe più adatte al nuoto che ai movimenti terrestri.

Il primo degli antenati dei Cetacei ad essere completamente acquatico fu invece il Basilosaurus, che visse circa 38 milioni di anni fa.

I primi misticeti, i Cetotheriidae, comparvero nel Miocene, mentre i primi odontoceti, i Kentriodontidae fecero la loro comparsa nell'Oligocene.

I Cetacei viventi sono divisi in due sottordini:

- i Mysticeti dotati di fanoni. I fanoni sono delle strutture presenti nella mascella superiore che agiscono da setaccio e che sono costituita da cheratina. Tale struttura permette di filtrare il plancton dall'acquaVi appartengono le seguenti famiglie:

---- Balaenidae,

---- Balaenopteridae,

---- Eschrichtiidae,

---- Neobalaenidae.

- gli Odontoceti dotati di denti. Si nutrono principalmente di pesci e/o calamari. Questi Cetacei hanno un'abilità eccezionale nel percepire l'ambiente circostante mediante la ecolocalizzazione. Vi appartengono le seguenti famiglie:

---- Delphinidae,

---- Monodontidae,

---- Phocoenidae,

---- Physeteridae,

---- Platanistidae,

---- Iniidae,

---- Ziphiidae.

 

Delfini dei nostri mari

Nel Mediterraneo sono presenti nove specie di delfini così considerate:

Le specie più comuni sono:

- il delfino comune (Delphinus delphis);

- la stenella striata (Stenella coeruleoalba);

- il tursiope (Tursiops truncatus);

- il grampo (Grampus griseus).

Più rari risultano essere:

- lo zifio (Ziphius cavirostris);

- il globicefalo (Globicephala melaena).

Rarissimi sono:

- la pseudorca (Pseudorca crassidens);

- lo steno (Steno bredanensis);

- l’orca (Orcinus orca) che può superare la lunghezza di 9 metri.

In questi ultimi anni si è notata la progressiva rarefazione del delfino comune mentre è stato rilevato un progressivo aumento della stenella. La presenza della focena (Phocoena phocoena) nel Mediterraneo è da considerarsi del tutto eccezionale mentre una sua sottospecie distinta, Phocoena phocoena relicta, vive esclusivamente nel Mar Nero.

 

Morfologia

Essendosi evoluti da progenitori terrestri, i Cetacei hanno dovuto sviluppare notevoli adattamenti anatomici e fisiologici per poter condurre una vita completamente acquatica:

- il corpo è fusiforme ed ha assunto una forma idrodinamica simile a quella di un pesce;

- sul dorso è comparsa una pinna dorsale, formata da tessuto connettivo;

- gli arti anteriori si sono modificati in pinne pettorali (flipper) ed hanno assunto la forma di pagaie;

- l'estremità della coda è piatta, formata da due lobi;

- gli arti posteriori sono assenti e di essi rimangono piccole ossa nascoste all'interno del corpo;

- sulla sommità del capo è presente uno sfiatatoio;

- i peli scompaiono completamente dopo i primi mesi di vita;

- i padiglioni auricolari sono assenti;

- i genitali esterni sono nascosti all'interno di tasche.

 

Forma del corpo e dimensioni

La forma del corpo dei Cetacei ricorda molto da vicino quella dei pesci. Per convergenza evolutiva, infatti, hanno sviluppato una forma affusolata, idrodinamica, che permette loro di muoversi agevolmente nell'ambiente acquatico riducendo l'attrito con l'acqua. Il corpo dei Misticeti è più tozzo rispetto a quello degli Odontoceti, che sono in grado di nuotare a maggiori velocità.

All'ordine dei Cetacei appartengono alcuni tra i più grandi animali mai esistiti sulla Terra. Soprattutto tra i Misticeti, le dimensioni corporee sono ragguardevoli: la balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) può raggiungere i 30 metri di lunghezza ed è considerato il più grande animale mai esistito.

Tra gli Odontoceti, è il capodoglio (Physeter macrocephalus) che raggiunge le dimensioni maggiori, arrivando ad una lunghezza di circa 20 metri nei maschi. Il cetaceo più piccolo in assoluto è invece la focena del golfo di California (Phocoena sinus), una focena che può raggiungere la lunghezza di circa 140 cm. Tra i Misticeti, le dimensioni minori sono quelle di Caperea marginata, che può raggiungere circa 6 metri.

 

SubOrdini: Misticeti ed Odontoceti

L’ordine dei Cetacei comprende due subordini: Misticeti (con i fanoni) e Odontoceti (con i denti). I primi includono le balene vere (o “franche”): la balena della Groenlandia, le balene franche boreale ed australe e la piccola caperea o balena pigmea (circa 5 m); le balenottere (più snelle e veloci e con i solchi golari): azzurra, comune, boreale, di Bryde, minore, e la megattera; oltre alla balena grigia (del Pacifico) che forma un gruppo a sé. Gli Odontoceti includono il capodoglio e due specie di cogia (o capodogli pigmei), e 5 famiglie di piccoli e medi Cetacei con oltre 60 specie (delfini, focene, orca ecc... e delfini d’acqua dolce). I Misticeti si distinguono per il particolare sistema di filtrazione del cibo, costituito dai “fanoni”, che sono larghe lamine di una sostanza dura e flessibile, la cheratina, radicate nella mascella superiore dell’animale. Il bordo interno dei fanoni (lunghi 4,5 m nella balena della Groenlandia, 1 m nella balenottera azzurra, 30 cm nella balenottera minore) è sfrangiato, e permette la fuoriuscita dell’acqua dalla bocca mentre trattiene all’interno il cibo. Questo sistema è necessario perché balene e balenottere si nutrono di piccoli pesci e crostacei, e specialmente del “krill”, gamberetti del genere Euphasia, che si trovano in enormi quantità negli oceani Artico e Antartico.

La balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) è il più grande animale mai vissuto sul globo terracqueo. Pesa più di 30 elefanti, di 3 dei più grossi dinosauri mai esistiti o di 2000 persone. Il suo cuore pesa 550 kg, il fegato una tonnellata, la lingua 350 kg. Questa balenottera può essere lunga più di 30 m (3 vagoni ferroviari) e pesare più di 150 tonnellate. La più grande nota, catturata nel 1926, misurava 33,30 m; la più pesante, uccisa nel 1924, si dice raggiungesse le 200 tonnellate. Preferita dalle flotte baleniere della prima metà del secolo, la balenottera azzurra è stata quasi sterminata, tanto da essere stata posta sotto protezione fin dal 1967. La sua consistenza può essere oggi di meno di 2.500 esemplari fino ad un massimo di 5.000, mentre prima che iniziasse la caccia intensiva ve ne erano circa 250.000.

La balenottera comune (Balaenoptera physalus) è per grandezza il secondo animale: può raggiungere i 27 m e pesare 80-90 tonnellate (nel Mediterraneo di solito non supera i 20 m). È una delle balene più veloci e può superare i 20 nodi, tanto che è stata chiamata il “levriero del mare”.

La megattera (Megaptera novaeangliae) prende nome dalle lunghe pinne pettorali, quasi 1/3 del corpo (dal greco “mega”, grande, e “pteron”, ali). È lunga 15-16 m, ed è la più acrobatica delle balenottere. Spesso salta fuori dall’acqua e ricade fra enormi spruzzi. Ma la più notevole caratteristica è il suo canto: un insieme affascinante di grugniti, grida, lamenti e mugolii combinati in sequenze ripetute che possono durare 30 minuti e più. Ne restano circa 20.000 esemplari.

Il capodoglio (Physeter macrocephalus), considerato vulnerabile, non è una balena, perché ha i denti ed appartiene agli Odontoceti come i delfini. Il maschio può superare i 20 m ed arrivare a 60 tonnellate mentre le femmine sono poco più della metà (nel Mediterraneo non supera i 18 metri). È forse il grosso cetaceo più noto: “Moby Dick” era un presunto capodoglio. Cacciato intensamente nei secoli XVIII, XIX e XX, è ora protetto quasi ovunque. È riconoscibile dall’enorme testa e dai grossi denti bianchi (40-60, situati solo nella mandibola). Si può immergere più a fondo di qualsiasi altro mammifero marino, fino a oltre 3.000 m e fino a 3 ore e più alla ricerca del suo cibo preferito, i calamari giganti che vivono in fondo all’oceano. Il capodoglio caccia con un sistema simile al sonar, detto “ecolocazione”, producendo suoni che colpiscono la preda e tornano al cetaceo per guidarlo su di essa. Nel suo capo si trova un’enorme quantità (da 1 a 5 tonnellate) di una sostanza cerosa e trasparente detta “spermaceti”, usata in cosmetica e come lubrificante. Altra sostanza ricercata è l’ambra grigia, concrezione che si rinviene nell’intestino del capodoglio, originata da resti di cefalopodi ingeriti. Un capodoglio può avere fino a 60 kg di ambra, usata in profumeria come fissativo.

La balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata), 8-10 m e fino a 9 tonnellate, è la più piccola, ed è ancora abbastanza numerosa (da 600.000 a 1.200.000). Per questo è ancora cacciata da Giapponesi, Norvegesi (e Islandesi) che, approfittando di una discussa norma nel regolamento della IWC ne catturano alcune centinaia all’anno per pretesi scopi di “ricerca”.

 

Anatomia e Fisiologia dei Cetacei

Apparato tegumentario

La pelle dei Cetacei è nuda presentando un alto grado di levigatezza ed una imponente riduzione del rivestimento pilifero.

Nei Misticeti si rilevano alcuni peli setoliformi aventi funzione tattile e situati sulla porzione anteriore del capo e sulla bocca; negli Odontoceti si rinvengono solo nei Platanistidi e nei Delfinidi. Presenti nel feto e durante lo stadio giovanile, sono assenti negli adulti appartenenti ai Delfinidi. L’assenza quasi totale del rivestimento pilifero è il risultato dell'adattamento alla vita acquatica: la pelliccia sarebbe svantaggiosa dal punto di vista idrodinamico poiché aumenterebbe l'attrito con l’acqua marina comportando un maggiore dispendio energetico; la funzione termoisolante del pelo è stata assunta da uno spesso pannicolo adiposo sottocutaneo.

L'epidermide è sottile; il derma, che è privo di fibre muscolari lisce, è costituito da tessuto connettivo altamente vascolarizzato.

Le poche papille dermiche e le fibre sono disposte parallelamente all’asse del corpo.

Il pannicolo adiposo è rilevabile nella porzione più profonda del derma ed è costituito da uno strato di grasso avente uno spessore variabile dai 2 ai 13 cm a seconda della specie, della stagione, dell’età e dello stato di nutrizione dell’animale. Questo strato adiposo tende ad aumentare la densità media del corpo dell’animale rendendola superiore a quella dell'acqua marina; fanno eccezione la Balena nera ed il Capodoglio; questo spiega il motivo per cui i Cetacei devono nuotare continuamente per non affondare; infatti le carcasse di questi mammiferi non galleggiano, se non ad uno stadio putrefattivo estremamente avanzato. Il pannicolo adiposo ha inoltre una funzione isolante nel mezzo liquido tendendo a ridurre al minimo le perdite di calore; nell’eventualità di un surriscaldamento, il sangue può oltrepassare la barriera isolante dissipando così il calore in eccesso attraverso particolari vascolarizzazioni cutanee presenti soprattutto nelle pinne.

 

Termoregolazione

Il sofisticato meccanismo di termoregolazione dei Cetacei consente a molte specie appartenenti a questo ordine di adattarsi indifferentemente ad acque sia polari sia tropicali.

L'acqua ha una conducibilità termica elevata, che si traduce in un tasso di trasferimento del calore superiore di circa 24 volte rispetto a quello dell'aria, e quindi, complice anche la mancanza dei peli, questi animali hanno dovuto sviluppare dei meccanismi efficaci per assicurare la termoregolazione. Un importante ruolo viene svolto dallo spesso strato di grasso e tessuto connettivo presente sotto la pelle, a livello dell'ipoderma. Questo pannicolo adiposo funziona come un isolante termico, che evita la dispersione del calore in modo molto efficiente. In alcuni odontoceti, come Delphinidae e Phocoenidae, questo strato di grasso presenta delle variazioni stagionali nello spessore. Durante le stagioni calde, quando aumenta la temperatura dell'acqua, il pannicolo diminuisce di volume, per aumentare poi nelle stagioni fredde.

La quantità e il tipo di lipidi presenti all'interno del pannicolo influenzano la capacità isolante dello stesso. Il pannicolo della focena comune (Phocoena phocoena) è costituito per circa l'80% da grassi, mentre nella stenella maculata atlantica (Stenella frontalis) sono presenti solo il 55% di grassi. Questa differenza porta al risultato che il pannicolo adiposo della focena ha una capacità isolante 4 volte superiore rispetto a quello della stenella.

Nella pinna dorsale e nei lobi della pinna caudale è presente una fitta rete superficiale di capillari sanguigni chiamata rete mirabile, che dà un importante contributo alla termoregolazione agendo come uno scambiatore di calore controcorrente. Il calore passa infatti dalle arterie, che trasportano sangue più caldo proveniente dall'interno del corpo, ai capillari venosi della rete che le circondano, nei quali scorre nel verso opposto il sangue che è stato raffreddato dall'acqua esterna.

Sono totalmente assenti le ghiandole sudoripare e le ghiandole sebacee.

 

Osteologia

I Cetacei presentano uno scheletro costituito da ossa essenzialmente di tipo spugnoso all’interno delle quali vi è abbondante grasso. Il cranio è caratteristicamente telescopico, ossia mentre lo splancnocranio ha subito un processo di allungamento il neurocranio si presenta accorciato; mascellari, premascellari e vomere sono molto sviluppati mentre la scatola cranica è breve e sviluppata prevalentemente in larghezza ed in altezza. La telescopia si evolve in una fase post-embrionale ed può essere interpretata come una risposta di adeguamento alla vita in acqua.

Sia per il nuoto sia per l'assunzione del cibo necessitano di mascelle molto sviluppate; questo si verifica sia negli Odontoceti, nei quali consente lo sviluppo di un maggior numero di denti per una predazione migliore e più efficace; sia nei Misticeti, per i quali incrementando considerevolmente la superficie filtrante dei fanoni aumenta la possibilità di trattenere più plancton.

Il tetto delle orbite è costituito dall'osso frontale che si è ridotto ad una larga striscia trasversale; le cavità nasali modificate sono situate molto indietro, verso la scatola cranica che si presenta tondeggiante.

Mentre negli Odontoceti i rami mandibolari sono saldati rostralmente in una sinfisi ossea, nei Misticeti sono uniti da legamenti lassi.

Il rachide si presenta con un decorso rettilineo nel quale non sono presenti le vertebre sacrali a seguito della completa atrofia del bacino.

La regione cervicale, breve e quasi immobile, è formata da sette vertebre aventi corpo molto appiattito; nella maggior parte dei Cetacei si presentano fuse in un unico ammasso, ad eccezione delle balenottere in cui sono libere.

La regione toracica presenta una mobilità moderata e le vertebre presentano corpo ed apofisi progressivamente crescenti; riconoscibili in base alle corrispondenti paia di coste.

La regione lombare ha una mobilità elevata e vertebre similari le une alle altre.

La regione caudale è la parte più sviluppata della colonna vertebrale; nella porzione prossimale, ai confini con la lombare, presenta delle ossa a forma di V (emapofisi) che si articolano distalmente con i tubercoli emali delle vertebre caudali. È la porzione dotata di maggiore mobilità e sulla quale si inseriscono potentissimi muscoli motori fondamentali per la locomozione.

Il cinto scapolare è privo di clavicola, mentre la scapola è molto sviluppata ed è provvista di acromion e di processo coracoideo; mancano entrambi nella Megattera mentre nella Balena nera è assente solo quest’ultimo.

L'arto anteriore presenta omero corto e massiccio; anche radio ed ulna sono accorciati, in contrapposizione all'allungamento delle falangi, che presenta un’iperfalangia. Le dita variano da quattro, come nella Balenottera, a cinque. Non ci sono articolazioni mobili ad eccezione di quella scapolo-omerale. Le coste si presentano in numero variabile da 10 a 17 paia; è variabile anche nell’ambito della stessa specie ed è indipendente dalla lunghezza del soggetto.

Lo sterno si collega in modo lasso ad un paio di coste nei Misticeti ed ad otto paia negli Odontoceti. Anche le articolazioni fra coste e vertebre sono lasse; questo consente alla cassa toracica l’esecuzione di ampi movimenti per compressione durante l'immersione.

 

Apparato respiratorio ed apparato circolatorio; Fisiologia dell’immersione

I cetacei possono immergersi in profondità per alimentarsi; periodicamente però devono risalire per respirare aria sulla superficie.

Le narici si sono spostate sulla sommità del capo e costituiscono gli sfiatatoi. Questa soluzione permette ai cetacei di rimanere quasi completamente immersi durante la respirazione. Mentre nei misticeti lo sfiatatoio è costituito da due orifizi, negli odontoceti ne è presente soltanto uno. L'apertura dello sfiatatoio avviene per azione di muscoli volontari e quindi, diversamente dagli altri mammiferi, i cetacei devono decidere quando respirare.

La trachea è costituita da una serie di anelli cartilaginei uniti gli uni agli altri. Nei Misticeti gli anelli sono aperti e collassabili, diversamente da quanto avviene negli Odontoceti, in cui invece gli anelli sono chiusi.

Nell’evoluzione di queste specie si sono sviluppati particolari meccanismi fisiologici atti a prolungare al massimo la durata dell'apnea; in particolare in specie come il Capodoglio e gli Zifidi che si sono specializzate nella predazione dei calamari mesopelagici e per questo raggiungono profondità anche superiori ai 2.000 metri e apnee di circa due ore.

Per effetto di tale adeguamento le vie alimentari e respiratorie sono separate: la laringe attraversando la faringe prosegue direttamente nelle cavità nasali; queste si aprono all'esterno con lo sfiatatoio che è provvisto di uno sfintere che ne permette la chiusura durante le immersioni e che è situato sagittalmente sul capo, tranne nel capodoglio dove è disposto asimmetricamente nella porzione rostrale sinistra del cranio.

Faringe, laringe e bronchi sono sorretti da una sviluppatissima impalcatura cartilaginea che prosegue sino alle più sottili diramazioni bronchiolari.

I polmoni hanno una forma a sacco, non sono lobati e, diversamente da quello che si potrebbe pensare, non sono più grandi di quelli degli altri mammiferi.

Il polmone destro è generalmente più grande e lungo del sinistro, per potere accogliere il cuore all'interno della gabbia toracica.

Il volume polmonare è più basso di quello dei mammiferi terrestri, per evitare il rischio di formazione di emboli gassosi durante le risalite dalle immersioni profonde. Alle alte profondità, infatti, la pressione spinge gli organi interni sul diaframma, che fa sì che i polmoni, avendo un basso volume, si svuotino quasi completamente.

Gli alveoli sono altamente vascolarizzati e permettono di assorbire quasi tutto l'ossigeno presente nell'aria inspirata. Tursipos truncatus riesce ad assorbire circa il 90% dell'ossigeno presente nei polmoni, mentre l'uomo ne assorbe solo il 20%.

I polmoni dei cetacei hanno la capacità di collassare quasi completamente con l'aumentare della profondità e nella maggior parte di essi il collasso completo avviene ad una profondità di circa 100 metri. Questa caratteristica permette ai cetacei di evitare pericolosi accumuli di azoto all'interno del sangue, che potrebbe portare all'insorgenza della malattia da decompressione o alla narcosi da azoto, malattie ben note ai subacquei. Con l'aumentare della pressione, aumenta anche la solubilità dell'azoto presente nell'aria inspirata; durante la risalita, con la diminuzione della pressione, l'azoto torna alla forma gassosa e potrebbe formare delle pericolose bolle all'interno del sangue. Il collasso dei polmoni evita questo problema spingendo l'aria nelle vie aeree superiori (bronchi e trachea), dove non viene in contatto con il sangue.

I polmoni sono allungati ed il loro volume complessivo, in proporzione al corpo non è superiore rispetto a quello dei mammiferi terrestri, anzi nelle specie che eseguono immersioni prolungate è addirittura più piccolo. Lo scambio gassoso nei polmoni avviene in tempi molto brevi e tramite rapidissime espirazioni ed inspirazioni. Presentano una frequenza respiratoria fisiologica molto più bassa rispetto a quella dei mammiferi terrestri; durante l'emersione, l’animale espirando emette un caratteristico getto o “soffio” che risulta costituito da acqua nebulizzata mista a secrezioni delle vie respiratorie.

Durante le immersioni solo il 10% dell’ossigeno inspirato è condotto ai polmoni sotto forma di gas mentre il restante 90% viene fissato dai pigmenti respiratori, emoglobina e mioglobina, i quali sono rispettivamente presenti nel sangue e nei muscoli e fungono da “serbatoio di ossigeno”. Tutto questo è interpretabile come un adattamento alle alte pressioni, infatti a profondità superiori ai 70 m la pressione idrostatica comprime i polmoni e la gabbia toracica provocando il collasso alveolare che determina l’interruzione degli scambi gassosi tra polmoni e sangue.

L'apparato circolatorio dei cetacei non differisce molto da quello dei mammiferi terrestri. Il sangue non ossigenato viene pompato dal cuore verso la circolazione polmonare per mezzo dell'arteria polmonare che arriva ai polmoni. Qui il sangue si ossigena e, per mezzo della vena polmonare, torna al cuore da dove viene immesso nella circolazione sistemica, per poi ritornare al cuore mediante la vena cava.

Nei mammiferi terrestri il sangue raggiunge il cervello attraverso le carotidi, mentre nei Cetacei è l'arteria spinale anteriore a raggiungere la testa e irrorare il cervello.

Come in tutti i mammiferi, il cuore dei Cetacei presenta 4 cavità, due atri e due ventricoli.

Durante l'immersione, il cuore va incontro a bradicardia, cioè ad una riduzione della frequenza cardiaca. Spesso la bradicardia inizia poco prima che l'animale si immerga, e poco prima che inizi la risalita verso la superficie, la frequenza aumenta (tachicardia). In Tursiops truncatus la frequenza cardiaca in superficie è di circa 110 bpm e scende a circa 37 bpm durante un'immersione di circa 4 min; nell'orca (Orcinus orca), la frequenza in superficie è di circa 60 bpm e scenda a 30 bpm dopo più di 15 s di immersione. La bradicardia è accompagnata da una riduzione del flusso sanguigno verso l'intestino, i muscoli e la pelle che permette alla pressione arteriosa di rimanere pressoché costante e fa sì che gli organi vitali, quali cervello, reni, fegato e cuore, vengano ben irrorati. I muscoli, per assicurarsi un buon rifornimento di ossigeno durante le immersioni, presentano concentrazioni di mioglobina da 3 a 10 volte superiori rispetto ai muscoli dei mammiferi terrestri. La distribuzione della mioglobina non è uniforme nei vari muscoli dell'organismo: è più abbondante nei muscoli dorsali posti vicino alla coda e nella porzione dei muscoli che si trova a più stretto contatto con le vertebre. Inoltre, i Cetacei capaci di compiere immersioni profonde presentano concentrazioni di mioglobina più elevate di quelli che vivono lungo le coste e che effettuano immersioni a minori profondità e di minore durata.

Il sangue dei Cetacei ha un'alta concentrazione di emoglobina per assicurare un efficiente trasporto dell'ossigeno durante le immersioni. I mammiferi terrestri presentano valori di emoglobina del sangue che vanno dagli 11 ai 14 g/hl, mentre i Cetacei capaci di compiere immersioni profonde presentano valori compresi tra i 21 e i 25 g/hl.

Anche la presenza di numerose reti mirabili è il risultato di un adeguamento alla vita acquatica; queste sono diffuse in vari distretti dell'organismo: alla base del cranio, nel cavo toracico, alla base delle pinne. Sono costituite da fittissime diramazioni vasali di calibro minuto e di natura arteriosa che, o si anastomizzano con piccole vene, o passano in lacune venose, in cui si immergono, senza che si verifichino scambi di sangue. Le reti mirabili hanno funzione di risparmio energetico, di riserva di ossigeno e di protezione da problemi circolatori come l'embolia. In quest’ultimo caso catturano le bolle di azoto che si generano durante l'emersione liberandole a poco a poco tra un emersione e un’altra.

Gli scambi termici vengono controllati, a livello delle pinne pettorali e dorsali, da vasi venosi ed arteriosi che scorrono in queste regioni. Il sangue arterioso proveniente dal cuore si presenta più caldo; durante il suo percorso verso la periferia cede calore al sangue venoso che è più freddo in quanto arriva dalla periferia. Dirigendosi verso il cuore il sangue venoso si riscalda evitando così una sensibile dispersione energetica.

Le reti mirabili e le lacune venose svolgono anche un’altra funzione che è quella di rappresentare dei “serbatoi di sangue” che possono essere mobilitati in ragione di carenze di ossigeno durante le immersioni. Il sistema nervoso centrale, rispetto ai mammiferi terrestri, risulta essere meno sensibile agli effetti dell'anidride carbonica e dell'acido lattico; questi ultimi rappresentano dei naturali cataboliti metabolici muscolari. Durante le immersioni i muscoli hanno la capacità di lavorare presentando una richiesta minore di ossigeno, diminuendo il tasso metabolico generale.

 

Tempi di immersione e profondità massima raggiunta da alcuni cetacei.

Tratto da Cetacean curriculumAmerican Cetacean Society:

 

Specie

Tempo (min.)

Profondità (metri)

Lagenorhynchus obliquidens

5

210

Tursiops truncatus

10

535

Orcinus orca

15

250

Monodon monoceros

20

1000

Megaptera novaeangliae

20

150

Eschrichtius robustus

25

170

Balaenoptera physalus

30

500

Balaenoptera musculus

50

100

Balaena mysticetus

80

300

Hyperoodon sp.

120

1000

Physeter macrocephalus

140

3000


Apparato digerente ed alimentazione

L’apertura boccale nei Cetacei si presenta molto sviluppata. La lingua è provvista di papille; nei misticeti non si evidenzia un apice libero poiché svolge il ruolo di favorire l’assunzione del plancton filtrato dai fanoni.

I denti sono presenti solo negli odontoceti e sono semplici, conici, con una sola radice ed indifferenziati. dalla primitiva condizione eterodonte riscontrabile negli estinti Archeoceti si rileva una condizione di omodontia derivante da un processo evolutivo di adattamento ad un particolare tipo di regime alimentare. Esistendo solo la dentizione da latte questi animali vengono definiti “monofiodonti” e si possono contare anche fino a 240 denti.

Nei Misticeti i denti si presentano come abbozzi embrionali che vengono sostituiti alla nascita dai fanoni; questi sono formazioni laminari cornee a crescita continua. Si rilevano in numero sino a 800; sospesi in serie alla mascella superiore su ambo i lati della bocca costituiscono una fitta parete feltrata che funziona da setaccio per la cattura di plancton e piccoli pesci. Numero di fanoni, forma e colorazione sono caratteristiche di specie.

L’apparato digerente dei Cetacei presenta tre cavità gastriche:

- lo stomaco anteriore o prestomaco: privo di ghiandole e dotato di una potente muscolatura. Al suo interno è caratteristica la presenza di sabbia e di pietrisco che svolge una funzione meccanica di sminuzzamento e triturazione del cibo;

- lo stomaco medio o ghiandolare: presenta una mucosa sollevata in pieghe e ricchissima di ghiandole gastriche a funzione digerente;

- lo stomaco posteriore o pilorico: meno sviluppato rispetto ai precedenti, presenta scarse pieghe e ghiandole piloriche.

A queste cavità seguono un’ampolla duodenale e l’intestino privo di cieco.

Il fegato bi- o trilobato non è munito di cistifellea; la milza presenta un volume modesto.

Misticeti ed Odontoceti differiscono significativamente nelle modalità di alimentazione e relative specializzazioni. Ai Misticeti appartengono animali definiti filtratori, mentre agli Odontoceti appartengono esemplari definiti ghermitori per la loro capacità di catturare le prede afferrandole con i denti ed ingurgitandole senza compiere alcun atto masticatorio. I Misticeti “planconici” e “ittiofagi” non presentano attitudini a compiere profonde immersioni che sono invece peculiari degli Odontoceti “teutofagi”.

A seconda del tipo di cibo assunto i Misticeti e gli Odontoceti possono essere classificati rispettivamente in tre e cinque diverse categorie biologiche.

I Misticeti si dividono in:

- Mycroplanctofagi: possiedono lunghi fanoni elastici, fitti e fini; cavità boccale sviluppata soprattutto in altezza per filtrare organismi planctonici pelagici di piccolissima mole (famiglia Balenidi);

- Macroplanctofagi, con fanoni più corti, meno elastici e meno fitti; cavità orale sviluppata prevalentemente in larghezza per la cattura di organismi planctonici di mole superiore, come i crostacei dei generi Thysanoessa, Meganictiphanes ed Euphasia (krill). Appartengono a questa categoria i Misticeti della famiglia Balenotteridi;

- Bentofagi: questa categoria è rappresentata dalla sola balena grigia del Pacifico appartenente alla famiglia Escrittidi, che si nutre di organismi bentopelagici e del fondale (Crostacei Anfipodi), prelevati dai corti e spessi fanoni con cui setacciano il limo del fondo.

Gli Odontoceti si distinguono invece in:

- Ittiofagi: presentano un rostro allungato e stretto, mandibola poco robusta e numerosi denti coniformi con cui catturano i pesci gregari pelagici di cui si nutrono. Sono veloci nuotatori atti a compiere solo modeste immersioni (Delfino comune e Stenella);

- Bentoittiofagi: presentano il rostro più corto o totalmente assente ed un minor numero di denti, frequentano acque più costiere cibandosi di pesci bentonici o bentopelagici e di invertebrati bentonici (Tursiope, Beluga e Focena);

- Teutoittiofagi: presentano un rostro corto e più largo, denti robusti ed aguzzi ma in numero ridotto, si nutrono sia di pesci, sia di molluschi Cefalopodi (Globicefalo e Pseudorca);

- Teutofagi: presentano una forte riduzione del numero di denti nella mandibola inferiore e totale assenza nella mascella superiore, si rileva nella regione del palato alcune formazioni cornee con cui catturano i molluschi Cefalopodi pelagici di cui si cibano e sono capaci di compiere forti e profondissime immersioni (Capodoglio, Cogia, Zifio, Grampo e Narvalo);

- Sarcofagi: rostro largo, mandibola e relativa muscolatura poderosissime; denti grossi, robusti e poco numerosi con cui catturano prede di grossa mole come pinnipedi, uccelli marini, pesci ed anche balene (Orca e occasionalmente Globicefalo e Pseudorca).

 

Denti e fanoni

La principale caratteristica che distingue gli Odontoceti dai Misticeti è la presenza dei denti nei primi e dei fanoni nei secondi.

Forma, numero e dimensione dei denti degli odontoceti variano da specie a specie, ma tutti sono caratterizzati dall'essere omodonti e monofiodonti. Il numero dei denti può variare anche all'interno della stessa specie: nei capodogli (Physeter macrocephalus), nei delfini comuni (Delphinus delphis) e nei globicefali (Globicephala sp.) il numero di denti varia da 6 a 18.

Alcuni odontoceti, come i capodogli, presentano i denti solo nella mandibola, mentre alcuni zifidi (Ziphiidae presentano un solo dente in ogni emimandibola. Anche la forma dei denti varia tra le diverse famiglie. I delfinidi (Delphinidae), per esempio, presentano dei denti conici ed arcuati, mentre nei focenidi (Phocoenidae) i denti sono appiattiti.

I maschi dei narvali (Monodon monoceros) sono ben noti per il possedere una zanna avvolta a spirale, ad avvolgimento sinistrorso, che probabilmente ha dato origine al mito dell'unicorno. La sua funzione non è ben nota, si pensa che i maschi la utilizzino per i combattimenti intraspecifici per le femmine.

I fanoni sono delle strutture filamentose cheratiniche che si estendono dalla mascella dei Misticeti. Si accrescono dalla loro parte basale e sono continuamente erosi dall'azione della lingua e per l'abrasione dovuta alle prede. Vengono usati da balene e balenottere come un filtro che intrappola piccoli pesci, organismi planctonici e krill. La lunghezza dei fanoni varia tra le varie specie. I più lunghi sono posseduti dalle balene franche (Balaenidae), in cui possono raggiungere la lunghezza di 3 m, mentre i più corti sono quelli delle balena grigia (Eschrichtius robustus), in cui non superano i 50 cm.


Apparato urogenitale, osmoregolazione e riproduzione

I reni si presentano ben sviluppati e costituiti da numerose piccole unità tra di loro indipendenti detti reniculi; ogni unità è dotata di una papilla, un bacinetto renale ed un apparato vascolare autonomo.

Tale suddivisione del rene in unità funzionali indipendenti permette un aumento della superficie filtrante con conseguente miglioramento di produzione di urina che si presenta ionicamente più concentrata dell’acqua marina; ciò consente ai Cetacei di ricavare dall’ambiente marino l’acqua necessaria al loro metabolismo eliminando l’eccesso di sali.

Osmoregolazione: Vivendo in un ambiente iperosmotico, cioè con una concentrazione di ioni superiore a quella dei fluidi corporei, i cetacei (tranne i delfini di fiume) devono evitare la disidratazione dovuta a fenomeni di osmosi.

I principali organi deputati al mantenimento del bilancio idrico sono i reni. Nei Cetacei questi organi sono costituiti da un grande numero di piccoli lobi, chiamati renicoli e sono simili ai reni di orsi e otarie. Un singolo renicolo è costituito da una regione midollare ed una corticale. Sebbene l'anatomia del rene di un cetaceo possa consentirgli di produrre un'urina molto concentrata, è stato dimostrato che ciò non avviene. L'urina prodotta da questi animali è solo leggermente più concentrata di quella prodotta dalla maggior parte dei mammiferi terrestri. È stato ipotizzato che la disidratazione stimoli l'aumento della produzione metabolica dell'acqua per mezzo dell'ossidazione dei grassi e che l'acqua in eccesso venga poi espulsa dai reni, diluendo l'urina.

Alcuni delfinidi, come i delfini comuni (Delphinus delphis) e i tursiopi, sono in grado di bere l'acqua del mare, ma si tratta di eccezioni. Generalmente, infatti, i cetacei non bevono, ma assorbono l'acqua presente nei cibi o la ricavano attraverso le vie metaboliche di degradazione di carboidrati, proteine e lipidi.

I testicoli nel maschio presentano una posizione intraddominale ed il pene è retratto in una tasca cutanea interna. Il peso di questi organi in rapporto al peso corporeo è tra i più alti di tutto il regno animale. I due testicoli delle balene franche insieme possono raggiungere il peso di 900 kg, corrispondenti a circa il 10% della massa corporea dell'animale.

Anche il pene, quando non è eretto, è completamente nascosto all'interno della tasca genitale. L'erezione è dovuta alla muscolatura e non alla vasodilatazione dei vasi sanguigni dei corpi cavernosi come in tutti gli altri mammiferi.

Il pene dei misticeti più grandi può raggiungere la lunghezza di circa 3 m e il diametro di 30 cm. Generalmente la copulazione avviene pancia a pancia ed è molto rapida.

L’utero nella femmina è di tipo bicorne; la placenta è epitelio-coriale diffusa. La vagina viene chiusa da uno sfintere che impedisce l’entrata dell’acqua.

Negli Odontoceti la gestazione dura da 7 a 17 mesi, e vi è una correlazione tra la grandezza del corpo dell'animale e la durata della gravidanza, il tasso di accrescimento del feto e il peso alla nascita del cucciolo. Animali più grandi, come le orche o i globicefali, hanno tempi di gestazione maggiori. In molti Misticeti, nonostante le grandi dimensioni corporee, i tempi di gestazione sono inferiori rispetto a quelli di molti Odontoceti. La gravidanza infatti dura dai 10 ai 13 mesi. Ciò si spiega con le lunghe migrazioni annuali compiute dai misticeti dalle aree in cui si nutrono a quelle in cui si riproducono, difficilmente compatibili con durate della gestazione superiori a un anno.

Un unico paio di mammelle sono posizionate sotto il pannicolo adiposo, una per lato e situate leggermente antero-lateralmente rispetto all’apertura genitale; i capezzoli sono sporgenti solo nel periodo dell’allattamento mentre rimangono introflessi in una piega longitudinale della pelle durante il restante periodo di non allattamento.

Il latte viene attivamente spremuto all’esterno dalla madre mediante la contrazione di speciali muscoli cutanei. Il piccolo lo convoglia nella bocca. Questo perché le labbra non sono adatte a succhiare e quindi il piccolo si limita solamente ad afferrare il capezzolo. Il latte è ricco in lipidi e consente un rapido accrescimento; lo svezzamento si completa dopo numerosi mesi ed il piccolo resta a lungo con la madre che gli presta costanti cure parentali.

I Cetacei hanno ciclo ovarico poliestrale con picchi in primavera ed autunno. I piccoli, uno per parto, nascono ogni uno o due anni, di più nelle specie di mole maggiore in cui lo svezzamento è più lungo dopo una gravidanza di 10-12 mesi.

È proprio questo lento ritmo riproduttivo che rende le specie pesantemente cacciate così vulnerabili e a rischio di estinzione.

 

Sistema nervoso

Il sistema nervoso di questi animali è complesso; sono dotati di uno sviluppatissimo encefalo, più grande negli Odontoceti. In seguito alla forte riduzione di centri olfattivi e alla telescopia del cranio il cervello si presenta maggiormente sviluppato in senso trasversale.

Il quoziente di encefalizzazione degli Odontoceti, ossia il rapporto in grammi fra il peso del cervello e quello corporeo risulta minore di quello dell'uomo ma di gran lunga superiore a quello di una qualunque scimmia antropomorfa.

La corteccia cerebrale è molto sviluppata e presenta ampie aree destinate alla ricezione ed alla decodificazione degli stimoli sonori; anche il cervelletto è voluminoso.

Molte specie dimostrano una sorprendente capacità di apprendimento, di inventiva, di curiosità e di propensione al gioco anche in età adulta, per cui si ritiene che possiedano un livello intellettivo elevato rispetto alla maggior parte degli altri mammiferi.

Alcuni tra i numerosi motivi ipotizzati per spiegare una simile ipertrofia cerebrale sono:

- strategie alimentari assai complesse;

- necessità di formare e ricordare relazioni sociali in gruppi numerosi e ben strutturati, utili ad evitare i pericoli della predazione ed a reperire l’alimento in uno spazio opaco e tridimensionale;

- un sofisticato biosonar permette di soddisfare la necessità di analizzare gli stimoli acustici in tempo reale;

- rapidissima capacità di apprendimento in situazioni nuove e complesse.

Il sonno profondo o fase Rem sembra non esistere; l’animale per riposare alterna gli emisferi mantenendo attiva solo una parte dell’encefalo, assicurandosi così la possibilità di respirare sulla superficie senza per questo correre il rischio di affondare.

I cetacei sono dotati di un organo particolare denominato “melone”; questo permette loro di emettere le caratteristiche serie di brevi richiami ed è situato nella parte anteriore del cranio. Molte informazioni vengono tratte dagli echi che ricevono ed analizzano tramite il melone: l’analisi consente la distinzione di forme diverse anche in caso vi siano dei rumori di fondo che disturbano la ricezione. Il meccanismo è studiato in base a modelli strutturati sul caos. Secondo alcuni studiosi i delfini quando lanciano un messaggio controllano l’eco e poi solo se necessario risintonizzano il segnale per affinare la ricerca.

 

Organi di senso

In questi animali l’olfatto è poco sviluppato, o quasi assente, mentre la vista, il gusto ed il tatto sono ben sviluppati; l’udito è il più sviluppato ma anche la capacità di produrre suoni complessi e al quanto variabili è ben presente.

La vista risulta più sviluppata in alcune specie, come l'Orca: gli occhi sono piccoli, appiattiti in senso antero-posteriore, con sclerotica spessa e cristallino sferico tale da consentire la formazione dell’immagine sulla retina in visione subacquea. La camera anteriore dell’occhio possiede un indice di rifrazione uguale a quello dell’acqua di mare e l’occhio viene protetto dal sale mediante una secrezione oleosa prodotta dalle ghiandole di Harder; mancano le ghiandole lacrimali.

Il senso dell’udito raggiunge una sensibilità eccezionale e svolge un ruolo primario nella vita di questi mammiferi. Il condotto uditivo è stretto ed in molte specie è occluso da un tappo auricolare di natura cornea; la maggior parte della ricezione uditiva si pensa abbia luogo per trasmissione delle onde sonore attraverso il tessuto osseo tra cranio e mandibola.

Non possedendo corde vocali la laringe rappresenterebbe la sorgente dei suoni tramite una vibrazione della stessa, come una cassa armonica e a bocca chiusa.

Il biosonar appartenente agli Odontoceti è un eccellente sistema di ecolocalizzazione mediante il quale gli animali intercettano le loro prede, i compagni e gli eventuali ostacoli anche in piena oscurità, riuscendo con il suono ad avvertire presenza, distanza, forma, dimensioni, consistenza e direzione di spostamento. Alcune specie sono in grado di produrre suoni di frequenza sino a 300.000 Hz.

I Misticeti producono segnali intensi ma a bassa frequenza, l’intervallo medio oscilla dai 20 ai 100 Hz, in quanto non dispongono di un biosonar; questi segnali, simili a “muggiti” hanno la funzione di mantenere gli individui in contatto fra loro anche a distanza di decine o centinaia di chilometri. La Megattera è la specie più vocale fra i Misticeti: i maschi durante la stagione riproduttiva emettono complesse sequenze di suoni dette “canti” che hanno lo scopo di segnalare alle femmine la propria presenza, la disponibilità all’accoppiamento ed a sfidare o scoraggiare eventuali rivali.

I suoni degli Odontoceti, maggiormente variabili rispetto a quelli dei Misticeti, possono essere distinti in tre categorie:

- una serie di suoni ad impulsi a larga banda di frequenza detti “click”;

- “fischi” continui a modulazione di frequenza;

- raffiche di suoni ad impulsi con un tasso di ripetizione così alto che l’orecchio umano percepisce come un suono continuo simile ad uno “scricchiolio”.

Le tre categorie di suoni hanno due funzioni diverse: i “click” per i biosonar; i “fischi” e gli “scricchiolii” per la comunicazione.

I “fischi” nella loro complessità e variabilità possono avere per alcune specie di delfini la funzione di fischi firma, caratteristici cioè dei singoli individui e che potrebbero servire a identificare un animale dal suo simile.

 

Locomozione e migrazione

La maggior parte dei Cetacei è molto efficiente nel nuoto; la coda rappresenta l’unico organo propulsivo che viene spostata verso l’alto e verso il basso con potenti spinte sul piano verticale. La spinta che si viene a creare, associata all’estrema idrodinamicità morfologica ed all’assenza di pelo sulla cute che riduce l’attrito con l’acqua, giustificano le elevate velocità raggiunte per alcune specie di delfini oceanici. La capacità di eseguire immersioni a diverse profondità e l’abilità natatoria sono prerogative correlate rispettivamente alle abitudini alimentari ed alla distribuzione ecologica delle diverse specie. Per esempio le balene sono lente nuotatrici poiché le loro prede non necessitano di inseguimento per essere catturate bensì di una bocca quanto più voluminosa possibile per rendere efficiente il prelievo del plancton.

I Cetacei sono in grado di compiere grandi migrazioni in conseguenza del loro habitat pelagico. Durante la stagione calda stanziano in acque fredde ad alte latitudini, dove abbonda il plancton, mentre trascorrono la stagione fredda a migliaia di chilometri di distanza, in acque tropicali dove svolgono essenzialmente attività riproduttiva. Per alcuni Cetacei, specialmente tra i Delfinidi, che sono stati riconosciuti nella stessa zona per anni consecutivi si può parlare di “abitudini territoriali”.

 

Biologia

Migrazioni

Molti misticeti compiono delle migrazioni da zone in cui si cibano (feeding zone) a quelle in cui si riproducono (breeding zone). È questo il caso delle megattere (Megaptera novaeangliae), che in estate nuotano e si nutrono nei mari delle regioni polari, abbondanti di krill, per poi migrare verso l'equatore in inverno, dove avviene l'accoppiamento e il parto delle femmine gravide. Secondo Corkeron e Connor, i misticeti migrano, oltre che per la ricerca del cibo e per partorire in acqua calme, anche per proteggere i cuccioli dagli attacchi delle orche. Questi predatori, infatti, sono più abbondanti alle alte latitudini e non seguono le balene nelle loro migrazioni poiché si allontanerebbero troppo dalle zone in cui si trovano le loro prede principali, i pinnipedi.

Tra gli odontoceti, le specie più piccole, come la Stenella coeruleoalba, compiono delle piccole migrazioni, spostandosi dalla costa al mare aperto alla ricerca del cibo, mentre le specie più grandi, come i capodogli (Physeter macrocephalus), sono in grado di effettuare spostamenti di maggiore portata.

Non si conoscono ancora bene i meccanismi attraverso cui i cetacei riescono a trovare le rotte migratorie. Si pensa che possano basarsi sul campo geomagnetico, sulla posizione del sole, sulle correnti marine o sulla localizzazione della provenienza di suoni a bassissima frequenza.

 

Cibo e alimentazione

Tutti i Cetacei sono organismi predatori e si trovano al vertice della catena alimentare. Sono pochi i nemici naturali di questi animali, e il più pericoloso è sicuramente l'uomo.

I misticeti si nutrono generalmente di piccoli organismi planctonici e di piccoli pesci, mentre gli odontoceti predano organismi di dimensioni maggiori, come cefalopodi, soprattutto calamari (Teuthida), e pesci. Le orche, uniche tra i Cetacei, si cibano anche di mammiferi marini, quali otarie (Otariidae) e focene (Phocoenidae). Da ciò deriva il nome comune inglese di questi animali, Killer Whale, balena assassina.

 

Strategie alimentari dei Misticeti

Nei Misticeti sono presenti tre diversi tipi di strategie alimentari. I Balenidi e i Neobalenidi (Neobalaenidae) si nutrono nuotando lentamente nelle acque superficiali tenendo la bocca aperta. In questo modo viene filtrata una grande quantità di acqua e ingenti quantità di piccoli copepodi rimangono intrappolati nei lunghi fanoni.

Le balenottere (Balaenopteridae) presentano una grande apertura buccale e un gran numero di pieghe, chiamate solchi golari, nella regione ventrale della bocca e della gola, che hanno la funzione di aumentare il volume di acqua che può essere contenuto all'interno della bocca. La bocca della balenottera azzurra può contenere circa 70 t di acqua, pari a circa il 70% del peso corporeo dell'animale. I movimenti della lingua creano una pressione negativa che risucchia l'acqua e le prede in essa contenute all'interno della bocca. Successivamente questa si richiude e la lingua spinge l'acqua e le prede, principalmente krill, verso i fanoni. L'acqua viene espulsa all'esterno, mentre le prede rimangono intrappolate e poi ingerite. Le megattere (Megaptera novaeangliae) spesso formano delle associazioni per cacciare e utilizzano un particolare sistema di caccia, detto bubble-feeding. Quando questi animali cacciano piccoli pesci di branco come le aringhe (Clupea harengus), un membro del gruppo forma una serie di bolle prodotte dall'aria espirata dallo sfiatatoio. Le altre balene nuotano al di sotto del branco dei pesci e li spingono verso le bolle, che formano una sorta di rete. Sembra che questa rete confonda le prede, che si compattano a formare una struttura sferica che le rende più facilmente catturabili. A questo punto le balene attaccano i pesci dal basso, ingoiandone grandi quantità. Per facilitare l'esecuzione di queste manovre e coordinarsi l'una con l'altra, le megattere comunicano tra loro emettendo una serie di richiami acustici.

Le balene grige (Eschrichtius robustus) si nutrono di piccoli crostacei che vivono all'interno dei sedimenti del fondale. Queste balene nuotano con il dorso rivolto verso il basso e usano la lingua per "dragare" il fondo, ingerendo acqua e sedimenti, che vengono poi spinti dalla lingua verso i fanoni ed espulsi, mentre le prede restano intrappolate e quindi vengono ingerite.

 

Strategie alimentari degli Odontoceti ed ecolocalizzazione

Gli Odontoceti si nutrono di prede più grandi rispetto a quelle dei Misticeti e utilizzano tutti il sistema dell'ecolocalizzazione per individuarle. Questi animali producono una serie di suoni ad alta frequenza, detti click, che vengono diretti nella direzione in cui punta la testa. Quando i click raggiungono una preda, rimbalzano e tornano indietro. L'eco di ritorno viene recepita dalla mandibola, che trasmette le vibrazioni all'orecchio per mezzo di una sostanza oleosa. I click sono generati da tre sacche aeree poste nella testa dell'animale e vengono amplificati dal melone.

I suoni vengono usati anche per stordire le prede, soprattutto pesci clupeidi (Clupeidae) come le aringhe (Clupea harengus), che hanno evoluto la capacità di percepire gli ultrasuoni e quindi sono in grado di sfuggire alla cattura riuscendo ad identificare i suoni dell'ecolocalizzazione. Per evitare che ciò accada alcuni Odontoceti producono dei suoni detti bang, che possono raggiungere i 256 dB e che disorientano e stordiscono i pesci. I bang vengono prodotti con lo stesso meccanismo dell'ecolocalizzazione, ma alcune specie li producono anche mediante la chiusura rapida delle mascelle.

Mentre i Misticeti si nutrono prevalentemente in acque superficiali, molti Odontoceti si spingono più in profondità. I capodogli e gli zifidi si immergono a profondità molto elevate per cacciare e nutrirsi di calamari e i primi sono noti per essere predatori dei calamari giganti (Architeuthis sp.).

Le orche sono in grado di cacciare animali più grandi di loro, adottando tattiche consistenti nel circondare la preda e nella divisione dei compiti tra i vari membri del pod durante l'attacco. Le orche che vivono in Patagonia utilizzano un metodo di caccia, detto spiaggiamento volontario, che consiste nel cacciare le otarie direttamente sulla spiaggia, avendo sviluppato una tecnica efficace per poter poi ritornare in mare. Questa tecnica non è innata, ma viene insegnata dalle madri ai cuccioli. Alcuni tursiopi che vivono nella Shark Bay, in Australia, utilizzano una tecnica di caccia simile per la cattura dei pesci di cui si nutrono: circondano i pesci e li spingono verso la costa fino a farli spiaggiare, in modo che siano più facilmente catturabili.

 

Biologia: Balene, Balenottere e Capodoglio

I reperti fossili disponibili, pur essendo scarsi, ci indicano che i Cetacei discendono dai mammiferi terrestri: si sono evoluti in animali acquatici perdendo i peli ma sono ancora forniti di polmoni con i quali devono respirare aria; partoriscono i piccoli e li allattano. Le loro narici dette “sfiatatoi” sono posizionate sulla sommità del capo per poter espirare ed inspirare senza interrompere il nuoto. Il corpo affusolato presenta organi riproduttori, ghiandole mammarie e orecchie posti all’interno dell’organismo. La coda, forte e muscolosa, ha due lobi orizzontali (a differenza dei pesci nei quali sono verticali) e gli arti anteriori si sono trasformati in pinne che servono a virare e a stabilizzare l’animale.

Il Capodoglio (Physeter macrocephalus), che raggiunge le dimensioni di 10-11 metri la femmina e fino a 18 metri il maschio con un peso di 57 tonnellate alla nascita è lungo circa 4,5 metri e con un peso di due tonnellate. È bene ricordare che è un Odontoceto in quanto provvisto di denti, anche se questi sono presenti solo nella mandibola. Il soffio ha una particolarità di specie: è inclinato in avanti di 45° ed è spostato a sinistra. Viene consistentemente spinto ad una altezza di 5-7 metri circa. È possibile osservarlo isolato o in piccoli gruppi costituiti da individui che nuotano anche distanti tra loro. Alterna lunghissime immersioni (tempi di apnea che superano l’ora e fino a 2.000 metri di profondità) a periodi di circa 10-20 minuti ed oltre in superficie dove può sostare rimanendo quasi immobile. Si ciba in particolare di Molluschi Cefalopodi ed in parte anche di pesci.

La Balenottera comune (Balaenoptera physalus) raggiunge mediamente i 22 metri circa; alcuni esemplari in oceano aperto raggiungono le dimensioni di 27 metri per un peso stimato di 80/90 tonnellate. Il corpo è molto affusolato con una pinna dorsale ben visibile anche se relativamente piccola, spesso inclinata all’indietro e posta a circa 2/3 del corpo. Presenta una colorazione grigio scuro uniforme con il ventre e la gola bianchi. Può presentare sui fianchi un disegno a forma di “V” che partendo dalle pinne pettorali va a riunirsi dietro lo sfiatatoio formando sul lato destro un disegno a sella, con il vertice rivolto verso la pinna caudale. Il labbro inferiore destro presenta una colorazione bianca mentre il labbro inferiore sinistro è grigio scuro. Si nutre di plancton e pesce azzurro di piccole dimensioni. In emersione porta sopra la superficie dell’acqua lo sfiatatoio, una parte del dorso e la pinna dorsale; la pinna caudale viene portata sopra la superficie solo nell’atto dell’immersione. Normalmente nuota lentamente (non supera i 10-15 Km/h) ma se disturbata può raggiungere tranquillamente i 20-30 km/h.

La Balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata) non supera solitamente i 9 metri di lunghezza e presenta una colorazione grigio-ardesia uniforme con il ventre e la gola biancastri. Una banda bianca attraversa trasversalmente le pinne pettorali a metà circa delle stesse; dietro al capo un disegno chiaro a forma di “V” arriva fino ai fianchi. Il muso, stretto ed appuntito, è sormontato da una carena mediana ben visibile.

La balenottera boreale (Balaenoptera borealis) (delle dimensioni di 17-18 metri di lunghezza) e la balenottera di Bryde (Balaenoptera edeni) (lunga 12-15 metri) sono molto simili alla balenottera comune.

 

Biologia: Delfini

I delfini appartengono all’ordine dei Cetacei nel quale vengono incluse specie quali balene, balenottere e capodoglio. I delfini, come il capodoglio, appartengono al sottordine Odontoceti, ossia cetacei dotati di denti, mentre le balene e le balenottere costituiscono il sottordine dei Misticeti, cioè cetacei dotati di fanoni. Si riconoscono circa 43 specie di delfini (famiglie Delfinidi e Platanistidi o delfini d’acqua dolce) e focene (famiglia Focenidi). Gli studiosi italiani considerano “delfini” anche le specie appartenenti alle famiglie Monodontidi come narvalo e beluga e gli Zifidi (18-19 specie, dai 4 m di alcune specie di mesoplodonte ai 10-12 m di una specie di berardio). Un totale di circa 63 specie, di quelli che sono definiti “piccoli e medi cetacei”. È utile correggere un errore che spesso viene fatto dai mezzi di informazione del nostro paese: in inglese i termini “dolphin” e “porpoise” ( = focena) vengono usati solo per i piccoli cetacei, fino a 3 m, tutti gli altri sono “whales” (balene) con varie definizioni poste prima o dopo del termine. Spesso, giornalisti impreparati, traducendo impropriamente dall’inglese, chiamano “balene” dei cetacei che in realtà sono delfini o comunque delfinidi.

In effetti la sola famiglia Delfinidi include 32 specie che vanno dai 1,5 m della sotalia (delfino sudamericano anche fluviale) ai quasi 10 m dell’orca. I delfini si trovano nei mari e negli oceani, negli estuari e nei fiumi. Specie diverse hanno abitudini diverse: alcune percorrono lunghe distanze, altre rimangono tutta la vita nella stessa zona. Alcune specie vivono in gruppi di centinaia di individui, altre sono solitarie in brevi periodi, ma vivono a distanze tali da poter regolarmente comunicare ed interagire con altri esemplari della loro specie. I cetacei usano segnali sonori ad alta frequenza che permettono loro di cercare le prede ed esplorare il loro ambiente (ecolocazione).

Il beluga o delfinattero bianco (Delphinapterus leucas) è conosciuto col nome di canarino di mare a causa del verso che emette salendo in superficie per respirare. I piccoli alla nascita presentano una colorazione grigia che tende al bianco con l’età; passando per un colore giallo diventano completamente bianco solo all’età di quattro anni circa.

Il tursiope (Tursiops truncatus) è il delfino per antonomasia. È lungo circa tre metri e pesa 300 chilogrammi; presenta una colorazione grigio scuro con il ventre bianco rosa ed è una specie presente nei mari di tutto il mondo. Può risalire per brevi tratti i corsi dei fiumi alla ricerca di pesci preferendo comunque le coste. Vive in branchi ed è una specie molto socievole.

Il grampo è un animale molto raro da avvistare in quanto ha un’indole schiva; ha la bizzarra abitudine di rimanere a lungo immerso con il corpo lasciando la coda fuori.

Il globicefalo vive in gruppi di una ventina di esemplari circa; nuotano lentamente rimanendo serrati e compatti. La curiosità innata gli permette di avvicinarsi guardando le imbarcazioni. Presenta una colorazione scura, quasi nero catrame ed il muso è molto arrotondato. Inconfondibile in quanto è l’unica specie che si porta con la testa al di sopra della superficie dell’acqua per esplorare l’ambiente aereo che lo circonda.

 

Longevità

Si possono ottenere informazioni riguardanti la longevità dei Cetacei analizzando e contando gli strati di dentina che si depositano secondo ritmi annuali all’interno dei denti degli Odontoceti, o contando gli strati cornei che si depositano annualmente nei tappi auricolari posti nei meati acustici dei Misticeti.

La longevità è spesso funzione delle dimensioni corporee; infatti il tursiope vive fino a 40 anni.

 

Malattie

I Cetacei sono molto sensibili alle malattie causate da Morbillivirus e alle neurotossine prodotte da alcuni dinoflagellati responsabili delle maree rosse.

Negli anni novanta, un'epidemia di Morbillivirus ha decimato le popolazioni mediterranee di stenelle striate. Poiché i valori di PCB riscontrati all'interno dei tessuti di questi animali erano molto alti, si pensa che l'infezione sia stata favorita dall'indebolimento del loro sistema immunitario.

 

Comportamenti sociali

Formazione di gruppi

Molti Cetacei si associano e formano dei branchi costituiti da un numero variabile di individui. Le associazioni si possono formare a scopo difensivo, per attuare tecniche di caccia più efficaci, ma soprattutto per motivi riproduttivi.

I Misticeti generalmente non formano gruppi numerosi, e spesso il massimo livello di organizzazione sociale è costituito dall'associazione temporanea di una femmina con il proprio cucciolo. Un'eccezione è costituita dalle megattere, che possono formare delle associazioni per cacciare mediante la tecnica del bubble feeding, già descritta precedentemente.

Più complessi e articolati sono i comportamenti sociali degli Odontoceti. Molte specie formano delle associazioni a lungo termine, più o meno complesse, chiamate scuole (school) o pod nel caso delle orche. Le scuole possono essere costituite anche da migliaia di individui e in alcuni casi possono essere formate da associazioni tra specie diverse. Le stenelle striate (Stenella coeruleoalba), per esempio, possono formare delle associazioni interspecifiche con altri Odontoceti quali delfini comuni (Delphinus delphis) e grampi (Grampus griseus).

Le strutture sociali degli Odontoceti sono generalmente dominate da associazioni tra individui di sesso femminile, cui poi si uniscono i maschi al momento della riproduzione. Non sono infrequenti i combattimenti tra i maschi per la conquista delle femmine, come è testimoniato dalla presenza di cicatrici lasciate sulla pelle dai denti dei conspecifici. Spesso, come avviene nei tursiopi della Shark Bay in Australia, i maschi possono formare delle piccole coalizioni, dette alleanze, che combattono con altre alleanze, possono "rubare" le femmine di una scuola e costringerle all'accoppiamento forzato.

Le stenelle dal lungo rostro (Stenella longirostris) si associano in scuole formate da circa 100 individui. All'interno della scuola si formano delle sotto-associazioni di circa 12 individui, che nuotano in modo sincronizzato in una formazione a forma di V, simile a quella che si osserva nelle oche in volo.

I pod delle orche sono associazioni matriarcali guidate dalla femmina matura più anziana e costituite da almeno un maschio, dai cuccioli e da altre femmine. I maschi che nascono in un pod crescendo continuano a farne parte, ma si accoppiano solo con individui appartenenti a pod diversi. I membri del pod comunicano tra di loro per mezzo di un dialetto che varia da associazione ad associazione e che viene insegnato alle nuove generazioni.

I capodogli formano associazioni simili ai pod, chiamate unità, nelle quali i maschi non rimangono con le femmine e i cuccioli, ma all'età di circa 5 anni intraprendono un lungo viaggio verso latitudini maggiori, dove trovano maggiore disponibilità di cibo, per completare lo sviluppo. Successivamente si spostano da un'unità all'altra per accoppiarsi con un maggior numero di femmine.

 

Comunicazione

Il principale mezzo con cui i Cetacei comunicano è costituito dalla produzione di suoni. Un ruolo importante nella comunicazione è svolto anche dal linguaggio del corpo e dalle sensazioni tattili.

 
> Comunicazioni vocali

Gli Odontoceti, oltre ai click prodotti per l'ecolocalizzazione, producono anche dei suoni a basse frequenze, i fischi (whistle) e i bark, che sono simili all'abbaiare di un cane. Questi suoni svolgono un ruolo importante nella comunicazione. Alcuni delfini, come il tursiope, emettono dei fischi caratteristici, detti fischi firma (signature whistle), che identificano un singolo esemplare.

A differenza degli altri delfinidi, le orche non possiedono un signature whistle, ma emettono dei fischi che sono esclusivi di un singolo pod. Questi cetacei comunicano all'interno del loro gruppo producendo una serie di richiami ripetitivi che costituiscono un vero e proprio dialetto, che viene insegnato alle generazioni successive e che rende più efficienti le comunicazioni vocali all'interno del gruppo. Spesso questi richiami vengono utilizzati dalle orche per coordinarsi durante le battute di caccia.

I capodogli utilizzano i click usati per l'ecolocalizzazione anche per comunicare tra loro, producendo una serie di 3-30 click della durata complessiva di circa 2 sec., chiamata coda. Ogni individuo emette una propria coda caratteristica e quindi anche le code di click possono essere utilizzate dai cetacei per il riconoscimento individuale.

I Misticeti sono in grado di emettere suoni a bassa frequenza che possono essere uditi anche a distanze considerevoli.

Le megattere producono suoni a frequenza variabile, che formano dei veri e propri canti. Ogni canto dura da 7 a 30 minuti e poi viene ripetuto. Non vi è una pausa tra un canto e l'altro, quindi ogni megattera può cantare per diverse ore. Ogni canto è costituito da una serie di temi, frasi e sottofrasi e vi sono delle differenze tra i canti delle megattere che vivono nel nord Atlantico, quelle del nord Pacifico e quelle che vivono nell'emisfero australe. I canti delle megattere svolgono un ruolo importante nella riproduzione: è stato dimostrato che a cantare sono solo i maschi adulti (un po' come avviene negli uccelli) che mediante i canti comunicano la loro disponibilità all'accoppiamento con le femmine e la propria posizione.

Oltre alle megattere, altri misticeti sono in grado di "cantare", ma con canti molto meno complessi. La balena della Groenlandia (Balaena mysticetus) esegue canti composti da pochi suoni che si ripetono più volte.

 
> Comunicazioni tattili

I Cetacei possiedono un grande numero di terminazioni tattili su tutto il corpo. Si pensa che le parti più sensibili di questi animali siano i flipper, le zone genitali e la testa, che possiedono una sensibilità paragonabile a quella presente nelle labbra dell'uomo. Molti cetacei si strofinano o si accarezzano gli uni con gli altri, utilizzando le pinne pettorali. Questo comportamento potrebbe servire a rafforzare i legami sociali tra gli appartenenti ad una stessa scuola e quindi potrebbe avere lo stesso ruolo del grooming per i Primati.

Anche il sesso potrebbe svolgere lo stesso ruolo di rafforzamento dei legami tra due individui. I cetacei sono tra i pochi animali ad accoppiarsi per scopi diversi dalla riproduzione. Sono stati osservati rapporti sessuali tra individui non sessualmente maturi e i cuccioli dopo poche settimane dalla nascita tentano di accoppiarsi con la madre.

 
> Linguaggio del corpo

Sebbene non ben sviluppata come l'udito, anche la vista è un senso molto importante per i cetacei. Molti di essi riescono a comunicare mediante una serie di movimenti del capo, sbattendo con forza le mascelle e aprendo la bocca, comportamenti che in genere indicano ostilità nei confronti di altri individui.

Alcuni delfini producono bolle sott'acqua espirando aria dalla sfiatatoio in sincronia con l'emissione dei signature whistle, probabilmente per aiutare i conspecifici a identificare chi sta "parlando".

Anche la colorazione del corpo può essere utile per l'identificazione. Le megattere presentano una colorazione che varia da individuo a individuo. Quando questi Cetacei nuotano uno a fianco all'altro, possono riconoscersi facilmente con uno sguardo; nelle stenelle la colorazione cambia con l'età, permettendo a questi animali di stabilire l'età di un loro conspecifico.

 

> Comportamenti di superficie

Tutti i Cetacei effettuano sulla superficie dell'acqua una serie di acrobazie e salti, il cui significato non è ancora del tutto chiaro. Alcuni di questi comportamenti potrebbero aiutare gli animali a liberarsi dai parassiti, ma non è escluso che si tratti di giochi o che svolgano un ruolo nella socializzazione.

Tra i comportamenti principali vi sono:

- breaching: consiste nel saltare completamente o parzialmente fuori dall'acqua. È uno dei comportamenti più spettacolari;

- spyhopping: consiste nel mantenere la testa fuori dall'acqua fino agli occhi e girare su stessi;

- lobtailing (o tailslapping) e flipperslapping: consistono nello sbattere rispettivamente coda e pinne pettorali sulla superficie dell'acqua, provocando un forte rumore;

- fluke-up: consiste nel mantenere la coda perpendicolare alla superficie del mare. È tipico dei capodogli;

- logging: consiste nel restare immobili sulla superficie dell'acqua. Viene utilizzato per riposare o per respirare prima di un'immersione profonda;

- bowriding: è tipico dei delfini e consiste nel "cavalcare" le onde lasciate dalle prue delle imbarcazioni o dalle grandi balene quando nuotano in superficie;

- porpoising: tipico anch'esso dei delfini, consiste nell'effettuare salti lunghi e bassi fuori dall'acqua mentre nuotano velocemente;

- tailspinning: consiste nel "camminare" con la coda sull'acqua all'indietro. È molto sfruttato nei delfinari.

 

Rapporti con l'uomo

Per i greci i delfini erano legati al culto dei Apollo e l'Oracolo di Delfi deve il suo nome proprio a questo animale: dopo aver scontato una pena presso Admeto per aver ucciso Pitone, il guardiano dell'oracolo, Apollo tornò a Delfi sotto forma di delfino. Sempre in Grecia, erano molte le città che coniavano monete sulle quali erano raffigurati delfini. Tra queste vi era Taranto, fondata secondo la mitologia da Taras, che giunse nella città sul dorso di un delfino.

Plinio racconta di come i delfini sorvegliassero dalla riva i bagnanti per evitare che annegassero e che presso Nîmes, in Provenza, i delfini accorrevano alle richieste di soccorso dei pescatori affinché li aiutassero nella pesca. Questi due miti potrebbero avere un fondo di verità. Anche oggi sono note storie di delfini che hanno salvato esseri umani dall'annegamento e alcuni tursiopi presso Laguna, in Brasile, cooperano con i pescatori per catturare i pesci ed entrambe le specie traggono vantaggio da questa interazione.

I Cetacei sono stati spesso protagonisti di opere letterarie, di film e di serie televisive. Famosissimo è il romanzo di Herman Melville Moby Dick, che narra del viaggio della baleniera Pequod alla ricerca della balena bianca, che in realtà era un capodoglio. Altrettanto famoso è Flipper, un tursiope protagonista di film e serie televisive, così come Free Willy - Un amico da salvare, un film del 1993 che narra la storia dell'amicizia di un bambino con un'orca, sottratta ai suoi genitori e addestrata per i delfinari.

Negli ultimi anni si sta sempre più diffondendo l'attività del whale watching, cioè l'osservazione in natura dei Cetacei. Questa attività è importante per il turismo, per la ricerca scientifica e per la conservazione di questi animali. Si stima che dal 1991 il numero delle persone che vi partecipano è cresciuto di circa il 12% all'anno e si pensa che questa percentuale possa continuare a crescere in futuro. Anche se il whale watching può essere organizzato individualmente, esso è principalmente un'attività commerciale che coinvolge circa 87 Paesi e genera un giro di affari di circa un miliardo di dollari all'anno. In Italia le specie che sono oggetto del whale watching sono tursiopi, stenelle striate, grampi, globicefali, balenottere minori, capodogli e zifii.

Nel Mediterraneo il whale watching ha contribuito alla firma di un accordo tra Francia, Italia e Monaco per l'istituzione del santuario Pelagos, un'area marina protetta nel tratto di mare compreso tra Liguria, Toscana, Corsica e Francia.

 

Status e conservazione

Secondo la red list dell'IUCN 14 specie di cetacei sono fortemente minacciate di estinzione. Di queste, 2 sono classificate come in pericolo critico: il lipote (Lipotes vexillifer) e la focena del golfo di California (Phocoena sinus).

Nonostante l'IUCN consideri il lipote ancora in pericolo critico, una spedizione di ricerca nel fiume Yangtze in Cina del dicembre del 2006, ha portato un gruppo di ricercatori a dichiarare il lipote formalmente estinto. Secondo questi ricercatori si tratterebbe della prima estinzione in assoluto di un cetaceo e della prima estinzione di un animale del peso superiore ai 100 kg avvenuta negli ultimi 50 anni. Il 29 agosto del 2007, però, un turista ha filmato un grande delfino che nuotava nelle acque dello Yangtze. Gli esperti hanno stabilito che si trattava di un lipote, dando nuove speranze sulla sopravvivenza della specie, la cui situazione resta comunque critica.

Secondo il CITES, all'Appendice I sono assegnate tutte le specie protette dalla moratoria sulla caccia alla balena dell'IWC del 1986. Commercio e cattura di queste specie sono quindi vietati. Tutti gli altri cetacei sono assegnati all'Appendice II e quindi il commercio e la cattura sono possibili solo se compatibili con la sopravvivenza degli animali.

Le principali minacce per i Cetacei sono:

- la caccia,

- le catture accidentali,

- l'inquinamento delle acque,

- la competizione con i pescatori,

- le collisioni con le grandi imbarcazioni,

- l'insorgenza di malattie,

- le catture per i delfinari e i giardini zoologici acquatici,

- la distruzione degli habitat.

Nel Mediterraneo e nel Mar Nero i Cetacei sono protetti dall'accordo per la Conservazione dei Cetacei del Mar Nero, del Mediterraneo e delle zone Atlantiche adiacenti (ACCOBAMS), recepito in Italia dalla L. 10 febbraio 2005, n. 27, in materia di "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mediterraneo e dell'area atlantica contigua, con annessi ed Atto Finale, fatto a Monaco il 24 novembre 1996".


Delfini maggiormente a rischio

Lipote (Lipotes vexillifer), noto anche con il nome cinese di “baiji”, è probabilmente il cetaceo in maggiore pericolo di estinzione. Secondo le stime più recenti ne rimangono meno di 200-300 esemplari. È stanziale solo nel fiume Yangtze in Cina e raggiunge i 2 m (massimo 2,50) di lunghezza. Ha abitudini perlopiù solitarie o lo si può trovare in piccoli gruppi di 3-4 individui.

La focena del Golfo di California (Phocoena sinus) detta localmente “vaquita” è anch’essa in grave pericolo di estinzione. Con una lunghezza media di 1,35 m (massimo 1,50 m) è il cetaceo più piccolo. Ha abitudini solitarie e si localizza nella parte settentrionale del Golfo di California in Messico; si ritiene ne sopravvivano soltanto 300 esemplari. Le informazioni riguardo questo delfino sono scarse a causa della difficoltà degli avvistamenti.

Un altro delfino considerato in pericolo di estinzione è il platanista dell’Indo (Platanista minor). Lungo 1,50 m (massimo 1,80 m) presenta occhi poco sviluppati e primitivi ed è praticamente cieco; nuota quasi sempre in acque torbide dove il senso della vista non è utile all’animale per il movimento.

Mentre caccia si sposta di solito su un fianco e si orienta mediante l’ecolocazione. Ne rimangono meno di 500 esemplari, residenti tutti in Pakistan.

Quattrocento di questi vivono nella “Indus Dolphin Reserve”, un tratto del fiume posto tra due dighe per irrigazione che si estende per 170 Km.

Considerato in pericolo di estinzione è anche l’affine platanista del Gange (Platanista gangetica) che si localizza nei fiumi dei bacini del Gange e del Brahmaputra tra India, Bangladesh, Nepal e Bhutan. Altro delfino di fiume, classificato vulnerabile è l’inia (Inia geoffrensis), conosciuto anche con il nome locale di “boto” (spagnolo) o “bouto” (portoghese). Questa specie ha una lunghezza di 2-2,50 m e vive nei fiumi principali dei bacini delle Amazzoni e dell’Orinoco.

 

Minacce

Una delle principali minacce per i delfini è la caccia: il prelievo per scopi di sussistenza da parte delle popolazioni indigene è aumentato da quando queste sono cresciute di numero ed hanno appreso o sviluppato metodi di caccia più sofisticati. Le più grosse catture di cetacei, sono accidentali. Gran parte della pesca ha luogo nelle acque costiere, dove i cetacei rimangono impigliati nelle reti e, non potendo emergere per respirare, affogano. La preoccupazione per le numerose catture accidentali nelle reti portò nel 1989 all’adozione di un tentativo di soluzione da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU che chiedeva l’abolizione delle reti pelagiche derivanti entro il 30 giugno 1992 “a meno e fino a che non si prendano misure effettive per limitare gli effetti dannosi di questo tipo di pesca”. Ciononostante, la pesca con reti derivanti è ancora praticata da molti paesi e rientrano in questa categoria le famigerate “spadare”, usate nel Mediterraneo soprattutto da pescherecci italiani, che causano la morte di migliaia di delfini, capodogli e tartarughe marine ogni anno. Anche l’Unione Europea ha deliberato l’abolizione di queste reti per il 1997 e ha prescritto che nel frattempo la loro lunghezza non deve essere superiore ai 2,5 Km. ma questa limitazione è largamente ignorata, e si continuano ad usare reti di 10-20 Km ed oltre.

Altre serie minacce per i delfini sono l’inquinamento delle acque, la distruzione e la frammentazione dell’habitat a causa della costruzione di sbarramenti e dighe e della urbanizzazione e cementificazione delle coste che riducono la disponibilità di cibo per i cetacei.

 

La caccia alle balene

I balenieri commerciali hanno sfruttato quasi tutti i grandi Cetacei, portandone alcune specie e molte popolazioni vicino all’estinzione, soprattutto dopo l’adozione dell’arpione esplosivo sparato dal cannoncino (a partire dal 1864) e delle navi “fabbrica” (impropriamente dette navi “fattoria” dall’inglese factory ships). Malgrado ciò, il commercio internazionale dei prodotti di balena, che era enorme, anche se è ora molto diminuito, non è cessato del tutto.

Eppure esistono oggi sostituti naturali e sintetici di tutti i prodotti dei grandi cetacei a prezzi competitivi.

La commissione baleniera internazionale: La caccia ai grandi Cetacei è regolamentata dalla Commissione Baleniera Internazionale (IWC=International Whaling Commission) costituita nel 1946 dagli stati che praticavano la caccia, e comprendente oggi i delegati di una quarantina di nazioni (quelle ancora baleniere, esclusa l’Islanda che ne è uscita dal 1993 e quelle ex baleniere). Si sono aggiunte altre nazioni che non hanno mai cacciato i Cetacei, ma desiderano sostenere gli sforzi della commissione. L’Italia non ha ancora aderito, ma ha mandato osservatori alle ultime riunioni annuali, mentre le associazioni ambientaliste premono per una completa partecipazione. Già dal 1982, dopo vari anni di discussioni, l’IWC ha deliberato il bando della caccia commerciale a partire dal 1986 per un periodo indefinito. Nonostante ciò, oltre 15.000 balene sono state catturate in base ad esenzioni legali dalla moratoria, fra cui i pretesi scopi di “ricerca scientifica”. Altre 2.000 balene sono state uccise con le quote di caccia “tradizionali e di sussistenza” concesse ad alcune popolazioni aborigene (es. eschimesi).

 

Catture per i delfinari

I delfinidi vengono catturati per rifornire parchi zoologici o per essere addestrati ad esibirsi nei delfinari. Gli effetti di tali catture, sottraendo una certa quantità di animali all'ambiente naturale (inclusi quelli che rimangono uccisi accidentalmente durante l'operazione) si sommano a quelli della caccia deliberata. I delfini che vengono maggiormente catturati sono i tursiopi, l'orcella asiatica (Orcaella brevirostris) e la susa indopacifica (Sousa chinensis).

In Italia, il mantenimento dei delfini nei delfinari è regolamentato dal D.L. 6 dicembre 2001, n. 469, in materia di "Regolamento recante disposizioni in materia di mantenimento in cattività di esemplari di delfini appartenenti alla specie Tursiops truncatus, in applicazione dell'articolo 17, comma 6 della legge 23 marzo 2001, n. 93".

 

Spiaggiamenti

Alcuni Odontoceti, soprattutto globicefali, capodogli e zifidi, sono soggetti agli spiaggiamenti, cioè si spingono fino alle terre emerse non riuscendo più a ritornare in mare. Molto spesso gli spiaggiamenti provocano la morte dell'animale per disidratazione o per soffocamento dovuto al collasso dei polmoni sotto il peso del proprio corpo. Lo spiaggiamento può essere singolo, quando coinvolge un solo esemplare, o di massa, quando a spiaggiarsi è l'intero branco. Gli spiaggiamenti sono stati oggetto di un lungo dibattito tra i ricercatori per decenni, allo scopo di ricercarne le cause, che ancora oggi non sono ben chiare. Si pensa che a provocarli non sia una sola causa, ma una concomitanza di eventi naturali, biologici e comportamentali.

I primi comprendono cambiamenti nelle correnti marine e nelle maree e l'insorgenza di tempeste, mentre i fattori biologici comprendono la predazione, le malattie e i disturbi nell'ecolocalizzazione. Per quanto riguarda i fattori comportamentali, nelle specie altamente sociali è possibile che un animale in difficoltà per cause individuali venga seguito fino a terra dagli altri membri del branco, che si spiaggiano insieme a lui.

Nel 2004 ricercatori tedeschi hanno associato i frequenti spiaggiamenti dei capodogli delle acque del mare del Nord all'attività solare. Analizzando gli spiaggiamenti di questi Cetacei avvenuti dal 1712 al 2003 i ricercatori si accorsero che il 97% di essi si verificavano nei periodi di minimo dell'attività solare.

Un'altra possibile causa degli spiaggiamenti sono le esercitazioni della marina militare effettuate mediante l'utilizzo di sonar a media frequenza utilizzati per la ricerca dei sottomarini. Nel 1996 12 zifii (Ziphius cavirostris) si sono spiaggiati lungo le coste della Grecia e le analisi autoptiche hanno mostrato la presenza in ciascuno di una patologia caratterizzata dalla comparsa di emboli gassosi all'interno degli organi degli animali. Questi emboli, una volta che i Cetacei si spiaggiano, ne provocano la morte in seguito ai gravi danni causati all'apparato circolatorio. Gli spiaggiamenti sono stati correlati alle esercitazioni militari che si sono svolte due giorni prima che essi si verificassero. Nel 2002 altri 14 zifidi che presentavano gli stessi sintomi sono spiaggiati alle Isole Canarie e gli spiaggiamenti cominciarono dopo sole 4 ore dall'inizio delle operazioni militari, confermando la stretta relazione esistente tra l'uso dei sonar e gli spiaggiamenti e le morti di questi animali.

 

Voci correlate

- Regno Animalia;

- Addomesticamento;

- Superordine: Cetartiodactyla;

 

Tratto da Wikipedia e dal sito di Zoönomia (del dr. Bortolotto Alessandro), elaborato e modificato.