Cultura & Informazione da...

Associazione culturale

Idee & Sapori

P.IVA e Cod.fisc.:

04 87 64 90 28 7

 

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pec: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Contatti

Presidente: Bartolomei Loris

Vice-Presidente: Zaupa Orietta

 

Informativa sulla Privacy
e sulla navigazione del sito

Cerca nel sito

Collaborazioni

Partnes istituzionali

 

 

AssoCuochi Treviso

 

 Il Guado dell'Antico Mulino

 

Loco card

 

Progetti e partecipazioni

 

Comunità dei

Bisicoltori Veneti

 

 Tavolo di coordinamento

dei Prodotti tipici

della Provincia di Padova

 

Tesseramento

 

 

Promozione eventi

Aiutaci a crescere,

clicca Mi Piace ...

 

Promozione eventi:

 

 

Meleagris spp. (tacchino)

 

Descrizione

I tacchini (genere Meleagris) appartengono alla classe degli uccelli, sono gallinacei snelli, con zampe lunghe ed ali e coda corte. Hanno la testa e la parte superiore del collo bitorzolute, e dalla mascella superiore del becco breve, robusto ed arcuato, pende un'escrescenza carnosa ed erigibile di forma conica. In corrispondenza della gola vi è un bargiglio di colore rosso pallido; nella zona infraocellare vi è un processo di varia lunghezza a seconda del momento e dallo stato di eccitazione soprattutto nel maschio. I loro piedi sono alti e provvisti di lunghe dita, le ali sono molto arrotondate e la coda, composta di diciotto penne larghe ed erettili, ha forma tondeggiante. Una singolare particolarità del piumaggio è data dal fatto che alcune penne della parte anteriore del petto hanno l'aspetto e la consistenza di setole sporgenti e prendono il nome di pennello o granatello (lungo fino a 15 cm nel maschio).

 

Diffusi in libertà nell'America settentrionale e centrale fino all'istmo di Panama, i tacchini presentano, quanto all'indole ed ai costumi, tratti generali assolutamente comuni.

Curiosa è l'origine delle varie denominazioni nelle varie lingue: l'inglese turkey sembra derivare dal fatto che furono i mercanti turchi a introdurlo in Inghilterra; la vecchia denominazione francese, coq d'Inde, (gallo d'India) era probabilmente dovuta al fatto che inizialmente si pensava che Colombo, il suo "scopritore" europeo, fosse sbarcato nelle Indie; l'italiano tacchino, secondo alcuni, potrebbe avere origine onomatopeica.

Nei paesi europei, il tacchino cucinato intero è generalmente una pietanza "natalizia" mentre negli Stati Uniti è il piatto immancabile nel quarto giovedì del mese di novembre, il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day), una delle festività più importanti di quel Paese.

Il tacchino ha un ruolo importante nell'alimentazione odierna (attualmente la produzione di carni avicole in Italia supera percentualmente sia quelle bovine sia quelle suine). La carne di tacchino ha un costo inferiore a quella di vitello e ha un notevole valore nutritivo. In particolare, c'è più ferro che nelle carni bovine e una maggiore quantità di proteine; inoltre la carne del tacchino è abbastanza magra (per averla magrissima occorre togliere la pelle), molto tenera e facilmente digeribile.

 

Classificazione scientifica

Dominio: Eukaryota;

Regno: Animalia;

Sottoregno: Eumetazoa;

Phylum: Chordata;

Subphylum: Vertebrata;

Infraphylum: Gnathostomata;

Superclasse: Tetrapoda;

Classe: Aves;

Sottoclasse: Carinatae;

Infraclasse: Neornithes;

Ordine: Galliformes;

Famiglia: Phasianidae;

Sottofamiglia: Meleagridinae;

Genere: Meleagris;

 

Specie:

- Meleagris gallopavo (Linnaeus, 1758);

- Meleagris ocellata (Cuvier, 1820).

 

Specie

Lungo da un metro ad un metro e dieci, con ali di quarantacinque centimetri, coda di trentasette ed apertura alare che può giungere fino al metro e mezzo, il tacchino comune (Meleagris gallopavo) maschio è colorato sulle parti superiori di giallo-bruno con riflessi metallici, sulla parte inferiore del dorso e sulle copritrici della coda è bruno-noce con fasce verdi e nere, bruno-giallo sul petto, più scuro ai lati, grigio-bruo sulle cosce e sull'addome, e color fumo (quasi nero) sul sottocoda: tutte le piume delle parti finora citate presentano ai margini una colorazione nero-velluto. Le penne remiganti primarie sono bianco-grigiastre, le secondarie brune con fasce bianche, e le timoniere segnate da ondulazioni, fasce e gocce nere sul fondo uniformemente bruno. Le parti nude del collo e della testa sono di color celeste chiaro, i bitorzoli rossi; l'occhio è giallo-azzurro, il becco corneo e il piede a volte violetto-pallidi, a volte rosso-lacca. Simile a quello dei maschi, il piumaggio delle femmine è meno appariscente e meno vivace; esse sono inoltre di dimensioni notevolmente ridotte. È diffuso in natura in America settentrionale.

Il tacchino pavonino (Meleagris ocellata) rappresenta la specie affine nelle regioni centrali del continente americano: come si rileva dal suo nome, è un uccello che alle forme del tacchino unisce la bellezza del pavone.

 

Tacchino domestico: razze e ibridi

Le sottospecie del genere Meleagris sono sette:

- Meleagris gallopavo gallopavo, Linneo;

- Meleagris gallopavo mexicana, Gould;

- Meleagris gallopavo merriami, Nelson;

- Meleagris gallopavo intermedia, Sennet;

- Meleagris gallopavo osceola, Scott;

- Meleagris gallopavo silvestris, Viellot;

- Meleagris gallopavo onusta, Moore.

Si suppone che i tacchini domestici derivino dalla prima razza originaria del Messico da dove furono importati in Spagna e da qui distribuiti in tutta Europa. I tacchini erano già stati addomesticati prima della scoperta dell'America e venivano allevati dagli Aztechi e da altre popolazioni messicane.

L’American Standard of Perfection del 1953 ha dunque stabilito sette razze di tacchini domestici; attualmente nelle produzioni industriali non si parla più di razze ma soltanto di incroci industriali o ibridi commerciali. Le principali razze sono: Bronzato d'America (Bronze), Bianco d'Olanda, Narragansett, Nera (Black), Ardesia (Slate), Rosso di Borbone (Bourbon Red), Bianca di Beltsville (Beltsville Small White), Bronzata Gigante (Broad Breasted Bronze BBB), Bianca Gigante (Broad Breasted White BBW o Large White-LW). Le ultime due razze non sono comprese negli Standard Ufficiali.
Altre razze meno conosciute sono: l'Argentato, il Nebraskan, il Nyttany, il Royal Palm, il Blue, il Jersey giallo-marrone, il Crimson down ecc...

 

Razze italiane

Anche il numero delle razze italiane di tacchini ha subito una forte diminuzione; in particolare si può dire che le razze originarie del meridione sono da considerarsi estinte, mentre riescono a sopravvivere in piccoli gruppi quelli dell'Italia settentrionale. Purtroppo le caratteristiche produttive via via trascurate sono sempre peggiorate; pertanto le razze rimaste poco differiscono fra loro per precocità, accrescimento delle masse pettorali e si differenziano soltanto per il colore della livrea.

Tutte le nostre razze mantengono un'ottima propensione alla cova e nessuna presenta problemi di fecondazione vista la taglia.

Le principali razze italiane di tacchini sono:

- Brianzolo: non si tratta di una vera e propria razza, ma può ascriversi ad una popolazione di individui dotati di una certa uniformità somatica, ricercati nella zona per le loro buone caratteristiche produttive; originaria della Lombardia presenta livree varie, molto comune la reticolata ma si presenta anche nero, bronzato, grigio reticolato o bronzato ad ali bianche. Altra sua caratteristica somatica distintiva è la colorazione delle caruncole della testa che spesso, anziché essere rosse, sono di colore aranciato. Raggiunge un peso non molto importante, il maschio pesa 6 kg mentre la femmina 3-4 kg; è alquanto precoce nella crescita e si dimostra resistente alle più comuni malattie dei tacchini. Localmente è noto come tacchino nostrano e, a giudicare da testimonianze orali, sembra che in passato la colorazione grigia reticolata fosse quella degli animali comunemente allevati nelle aie della Brianza;

- Bronzato Comune: originario del nord Italia, si tratta di una razza veneta di tipo leggero assai diffusa in ambito locale; il maschio raggiunge i 6 kg mentre la femmina arriva a 3-4 kg. La colorazione è quella classica bronzata, con pelle bianca a volte giallastra, tarsi carnicini. Il tacchino Bronzato Comune conserva una buona attitudine alla cova e una discreta deposizione. Attualmente alcune aziende venete, orientatesi verso la produzione di pollame biologico, commercializzano questo tipo di animale durante le festività natalizie ottenendo un ottimo riscontro;

- Bronzato dei Colli Euganei: originario del Veneto; con livrea bronzata; si tratta di un tacchino di piccola mole, estremamente leggero, infatti non supera i 5 kg il maschio e 3 kg per la femmina. Sembra differenziarsi rispetto al Bronzato Comune per una colorazione più ricca di riflessi bronzati e per una maggiore dimensione delle caruncole della testa. Per questa razza sono stati stanziati dei finanziamenti per il recupero genetico a causa dell'abbandono della razza a favore di quelle più commerciali e pesanti;

- Castano precoce: insieme al Nero d'Italia è l'unica razza che presenta degli standard ,è originaria del Veneto. Presenta una livrea castana, in entrambi i sessi il colore di fondo ha una tonalità rosso castana uniforme con piumino bruno. La pelle è biancastra (per alcuni autori dovrebbe essere giallastra) e i tarsi si presentano carnicini; si tratta di un tacchino di media mole, il maschio arriva a pesare 8-10 kg (anche fino a 14 kg) mentre la femmina 5-7 kg. Le uova evidenziano un guscio leggermente rosato e pesano 70-85 grammi. La maturità sessuale viene raggiunta a sette mesi sia nei maschi che nelle femmine; la durata dell'incubazione è di 28 giorni. Anche per questa razza sono stati stanziati dei finanziamenti per il recupero genetico. Da un punto di vista genetico il colore è dovuto all'effetto di un gene recessivo normalmente legato al sesso, avente la proprietà di diluire il colore nero bronzato. Questa caratteristica peculiare del tacchino Castano Precoce lo rende utile nella produzione di pulcini autosessabili alla nascita mediante la colorazione del piumino. Infatti accoppiando maschi Castani a femmine di razza Bronzata Comune si ottengono nella prole maschi Bronzati e femmine Castane, nettamente distinguibili sin dalla nascita. Attualmente la presenza sul territorio della razza si è molto ridotta, forse a causa della chiusura di alcuni centri che ne curavano la riproduzione e la diffusione;

- Bianco di Avellino: si trattava di un tacchino di taglia assai limitata di cui si sfruttava in particolare la propensione alla cova; era originaria della Campania e presentava una livrea bianca con rare macchie scure sulle remiganti. Sembra da documenti dell'epoca che tale colore derivasse da reiterati incroci fra tacchini neri e bianchi; sembra ormai estinta;

- Fulvo di Benevento: anche questa razza era originaria della Campania; presentava una livrea rosso cupo, mattone molto spesso fulvo, con rare macchie nere alle estremità delle penne. Era una razza assai rustica buona pascolatrice e con un'ottima propensione alla cova; è ormai considerata estinta a causa dell'introduzione di razze più precoci e produttive;

- di Parma e Piacenza: questa popolazione non sembra ascrivibile ad una vera e propria razza. Presenta una livrea grigia; originaria dell'Emilia Romagna sembra essere quasi estinta: vi sono solo due gruppi che contano circa 30 esemplari per ognuno. Di taglia alquanto più grossa rispetto agli altri tacchini locali presenta un piumaggio perlopiù grigiastro, privo dei riflessi cangianti e quindi non suscettibile ad essere confuso con un tacchino di colorazione Bronzata. La pelle del tacchino di Parma e Piacenza è di colore biancastro intenso, tanto che le carcasse di questi animali venivano facilmente distinte dai tacchini di Romagna, dotati spesso di pelle giallastra;

- di Romagna (o Romagnolo): originaria della stessa zona; presenta livree molto varie (alcuni documenti riportano diverse descrizioni di colore: bianco picchiettato di nero, bianco picchiettato di rosso, bronzato ad ali nere, grigiastro, variopinto, screziato con aree del piumaggio simili a quelle del pavone, rosso paonazzo, nero sbiadito) con pelle giallastra, non presenta infatti caratteri ben definiti per quanto riguarda la colorazione, autori dell'epoca affermano che derivi da più razze fra loro da tempo meticciate, incrociate e trascurate. La taglia è ridotta (4-7 kg in media con punte massime di 8-9 kg ad un anno di età.). Il colore della pelle è sempre stato un carattere sgradito dalla maggior parte dei commercianti di pollame, poiché toglieva uniformità al prodotto, pertanto anche le cronache dell'epoca mettono in evidenza il minor prezzo al quale venivano acquistati questi animali a ragione della loro pelle gialla; mentre aveva un'ottima reputazione sui mercati di Parigi e Londra dove si apprezzavano animali di taglia ridotta 2,5-3 Kg. È ormai ridotta in piccoli gruppi;

- di Treviso: proveniente dal Veneto aveva un piumaggio scuro, quasi nero, e pelle bianca; L'ipotesi più plausibile fa supporre che il tacchino di Treviso potesse sovrapporsi per conformazione e peso al tacchino Bronzato Comune ma ormai è considerato estinto;

- Ermellinato di Rovigo: proveniente dall'omonima città del Veneto; è un tacchino rustico di taglia media, caratterizzato da un piumaggio bianco ermellinato derivante da una mutazione avvenuta durante una selezione per la quale si cercava, ne 1958, di ottenere una razza da un incrocio tra tacchini locali e la razza Crollwitzer (molto più uniforme a ragione della notevole selezione eseguita dagli allevatori tedeschi); è un ottimo pascolatore e si presta molto bene all'allevamento all'aperto anche in zone montane; i maschi raggiungono il peso di 10 kg, mentre le femmine si aggirano attorno ai 4 kg. La femmina depone circa 70-100 uova a ciclo (con guscio leggermente rosato e del peso di 70-80 grammi). La maturità sessuale viene raggiunta a sette mesi sia nei maschi che nelle femmine. La durata dell'incubazione è di 28 giorni;

- Lilla di Corticella: durante uno studio riguardante la trasmissione della colorazione blu (azzurro) negli avicoli, nella prima metà del 1900 furono oggetto di allevamento presso la Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo numerose razze avicole dotate di questo carattere. Tra queste fu acquistato un gruppo di tacchini di razza Blu (Slate) che, nelle generazioni che seguirono, produssero una discendenza per metà di colorazione Blu-ardesia, per un quarto di colorazione Bronzata e per il restante quarto di un vago lilla pallido, "color del cielo all'aurora". Questa razza è nata nel Veneto e poi è stata fissata in Emilia Romagna. Presentava una livrea lilla cinereo: le penne del groppone e del sopracoda mantenevano l'orlatura bianca e per i restanti caratteri di fertilità, peso e rusticità gli animali erano perfettamente simili a quelli della razza pura progenitrice. Da questo iniziale gruppo di animali si volle fissare stabilmente questo fenotipo e, incrociando gli animali di colorazione Lilla, si riuscì ben presto a stabilizzare definitivamente la nuova razza. L'allevamento del tacchino Lilla fu poi affidato alle cure dell'allevamento della Stazione Provinciale di Avicoltura di Bologna a Corticella assumendo così il nome definitivo di Lilla di Corticella o di Bologna. Il tacchino Lilla di Corticella presentava un mantello uniformemente colorato di azzurro pallido, quasi grigio acciaio, con leggeri riflessi rosei. Le timoniere, le penne del groppone, del sopracoda e le posteriori dei fianchi avevano un margine di colore più chiaro tendente al bianco. Tarsi da rosa a bianco; peso tra i 9 e i 10 kg per il maschio, 6-7 kg per le femmine. Con il sopraggiungere dei moderni ibridi a piumaggio bianco, l'allevamento del tacchino Lilla fu interrotto e la razza rischiò di andare completamente distrutta anche se sembra che sopravvivano ancor oggi alcuni esemplari. Tacchini di colorazione Lilla vengono invece allevati comunemente negli Stati Uniti e sembra che questi animali godano di una certa popolarità in alcuni stati;

- Nero d’Italia: originaria della Lombardia ha un suo standard ed è la razza più diffusa come tacchino leggero. Presenta una livrea nero cangiante su tutto il corpo, con tarsi da rosso scuro a viola e pelle perfettamente candida; il maschio arriva a 4-6 kg, la femmina a 2,5-3,5 kg.

 

Ibridi commerciali

I tacchini che oggi troviamo sul mercato non appartengono più ad una razza ben precisa ma sono il risultato di incroci mirati allo sviluppo delle caratteristiche produttive e funzionali. Si può dire che oggigiorno vi sono tre tipi di tacchino uno leggero, uno medio e uno pesante. Mentre i primi due sono destinati al consumo intero e a consumatori più esigenti, quelli pesanti sono destinati al consumo porzionato. Gli ibridi commerciali sono i più svariati e hanno nomi diversi solitamente di fantasia o della ditta produttrice.

Attualmente la maggior parte degli autori sono concordi nel riconoscere solo un tacchino bianco che presenta la medesima mole del Bronzato: peso maschio 9-15 kg, femmina 6-8 kg. L'allevamento del tacchino bianco è stato preferito in quanto le piume bianche erano più richieste; oggi si preferisce questa livrea perché gli "spuntoni" residui della spiumatura meccanica sono meno visibili.

 

Comportamento

I boschi degli stati dell'Ohio, del Kentucky, dell'Illinois, dell'Arkansas, del Tennessee e dell'Alabama ospitano ancor oggi un gran numero di tacchini; sono abbastanza comuni anche in Canada, negli stati meridionali e nelle regioni centrali americane. Essi trascorrono le loro giornate in gruppi piuttosto numerosi, impegnati in un continuo vagabondaggio attraverso i boschi: si muovono costantemente sul suolo e compiono spostamenti abbastanza rilevanti, sempre sotto la guida di un vecchio maschio che è il primo, quando si presenta un'inconsueta difficoltà naturale, a dare il segnale di arresto e ad invitare successivamente il gruppo ad affrontarla. Uno spettacolo di questo genere si può vedere, per esempio, quando il branco giunge sulla riva di un fiume: esso dapprima si raccoglie sul punto più elevato della costa e vi si trattiene lungamente, anche per diversi giorni, come se i suoi membri volessero prender consiglio prima di decidersi ad attraversarlo. Quando finalmente il capo dà il suo segnale, i tacchini si pongono in volo, con una fatica proporzionata allo scarso sviluppo delle loro ali ed alla costante abitudine di vivere a terra.

Il tacchino non ha esigenze specifiche in fatto di dieta, si nutre di erbe e verdure di ogni sorta, di cereali, frutta, insetti e piccole locuste; sembra avere una spiccata preferenza per alcuni tipi di noci e di bacche.

Il tacchino goglotta, quindi il suo verso è un goglottio.

 

Riproduzione

Il tempo della riproduzione incomincia verso la metà di febbraio. Femmine e maschi si separano, ed anche per il riposo notturno si scelgono, sugli alberi, delle sedi distinte anche se non lontane le une dalle altre. Al richiamo della femmina rispondono tutti i maschi, i quali rapidamente vanno a prendere posto vicino ad essa e incominciano il corteggiamento, facendo la ruota, rovesciando il capo all'indietro, strascicando le ali a terra e gridando confusamente.

L'unione tra il maschio e la femmina si mantiene finché sopraggiunge il momento della deposizione delle uova; terminata la deposizione la femmina si separa dal maschio e si nasconde nell'intento di difendere le uova dalle violente manifestazioni d'amore del compagno, che potrebbero avere per esse conseguenze distruttive. Dal canto suo, il maschio cessa di interessarsi alla compagna non appena ha soddisfatto i propri istinti, e dal momento in cui ha inizio l'incubazione se ne dimentica completamente, diventando indifferente e pigro.

Una leggera escavazione del terreno, negligentemente rivestita di poche piume, è tutto ciò che viene approntato dalle femmine per accogliere la prole.

Questi nidi vengono costruiti verso la metà del mese di aprile, nei luoghi più nascosti e adatti a difendere dalle insidie le dieci, quindici o venti uova della covata, punteggiate di rosso su fondo giallo-scuro. Alla loro cura la madre si dedica con attenzione e precauzione, ricoprendole diligentemente di foglie secche ogni volta che deve abbandonarle; se per effetto di qualche imprevista circostanza la femmina è indotta a disinteressarsi definitivamente del proprio nido, passa ad una seconda covata, mentre, se tutto procede regolarmente, l'incubazione si verifica un'unica volta nel corso dell'anno. Appena sgusciati, i piccoli vengono dapprima tenuti dalla madre sotto le tiepide ali, e poi immediatamente condotti alla ricerca del cibo: dopo due settimane sono già in grado di alzarsi in volo, e la famiglia, che fino a quel momento aveva dovuto trascorrere le notti sul terreno, incomincia a recarsi sui bassi rami degli alberi. La crescita è rapida, e già in agosto i giovani sono abbastanza forti e prudenti per difendersi dagli attacchi dei loro nemici; le famiglie si sciolgono, o meglio si confondono nei branchi adulti, incominciando a partecipare alle loro escursioni.

 

Allevamento

In Europa, il tacchino fu introdotto poco dopo la scoperta dell'America. Nel XVI secolo esso era ancora rarissimo e ricercato, mentre oggi è uno dei più diffusi tra gli uccelli domestici. Parecchi proprietari di fattorie li apprezzano molto, mentre altri non li sopportano per il loro contegno rumoroso, turbolento e litigioso.

 

Allevamento intensivo

Nell'allevamento intensivo del tacchino si ritrova spesso l'allevatore soccidario. Il contratto di soccida ha avuto una ripresa ed un'espansione notevole in questi ultimi anni a causa della diffusione di alcune forme di integrazione contrattuale tra allevatori ed industrie fornitrici di mangimi. Questo si verifica di frequente nel caso di polli, tacchini, suini e bovini da ingrasso. L'industria fornisce i soggetti da allevare (pulcini, tacchinetti, suinetti svezzati, vitelli da ristallo), i mangimi, i medicinali, l'assistenza tecnica e l'assistenza sanitaria mentre l'agricoltore fornisce i locali, la manodopera e, nel caso dei bovini, l'insilato di mais. Alla fine del periodo di ingrasso, dal rapporto tra l'incremento in peso dei capi e il peso dei mangimi somministrati, si ricava l'indice di conversione dei mangimi. Al contratto è allegata una tabella che fornisce, per ogni rapporto di conversione, la quota di riparto del prodotto tra soccidante (industria mangimistica) e soccidario (allevatore). All'atto della sottoscrizione del contratto viene indicato anche il prezzo al quale il prodotto sarà ritirato a ciclo concluso.

L'attività ha per oggetto l'allevamento di pulcini di tacchino, sino all’età idonea per l’ottenimento di animali pronti per la macellazione (circa 100 giorni per le femmine, circa 140 giorni per i maschi).

Aspetto di rilievo è che la conduzione ordinaria dell’attività lavorativa si realizza di norma con un basso ausilio di manodopera interna, a volte ridotta anche ad una sola unità e gestita sul modello di impresa famigliare e/o a questa riconducibili. Solo in alcune fasi di lavoro specifiche com’è il caso del caricamento, è necessario l’apporto di personale avventizio chiamato a operare nelle varie aziende, in relazione a singole necessità.

I pulcini in arrivo dagli incubatoi vengono introdotti nei capannoni dove avviene l’allevamento, nei quali è stata preparata la lettiera. Al loro arrivo, gli animali vengono inseriti in aree delimitate da reti metalliche a forma di cerchio, per un periodo di circa 7 giorni, detto periodo di svezzamento.

Sulle lettiere vengono predisposte reti a forma di cerchio delimitanti aree circoscritte, per il periodo dello svezzamento, che ha la durata di circa una settimana. Terminato il periodo di svezzamento ha inizio il ciclo di ingrasso, che si conclude rispettivamente con il carico delle femmine, dopo 100 giorni circa e con il carico dei maschi dopo circa 140 giorni. Durante il periodo di ingrasso, gli animali vengono mantenuti divisi per sesso (la divisione viene già fatta nella fase di svezzamento). Normalmente il capannone viene suddiviso in due aree di pari superficie, per mezzo di divisori interni costituiti da strutture metalliche fisse nelle quali vengono inseriti grandi sistemi ventilatori a pale, in aggiunta a quelli già presenti sulle pareti esterne del capannone.

Le attrezzature impiegate nella fase di ingrasso (da considerare quale fase di allevamento vera e propria) sono sostanzialmente costituite da:

1) sistema di distribuzione del mangime: l’impianto tecnologico per la distribuzione del mangime è un sistema automatizzato complesso, in quanto costituito da più elementi, quali:

a) il silos: ha la funzione di contenere in stoccaggio temporaneo il mangime in esso introdotto dall’esterno tramite autocisterna con sistema di caricamento a condotta mobile brandeggiante. I silos sono sempre collocati in aree esterne, di norma individuate sul contorno dei capannoni, posizionamento che risulta funzionale al processo di distribuzione. Di media i silos hanno una capacità che si aggira intorno ai 160 q.li circa;

b) i meccanismi di estrazione e distribuzione automatica in vasche di contenimento intermedio: dai silos, il mangime viene estratto automaticamente tramite un sistema di movimentazione automatica motorizzata, che invia il mangime in tramogge interne ai capannoni;

c) le mangiatoie: costituiscono l’elemento di contenimento terminale del mangime, dal quale gli animali si autoalimentano direttamente. Sono installate su strutture mobili in senso verticale, percorrenti l’intera area in sezione longitudinale dei box di allevamento. Speciali dispostivi a ghiera, consentono di dosare il mangime in uscita sul vassoio della mangiatoia, in relazione alle necessità di allevamento.

2) impianto tecnologico per la distribuzione dell’acqua di abbeveraggio: è anch’esso un sistema complesso, composto dai seguenti elementi:

a) il bacino di contenimento o la rete idrica di acqua potabile esterna: l’alimentazione idrica viene realizzata o tramite pompaggio dell’acqua da bacini di contenimento collocati nell’area di allevamento, o tramite acquisizione diretta della risorsa idrica (dalla conduttura idraulica urbana);

b) le condutture di distribuzione idrica interne: all’interno dell’insediamento l’acqua viene distribuita per mezzo di condutture interne e/o esterne alle opere murarie dei fabbricati, con l’ausilio di vasche di contenimento intermedio.

c) gli abbeveratoi: il sistema di distribuzione idrica si completa con l’abbeveratoio, che, a differenza di quanto accade in altre tipologie di allevamento, in quella del tacchino è ancora basato sul sistema tradizionale “a caduta“. A questo proposito infatti, mentre nell’allevamento dei broilers è normalmente adottato il sistema cosiddetto “a goccia”, tale tecnologia non risulta adottabile per l’allevamento del tacchino, essenzialmente per le difficoltà che l’animale avrebbe ad abbeverarsi, con conseguente perdita di peso. Il tacchino infatti, a differenza di altre specie avicole, necessita di un grande quantitativo di acqua, che nel periodo estivo raggiunge i due litri/giorno a capo, sia per ragioni di ordinario abbeveramento, sia allo scopo di raffreddare la propria superficie corporea. Da ciò ne risulta che l’apporto idrico con il sistema di alimentazione “a goccia“ risulterebbe sufficiente per la sopravvivenza, ma non per l’ingrasso.

3) Le tecnologie per il riscaldamento dei box hanno due finalità diverse:

a) consentire il corretto accasamento dei pulcini (che trovano la loro temperatura ideale intorno ai 32 – 33 gradi centigradi);

b) creare un clima idoneo al ciclo di vita dell’animale sopperendo ai periodi stagionali sfavorevoli.

4) L’accasamento dei pulcini di tacchino necessita inderogabilmente di speciali lampade a gas che indirizzano il flusso di calore in un punto determinato del pavimento, in modo che i pulcini trovino una sorta di conforto materno simulato e subiscano uno stress ridotto al minimo. Secondo la recente tecnologia l’ambiente di allevamento viene invece riscaldato nel suo complesso tramite impianti di riscaldamento a diffusione d'aria.

5) Le tecnologie per il raffrescamento/ventilazione dei box attualmente in uso fanno capo alle due differenti tecniche che prevedono:

a) l’immissione/spostamento di aria naturale (sistema tradizionale);

b) immissione/circolazione dell’aria in modo forzato (sistema avanzato).

6) I due sistemi differiscono sostanzialmente in relazione alla gestione e/o controllo dell’immissione dell’aria, che è presente nel sistema forzato mentre risulta assente in quello a ventilazione naturale. Caratteristica comune e visibile dell’impianto sono i grossi ventilatori elicoidali installati sia nella parti perimetrali sia, in alcuni casi, internamente ai box di allevamento. Componenti del sistema di aerazione sono poi tutte le aperture perimetrali, che sono generalmente dotate di finestrature governabili in modo meccanizzato e/o motorizzato, e negli impianti più avanzati sono altresì provviste di sistemi ad intervento automatico collegato a sonde termometriche ambientali.

Trascorso il tempo necessario per l’ingrasso, gli animali vengono caricati sul mezzo di trasporto e inviati alla macellazione. Nella tecnica ordinariamente in uso nelle realtà locali, viene impiegata una macchina carica tacchini, basata sull’impiego di un nastro trasportatore che convoglia gli animali in un canale la cui parte terminale giunge su una piattaforma aerea collocata all’esterno del capannone in adiacenza al mezzo di trasporto. Sulla piattaforma aerea staziona un operatore che preleva l’animale manualmente e lo inserisce nelle gabbie già posizionate sul mezzo di trasporto.

L’attività di caricamento avviene in due differenti fasi:

  1. una prima fase, a circa 100 giorni di vita dell’animale, in cui vengono caricate le femmine, con un peso stimato pari a circa 7,5–9 Kg/capo,

  2. una seconda fase dopo circa 140 giorni di vita, in cui vengono caricati i maschi, che raggiungono un peso complessivo pari a circa 17-22 kg /capo.

Nell’esperienza locale, alla tecnica di caricamento con macchina carica-tacchini che avviene nei box di allevamento a più piani in verticale, si aggiunge il sistema di caricamento manuale, che viene realizzato solo per il carico delle femmine nei box di allevamento a piano terra. In questo tipo di tecnica i tacchini vengono inseriti manualmente dall’operatore all’interno di speciali gabbie alloggiate a pallets. Ogni pallet è normalmente costituito da tre gabbie sovrapposte e ogni gabbia ha una capacità di contenimento pari a 7/8 tacchini. A differenza del sistema che prevede l’impiego della macchina carica tacchini, quello che prevede il caricamento manuale necessita di carrello meccanico elevatore per la movimentazione e il carico dei pallets sull’automezzo per il trasporto al macello.

Esaurito il caricamento dei tacchini maschi i box di allevamento devono essere preparati per un nuovo ciclo di ingrasso. La prima operazione, sempre necessaria, è quella della rimozione della pollina, ovvero della lettiera mista agli escrementi che gli animali hanno prodotto durante la loro permanenza nei box. La rimozione della pollina viene realizzata mediante impiego di uno speciale mezzo tipo bob-cat dotato di un attrezzo frontale a forma di pala. Mediante tale attrezzo la pollina viene convogliata e spinta verso le aperture del capannone e cadendo per gravità dall’alto forma man mano dei cumuli i quali vengono poi rimossi mediante una pala caricatrice che carica il materiale su un autocarro per il conferimento dello stesso all’esterno dell’allevamento.

Successivamente alla rimozione della pollina, viene realizzato il lavaggio dell’ambiente di allevamento tramite irrorazione di acqua, che può avvenire o tramite impiego di motopompa, con una pressione di esercizio pari a circa 70 bar, oppure tramite idropulitrice, con una pressione di esercizio che raggiunge i 120–150 bar. Subiscono attenta opera di lavaggio, oltre che superfici dei muri e pavimento, tutte le strutture e attrezzature interne dei box.

Al lavaggio segue la disinfezione, realizzata con la medesima tecnica impiegata per il lavaggio, diluendo in acqua specifici prodotti disinfettanti. Terminata la disinfezione di locali e attrezzature viene realizzato l’allestimento dei box di allevamento mediante costituzione delle lettiere e sulle stesse, la predisposizione di aree a cerchio con ausilio di reti metalliche, per ospitare i pulcini di tacchini durante lo svezzamento.

L’attività lavorativa in esame ha come fine la produzione di tacchini adulti (maschi e/o femmine) da inviare alla macellazione per l’ottenimento di prodotto alimentare. La produzione del tacchino viene ottenuta mediante allevamento degli stessi in appositi siti, normalmente isolati dai centri abitati, per ragioni di impatto ambientale, ma anche di protezione delle specie allevate, da affezioni derivanti da elementi nocivi esterni, potenziali veicolatori di patogeni per gli animali allevati, in particolare influenze e/o malattie infettive di carattere epidemico. Allo scopo di preservare i luoghi di allevamento da contatti con l’esterno, vengono adottate specifiche misure, derivanti da normative nazionali e comunitarie, ma anche ritenute necessarie e/o opportune in applicazione di regolamenti locali o di regole di buona tecnica, per favorire le condizioni di habitat, ovvero il benessere degli animali. Il confine dell’allevamento è sempre perciò rigidamente stabilito e controllato, a mezzo di recinzioni e percorsi presidiati e anteposti rispetto all’ingresso ai fabbricati in cui ha luogo l’attività di allevamento. Fra le misure igienico sanitarie imposte assume rilievo la disinfezione dei mezzi tramite apparecchiature automatiche a spruzzo, la doccia preventiva per il personale/visitatori prima dell’ingresso in allevamento.

Il ciclo produttivo ha potenzialmente inizio nel momento in cui viene caricato l’ultimo animale maschio del ciclo precedente. Di fatto, il nuovo ciclo ha inizio successivamente all’avvenuto carico dei tacchini maschi, che, alla stregua di quello delle femmine, si realizza in ore notturne (normalmente fra le ore 22:00 e le ore 6:00 del giorno successivo) per ragioni tecniche inerenti la necessità di ridurre al minimo le condizioni di stress e/o agitazione degli animali, a vantaggio degli operatori addetti al caricamento nonché delle condizioni fisiche degli animali stessi.

La prima fase della produzione, consiste nella rimozione della pollina. Tale attività viene normalmente appaltata a ditte esterne, che si occupano della rimozione della stessa facendo uso di appositi macchinari (normalmente bob-cat) caricandola poi su mezzi di trasporto facendo uso di pala meccanica, ai fini del suo convogliamento in appositi siti per l’impiego a scopo agricolo.

La seconda fase del ciclo consiste nell’accurato lavaggio con acqua dei luoghi di lavoro e delle strutture, facendo uso di macchine idropulitrici.

La terza fase conclude la predisposizione della sede di allevamento, ed ha natura preventiva, in quanto consiste nel processo di disinfezione di luoghi di lavoro e strutture, in precedenza oggetto di semplice pulizia mediante impiego di acqua. La disinfezione avviene mediante impiego di idropulitrice contenente prodotti specifici in soluzione acquosa.

La quarta fase è quella relativa all’allestimento tecnico-funzionale dell’ambiente di allevamento. La fase è composta di tre distinti momenti operativi eseguiti all’interno dei box di allevamento:

a) immissione e stesura del materiale costituente la lettiera. Per l’allevamento dei tacchini è normalmente impiegata la lolla di riso (o pula di riso), ma è possibile l’utilizzo di materiali diversi come la paglia e i trucioli di legno;

b) immissione del materiale tecnico necessario allo svezzamento (abbeveratoi, mangiatoie, reti metalliche di delimitazione delle aree di svezzamento);

c) allestimento e preparazione delle aree di svezzamento complete delle sostanze necessarie all’alimentazione.

Questa fase richiede l'impiego di mezzi meccanici (di norma bob-cat).

La quinta fase consiste nell’operazione di inserimento dei pulcini di tacchino all’interno delle aree di svezzamento. Tale attività è essenzialmente costituita dallo scarico dei contenitori che ospitano i pulcini dal mezzo di trasporto, e dal successivo inserimento manuale dei pulcini stessi nelle aree di svezzamento delimitate dalle apposite reti collocate a forma di cerchio sulla lettiera; questa fase è di durata molto breve.

La sesta fase è quella relativa allo svezzamento dei tacchinotti e consiste essenzialmente nel controllo del buon andamento del ciclo riproduttivo dei pulcini di tacchino, per un periodo di una settimana circa. I piccoli tacchini vengono alimentati all’interno delle aree circoscritte dalle reti appositamente predisposte e l’operatore verifica il buon andamento dello svezzamento in termini di corretta assunzione di alimento e bevanda, di acclimatamento e di accasamento in termini di microclima, ovvero di idoneità della temperatura, umidità e assenza di correnti d’aria, nonché di corretto stazionamento dei tacchinotti sulla superficie ad essi destinata.

Lo svezzamento termina con l’operazione definita di allargo, consistente nella rimozione delle reti delimitanti le aree circoscritte nel cui ambito i tacchinotti trascorrono la prima settimana nei box di allevamento.

Con la settima fase ha inizio il ciclo di ingrasso che, in termini di tempo risulta commisurabile in circa 100 giorni di allevamento per le femmine e circa 140 giorni per i maschi. Nel corso del ciclo i tacchini maschi sono separati dalle femmine e usufruiscono anche di spazi differenti di lettiera disponibile, in ragione di 5/6 tacchini per metro quadrato per le femmine e 3/4 tacchini per metro quadrato per i maschi. L’attività relativa al ciclo di ingrasso è complessa, nel senso che risulta costituita da un insieme di singole attività fra cui le principali sono relative ad una serie di controlli (controllo giornaliero della mortalità, controllo del buon funzionamento degli impianti di distribuzione mangiatoie e abbeveratoi, controllo stato della lettiera) e specifiche attività tecniche (taglio del becco, vaccinazione, rivoltamento della lettiera mediante uso di macchina operatrice ad azione fresante).

L’ottava fase consiste nell’attività di carico delle femmine. Tale attività viene svolta in ore notturne per ragioni inerenti un maggior stato di tranquillità degli animali. Il caricamento viene realizzato mediante l’impiego di un apposito macchinario chiamato “macchina carica tacchini“.

La nona fase consiste nell'attività di allargo del tacchino maschio, nello spazio in precedenza occupato dalle femmine. I tacchini maschi durante il ciclo di ingrasso vengono allevati con una densità in termini di spazio, più favorevole rispetto a quella delle femmine (femmine = 5/6 capi per metro quadrato di lettiera, maschi = 3/4 capi per metro quadrato di lettiera). Una volta eseguito il carico delle femmine, i maschi vengono “allargati“ sfruttando lo spazio in precedenza non disponibile, ottenendo in seguito all’esecuzione di tale operazione, una densità pari a 2/2,5 capi per metro quadrato di lettiera.

La decima fase è quella conclusiva dell’intero ciclo e consiste nel carico del tacchino maschio. Conformemente al carico delle femmine, tale attività viene realizzata facendo uso di apposito macchinario denominato “macchina carica tacchini“. La differenza del tempo medio di esecuzione del caricamento varia ed è pari a circa 1000 capi/ora per le femmine mentre per i maschi si riduce ai 500 – 600 capi/ora.

L’undicesima fase viene individuata nella realizzazione delle operazioni di manutenzione. L'attività non risulta propriamente una fase fissa in senso temporale, in quanto trasversale a tutte le altre, e la sua attivazione, se programmata, può realizzarsi a fine ciclo, ma può anche inserirsi in una qualsiasi delle fasi del ciclo produttivo. Come ogni processo manutentivo anche nell’attività dell’allevamento avicolo si può in generale distinguere fra i diversi modelli di manutenzione ordinaria e straordinaria, anche se in questo ambito lavorativo tale distinzione non è netta, in quanto il tipo di intervento è fortemente influenzato da elementi quali:

a) l’esistenza di ingenti fenomeni corrosivi e/o deterioramento determinato dall’azione delle deiezioni animali;

b) la continuità e l’intensività del ciclo;

c) l’esistenza di strutture a più livelli in senso verticale;

d) la presenza di fabbricati di non recente costruzione;

e) le difficoltà di adattamento del progresso tecnologico alle strutture e agli impianti esistenti;

f) i vincoli di carattere igienico sanitario di carattere anche eccezionale, che possono ostacolare l’evolversi dell’attività manutentiva.

La quantificazione numerica del fabbisogno lavorativo in questa fase non è ipotizzabile in modo specifico e dunque non è prevedibile, in quanto risulta influenzata da fattori ordinari quali la tipologia, l’entità, l’urgenza dell’intervento, nonché da fattori straordinari quali l’intervento svolto in concomitanza alla presenza di animali e/o in regime di particolare allerta sotto il profilo igienico sanitario.

 

Voci correlate

- Ordine: Galliformes;

- Allevamento e Zootecnica;

- Macellazione;

- Carne;

- Alimento;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.