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Comune di Longare

 

Descrizione

Longare è un comune di quasi 6..000 abitanti della Provincia di Vicenza; vi si trova la base militare statunitense Site Pluto.

 

Territorio

- Coordinate: 45°29′00″N 11°37′00″E;

- Altitudine: 29 m s.l.m.;

- Superficie: 22,77 km²;

- Abitanti: 5 646 (31-12-2010);

- Densità: 247,96 ab./km²;

- Frazioni: Costozza, Lumignano;

- Località: Bugano, Casoni, Secula;

- Comuni confinanti: Arcugnano, Castegnero, Grumolo delle Abbadesse, Montegalda, Montegaldella, Torri di Quartesolo, Vicenza;

- Codice postale: 36023;

- Prefisso: 0444;

- Fuso orario: UTC+1;

- Codice ISTAT: 024051;

- Codice catastale: E671;

- Targa: VI;

- Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa);

- Nome abitanti: longaresi.

 

Luoghi d'interesse

- Chiesa di Santa Maria Maddalena, costruita nel 1800 dall'architetto Ottone Calderari. Il campanile è di circa un secolo posteriore.

- Oratorio della Beata Vergine del Carmine, eretta nel 1724, dall'architetto Francesco Muttoni, è una delle poche vestigia rimaste nella parte di Secula dove esisteva anche Villa Valmarana-Bassani, distrutta da un incendio nel 1927.

- Villa Scroffa Donadello, della metà del Quattrocento, è uno delle più antiche del territorio vicentino.

- Villa Bassani, in stile Liberty, fu fatta costruire nel 1927 da Enoch Giovanni Bassani (1832-1898) dopo l'incendio che distrusse Villa Valmarana Bassani alla Secula.

- Villa Peserico, costruita nella metà del Cinquecento con uno scalone interno a due rampe. Nonostante le modifiche apportate alla fine dell'Ottocento dal parte del suo proprietario, il prospetto verso il cortile conserva, al piano nobile, una loggia tuscanica (oggi tamponata) con tre colonne su alti piedistalli e pilastri alle estremità.

- Villa Barbaran Capra, risalente al XVIII secolo; ha subito strutturali rifacimenti nel 1900, quando la torretta anteriore è stata inglobata nella casa.

 

Canale Bisatto

Il canale Bisatto o Bisato è un emissario del Bacchiglione e del lago di Fimon; il nome Bisato in lingua veneta significa anguilla.

*) Origine: nel 1139 i vicentini in guerra con Padova escavarono il canale Bisatto deviarvi le acque del Bacchiglione e privare così i patavini dell'acqua di difesa della città. La situazione tornò alla normalità solo con la pace di Fontaniva (1147), quando furono smantellate le chiuse che deviavano l'acqua del Bacchiglione. Dopo questa spiacevole esperienza, nel 1209 la Repubblica di Padova (proclamata nel 1175 e che durò fino al 1318, con la parentesi degli Ezzelini) decise di garantirsi l'approvvigionamento dell'acqua di difesa scavando il canale Piovego, congiungendo così la città con il Brenta a partire da Stra e ottenendo inoltre la possibilità di ridurre i collegamenti fluviali con Venezia.

*) Il percorso: nel Comune di Longare, attraverso una chiusa, il Bacchiglione versa le proprie acque nell'alveo poco più che torrentizio del Bisatto. Il percorso si snoda da Longare in direzione sud, costeggiando prima i Colli Berici e quindi puntando decisamente verso i Colli Euganei.

Entrato in Provincia di Padova, attraverso Lozzo Atestino giunge nell'abitato di Este, dove confluiscono diversi altri corsi d'acqua fra cui il Frassine. Il corso del Bisatto prosegue poi con andamento sinuoso, da cui deriva forse il nome, fino a Monselice; dopodiché, passato sotto un paio di ponti mobili, attraversa la località Rivella dove sorge la villa Emo, raggiungibile anch'essa attraverso un ponte mobile.

 

Infine, dopo alcuni chilometri, si giunge a Battaglia Terme dove, dopo aver attraversato i ponti de' Fero, dei Scaini, Cavalcanti (del 1838), e delle Terme (del 1993), le acque si incontrano con quelle del canale Battaglia confluendo nel canale Vigenzone attraverso una conca di navigazione.

 

Frazioni

Costozza

Storicamente è sede di cave per l'estrazione di pietra calcarea da taglio, la cosiddetta pietra di Costozza o Pietra di Vicenza.

È caratterizzata, oltre che da alcune interessanti ville e palazzi storici già appartenenti ad importanti famiglie del vicentino, anche da una serie di condotti, detti ventidotti, che convogliano l'aria fresca proveniente dall'interno delle grotte che si aprono nelle colline retrostanti e che sono stati utilizzati fin da epoca rinascimentale per rinfrescare le ville della nobiltà.

Questa serie di grotte, in parte naturali e molte spesso allargate o modificate nei secoli prima per estrarvi la pietra e poi per utilizzarle come cantine e depositi, sono noti come i covoli di Costozza.

Nella più grande di questa cavità, nota fin dal tempo dei romani ed utilizzata per l'estrazione della pietra, oggi si coltivano ancora i funghi di grotta del tipo champignon.

 

Lumignano

L'economia si basa sostanzialmente sull'agricoltura; famosi sono i locali piselli dal gusto dolce, noti come Bisi di Lumignano.

Le pareti della falesia che sovrasta la frazione e che anticamente era una scogliera corallina, sono ora utilizzate come palestra di roccia per gli scalatori. Vi sono state tracciate numerose vie, anche di notevole difficoltà.

Presso Lumignano è situata la Grotta del Broion, una cavità-inghiottitoio di tipo carsico, che si apre sul versante meridionale del Monte Broion.

Di interesse storico è anche l'eremo di San Cassiano, non più abitato, ma facile da raggiungere tramite un sentiero ben segnalato. È aperto al pubblico ogni prima Domenica del mese.

Lumignano vanta anche un discreto numero di storici palazzi e chiese più o meno grandi:

- Villa Zini, detta Palazzo Rosso, sita in località Casoni al ponte di Lumignano. Imponente edificio del XVII secolo, costituito da un corpo principale affiancato da due barchesse.

- Villa Scaroni Dottori, detta Palazzo Bianco, eretta nel 1716.

- Chiesa di San Maiolo, chiesetta oggi sconsacrata ma ristrutturata di recente; offre un buon spazio per mostre d'arte, concerti o rappresentazioni di vario genere.

- Chiesetta della Madonna delle nevi con la sua leggenda, sita alla fine di via La Vallà.

Un ulteriore punto di interesse è costituito dal "sasso de Lumignan". Si tratta di un grande masso caduto decenni fa e fermatosi nella zona "alta" del paese.

Gli antichi sentieri che si dipartono dalla località o nei suoi dintorni, sono stati risistemati, dotati di segnavia e inseriti in un circuito turistico ben evidenziato ed apprezzato dai numerosi escursionisti.

 

Bisi di Lumignano

I bisi di Lumignano sono una particolare qualità di piselli coltivati nei dintorni di Lumignano, frazione del comune di Longare in Provincia di Vicenza. Sono inseriti nell'elenco dei prodotti tipici veneti.

Zona di produzione: Lungo la fascia dei Colli Berici (Provincia di Vicenza) che si estende nei comuni di Longare, San Germano dei Berici, Grancona, Sossano, Orgiano, Lonigo, Sarego, Alonte, Villaga, Brendola, Zovencedo, Arcugnano, Barbarano, Mossano, Castegnero, Nanto.

 

Cenni storici

In epoca medievale i piselli di Lumignano furono coltivati per la prima volta da monaci Benedettini (X -XI secolo). Il clima dolce e la buona esposizione al sole resero proficua la coltura che attecchì e si diffuse in tutta la zona, permettendo la selezione di una varietà locale, denominata Bisi Verdoni, le cui piantine sono basse e non necessitano di sostegno e resistono bene al freddo invernale, mentre risentono delle gelate primaverili, si raccolgono in aprile e maggio, essendo una varietà piuttosto precoce. Dagli anni sessanta sono state introdotte nuove varietà per rispondere alle esigenze di produzione e di mercato.

 

Consumo

Il più tipico piatto della cucina veneta è Risi e bisi ovvero una zuppa di riso e piselli freschi che si prepara in primavera, in particolare i Dogi la consumavano il 25 aprile, festa di San Marco.

Una variante più tipicamente vicentina è "risi, bisi e oca" in cui pezzettini di oca in onto insaporiscono il legume. Altro primo piatto tradizionale è costituito dalle tajadele coi bisi ovvero pasta fatta in casa condita con i soli piselli soffritti con cipolla e vin bianco, per apprezzare il sapore del prodotto fresco.

 

Voci correlate

Provincia di Vicenza;

Regione Veneto;

Italia;

 

Tratto da Wikipedia, integrato e modificato.