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Ingegneria genetica

 

Descrizione

Con il termine generico di ingegneria genetica (più propriamente tecnologie del DNA ricombinante) si fa riferimento ad un insieme molto eterogeneo di tecniche che permettono di isolare geni, clonarli, introdurli e esprimerli in un ospite eterologo (differente dall'ospite originale). Queste tecniche permettono di conferire caratteristiche nuove alle cellule riceventi. Le cellule così prodotte sono chiamate ricombinanti. L'ingegneria genetica permette anche di alterare la sequenza di DNA del gene originale e di produrne uno più adatto a rispondere ad esigenze specifiche, come avviene ad esempio per quanto riguarda gli Organismi geneticamente modificati (OGM).

L’operazione può riuscire anche se due organismi non sono parenti genetici; ha successo persino nel caso il primo appartenga ad un animale e il secondo ad un vegetale. Con l’ingegneria genetica infatti è possibile creare artificialmente una nuova combinazione di geni, mai esistita prima e superando le barriere naturali.

La ricombinazione dei geni in natura avviene all’interno di schemi specifici; esistono infatti barriere molto raffinate che impediscono la casuale mescolanza dei geni, o meglio limitano il numero di combinazioni possibili tra gli individui che appartengono a specie diverse; questo limite viene superato con l'ingegneria genetica.

Le biotecnologie tradizionali sfruttano programmi di incrocio: il polline di una pianta viene fatto incontrare con l'ovulo di un'altra. Lo sperma di un animale viene utilizzato per fecondare, anche se artificialmente, l'ovulo femminile. Anche in questo modo comunque si possono ottenere organismi molto diversi tra loro.

Una vacca di razza Frisona che produce 50 litri di latte al giorno ha poco a che fare con una vacca Bruna alpina che ne produce una decina. I programmi di incrocio però sono lenti ed il risultato è imprevedibile perché i patrimoni genetici dei due genitori si mescolano a caso, e in più, a causa delle barriere sessuali, possono essere praticati solo tra organismi simili.

L’ingegneria genetica, a differenza della biotecnologia tradizionale, non prevede un rimescolamento totale di geni: se la cellula ricevente è un embrione precoce, la sua crescita potrà portare alla creazione di un organismo transgenico. Tuttavia, l'organismo geneticamente modificato non è sostanzialmente diverso da prima, perché le tecniche prevedono l'inserimento di un solo gene, o al più di un gruppo ristretto di geni, nel DNA dell'organismo ricevente. L'organismo transgenico rimane dunque perfettamente funzionale e può crescere e riprodursi normalmente, ma acquista la capacità di produrre una o più nuove proteine, cioè quelle che produceva il transgene che è stato inserito. Le tecnologie moderne possono quindi essere applicate per il miglioramento delle specie animali e vegetali di interesse agro-alimentare, perché offrono la possibilità di by-passare i tempi lunghi dovuti ai processi di incrocio e selezione. Agendo direttamente sul materiale genetico è infatti possibile effettuare manipolazioni più precise ed efficaci e realizzarle in tempi molto più brevi.

Dunque, se per esempio un allevatore volesse ottenere una vacca viola, un colore che non rientra nella gamma cromatica disponibile dei bovini in natura, può incaricare un genetista di trasferire nel DNA dell'animale il gene che codifica questi pigmenti, prelevandoli anche da un fiore.

Si devono comunque seguire degli accorgimenti in quanto la nuova proteina potrebbe interferire con quelle prodotte fisiologicamente dall'animale; la combinazione realizzata inizialmente dal genetista per l'allevatore deve essere precedentemente studiata in modo da evitare eventuali e sgradevoli effetti secondari.

Una volta che il gene viene inserito in un patrimonio genetico, si potrebbe trasmettere ad altri, favorendo nuove combinazioni.

Per potere sfruttare al massimo le possibilità offerte dall'Ingegneria genetica è necessario decifrare le funzioni di molti geni in molti organismi diversi, e ciò ha dato una forte spinta allo sviluppo della genomica, il cui passo iniziale è la determinazione della sequenza nucleotidica dell'intero genoma di un organismo. Si è partiti quindi dall'analisi dei genomi più semplici, quali quelli di batteri e di virus, per arrivare alla determinazione della sequenza genomica di molti organismi modello, sia animali che vegetali, in cui è possibile una sperimentazione con tecniche avanzate. Oggi l'insieme degli organismi il cui genoma è stato completamente sequenziato include l'uomo ed alcuni altri mammiferi, quali il topo ed il ratto, alcuni animali da allevamento di forte interesse economico-alimentare, quali il pollo, ed un primo animale domestico, il cane.

Conoscere la sequenza del genoma è solo una base di partenza per decifrare la funzione dei geni, ed anche nei genomi più semplici, come in tutti i genomi, la frazione maggiore dei geni è quella di cui non è nota la funzione. Lo sforzo attuale è quindi quello di sviluppare approcci utili a determinare la funzioni dei geni a partire dalla loro sequenza, un approccio che prende il nome di genetica inversa.

Per comprendere i processi dello sviluppo e del differenziamento sarà quindi necessario decifrare la funzione di molti geni e conoscere le loro interazioni funzionali. Un'altra impotante sfida della Genetica sarà quella di decifrare il significato delle variazioni di sequenza nucleotidica (polimorfismo) che distinguono un individuo dall'altro. Distingure i polimorfismi neutrali del DNA, cioè quelli che creano la variabilità naturale ma non alterano significativamente il funzionamento dei geni, da quelli che invece ne alterano o ne aboliscono le funzioni è un obiettivo primario dell'Ingegneria genetica e della Genomica funzionale. Un risultato importante sarà quello di mettere le variazioni della sequenza nucleotidica in rapporto con l'insorgere delle malattie genetiche: un singolo cambiamento nucleotidico può causare l'anemia falciforme, la fibrosi cistica, o il tumore al seno. Questa ricerca è spesso complessa, perché i siti coinvolti dalla mutazione possono trovarsi in qualunque posizione all'interno del gene.

L'Ingegneria genetica è un insieme di tecniche molecolari che consente di isolare e caratterizzare i geni; isolare un segmento che contiene un gene ed ottenerne una grande quantità ha reso possibile un ampio spettro di vantaggiose applicazioni in molti campi diversi, quali la sanità, la zootecnia, l'agricoltura, la microbiologia industriale, nonché la ricerca di base.

La possibilità di usare sonde derivate dai geni clonati ha aperto nuove frontiere alla diagnosi delle malattie genetiche. Un'altra importante applicazione suscettibile di enormi sviluppi è basata sull'analisi di corte regioni del DNA dove la sequenza è più variabile.

L'analisi di queste regioni offre oggi la possibilità di determinare, mediante test semplici, veloci ed altamente precisi, la "carta d'identità" genetica utile per identificare e distinguere tra loro non solo organismi di specie diversa ma anche individui della stessa specie. Il profilo genetico individuale rappresenta un sistema molto specifico di identificazione personale, comparabile a quello delle impronte digitali, ed ha molteplici applicazioni in campo legale, storico/archeologico ed economico-industriale.

 

Genetica e Ingegneria genetica: le differenze

Genetica: è la scienza dell'ereditarietà; la genetica classica si interessa delle regole della trasmissione d'informazioni, in particolare negli organismi superiori. La genetica molecolare studia le regole fondamentali dell'ereditarietà a livello molecolare (DNA, proteina). La genetica applicata si dedica, tra l'altro, alla produzione di piante e animali, particolarmente redditizie e interessanti sul piano economico. Questa forma di genetica è molto antica: l'essere umano ha potuto così ampliare enormemente la sua alimentazione mediante la selezione e l'incrocio di sementi di piante particolarmente produttive; ha pure applicato questi metodi all'allevamento;

Ingegneria genetica: ramo della biologia molecolare e della biotecnologia; essa ingloba gli aspetti teorici e pratici che hanno lo scopo di isolare, di analizzare e di ricombinare dei geni e di integrarli negli organismi. In questa concezione attuale, l'ingegneria genetica abbraccia tutte le tecniche e le strategie che permettono di intervenire sul genoma. Ciò implica delle modifiche mirate e il trasferimento di molecole del patrimonio genetico. L'ingegneria genetica si distingue chiaramente dalla medicina della procreazione.

 

Storia

Iniziata nella seconda metà del secolo scorso dal monaco e botanico Mendel con gli studi sui piselli odorosi, proseguita dal Morgan con l'individuazione della struttura chimica dei cromosomi, la genetica ha avuto negli ultimi decenni del nostro secolo uno sviluppo frenetico con gli studi sulla struttura molecolare dei geni e, soprattutto, con la identificazione del DNA (avvenuta nel 1953 ad opera dell'americano Watson e coll., insigniti poi con il premio Nobel) che può essere definito "l'equivalente dell’impronta digitale" a livello cellulare di ciascun individuo.

 

Definizione di Ingegneria genetica

Le tecniche dell'Ingegneria genetica coinvolgono spesso gli animali e le piante ma soprattutto i topi ed altri piccoli mammiferi.

In natura, gli enzimi di restrizione si trovano solo nei batteri, nei quali hanno la funzione di difendere la cellula batterica tagliando e distruggendo il DNA dei virus che la infettano. Sono stati isolati circa 150 enzimi di restrizione provenienti da batteri diversi, ed ognuno è capace di riconoscere e tagliare la sequenza del DNA in punti differenti. L'uso di questi enzimi ha fornito quindi la possibilità di manipolare con estrema precisione il materiale genetico, tagliando il DNA in punti specifici. Con l' aiuto di un altro enzima utilizzato come "colla" è poi possibile attaccare fra loro molecole di DNA di provenienza diversa.

 

Specifiche sulla tecnica

Il primo passo di tali tecniche di manipolazione dei geni è stato certamente la scoperta degli enzimi di restrizione, per la quale Werner Arber, Daniel Nathans e Hamilton Smith ricevettero il Premio Nobel per la Medicina nel 1978.

Il processo avviene in varie fasi:

estrazione di DNA da cellule eucariote e/o procariote;

frammentazione delle molecole di DNA in segmenti più corti;

identificazione e separazione dei diversi frammenti isolati in cellule ospiti, spesso diverse dalle cellule da cui proviene il DNA isolato.

Le cellule ospiti con genoma manipolato possono esprimere i geni estranei, possono anche riprodursi e fungere da sistemi di amplificazione del gene stesso.

Per estrarre il DNA bisogna rompere le cellule trattandole con sostanze litiche e detergenti. Le molecole di DNA, separate dalla miscela di cellule con tecniche purificanti, vengono tagliate in frammenti più piccoli. Per effettuare ciò si utilizzano enzimi di restrizione, o endonucleasi di restrizione. Esse non tagliano la doppia elica a caso, bensì agiscono in sequenze bersaglio di nucleotidi creando delle estremità appiccicose/coesive (che contengono delle sequenze palindrome). Il taglio avviene mediante idrolisi. Si ottengono un numero variabile di filamenti di DNA di lunghezza variabile, legato alla presenza di sequenze bersaglio che si trovano nei plasmidi. I frammenti di DNA plasmidico e quelli di DNA eucariotico vengono legati insieme grazie alle sequenze coesive con l'intervento di DNA ligasi. I suddetti enzimi di restrizione associati ad una classe di molecole note come ligasi, costituiscono il primo vero kit delle tecnologie del DNA ricombinante. Tale espressione è spesso usata per intendere le varie tecniche utilizzate dall'Ingegneria genetica.

Il termine più corretto per identificare un organismo con informazioni genetiche di provenienza esterna è organismo transgenico. Nel linguaggio comune sono utilizzati anche organismo geneticamente modificato o geneticamente ingegnerizzato.

 

Applicazioni

Se da un punto di vista di ricerca pura queste tecniche sono molto importanti per comprendere a fondo la funzione di una determinata proteina, il fine ultimo è quello di conferire a determinati organismi caratteristiche importanti per svolgere determinati scopi. Tali scopi possono essere applicati ai campi più svariati, come ad esempio quello agricolo (ad esempio la produzione di linee di cereali resistenti agli erbicidi) o quello biomedico (la produzione di insulina attraverso batteri).

Se si inserisce un segmento di DNA che contiene un gene in una molecola di DNA (vettore di clonaggio) che è capace di replicarsi in un organismo semplice come un batterio, un primo immediato vantaggio è che la moltiplicazione dei batteri ricombinanti permette di ottenere grandi quantità del segmento di DNA clonato. Per esempio, supponendo di voler studiare un gene umano per determinarne la funzione. Ogni cellula umana ha solo due copie di quel gene ed è quindi impossibile preparare quantità di DNA sufficienti per l'analisi, anche se si parte da grandi quantità di tessuto. Invece, mediante il clonaggio ed altre successive tecniche di "amplificazione" è possibile ottenere un numero praticamente illimitato di copie di quel gene.

 

Ingegneria genetica e ricerca

Sebbene la conclusione del "Progetto Genoma Umano" abbia portato una vera e propria rivoluzione nel mondo delle scienze biologiche, ponendo fine di fatto all'era della genomica, rimangono tuttora numerose sfide che attendono la ricerca in questo campo. Il sequenziamento dell'intero genoma umano, oltre a quello di numerose altre specie viventi, ha infatti reso estremamente semplice, se non banale, ottenere informazioni sulla composizione di un gene o di un segmento di DNA: i miliardi di nucleotidi finora sequenziati, infatti, sono largamente disponibili nelle banche dati presenti su internet.

 

Le sfide della post-genomica

La sfida più grande che la ricerca sta raccogliendo in questi anni di post-genomica consiste nell'individuazione e nella caratterizzazione dei prodotti proteici di ogni gene. Quello della cosiddetta proteomica, dunque, è un compito ben più complesso, essendo meno meccanico del mero sequenziamento del DNA. La rivisitazione che il dogma centrale della biologia molecolare ha subito in questi anni, complica ulteriormente le cose. Oggi appare infatti chiaro che la classica definizione "un gene, un trascritto, una proteina" appare quantomeno insufficiente, se non sbagliata. Esistono infatti numerosi geni che, trascritti, vanno incontro a splicing alternativo. Esistono numerosi trascritti di RNA che non vengono a loro volta tradotti. Non esiste nemmeno una cifra certa dei geni presenti nel genoma umano: le stime proposte al termine del sequenziamento del genoma (circa 30-40.000 geni) sono state ridotte a circa 25 mila.

Per tutti questi motivi, l'era post-genomica si sta notevolmente specializzando. Oltre alla già citata proteomica (che studia il proteoma, l'incredibile numero di proteine e le loro interazioni), si stanno diffondendo la trascrittomica, la metabolomica ed una gran quantità di -omics (dall'originale inglese della terminazione -omica).

Per paragonare la dimensione dei vari genomi, spesso le coppie nucleotidiche del DNA vengono paragonate ad un carattere di una pagina stampata. Se utilizziamo quest'analogia e consideriamo che un volume che abbia all'incirca le dimensioni di un elenco telefonico contiene circa 1500 pagine, ed ogni pagina contiene 25.000 caratteri (coppie nucleotidiche), allora il genoma di un virus batterico (il batteriofago lambda) riempirebbe così 2 pagine, il genoma di un batterio come Escherichia coli 200 pagine mentre quello dell'uomo circa 80 volumi.

Tutti i mammiferi, inclusi i cani, i gatti, i conigli, le scimmie, gli scimpanzè, gli orango ecc... hanno più o meno lo stesso numero di nucleotidi nei loro genomi, circa 3 miliardi di coppie di basi. Questo contenuto simile di DNA è accompagnato da un'organizzazione genomica molto simile. Ciò suggerisce che i mammiferi abbiano tutti più o meno lo stesso numero di geni. Quindi, le differenze più significative fra l'uomo e gli altri mammiferi non sono nel numero dei geni, ma nel tipo di proteine che vengono prodotte e nelle funzioni che esse svolgono. Gene per gene, siamo molto simili ai topi, o agli scimpanzè (non sembrano essere più dell'1-5% i casi in cui un gene umano non ha una controparte simile nel topo, o nello scimpanzè).

La vera differenza è però nei sottili e piccoli cambiamenti che si sono accumulati in ciascuno dei 30.000 - 40.000 geni e nei loro meccanismi di regolazione che, sommati insieme, portano a determinare organismi completamente diversi.

 

Il ruolo dell'ingegneria genetica nella post-genomica

L'ingegneria genetica è oggi il gold standard nella ricerca sulle proteine. Tra gli strumenti di base che essa mette a disposizione figurano i seguenti:

Studi di loss of function (dall'inglese, perdita di funzione): si tratta di esperimenti, genericamente chiamati di knock-out, che permettono di ingegnerizzare un organismo in modo tale da eliminare l'attività di un determinato gene. Ciò permette di studiare il difetto causato da questa mutazione, e può essere utile come screening iniziale della funzione di un gene. Spesso viene utilizzato in biologia dello sviluppo. Un esperimento di knock-out viene messo a punto attraverso la manipolazione in vitro di un costrutto di DNA che, nelle versioni base di un esperimento di knock-out, consiste nel gene di interesse modificato a sufficienza per perdere la funzione originale. Questo costrutto può essere poi inserito in una cellula in coltura, all'interno della quale sarà in grado di sostituire la versione originale (detta wildtype) del gene. Se le cellule che ricevono tale costrutto sono cellule staminali, esse possono essere inserite in una blastocisti, a sua volta inserita nell'utero di madri surrogate. Con questa tecnica, chiamata Embryonic Stem Cell Transfer (dall'inglese, trasferimento di cellule staminali embrionali), è possibile realizzare un organismo transgenico. Un metodo più semplice per lo screening di knock-out, che tuttavia può essere applicato solo ad animali meno complessi, consiste nell'induzione di mutazioni casuali in una popolazione molto ampia (ad esempio di Drosophila melanogaster, il moscerino della frutta). La progenie verrà strettamente analizzata alla ricerca della mutazione che si intende studiare. Tale metodo è correntemente utilizzato per gli organismi unicellulari, specialmente prokaryota, e talvolta per le piante.

Studi di gain of function (dall'inglese, acquisizione di funzione): si tratta della logica controparte della produzione di knock-out. Sono spesso portati avanti insieme ai knock-out per valutare in modo più fine la funzione dei geni in esame. I procedimenti che vengono svolti per introdurre una mutazione ''gain of function sono molto simili a quelli utilizzati per produrre knock-out. In questo caso il costrutto porterà con se alcuni accorgimenti tali da incrementare l'espressione della proteina (come ad esempio un promotore forte).

Studi con traccianti: permettono di individuare l'esatta localizzazione e l'interazione della proteina in esame. Un metodo per ottenere ciò consiste nella sostituzione del gene wildtype con un gene di fusione, contenente il gene originale fuso con una terminazione visibile dall'operatore. Un esempio di tali terminazioni visibili è la GFP (dall'inglese Green Fluorescent Protein, proteina fluorescente verde). Tale proteina è molto utile perché permette nella maggior parte dei casi un corretto funzionamento della proteina originale con cui è fusa: uno dei principali problemi legato a questo tipo di tecnica consiste infatti nell'instabilità della maggior parte delle proteine di fusione. Il desiderio dell'operatore in questo tipo di saggi, infatti, è quello di seguire la proteina, non di modificarne i parametri strutturali e funzionali. Una strategia attualmente in sviluppo per migliorare la stabilità dei prodotti di fusione è la possibilità di realizzare code facilmente riconoscibili attraverso la somministrazione di anticorpi.

 

Applicazioni industriali

Il primo farmaco ottenuto ingegnerizzando un sistema vivente (batterico) è stato l'insulina, approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) nel 1982. Anche l'ormone della crescita umano, precedentemente estratto dai cadaveri, fu rapidamente ingegnerizzato. Nel 1986 la FDA approvò il primo vaccino umano ricombinante, contro l'epatite B. La produzione industriale di farmaci utilizzando i sistemi viventi come bioreattori si è da allora largamente diffusa, diventando attualmente la via preferita di sintesi di numerosi farmaci, in particolare per il costo di produzione relativamente basso.

La produzione di molecole attraverso sistemi biologici è oggi ampiamente sfruttato anche nell'industria alimentare: per la produzione di alimenti nutraceutici, arricchiti cioè con alcune molecole, si può servire di sistemi biologici modificati di specie vegetali e animali.

I saggi molecolari basati sulla tipizzazione del DNA sono estremamente vantaggiosi perchè sono molto sensibili, altamente specifici e poco laboriosi. Oltre alla diagnosi delle malattie genetiche, l'accoppiamento delle tecniche del clonaggio e dell'analisi del DNA ricombinante a nuovi e potenti mezzi di mappatura genetica ha rivoluzionato l'approccio alle tecniche di "tipizzazione" per la maggior parte degli organismi, uomo compreso. Ogni specie, animale o vegetale, può essere identificata e distinta da un'altra simile se si ha la possibilità di analizzare e riconoscere le sequenze di DNA tipiche di quella specie. Concentrare l'analisi molecolare su questo tipo di sequenze permette di riconoscere batteri o altri organismi che possono inquinare l'aria, l'acqua, il suolo o le sostanze alimentari.

Distinguere fra le possibili specie (o ceppi) di organismi patogeni (virus, batteri, funghi) costituisce un'altra importante applicazione in campo sanitario.

Molte applicazioni di interesse economico/industriale sono basate sulla possibilità di distinguere le varietà animali o vegetali che hanno caratteristiche di alto pregio, e quindi alto valore commerciale, da altre simili ma con caratteristiche peggiori. Questi tests sono quindi in grado di garantire l'autenticità e la qualità dei beni di consumo alimentari e permette di sventare possibili sofisticazioni. Ad esempio, il riconoscimento di vitigni pregiati o di particolari varietà di caviale viene ormai effettuato mediante "DNA typing". Anche identificare uno specifico individuo fra tutti quelli della sua specie è oggi possibile. Per identificare un individuo, la "Genetica forense" analizza corte regioni di DNA nucleare che sono altamente variabili da un individuo all'altro.

Queste regioni altamente variabili sono di struttura assai semplice: al loro interno corti tratti lunghi pochi nucleotidi si ripetono in maniera identica, ma in numero spesso variabile da un individuo all'altro. La variabilità del numero delle ripetizioni forma tratti di DNA di lunghezza diversa, generando "profili" di DNA differenti l'uno dall'altro. La certezza dell'analisi aumenta con l'aumentare del numero delle regioni che vengono analizzate ed, in genere, l'analisi di almeno 4 o 5 regioni "ipervariabili" può essere sufficiente perché la probabilità che due individui diversi mostrino lo stesso profilo di DNA sia inferiore ad 1 su un miliardo. I biologi utilizzano quindi queste regioni di DNA che differiscono da un individuo all'altro per generare profili di DNA individuali, in maniera paragonabile a quelli generati dalle impronte digitali (DNA fingerprint).

Il DNA viene estratto da sangue, ossa, denti, saliva, capelli, sperma o altri campioni biologici ed il profilo ottenuto è utilizzabile in molte applicazioni di tipo diagnostico e legale. Le applicazioni più frequenti includono l'accertamento di paternità o di parentela, oppure l'identificazione delle vittime accidentali di catastrofi naturali o di attentati. Anche la ricerca dell'autore di un crimine si giova spesso del confronto del profilo di DNA ottenuto dai campioni biologici rinvenuti sulla scena del delitto ed il profilo di DNA che caratterizza i possibili sospetti. Inoltre una prima, semplice analisi può focalizzarsi su geni che sono presenti solo in individui di sesso maschile, o la cui struttura molecolare è caratterizzata da dimorfismo sessuale, così da stabilire immediatamente il sesso dell'individuo che ha lasciato una traccia biologica sul luogo in esame.

Tuttavia, se il prelievo del campione biologico non è stato tempestivo, è possibile che il DNA nucleare sia degradato. In tali casi i biologi indirizzano la loro attenzione alla tipizzazione del DNA presente in alcuni organelli cellulari, i mitocondri. Questi organelli sono dotati di un proprio DNA, la cui dimensione è molto inferiore a quella del DNA nucleare, ma che possiede anch'esso regioni ipervariabili. Al contrario dei geni nucleari che sono presenti solo in duplice copia, all'interno di ogni cellula vi sono centinaia di molecole di DNA mitocondriale. Grazie alle sue dimensioni ridotte ad all'elevata quantità, il DNA mitocondriale resiste al tempo ed alle avverse condizioni ambientali molto meglio del DNA nucleare.

L'analisi del DNA mitocondriale viene quindi spesso utilizzata nelle indagini storiche ed in quelle archeologiche. Inoltre, poiché il DNA mitocondriale viene ereditato con modalità diverse da quello nucleare, essendo trasmesso esclusivamente dalla madre, la sua analisi permette di delineare con faciltà eventuali parentele fra individui che abbiano avuto un progenitore di sesso femminile in comune.

Per esempio, i biologi stanno attualmente esaminando il DNA del fararone Tutankamon per confrontarlo con quello della sua probabile madre, la regina Nefertiti, ed accertarne l'effettiva discendenza.

 

Voci correlate

Gene;

DNA ricombinante;

Biologia molecolare;

Ingegneria clinica;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.