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Helianthus tuberosus (topinambur)

 

Descrizione

Il topinambur, detto anche "rapa tedesca" o "carciofo di Gerusalemme" (nome scientifico Helianthus tuberosus L., 1753, anche volgarizzato in "Elianto tuberoso"), è una pianta appartenente alla grande famiglia delle Asteraceae, con l'infiorescenza a capolino.

 

Sistematica

La famiglia di appartenenza della Helianthus tuberosus (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23.000 specie distribuite su 1.535 generi (22.750 specie e 1.530 generi secondo altre fonti). Il genere di appartenenza (Helianthus) è composto da circa 50 – 70 specie secondo i vari Autori.

Le varie specie del genere vengono distinte soprattutto in base al ciclo biologico: annuo o poliennale. Helianthus tuberosus ovviamente appartiene al secondo gruppo.

Il numero cromosomico di Helianthus tuberosus è: 2n = 102.

 

Classificazione Cronquist

Dominio: Eukaryota;

Regno: Plantae;

Superdivisione: Spermatophyta;

Divisione: Magnoliophyta;

Classe: Magnoliopsida;

Sottoclasse: Asteridae;

Ordine: Asterales;

Famiglia: Asteraceae;

Sottofamiglia: Asteroideae;

Tribù: Heliantheae;

Sottotribù: Helianthinae;

Genere: Helianthus;

Specie: Helianthus tuberosus.

 

Sinonimi

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

- Helianthus esculentus Warsz (1852);

- Helianthus serotinus Tausch;

- Helianthus subcanescens (A. Gray) E.E. Watson (1929);

- Helianthus tomentosus Michaux;

- Helianthus tuberosus var. subcanescens A. Gray;

- Helianthus tuberosus var. albus Cockerell;

- Helianthus tuberosus var. purpurellus Cockerell.

 

Specie simili

Il “Topinambur” presenta un fiore molto caratteristico e quindi difficilmente confondibile con altre specie. Qui vengono brevemente citate le altre specie dello stesso genere (Helianthus) presenti spontaneamente sul territorio italiano. Tutte sono comunque considerate sub-spontanee o esotiche naturalizzate:

- Helianthus decapetalus L. (Girasole semplice): è una specie perenne con capolino più piccolo (diametro di 5 – 7 cm); viene indicata una presenza (ma non confermata) nel Piemonte.

- Helianthus multiflorus L. (Girasole doppio): probabilmente è derivato dalla specie Helianthus decapetalus; il capolino è più grande con un numero maggiore di fiori raggianti (20 e più); si trova nel Friuli-Venezia Giulia.

- Helianthus pauciflorus Nutt. subsp. pauciflorus (Girasole selvatico): è una specie perenne con foglie più lanceolate; è presente in gran parte della Penisola (isole comprese).

- Helianthus annuus L. (Girasole comune): è la specie più diffusa e conosciuta ed è anche coltivata; è la specie più grande del genere con un capolino che raggiunge i 5 dm di diametro; è comune in tutta Italia.

 

Variabilità

L'Helianthus tuberosus è variabile (dato anche l'alto numero cromosomico) e probabilmente è in parte derivato da ibridazioni poliploidi di altre specie come Helianthus pauciflorus e Helianthus resinosus.

 

Ibridi

Con la specie Helianthus pauciflorus la pianta di questa voce forma il seguente ibrido interspecifico: Helianthus × laetiflorus Pers. (1807).

 

Etimologia

Il nome generico (Helianthus) deriva da due parole greche ”helios” (= sole) e ”anthos” (= fiore) in riferimento alla tendenza di alcune piante di questo genere a girare sempre il capolino verso il Sole, comportamento noto come eliotropismo. Il nome specifico (tuberosus) indica una pianta perenne, il cui organo di sopravvivenza è un tubero.

Il binomio scientifico attualmente accettato (Helianthus tuberosus) è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.

 

Morfologia

Il fusto può arrivare fino ad un massimo di 3 metri di altezza. La forma biologica della specie è geofita bulbosa (G bulb), ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati tuberi, organi di riserva che annualmente producono nuovi fusti, foglie e fiori. Altri Autori definiscono la forma biologica come geofita rizomatosa (G rhiz).

 

Radici

Le radici sono fascicolate, di tipo secondario a partire dal rizoma.

 

Fusto

Parte ipogea: la parte sotterranea è un rizoma irregolare (nodoso e rotondeggiante; ingrossato e/o fusiforme) di tipo tuberoso. Questi organi si sviluppano tardivamente a fine stagione e in molti casi in inverno. Diametro del rizoma: 3 – 5 cm.

Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, ascendente e ramosa; in alto è cigliato-ruvida. Nelle coltivazioni è scabro-pubescente.

 

Tubero

Il tubero è commestibile, per questo è anche chiamato patata topinambur.

 

Foglie

Le foglie sono a disposizione opposta nella parte bassa del fusto, e a disposizione alterna nel resto della pianta oppure anche verticillate per tre (ma è un carattere non costante). Le foglie sono intere e ristrette alla base, sono inoltre picciolate con piccioli cigliati alla base (a volte i piccioli sono quasi alati). In quelle inferiori la forma è largamente ovata o anche cordiforme, mentre quelle superiori sono oblunghe o lanceolate, sempre con apice acuminato. I margini sono dentellati. La superficie è ruvida e percorsa da tre nervi e il colore è verde-scuro. Dimensione delle foglie: larghezza 5 – 8 cm; lunghezza 8 – 15 cm. Lunghezza del picciolo: ¼ della lamina fogliare.

 

Infiorescenza

Le infiorescenze sono dei capolini terminali eretti e sub-corimbosi su peduncoli non ingrossati; i capolini sono da 3 a 15 per pianta e non tutti raggiungono la fioritura. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sorregge un involucro emisferico composto da più brattee (o squame) a disposizione embricata e poste in diverse serie che fanno da protezione al ricettacolo lievemente convesso e munito di pagliette avvolgenti i semi[3], sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati (da 10 a 20) di colore giallo, disposti in un unico rango; quelli interni tubulosi (oltre 60) di colore arancio o giallo scuro. Le brattee dell'involucro (da 22 a 35) sono verde scuro (si scuriscono ulteriormente durante la fase di essiccazione), lanceolate e setolose (cigliate) ai margini. Diametro del capolino: 3 – 9 cm. Lunghezza del peduncolo: 1 – 15 cm. Dimensione dell'involucro: larghezza 8 – 12 mm; lunghezza 10 – 25 mm. Dimensione delle brattee: larghezza 2 – 4 mm; lunghezza 8,5 – 15 mm.

 

Fiore

I fiori sono simpetali, zigomorfi (quelli ligulati) e attinomorfi (quelli tubulosi); sono inoltre tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono sterili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali:

- Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale: * K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio.

- Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame.

- Corolla: i fiori periferici (ligulati) sono nastriformi (provvisti di lunghe lingule – sono decisamente più lunghi dell'involucro) a forma lanceolata e a disposizione raggiante. Quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle corolle tubulari a 5 denti. Dimensione delle ligule: larghezza 6 – 9 mm; lunghezza 20 – 25 mm. Lunghezza dei fiori tubulosi: 6 – 7 mm.

- Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo. Le antere alla base sono ottuse e colorate di nero, marrone scuro.

- Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma filiforme-conico assai breve e pubescente; l'ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concresciuti e contenente un solo ovulo.

- Fioritura: la fioritura è molto caratteristica e avviene a fine estate (tra agosto e ottobre), con la comparsa di molti fiori giallo oro. Terminata la fioritura la pianta si secca, ma in primavera dai tuberi nasceranno i nuovi getti.

 

Frutti

I frutti sono degli acheni sormontati da un pappo formato da due squame (o denti) lineari-acute e precocemente caduche.

 

Riproduzione

- Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).

- Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).

- Dispersione: i semi cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

 

Distribuzione e habitat

- Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Nord Americano; dato l'alto grado di diffusione spontanea della pianta non è facile definire quale sia la sua distribuzione originale.

- Distribuzione: in Italia è ovunque presente (a parte la Sardegna) e relativamente comune ma considerata esotica (Specie naturalizzata). Nelle Alpi è ugualmente presente (a parte alcune province occidentali). Oltreconfine (sempre nelle Alpi) è presente in Francia, in Austria e in Slovenia. Sugli altri rilievi europei si trova nella Foresta Nera, Vosgi, Massiccio del Giura, Pirenei e Carpazi.

- Habitat: è una pianta molto vitale, quasi infestante, che predilige terreni umidi e conquista terreni vicini a corsi d'acqua; ma si trova anche nei megaforbieti e nei popolamenti a felci. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.

- Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 800 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e quello planiziale, a livello del mare.

 

Usi

Farmacia

Può essere utile nella dieta di alcune forme di diabete. Secondo la medicina popolare il Topinambur (specialmente i tuberi) presentano le seguenti proprietà medicamentose:

- colagoga (facilita la secrezione biliare verso l'intestino);

- diuretica (facilita il rilascio dell'urina);

- stomachica (agevola la funzione digestiva);

- tonica (rafforza l'organismo in generale).

 

Cucina

Veniva usata per la sua radice commestibile (Carciofo di Gerusalemme), poi è stata soppiantata dalla patata. I tuberi di Topinambur si raccolgono in inverno, sono molto nutrienti e la cottura è simile alle patate. Nella cucina piemontese sono tipici con la bagna càuda e la fonduta. Il tubero può essere consumato anche crudo con sale e pepe.

 

Proprietà nutrizionali

Grazie al contenuto di inulina è una pianta molto adatta ed indicata nella dieta di persone diabetiche in quanto l'inulina funziona come riserva di carboidrati (in sostituzione all'amido) indipendentemente dall'insulina. L'inulina è costituita da una catena di molecole di fruttosio terminanti con glucosio. A seconda della stagione della raccolta la lunghezza delle molecole di inulina varia e quindi la loro solubilità.

Il Topinambur passa per lo stomaco ed il primo tratto dell'intestino senza venire digerito, solamente nell'ultimo tratto dell'intestino sono presenti dei bifidobatteri e dei lattobacilli in grado di rompere le lunghe molecole dell'Helianthus tuberosus il cui carattere fibroso ha un effetto molto positivo sulla flora batterica. Il tubero inoltre è ricco di sali minerali ed in particolare potassio, magnesio, fosforo e ferro come pure di selenio e zinco. Il Topinambur è da sempre famoso per ridurre il colesterolo e per stabilizzare la concentrazione del glucosio nel sangue e dell'acido urico.

 

Coltivazione

È possibile coltivare i Topinambur anche nell'orto familiare, visto che si adattano bene anche a terreni marginali, purché soleggiati. La pianta, infatti, è molto rustica e può diventare addirittura invasiva. La coltivazione si riduce, praticamente, alla piantagione. In inverno, una volta seccata la parte aerea della pianta, sarà possibile raccogliere i tuberi, lasciando quelli più piccoli a continuare la coltivazione (che può avvenire per molti anni sullo stesso terreno senza problemi).

 

Altre notizie

Una delle prime descrizioni di questa pianta (sul territorio italiano) è stata fatta dal naturalista e botanico Fabio Colonna (1567 – 1640) nella pubblicazione ”Ekphrasis altera” (Roma, 1616) con un nome diverso da quello attuale: Flos solis farnesianus. La descrizione specificava soprattutto la parte ipogea della pianta: dotata di tuberi a buccia rossa.

 

Voci correlate

- Erbario virtuale;

- Ortaggi;

- Botanica;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.