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Gesù, il Cristo

 

Descrizione

Gesù ha cambiato la direzione della storia. Perfino la data del tuo quotidiano testimonia che Gesù di Nazaret è vissuto sulla terra circa 2.000 anni fa. Infatti "a.C." significa "avanti Cristo", "d.C." vuol dire "dopo Cristo"; si usa dire anche "A.D.", cioè "Anno Domini = nell'anno del Signore".

Centinaia di anni prima della nascita di Gesù, la Scrittura registra le parole dei profeti d'Israele che predicono la sua venuta.

L'Antico Testamento, scritto da molte persone in un periodo di 1.500 anni, contiene più di 300 profezie che descrivono la sua venuta. Tutti questi dettagli si sono avverati, compresa la sua nascita miracolosa, la sua morte e la sua risurrezione.

Il modo come Gesù visse, i miracoli che compì, la sua morte sulla croce, la sua ascesa al cielo, indicano che egli non fu semplicemente un uomo, ma più che un uomo. Gesù affermò: «lo e il Padre siamo una cosa sola» (Giovanni 10:30), «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Giovanni 14:9), e «Io sono la via, io sono la verità e la vita. Solo per mezzo di me si va al Padre» (Giovanni 14:6).

(Lingua greca o ellenica - EL) «Ἐντολὴν καινὴν δίδωμι ὑμῖν, ἵνα ἀγαπᾶτε ἀλλήλους, καθὼς ἠγάπησα ὑμᾶς ἵνα καὶ ὑμεῖς ἀγαπᾶτε ἀλλήλους».

(IT) «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Vangelo di Giovanni, XIII,34).

 

Gesù di Nazaret (Betlemme o Nazaret, 7-2 a.C. – Gerusalemme, 26-36) è il fondatore del Cristianesimo, religione che lo riconosce come il Cristo (Messia) atteso dalla tradizione ebraica e Dio fatto uomo. Alcune religioni non cristiane, tra cui l'Islam, lo riconoscono invece come profeta mentre altre hanno elaborato una specifica visione su di lui. Gesù avrebbe svolto la sua attività di predicatore, guaritore ed esorcista negli ultimi anni della sua vita quasi esclusivamente nella provincia romana della Giudea.

Secondo la tradizione cristiana, le principali fonti testuali relative a Gesù sono i quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Per quanto concerne le ricerche storiche sulla sua vita le principali fonti si trovano nel Nuovo Testamento, in particolare nelle lettere di Paolo e nei vangeli sinottici. Gli ultimi secoli hanno visto infatti lo sviluppo di ricerche volte a valutare l'attendibilità storica dei vangeli, inclusi gli elementi soprannaturali e miracolosi, sia a ricostruire il profilo del Gesù storico. La storicità di Gesù è generalmente riconosciuta dagli studiosi, ma, tra questi, vi è anche chi ha ricondotto tale figura all'elaborazione di un mito.

I Vangeli narrano la nascita di Gesù da Maria vergine, la predicazione focalizzata sull'annuncio del Regno dei Cieli e sull'amore al prossimo, e realizzata con discorsi e parabole accompagnati da miracoli; narrano infine la sua passione, morte in croce, risurrezione e ascensione al cielo. I vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento identificano Gesù con il Messia ed il Figlio di Dio. Le neotestamentarie lettere paoline esaltano il valore salvifico della sua morte e risurrezione. La successiva tradizione cristiana lo ha quindi dichiarato seconda persona della Trinità, assieme al Padre e allo Spirito Santo, e "vero Dio e vero uomo".

Dai Vangeli appare come la predicazione e l'operato di Gesù abbiano riscosso nella società ebraica coeva un limitato successo, conseguito peraltro principalmente tra i ceti più bassi. Il breve periodo della sua predicazione si concluse con la morte in croce, richiesta, secondo i Vangeli, dalle autorità ebraiche del Sinedrio ma irrogata dall'autorità di Roma (che riservava agli schiavi una tale sorte), su decisione finale del prefetto romano Ponzio Pilato. Dopo la morte, i seguaci di Gesù ne sostennero la risurrezione e diffusero il messaggio della sua predicazione, facendone una delle figure che hanno esercitato maggiore influenza sulla cultura occidentale.

Secondo il punto di vista ebraico, Gesù è stato un predicatore itinerante, ma non il Messia atteso; non era Figlio di Dio, non ha compiuto miracoli e, dopo la morte in croce, non è risorto né asceso al cielo. Secondo l'Islam, Gesù è stato uno dei maggiori profeti venuti prima di Maometto; nacque verginalmente, compì dei miracoli (per volere divino), non morì, ascese al Cielo, ma non era Dio che, secondo la sura CXII, "non ha generato né fu generato". Anche molti degli altri principali movimenti religiosi contemporanei hanno elaborato una propria interpretazione su Gesù.

 

Il ruolo messianico

Nell'ebraismo del I secolo era viva l'attesa del Messia, un liberatore inviato da Dio che avrebbe riscattato il popolo di Israele. È in questo quadro che gli autori dei Vangeli leggono la vicende gesuane, riconoscendogli il ruolo messianico.

La storiografia si è confrontata con questo tema, sia in relazione alla costruzione dei testi evangelici (ad esempio, riguardo al tema del segreto messianico) che alla definizione di ipotesi sulla natura che Gesù intendeva dare alla sua missione. Le soluzioni proposte sono diverse e riflettono inevitabilmente le convinzioni dei diversi autori. Ad esempio, secondo Carlo Ginzburg "la narrazione dei Vangeli è stata generata da una catena di citazioni, scelte con la volontà di dimostrare che il Gesù storico è davvero il Messia annunciato dai profeti. Tocca ora ai contraddittori provare che Gesù realmente pensava di essere il Messia", mentre Carsten Peter Thiede commenta il graduale disvelamento dell'identità messianica scrivendo: "Gesù non voleva rivelare troppo presto la sua potenza messianica di salvatore, poiché sapeva quali difficoltà gli avrebbe creato la cerchia attorno al sommo sacerdote".

 

Fonti testuali

Le fonti testuali relative a Gesù possono essere raggruppate in quattro tipologie:

- le lettere paoline, poi incluse nel Nuovo Testamento: scritte approssimativamente tra il 51 e il 63 da Paolo di Tarso, che non conobbe direttamente Gesù, rappresentano i documenti noti più antichi, ma non contengono dati biografici su Gesù che possano risultare utili per studiarne la figura storica. Sono tuttavia testimonianza di come venisse descritto il personaggio Gesù alle più antiche comunità cristiane;

- i quattro Vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Secondo una parte degli storici tali scritti sono giunti alla forma attuale nella seconda metà del I secolo, dopo essere stati redatti in più versioni e preceduti da una decennale tradizione orale o di appunti scritti, mentre per altri avrebbero raggiunto la loro forma definitiva, sempre a seguito di diverse redazioni, solo intorno alla metà del II secolo. Raccontano dettagliatamente la vita pubblica di Gesù, cioè il periodo della predicazione negli ultimi anni della sua vita, mentre sulla sua vita privata precedente forniscono scarne informazioni. Rappresentano i principali documenti sui quali converge il lavoro ermeneutico degli storici. In epoca moderna si sono sviluppate differenti correnti di pensiero circa l'effettiva attendibilità dei vangeli e la storicità di Gesù;

- i vangeli apocrifi. Generalmente non sono accolti dagli studiosi come fidati testimoni del Gesù storico (data la composizione tarda, a partire dalla metà del II secolo, sono, al più, utili per ricostruire l'ambiente religioso dei secoli successivi a Gesù), anche per il genere letterario favolistico-leggendario che contraddistingue gran parte delle loro narrazioni. La loro testimonianza è variegata:

---- i cosiddetti vangeli dell'infanzia (quali il Tommaso e il Matteo) presentano un carattere abbondantemente e gratuitamente miracolistico che sfocia spesso nel magico-fiabesco, in netto contrasto con la sobrietà dei quattro vangeli canonici. Gesù appare come un bimbo prodigio, talvolta capriccioso e vendicativo;

---- i Vangeli gnostici (tra i quali il Giacomo, il Filippo e il Tommaso), contenenti prevalentemente rivelazioni private e inedite espresse in raccolte di loghia (detti), dipingono Gesù come una particella di divino intrappolata nella carne, insegnante ad abbandonare la carne e la materialità per raggiungere la salvezza;

---- i cosiddetti Vangeli della passione (ad esempio Pietro, Nicodemo) non aggiungono molto alle descrizioni della passione contenute nei Vangeli canonici, caratterizzandosi però con l'intento di discolpare Ponzio Pilato e far ricadere la colpa della morte di Gesù sulle autorità religiose e sul popolo ebreo;

- fonti storiche non cristiane su Gesù. In alcune opere di autori antichi non cristiani (Tacito, Flavio Giuseppe, Plinio il Giovane, Luciano di Samosata) si trovano accenni a Gesù o ai suoi seguaci. Uno dei documenti più antichi è il cosiddetto Testimonium Flavianum, che diversi storici ritengono però oggetto di interpolazioni tardive di copisti cristiani.

Uno dei più antichi artefatti archeologici correlabili a Gesù è la cosiddetta Iscrizione di Nazaret. Scavi condotti negli ultimi due secoli hanno inoltre fornito riscontri archeologici relativi a Ponzio Pilato e ad altri personaggi citati nei vangeli (Caifa, Simone di Cirene), nonché a luoghi quali, ad esempio, la Piscina di Siloe e la Piscina di Betzaeta. È inoltre documentata la pratica della crocifissione nella Gerusalemme del I secolo.

 

Il contesto storico

All'epoca il territorio giudaico comprendeva approssimativamente Perea, Giudea da una parte e Galilea dall'altra. La Samaria (perenne dissidente della comunità culturale di Gerusalemme), in mezzo, ne era esclusa e separava il regno in due.

La morte di Erode nel 4 a.C. indebolisce notevolmente il controllo romano dell'area a causa di una complicata successione al trono tra i suoi tre figli: Archelao (etnarca e re di Giudea, Samaria e Idumea) deposto nel 6 d.C. per l'incompetenza dimostrata, Erode Antipa (tetrarca e re di Perea e Galilea fino al 39), Filippo (tetrarca e re, fino alla morte nel 34, dei territori del nord-est: Golanitide, Traconitide, Batanea).

Giuda il Galileo (appellativo dato dai romani ai ribelli perché in Galilea si trovavano le basi più forti dell'insurrezione; a ciò va aggiunta l'implicazione nazionalistica e religiosa relativa al fatto che la famiglia degli erodiani era araba e non ebrea), figlio di Ezechia, Asmoneo pretendente al trono di Gerusalemme, approfitta della situazione e con un esercito formato da esseno-zeloti, attacca i romani di stanza a Gerusalemme e genera una reazione immediata che termina solo dopo ben tre interventi da parte di Quintilio Varo, proconsole in Siria. La repressione da parte dei romani è feroce; la crocifissione di duemila rivoltosi genera l'odio verso i Romani da parte degli Ebrei.

Sedata, solo temporaneamente, la sommossa, nel 7 d.C., i romani decisero di riorganizzare amministrativamente e fiscalmente la Giudea (che passa da regno tributario al rango di provincia imperiale) organizzando allo scopo un censimento per quella che per l'epoca era una delle imposte più importanti: il testatico. A supervisionare il censimento suddetto fu lo stesso governatore della Siria Publio Sulpicio Quirinio diretto superiore del praefectus romanus e degli stessi tetrarchi erodiani. Questa iniziativa fu la scintilla che accese la celebre rivolta del censimento in cui trovò la morte lo stesso Giuda il Galileo.

L'interesse degli storici è rivolto prevalentemente ad episodi turbolenti riguardanti l'impero e le province rivoltose ed è quindi difficile trovare testi contemporanei che parlino di Gesù in modo esplicito. Questa carenza di informazioni veniva così spiegata, all'inizio del Novecento dallo storico Charles Guignebert:

«La sua nascita in un borgo sperduto della Galilea, tra povera gente e quegli ebrei disprezzati e vilipesi, la sua breve e insignificante carriera, troncata da un banale intervento dell'autorità, un insegnamento che né la forma né il contenuto raccomandavano a dei Greci e dei Romani, nulla di tutto ciò aveva di che trattenere l'attenzione di uno storico del secolo, se per caso l'avesse per un istante destata» (Charles Guignebert, Le problème de Jésus, Ernest flammarion, 1914).

 

Nome ed epiteti di Gesù

Nei libri del Nuovo Testamento, scritti in greco ellenistico, Gesù è indicato come Ἰησοῦς (Iésous) che è la resa in greco del nome ebraico יְהוֹשׁ֫וּעַ (Yĕhošūa, contratto in Joshua) a sua volta composto da יְהֹוָה (YH[VH], nome proprio del Dio di Israele) e יָשַׁע (yasha, salvezza) quindi con il significato di "Dio è la salvezza". Era un nome piuttosto comune tra i giudei dell'epoca.

Oltre che col nome proprio, Gesù viene indicato anche con vari epiteti e titoli (l'elenco è in ordine decrescente di frequenza):

- "[il] Cristo". In lingua greca [ὁ] Χριστός ([ho] CHristós), da χρίω (chrío), «ungere»: "[l']unto", "[il] consacrato" (per mezzo dell'olio d'oliva, spalmato o versato sul capo) a sua volta traduzione dall'ebraico מָשִׁ֫יחַ (māšîăḥ ) sempre nel significato di "unto". All'epoca di Gesù, il Cristo-Messia era l'inviato di Dio atteso dal popolo ebraico, dal quale ci si aspettava in particolare il riscatto sociale e politico dalla dominazione romana.

- "Signore". In greco κύριος (kyrios), usato soprattutto negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere. Il titolo onorifico, nel greco classico privo di valore religioso, è particolarmente significativo applicato a Gesù, in quanto è il termine col quale la traduzione greca della Settanta rende il prototermine masoretico ebraico יהוה ("YHWH"), cioè il nome proprio di Dio.

- "Figlio dell'uomo". In greco υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου (hyios tou anthrōpou). Nella tarda tradizione ebraica l'espressione כבר אנש (kevar enash, figlio dell'uomo) aveva anche una connotazione messianico-escatologica.

- "Figlio di Dio". In greco υἱὸς τοῦ θεοῦ (hyios tou theou). Nell'Antico Testamento l'espressione ad esempio והוא יהיה־לי לבן (vehu yihyeh-li leven, "egli diverrà mio figlio", pronunciato da Dio e riferito all'erede della casa di Davide in II Samuele 7,14) indica una relazione stretta e indissolubile tra Dio e un uomo o una comunità umana. Nel Nuovo Testamento il titolo si riveste di un nuovo significato, indicando una filiazione vera e propria.

- "Re". L'attributo della regalità era correlato al Messia, che era considerato discendente ed erede del Re Davide. Gesù, pur identificandosi come Messia, non si è però attribuito le prerogative politiche che questo comportava.

Altri titoli sono Messia, Rabbi-Maestro, Profeta, Sacerdote, Nazoreo, Nazareno, Dio, Verbo, Figlio di Giuseppe, Emmanuele.

Inoltre, soprattutto da Giovanni, vengono applicate a Gesù espressioni allegoriche come: agnello, agnello di Dio, agnello immolato; luce, luce del mondo; pastore, buon pastore, pastore grande; pane della vita, pane vivo, pane di Dio; vita, autore della vita; vite; ultimo Adamo; porta; via; verità.

 

Vita di Gesù secondo i vangeli canonici

I quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) rappresentano le uniche fonti testuali antiche che descrivono dettagliatamente la vita di Gesù, soprattutto gli ultimi anni caratterizzati dal ministero pubblico. La nascita del moderno metodo storico-critico ha portato a esaminare criticamente i racconti evangelici, cercando di distinguerne il nucleo storico dagli aspetti leggendari e mitici.

Alcuni approfondimenti, in particolare relativamente a nascita, infanzia e giovinezza di Gesù, sono presenti anche nei vangeli apocrifi. Questi particolari tuttavia non sono riconosciuti dagli studiosi come storicamente fondati, sebbene abbiano influenzato più o meno ampiamente la tradizione artistica e devozionale cristiana.

La narrazione della vita e dell'insegnamento di Gesù procede nei quattro vangeli prevalentemente in modo parallelo, soprattutto tra i primi tre (Matteo, Marco, Luca), detti per questo "sinottici": un certo episodio è narrato da più vangeli, solitamente con alcune variazioni, ma sono presenti anche lacune o racconti propri di un singolo evangelista. In Giovanni mancano numerosi racconti presenti nei sinottici, mentre sono presenti svariate aggiunte proprie.

 

Sinossi dei principali eventi della vita di Gesù

 

Matteo

Marco

Luca

Giovanni

Altri testi

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Prologo teologico (1,1-18)

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Genealogia di Gesù (1,1-17)

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Genealogia di Gesù (3,23-38)

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Annunciazione a Giuseppe (1,18-25)

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Annunciazione a Maria (1,26-38)

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Accenno alla nascita (1,25-2,1)

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Nascita (2,1-20)

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Epifania (2,1-12)

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Circoncisione e presentazione al tempio (2,22-39)

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Fuga in Egitto e
strage degli innocenti (2,13-23)

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Ritrovamento al tempio (2,41-50)

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Battesimo e
tentazioni (3,13-4,11)

Battesimo e
tentazioni (1,9-13)

Battesimo e
tentazioni (3,21-22;4,1-13)

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Ministero pubblico (4,12-20,34;21,18-25,46)
con alcune pericopi proprie

Ministero pubblico (1,14-10,52;11,20-13,37)

Ministero pubblico (4,14-19,27;20,1-21,38)
con molte pericopi proprie

Ministero pubblico (1,35-12,50;13,31-17,26)
con moltissime pericopi proprie

«parole e opere, segni e prodigi»
(Romani 15,18-19)

Ingresso a Gerusalemme (21,1-11)

Ingresso a Gerusalemme (11,1-10)

Ingresso a Gerusalemme (19,29-44)

Ingresso a Gerusalemme (12,12-15)

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Ultima cena e
istituzione dell'Eucaristia (26,26-29)

Ultima cena e
istituzione dell'Eucaristia (14,22-25)

Ultima cena e
istituzione dell'Eucaristia (22,15-20)

Ultima cena e
lavanda dei piedi (13,1-11)

Ultima cena e
istituzione dell'Eucaristia
(1 Corinzi 11,23-26)

Processo, passione e morte (26,30-27,66)

Processo, passione e morte (14,32-15,47)

Processo, passione e morte (22,39-23,56)

Processo, passione e morte (18-19)

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Risurrezione e apparizioni (28)

Risurrezione e apparizioni (16)

Risurrezione e apparizioni (24,1-49)
con la pericope propria dei discepoli di Emmaus

Risurrezione e apparizioni (20)

Altri testi del Nuovo Testamento, passim

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Apparizione in Galilea (21)

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Ascensione (16,19)

Ascensione (24,50-53)

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Ascensione (Atti 1,6-11)

 

Annunciazione

Secondo il racconto del vangelo di Luca, una vergine di nome Maria, promessa sposa a Giuseppe, discendente del Re Davide, ricevette a Nazaret di Galilea «al tempo di re Erode» una visita dell'Arcangelo Gabriele, che le annunciò il concepimento di Gesù (Lc1,26-38).

Nel Vangelo di Matteo, invece, il concepimento verginale di Maria è solo fugacemente accennato, mentre il protagonista è Giuseppe, che riceve da un angelo la rivelazione del concepimento soprannaturale di Maria (Mt1,18-25).

 

Nascita

La ricerca storica moderna del cosiddetto "Gesù storico" si basa sullo studio del complesso apparato di fonti protocristiane, sia canoniche che apocrife, e del confronto critico delle stesse con la documentazione ebraica e quella ellenistico-romana dell'epoca allo scopo di discriminare tra avvenimenti riconducibili al personaggio storico e quelli più propriamente attribuibili al "Gesù della fede". La principale sfida della ricerca moderna consiste infatti nel confrontare le fonti che trattano di Gesù riferendole al contesto archeologico, culturale e politico del I secolo.

La ricerca moderna, che tende ad integrare il metodo storico-critico con il ricorso ad altre metodologie tratte da altre discipline (sociali, antropologiche, letterarie, psicologiche), pone particolare enfasi nell'evidenziare l'ebraicità di Gesù. Altro tratto di interesse è l'allargamento internazionale e interconfessionale della ricerca.

Secondo lo storico Mauro Pesce l'indagine su Gesù ha registrato una notevole evoluzione negli ultimi trenta anni, con la pubblicazione di decine di libri e migliaia di contributi scientifici: i risultati di questa ricerca sarebbero però ancora poco noti in Italia dove, sempre secondo Pesce, prevalgono immagini devozionali semplificate o, al contrario, "libri scandalistici [...] continuano a sostenere la tesi, priva di qualsiasi fondamento, secondo la quale Gesù non sarebbe mai esistito".

Data di nascita: Gerd Theissen e Annette Merz scrivono che non esiste alcuna indicazione certa sull'anno preciso della sua nascita. Certamente Matteo e Luca sono d'accordo nell'attestare che Gesù è nato quando Erode il Grande era vivo (Mt 2,1; Lc 1,5), ovvero, stando a Flavio Giuseppe (Antichità. 17, 167, 213; BJ 2, 10), prima della primavera del 4 a.C. Ciò è probabile, ma ci sono alcune controversie al riguardo, dal momento che Matteo e Luca non offrono informazioni cronologiche sufficientemente precise e concordanti.

Luca 2,1 mette in relazione la nascita di Gesù al censimento di Quirinio. Giuseppe Flavio cita un censimento nel 6 d.C. (Guerre giudaiche II, 117 ss., VII, 253; Antichità giudaiche XVII, 355, XVIII, 1 ss.): alcuni studiosi, come Emil Schürer, ritengono che Luca abbia quindi commesso un errore cronologico, mentre altri, come William Mitchell Ramsay, spiegano la discrepanza chiamando in causa una serie di censimenti in Luca e negli Atti.

Alcuni hanno provato a determinare più precisamente la data di nascita di Gesù correlando la stella dei Magi (Mt 2,2) con fenomeni astronomici; comunque, Matteo descrive una stella viaggiante miracolosa, che non è compresa in alcuna categoria astronomica, e queste teorie non hanno riscosso un grande successo.

La data tradizionale del nascita di Gesù al 25 dicembre, ricorrenza della festa del Natale, è tardiva (IV secolo). Questa data venne fissata nel Concilio di Nicea, convocato da Costantino, forse perché coincidente con il periodo della celebrazione del Sole invitto.

Luogo di nascita: riguardo al luogo di nascita i vangeli di Matteo e Luca riportano che Gesù nacque a Betlemme.

I Vangeli di Marco e Giovanni non fanno invece menzione del luogo di nascita di Gesù. In Giovanni (7,41-42 e 7,52) viene comunque citata l'incredulità degli ebrei riguardo alla pretesa di Gesù di essere il Messia in quanto egli proveniva dalla Galilea e non dalla città di Davide (Betlemme). Come è evidenziato anche dal Talmud, i maggiorenti di Gerusalemme e di tutta la Palestina ritenevano ignoranti, rozzi e persino barbari gli uomini delle regioni rurali ed arretrate della Galilea.

Alcuni studiosi sia cristiani che non cristiani ipotizzano quindi come luogo di nascita di Gesù anche Nazaret o altre località della Galilea o prossime alla Galilea.

Città di origine: secondo i Vangeli Gesù era originario di Nazaret, in Galilea. L'utilizzo, sempre nei vangeli, dell'aggettivo "nazoreo", di non chiara origine, ha suscitato comunque l'interesse di alcuni studiosi che hanno proposto localizzazioni alternative come Cafarnao e Gamala.

 

La sinagoga di Nazaret

Il vangelo di Luca porta testimonianza di Gesù "come era suo costume" che entra nella sinagoga di Nazaret. In tale occasione Gesù "..si alzò per leggere". Nella tradizione ebraica, le scritture sono preziose e trattate con estrema cura. L'affermazione che a Gesù sia stata porta la pergamena di Isaia, suggerisce almeno che i nazareni abbiano posseduto tale pergamena, e possibilmente anche altre, e che abbiano avuto un posto ove conservarle. La sinagoga sarebbe stato il posto ideale a questo scopo.

Attualmente gli scavi archeologici hanno riguardato solo una porzione molto piccola dell'antica Nazaret: la moderna Nazaret risiede infatti sull'antico sito. Non è stato quindi ancora possibile individuare edifici pubblici e sinagoghe. All'interno dei circuiti archeologici è convenzionalmente sostenuta l'idea che Nazaret, al tempo di Gesù, fosse una piccola comunità, ma non si hanno ancora evidenze conclusive.

Alcuni scavi archeologici hanno scoperto sinagoghe risalenti al periodo di Gesù a Gamala, Gerusalemme, Herodium e Masada.

Il Nuovo Testamento menziona oltre a quella di Nazaret, anche la sinagoga di Cafarnao, i cui resti sono stati rinvenuti nel 1969 sotto quelli di una sinagoga edificata nei secoli successivi.

Nascita: sia Matteo che Luca collocano la nascita di Gesù a Betlemme, in Giudea, «al tempo di re Erode». Mentre Matteo vi dedica un breve accenno (Mt1,25-2,1), Luca sviluppa la narrazione motivando il viaggio di Giuseppe e Maria da Nazaret a Betlemme con un censimento indetto da Augusto mentre governava Quirinio (Lc2,1-20).

L'accenno a questo "primo censimento" di Quirinio rappresenta un problema di difficile soluzione: l'unico censimento (il "secondo"?) indetto da Quirinio che ci è noto da altre fonti storiche avvenne infatti nel 6 d.C., quando Erode il Grande era già morto (4 a.C.).

Non si conosce con esattezza la data di nascita di Gesù. La data tradizionale del Natale al 25 dicembre è tardiva (IV secolo), e ancor più tarda la datazione all'anno 1 a.C., in quanto risalente al monaco Dionigi il Piccolo (VI secolo). Secondo la maggior parte degli studiosi contemporanei, la nascita va collocata negli ultimi anni di re Erode, attorno al 7-6 a.C.

 

Epifania

Dopo la nascita di Gesù il solo vangelo di Matteo (capitolo 2) racconta la cosiddetta "Epifania" (dal greco epifáneia, "manifestazione"). Alcuni magi (tradizionalmente chiamati "Re Magi" e ritenuti in numero di tre) vennero dall'oriente a Gerusalemme, avendo visto «il suo astro» (tradizionalmente chiamato "stella cometa"), con l'intento di portare al nuovo re annunciato dall'astro oro, incenso e mirra. Seguendo la stella, trovarono Gesù a Betlemme e gli resero omaggio.

Il re Erode, venuto a sapere di ciò, e temendo l'usurpazione del trono, ordinò l'uccisione di tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni (fu la cosiddetta strage degli innocenti). Giuseppe però, avvertito in sogno da un angelo, fuggì in Egitto con Gesù e Maria.

Morto Erode (4 a.C.), i tre ritornarono nella terra d'Israele e si stabilirono a Nazaret.

 

Infanzia

Il vangelo di Luca (2,21-52) tralascia il racconto dell'Epifania e della successiva fuga in Egitto. Dopo aver brevemente accennato alla circoncisione di Gesù, riporta due episodi:

- la presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme, durante la quale il neonato venne venerato come Messia da Simeone e dalla profetessa Anna;

- il ritrovamento di Gesù al tempio, episodio nel quale Gesù dodicenne si intrattenne nel tempio di Gerusalemme con i dottori della Legge, all'insaputa dei genitori, che lo ritrovarono dopo tre giorni.

 

Vita prima del ministero

I Vangeli non narrano esplicitamente la vita di Gesù prima del suo ministero pubblico come pure le altre fonti storiche non cristiane. Alcune informazioni sono però desumibili da accenni sporadici contenuti nei racconti evangelici.

 

Professione

Quanto alla professione, a Nazaret Gesù era conosciuto come «il figlio del carpentiere» Giuseppe (Mt13,55), e «carpentiere» egli stesso (Mc6,3). Il termine greco originario è tekton, ampiamente polisemico, e può indicare carpentieri, falegnami, artigiani del legno, come anche muratori o tagliatori di pietre. Questa attività artigianale gli ha verosimilmente garantito una relativa agiatezza ed autonomia economica, che non lo ha fatto appartenere agli strati poveri della sua società. Non ci è dato conoscere la dimensione della sua impresa artigianale, se cioè si trattasse di una piccola bottega rurale dedita ad aratri e gioghi, o invece di una media o medio-grande impresa costruttrice con apprendisti e garzoni, attiva in opere edilizie, anche magari in città vicine come Zippori (a 6 km da Nazaret), che veniva ricostruita e ampliata in quegli anni da Erode Antipa.

 

Famiglia

Quanto alla famiglia, il totale silenzio circa Giuseppe durante il ministero di Gesù lascia ragionevolmente supporre che questi fosse già morto. La madre Maria, invece, oltre che negli episodi dell'infanzia, compare numerose volte durante la predicazione pubblica di Gesù.

Nel Nuovo Testamento sono poi presenti diversi accenni a "fratelli" (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e "sorelle" (anonime) di Gesù, che tuttavia non sono mai detti figli di Giuseppe o Maria. Data la sporadicità degli accenni e la polisemia del termine nelle lingue semitiche (i testi neotestamentari sono scritti in un greco caratterizzato da ricorrenti semitismi), non è possibile risalire con certezza alla effettiva parentela di questi con Gesù, e sono state proposte diverse interpretazioni:

- la tradizione cattolica, unitamente ai primi riformatori protestanti (soprattutto Lutero, Calvino) li interpreta come cugini;

- la tradizione ortodossa li interpreta come fratellastri, figli di un precedente matrimonio di Giuseppe;

- la maggior parte delle Chiese protestanti contemporanee li interpreta come fratelli in senso proprio, negando il dogma della verginità di Maria sostenuto da cattolici e ortodossi.

 

Padre

Entrambi i racconti dell'infanzia, nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo secondo Luca, sono concordi nell'affermare che il padre adottivo fosse Giuseppe e che la madre fosse Maria, fatto che è attestato anche da altri riferimenti nella tradizione evangelica.

Le principali fonti cristiane che riguardano Giuseppe provengono dai Vangeli secondo Matteo e Luca. Giuseppe fu promesso a Maria al tempo che lei concepì; perciò si presume che dovevano già essere legalmente marito e moglie, sebbene non gli fosse ancora permesso di vivere insieme.

Nei Vangeli secondo Matteo e Luca, si parla di Giuseppe come il padre a cui Gesù sarebbe stato affidato. Giuseppe non figura nei quattro Vangeli canonici, ad eccezione che in questi racconti dell'infanzia; inoltre, egli non è menzionato negli Atti degli Apostoli, a differenza di altri parenti di Gesù. Di solito si ritiene che tutto ciò stia a significare che Giuseppe sia morto prima del ministero di Gesù. Va notato, infatti, che i vangeli si focalizzano primariamente sull'ultima parte della vita di Gesù, con particolare enfasi sui tre anni di ministero che precedettero la crocefissione. Peraltro, si ritiene probabile che i racconti dell'infanzia abbiano una valenza più teologica che storica.

Matteo cerca di convincere gli Ebrei che Gesù fosse davvero discendente di Davide. La locuzione "figlio di Davide" è usata sette volte in Matteo (1,1;9,27;12,23;15,22;20,30;21,9;22,42). Solo in Matteo Gesù parla del "Trono della sua gloria" (19,28;25,31). E solo in Matteo si parla di Gerusalemme come la "città santa" (4,5). Quindi, Matteo impiega una gran quantità di tempo per cercare di convincere il popolo Ebraico che Gesù era di fatto il "Re dei Giudei" (27,29;27,37). È quindi importante notare che Gesù è considerato nelle genealogie bibliche come il discendente del re Davide, e ciò sarebbe possibile solo se Giuseppe fosse il suo padre carnale. Comunque, c'è discrepanza tra la genealogia di Gesù fornita da Matteo e quella di Luca.

Alcuni Vangeli non canonici, adozionisti, affermano che Giuseppe fu il padre di Gesù e che Gesù fu un uomo mortale fino al momento in cui lo spirito di Dio entrò in lui mentre veniva battezzato da Giovanni Battista. Comunque, il punto di vista degli adozionisti venne rifiutato dalla chiesa durante il Primo Concilio di Nicea.

Gli Ebioniti ritenevano che Giuseppe e Maria fossero i genitori carnali di Gesù. Secondo un filosofo greco più tardo (Celso, fine del II secolo) la paternità andrebbe invece attribuita a un soldato romano.

 

Madre

La maggior parte delle informazioni su Maria, la madre di Gesù, deriva dalla menzione che fanno di lei i quattro vangeli canonici e il Libro degli Atti; il Vangelo di Giovanni non riporta il suo nome, ma si riferisce a lei come "la madre di Gesù" o "sua madre".

A parte le citazioni fornite nei vangeli canonici e in poche altri fonti cristiane primeve (vangelo apocrifo di Giacomo della prima metà del II secolo), non esistono altre fonti antiche sulla vita di Maria.

In Marco 6,3 (e in analoghi passi in Matteo e Luca) si afferma che Gesù fu il figlio di "Maria e il fratello di Giacomo, Giuseppe, Giuda e Simeone", e inoltre che Gesù aveva sorelle. Lo storico Ebreo Giuseppe Flavio e lo storico cristiano Eusebio (che scriveva nel IV secolo ma citava fonti molto più antiche, ora perdute) parla di Giacomo il Giusto come del fratello di Gesù.

Le chiese cattolica ed ortodossa hanno diverse importanti tradizioni costruite attorno alla figura di Maria. Maria (Miryam), madre di Gesù, è l'unica donna a cui sia intitolata una sura del Corano (VII secolo).

 

Fratelli

L'espressione fratelli di Gesù è presente in alcuni brani del Nuovo Testamento (Mt 12,46-50;13,55-56, Mc 3,31-34, Lc 8,19-21, Gv 2,12;7,3-10, At 1,14, 1Co 9,5, Gal 1,19). La questione se Gesù avesse dei fratelli (o sorelle), figli di Maria e Giuseppe, se avesse dei fratelli figli del solo Giuseppe, o se invece se "fratelli" si riferisca a dei parenti in senso generico, è controversa ed è motivo di discussione tra studiosi della Bibbia e teologi.

Il più noto fratello di Gesù è identificato dai documenti in greco antico come ᾿Ιάκωβος, Giacomo o Giacobbe (Antichità 20.9.1, Galati 1,19), che era anch'esso un nome piuttosto comune, dato che ricorda l'omonimo Patriarca. Secondo Marco 6,3, gli altri fratelli di Gesù si chiamavano Joses (=Giuseppe), Judas (=Giuda), e Simon (=Simeone o Simone); questi sono anche i nomi di tre delle dodici tribù o figli di Israele. In ebraico i nomi dei fratelli sono Yaakob, Yosef, Yehudah e Shimeon.

 

Celibato

Quanto a un eventuale matrimonio di Gesù, i vangeli canonici e le altre opere neotestamentarie non fanno alcuna menzione di una sposa di Gesù o di suoi figli, e sulla base di questo silenzio la tradizione cristiana lo ha pertanto identificato come celibe. A supporto del suo celibato viene citato solitamente il detto di Gesù relativo all'«eunuchia per il regno» (Mt19,10-12). Alcuni studiosi hanno però rilevato che la scelta celibataria di Gesù sarebbe incompatibile con l'ambiente giudaico del tempo, dove erano esaltati matrimonio e fecondità. Al tempo di Gesù, però, gli esseni, concentrati a Qumran ma diffusi in tutta la società israelita, praticavano un celibato ascetico.

Nei capitoli 32 e 55 dell'apocrifo gnostico Vangelo secondo Filippo, databile al più presto alla seconda metà del II secolo, è accennato l'amore tra Gesù e Maria Maddalena. Entrambi sono descritti come l'incarnazione di eoni divini (Soter e Sofia), mentre dalla loro unione sarebbero derivati gli angeli: il senso dei passi viene interpretato sia come una elaborazione successiva dovuta alla teologia gnostica, vista anche la genesi degli angeli, sia come una vera e propria testimonianza storica, per cui alcuni studiosi ipotizzano a tutti gli effetti che ci sia stato un matrimonio tra Gesù e la Maddalena, un'idea che ha ispirato diverse pubblicazioni e romanzi recenti.

 

Sposa

Molte leggende e alcuni vangeli apocrifi sostengono che Gesù si sposò, o comunque ebbe relazioni amorose. In tali racconti la sposa risulta essere sempre Maria Maddalena.

L'apocrifo Vangelo secondo Filippo, per esempio, racconta: «la compagna del Salvatore è Maria Maddalena, Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca». La frase sarebbe comunque una ricostruzione perché nel manoscritto ci sarebbero in realtà degli spazi vuoti, evidenziati di seguito con delle parentesi: La compagna del ( ) Maria Maddalena ( ) più di ( ) discepoli ( ) baciarla ( ) sulla ( ). La parola usata per “compagna” nel testo copto del vangelo di Filippo è inoltre un prestito dall’originale greco koinônós. Questo termine non significa “sposa” o “amante”, bensì “compagna” ed è comunemente usata per indicare rapporti di amicizia e fratellanza.

In quello stesso vangelo, che secondo gli studiosi non risale a prima della seconda metà del II secolo, il bacio sulla bocca è però un segno rituale comune anche agli altri personaggi perché «il Logos viene da quel luogo, egli nutre dalla sua bocca e sarà perfetto. Il perfetto, infatti, concepisce e genera per mezzo di un bacio. È per questo che noi ci baciamo l'un l'altro. Noi siamo fecondi della grazia che è in ognuno di noi.

 

Formazione culturale e religiosa

Quanto alla cultura, Gesù, come tutti gli ebrei della Terra d'Israele dell'epoca, parlava correntemente aramaico, una lingua semitica, della quale appare traccia in alcuni detti originali riportati dai vangeli (Mc5,41;7,34;15,34). Dai vangeli (Gv7,15) non sembra che avesse studiato presso qualche scuola rabbinica, anche se non si può escludere che possedesse la cultura di base che poteva essere impartita in una scuola di lettura della Torah di una sinagoga. Sicuramente sapeva leggere (e scrivere) in ebraico, lingua non più correntemente parlata, ma usata per il culto e le preghiere (Lc4,16-17), e dalla sua predicazione traspare una profonda conoscenza delle Scritture ebraiche. È ignoto se conoscesse il latino, lingua degli occupanti romani, o il greco, nella versione popolare (koinè) parlata in Medio Oriente.

In epoca moderna, alcuni studiosi hanno sostenuto che Gesù fosse un esseno, ma tutta la sua predicazione e i suoi atti contro il formalismo e le regole di purità formale sono in totale antitesi con quanto si sa degli Esseni.

 

Stato socioeconomico

Gesù proveniva da Nazaret di Galilea, alla periferia del mondo ebraico. Gesù era figlio di un "tektòn" che può essere inteso come falegname, carpentiere o costruttore (Mt 13,55; Mc 6,3; Lc 4,22; Gv 6,42), e "tektòn" egli stesso. La sua famiglia non era quindi forse di povere condizioni ed era partecipe della vita sociale e religiosa del tempo: Elisabetta, parente della madre di Gesù, era moglie di Zaccaria, del quale si dice, nel Vangelo di Luca, che prestava servizio al Tempio di Gerusalemme.

Sempre Luca riporta che Gesù "cresceva in sapienza, età e grazia" davanti a Dio e davanti agli uomini e che a soli 12 anni parlava agli anziani del Tempio, evidenziando così la preparazione maturata nella conoscenza delle Scritture.

Negli anni del suo ministero pubblico Gesù partecipa a banchetti, come quello in occasione delle nozze di Cana, e frequenta anche farisei e pubblicani, tanto che nei vangeli lui stesso si lamenta delle critiche ricevute ( "Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori" 11,19) per il fatto di condurre una vita meno austera e ascetica di quella di Giovanni Battista.

 

Inizio del ministero

Secondo il vangelo di Luca, Gesù iniziò il suo ministero pubblico di predicazione quando aveva «circa trent'anni» (Lc3,23). La datazione storica dell'inizio della sua attività (come anche la durata) non ci è nota con precisione. Luca colloca l'inizio del ministero di Giovanni il Battista, parente di Gesù, nel quindicesimo anno dell'imperatore Tiberio (Lc3,1), ovvero verso il 28 d.C.. L'inizio del ministero di Gesù è presentato come immediatamente successivo a quello del Battista, e può pertanto essere ipotizzato per il 28 d.C. La stessa data può essere ipotizzata sulla base di un diverso accenno evangelico: il tempio di Gerusalemme, la cui costruzione fu iniziata da Erode il Grande nel 20-19 a.C., all'inizio del ministero di Gesù è detto «costruito in 46 anni» (Gv2,20): questo dunque daterebbe l'accaduto al 27/28.

Secondo i Vangeli Gesù iniziò il suo ministero pubblico in seguito al battesimo ricevuto da Giovanni in una località imprecisata presso il fiume Giordano (Mt3,13-17;Mc1,9-11;Lc3,21-22). Dopo il battesimo, Gesù si ritirò nel deserto della Giudea, dove stette quaranta giorni digiunando e subendo infine le tentazioni del demonio, che riuscì a contrastare (Mt4,1-11;Mc1,12-13;Lc4,1-13). In seguito all'arresto e alla decapitazione del Battista da parte di Erode Antipa, Gesù si trasferì da Nazaret a Cafarnao, presso il lago di Genesaret (Lc4,12-13).

Prima di iniziare la predicazione pubblica, Gesù chiamò a seguirlo alcuni dei dodici apostoli che gli saranno vicini negli anni seguenti.

Il Vangelo di Giovanni indica come uno dei primi avvenimenti della vita pubblica di Gesù l'episodio della cosiddetta purificazione del tempio di Gerusalemme, durante la quale scacciò i mercanti e i cambiavalute dal recinto del luogo sacro.

 

Ministero pubblico

Tempi e luoghi

La durata del ministero di Gesù non è conoscibile con certezza. Nei vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca) non vengono fornite indicazioni temporali che permettano di scandire il passare del tempo. Il Vangelo di Giovanni invece accenna a tre Pasque (2,13.23; 5,1;6,4; 11,55;12,1;13,1), l'ultima delle quali fu la Pasqua della sua morte. Questo porta a ipotizzare una durata triennale (o meglio, di due anni interi e qualche mese) del ministero di Gesù. Assumendo come validi il dato circa l'inizio del ministero desumibile da Luca (28 d.C.) e le tre Pasque accennate da Giovanni, si può ipotizzare una datazione per la predicazione pubblica tra il 28 e il 30 d.C.

Le località menzionate dai vangeli durante il ministero itinerante di Gesù sono concentrate soprattutto nella zona del lago di Genezaret, in Galilea (nord della Palestina). Gesù si recò anche a Gerusalemme e in località limitrofe della Giudea (sud della Palestina), prevalentemente in occasione delle feste di Pasqua, che ogni pio ebreo cercava di trascorrere nella città santa. Le zone della Samaria, abitate da ebrei scismatici (samaritani), furono toccate solo fugacemente dalla sua attività. Gesù fece alcuni viaggi anche in zone non abitate da Ebrei: a Tiro e Sidone in Fenicia, a nord della Palestina, e nei territori della Decapoli, a oriente della Palestina.

Non è possibile ricostruire con certezza la sequenza e le varie tappe dei viaggi compiuti da Gesù in queste località: gli evangelisti, nella loro redazione finale, hanno spesso accorpato le narrazioni (pericopi) senza un preciso ordine cronologico, e inoltre le descrizioni dei viaggi sono solitamente generiche.

 

Contenuti

Il Regno di Dio, o Regno dei Cieli (un eufemismo semitico tipico di Matteo, che usa Cieli invece che Dio, diversamente da Luca e Marco), è il centro della predicazione (il cui termine tecnico è "kerigma", "annuncio") e dell'azione di Gesù. Con questo messaggio, Gesù si pone in continuità con la tradizione messianica propria dell'ebraismo del suo tempo, che aspettava, «secondo le scritture», un Messia regale, "figlio" (ovvero discendente) di Davide, dal quale ci si aspettava la liberazione del popolo ebraico dal secolare dominio straniero e la ricostituzione del regno d'Israele.

Tuttavia, il Regno predicato da Gesù, strettamente legato alla sua persona (Mt12,28;Lc11,20), appare privo di connotazioni propriamente politiche e sociali (Gv18,36). È questo il probabile motivo del cosiddetto "segreto messianico": dai vangeli, soprattutto in quello di Marco, appare come Gesù durante il ministero pubblico tentasse di tenere nascosta la sua identità messianica (Mt16,15-20;Mc8,29-30;Lc9,20-21) per evitare di essere visto dalla folla entusiasta come un messia liberatore trionfale. Solo quando è iniziata la sua passione, quando è abbandonato dalla folla e dai discepoli, si riconosce apertamente come il Cristo-Messia (Mc14,61-62).

Dai discorsi di Gesù, e in particolare dalle cosiddette "parabole del Regno", il Regno appare principalmente come una realtà teologica, spirituale, morale, caratterizzata da una condotta di vita centrata sul duplice comandamento dell'amore a Dio e al prossimo (Mt22,35-40;Mc12,28-31). Si tratta di una nuova condizione della persona, che si instaura nella vita degli uomini nella misura in cui essi riconoscono la regalità-signoria-paternità (basiléia) di Dio.

La morale del Regno predicata da Gesù, e centrata sull'amore a Dio e sulla carità, è proposta come in continuità con gli insegnamenti della tradizione ebraica dell'Antico Testamento. Tuttavia, in alcuni punti, per esempio, il ritornello «è stato detto... ma io vi dico» del discorso della montagna, la predicazione di Gesù è in contrasto con tali precetti, e con la modalità (da lui giudicata esteriore e formale; Mt23,13-35) con la quale le autorità farisaiche li applicavano e insegnavano ad applicarli. Gesù propone una nuova giustizia "più grande", che non vuole abolire gli insegnamenti precedenti ma portarli a compimento (Mt5,17-20).

Quanto al carattere storico del Regno, nei testi evangelici si nota un dualismo apparentemente inconciliabile:

- alcuni loci (per esempio, Mt12,28;Lc11,20;Lc17,21) lo presentano come già attuale, presente (escatologia attuale o immanente). Questo ha portato alcuni studiosi moderni a vedere Gesù come un riformatore morale che ha cercato, fallendo, di riformare e migliorare la società del tempo, pur senza pretese propriamente politiche e rivoluzionarie.

- altri loci (per esempio Mt4,17;Mc1,14-15, e soprattutto il discorso escatologico) lo presentano come non ancora presente, ma futuro (escatologia futura o conseguente). Il Regno futuro è tradizionalmente (ma non da Gesù) chiamato "paradiso", e la sua instaurazione sarà preceduta dal "Giorno del giudizio" (espressione usata esplicitamente in Mt10,15;11,22;11,24;12,36, implicitamente nel discorso escatologico). Questa escatologia futura ha portato alcuni studiosi moderni a vedere Gesù come un entusiasta profeta apocalittico che ha annunciato un mondo, futuro e migliore.

La tradizione cristiana ha ricomposto questa dicotomia individuando nel "già" l'attività di Gesù proseguita nella Chiesa, e nel "non ancora" il mistero della sua morte e risurrezione, che sarà pienamente attualizzata con la sua seconda venuta e la trasfigurazione del mondo.

 

Modalità di predicazione

Le modalità della predicazione di Gesù, centrata sull'annuncio del Regno e della condotta di vita ad esso relativa, furono diverse dagli insegnamenti rabbinici del tempo. Gesù faceva larghissimo uso di parabole, cioè esempi allegorici tratti dalla vita e dalle comuni attività e situazioni quotidiane, che avevano lo scopo di illustrare concetti teologici o morali non direttamente esperibili. Pur con le debite differenze, per questo metodo didattico Gesù è accostabile a Platone e ai suoi miti. Queste le principali parabole di Gesù:

- Parabola del banchetto di nozze;

- Parabola del Buon Pastore;

- Parabola del buon samaritano;

- Parabola delle dieci vergini;

- Parabola del fariseo e del pubblicano;

- Parabola del figlio prodigo, o come si preferisce attualmente chiamarla, "del padre misericordioso";

- Parabola dei lavoratori della vigna;

- Lazzaro e il ricco Epulone;

- Parabola della moneta smarrita;

- Parabola della pecora smarrita;

- Parabola del seminatore;

- Parabola del granello di senape;

- Parabola del servo senza pietà;

- Parabola dei talenti;

- Parabola dei vignaioli omicidi;

- Parabola della zizzania.

Secondo i vangeli, la predicazione era accompagnata da miracoli. Questi possono essere tipologicamente distinti in tre categorie:

- miracoli di guarigione (da febbre, lebbra, emorragia, edema, sordità, cecità, paralisi), esorcismi, risurrezioni. Sono i più ricorrenti;

- miracoli sulla natura, che mostrano il dominio diretto di Gesù sul creato (pesca miracolosa, moltiplicazione dei pani, tramutazione dell'acqua in vino a Cana, maledizione del fico, tempesta sedata, camminata sull'acqua);

- epifanie (manifestazioni): la trasfigurazione sul monte e le apparizioni ai discepoli dopo la risurrezione.

La maggior parte degli studiosi laici contemporanei, e una parte degli studiosi cristiani, nega valore storico ai miracoli evangelici, considerandoli rappresentazioni simboliche e letterarie distinte dai fatti accaduti e correlate al fine religioso della narrazione.

 

Destinatari

La predicazione di Gesù si rivolse principalmente agli Ebrei (Mt10,5-6;15,24). Questa preferenza però non è esclusiva: sono accennati alcuni viaggi missionari in città e zone abitate prevalentemente da pagani (Mt8,28;15,21;16,13), e sia prima che dopo la risurrezione Gesù invia esplicitamente i suoi discepoli «a tutte le nazioni» (Mt24,14;28,19).

Nel suo ministero Gesù valorizzò e si rivolse a categorie sociali che erano marginali o disprezzate nella società ebraica del tempo, suscitando in alcuni di questi casi lo sdegno delle autorità religiose farisaiche (Mt9,11;11,19 e paralleli): bambini (Mt19,14), donne (Lc8,2-3), samaritani (Gv4,40), prostitute (Mt21,31), «peccatori» (Mt9,10), pubblicani (Lc19,2-5) – ovvero ebrei collaborazionisti incaricati dagli occupanti romani per la riscossione delle tasse.

Dai vangeli appare come la predicazione e l'operato di Gesù riscossero nella società ebraica del tempo un limitato successo, conseguito peraltro principalmente tra i ceti più bassi. Sono tuttavia segnalati tra i primi discepoli anche persone ricche e di rango elevato, come per esempio i membri del Sinedrio Nicodemo, Giuseppe di Arimatea e Giovanna «moglie di Cusa, amministratore di Erode».

 

Ultimi giorni di vita

Secondo il racconto dei vangeli, dopo alcuni anni di predicazione, Gesù fece il suo ingresso a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua ebraica. Al suo arrivo in città fu accolto da una folla festante che lo acclamava come Messia (Mt21,1-11;Mc11,1-10;Lc19,29-44;Gv12,12-15), evento ricordato nella tradizione cristiana la Domenica delle Palme. I sinottici collocano dopo l'ingresso a Gerusalemme la "purificazione del tempio", che Giovanni colloca invece in occasione della prima Pasqua.

In prossimità della morte di Gesù sia i sinottici (Mt26,26-29;Mc14,22-25;Lc22,15-20) che Giovanni (13,1-11) riportano il racconto di una cena, tradizionalmente chiamata "Ultima Cena". Si notano tuttavia alcune divergenze:

- per i sinottici corrisponde alla cena della Pasqua ebraica, e fu tenuta la sera precedente il giorno della morte di Gesù (15 nisan, Pasqua, venerdì), dunque di giovedì sera. In essa Gesù istituisce il sacramento dell'Eucaristia;

- per Giovanni si tratta di una cena generica e non può trattarsi di quella pasquale, in quanto il rito ebraico si sarebbe svolto la sera del giorno corrispondente alla morte di Gesù (14 nisan, vigilia di Pasqua, venerdì). In essa non vi è accenno all'Eucaristia, mentre viene riportato il racconto della lavanda dei piedi, assente nei sinottici.

Una possibile armonizzazione è che l'Ultima Cena fosse effettivamente una cena pasquale e sia stata tenuta, secondo il calendario esseno, di martedì sera. In tal caso i vangeli, che fanno apparire gli eventi successivi (arresto, processo, crocifissione e morte) concentrati tra il giovedì sera e il venerdì pomeriggio, non rispecchierebbero il reale andamento storico, che li vedrebbe distribuiti lungo più giorni, dal martedì sera al venerdì pomeriggio.

 

Processo e morte

Il racconto degli eventi che portarono alla morte di Gesù è riportato parallelamente dai quattro vangeli, seppure con alcune differenze ed aggiunte proprie. Dopo l'Ultima Cena, tenuta in città, Gesù si recò nel podere chiamato Getsemani, sul monte degli Ulivi, poco fuori Gerusalemme, dove sostò in preghiera. Qui un gruppo di guardie del tempio (soldati ebrei agli ordini delle autorità sadducee), guidato dall'apostolo traditore Giuda Iscariota, procedette al suo arresto. In seguito, Gesù fu condotto da Anna, ex sommo sacerdote e suocero del sacerdote in carica Caifa, poi da Caifa, quindi al Sinedrio, che ne stabilì la condanna a morte per bestemmia, essendosi equiparato a Dio.

Al mattino presto avvenne un nuovo incontro col Sinedrio, poi Gesù fu condotto dal prefetto romano Pilato per richiederne l'esecuzione; questi lo interrogò ma non lo trovò colpevole. Pilato lo inviò dunque a Erode Antipa, re della Galilea, che, dopo averlo schernito, ma non condannato, lo rispedì a Pilato. Questi, nel tentativo di salvarlo, propose al popolo di liberarlo (era infatti uso da parte delle autorità romane rilasciare un prigioniero all'anno, per Pasqua), ma la folla gli preferì il ribelle/assassino Barabba, mentre invocò la crocifissione per Gesù. Per paura di un tumulto Pilato si lavò le mani, dichiarandosi innocente per l'ingiusta condanna, e acconsentì alla richiesta della folla, condannando formalmente a morte Gesù per il reato di lesa maestà, essendosi dichiarato «Re dei Giudei». Quindi Gesù fu flagellato; venne poi schernito dai soldati romani, che lo coronarono di spine e lo condussero, assieme ad altri due condannati (tra cui il "buon ladrone"), verso il luogo della condanna, una piccola collina appena fuori le mura, chiamata Golgota-Calvario. Lungo la salita, Gesù fu aiutato a portare la croce da un certo Simone di Cirene.

Giunti alla meta, Gesù fu crocifisso all'ora terza (nove di mattina); morì all'ora nona (tre del pomeriggio). Secondo i vangeli, la sua morte fu accompagnata da eventi straordinari: venne l'oscurità su tutta la terra, vi fu un terremoto e la risurrezione di «molti santi». In seguito, Giuseppe di Arimatea chiese a Pilato il corpo di Gesù e, dopo averlo avvolto in un lenzuolo (o in teli, secondo Giovanni), lo depose nel suo sepolcro personale, che si trovava presso il Golgota.

È impossibile stabilire con certezza la data della morte di Gesù. I quattro vangeli sono concordi nel collocarla di venerdì, ma, mentre per i tre sinottici questo giorno coincideva con la Pasqua ebraica (15 nisan), per Giovanni si trattava della vigilia di Pasqua (14 nisan). La cronologia sinottica porta a ipotizzare come data venerdì 27 aprile del 31 d.C. (opzione che non gode di largo consenso, ponendo processo ed esecuzione nel giorno festivo di Pasqua), mentre quella giovannea venerdì 7 aprile del 30 d.C. o venerdì 3 aprile del 33 d.C.. La datazione giovannea del 7 aprile 30 è compatibile con la probabile datazione dell'inizio del ministero pubblico nel 28 e con l'accenno giovanneo delle tre Pasque.

 

Risurrezione

I vangeli, immediatamente dopo la descrizione della passione e della morte di Gesù, riportano alcuni fatti avvenuti dopo la deposizione del cadavere di Gesù: il rinvenimento della tomba vuota e le apparizioni di Gesù alle discepole (Maria Maddalena, Maria di Giacomo, Salomè), interpretati dai cristiani come segni di una sua risurrezione. La scoperta avvenne all'alba del giorno dopo il sabato (Mc16,2;Lc24,1;Gv20,1), cioè domenica, anche se l'originale greco di Mt28,1 può indicare l'inizio della notte tra sabato e domenica. In seguito, sono testimoniate anche delle apparizioni di Gesù agli apostoli e ad altri discepoli (Gv21,1-2;At1,3;At3,15;1Cor15,3-8).

I Vangeli dicono che, quaranta giorni dopo la risurrezione, Gesù ascese al cielo. In altri testi sacri cristiani, come l'Apocalisse di Giovanni, si parla del ritorno di Gesù, che le chiese cristiane attendono, definito "seconda venuta" o "parusía", ritorno che dovrà coincidere con il giorno del Giudizio e l'inizio di «un nuovo cielo e una nuova terra» (Ap21,1).

La successiva tradizione cristiana ha ritenuto come storico l'evento della risurrezione, riconoscendo questa con professioni di fede e di culto. Quegli studiosi moderni che negano questa interpretazione ritengono che si tratti di una mistificazione degli apostoli, o di una convinzione sorta a seguito di allucinazioni, o della riproposizione nel mondo giudaico di un mito diffuso nella religiosità ellenistica, babilonese e fenicia, relativo ad una divinità che muore e risorge.

 

Gesù nella storiografia moderna

A partire dal Settecento, con lo svilupparsi del moderno metodo storico-critico, numerosi studiosi hanno cercato di ricostruire e interpretare la figura storica di Gesù. È possibile distinguere più fasi.

La prima fase (first quest) inizia alla fine del Settecento con Reimarus ed è caratterizzata dall'utilizzo delle metodologie dell'epoca per cercare di distinguere elementi storici ed elementi mitologici. Questa fase termina tradizionalmente all'inizio del Novecento con l'opera di Schweitzer, che evidenzia la frammentarietà dei risultati conseguiti.

Segue quindi una fase di calo di interesse per la ricerca storica su Gesù, nella quale viene comunque proposto (Bultmann) di filtrare il linguaggio delle fonti antiche, tenendo conto del contesto del tempo e della natura teologica degli scritti.

La ricerca riprende slancio alla metà del XX secolo (new quest): si cerca di conciliare le diverse nature di Gesù, ma si è ancora concentrati sui Vangeli canonici.

Lo studio sulla figura di Gesù si è quindi ampliato notevolmente negli ultimi decenni, estendendo la base documentale e considerando anche testi quali i vangeli apocrifi e i manoscritti non biblici di Qumran. Questa nuova fase (third quest) si caratterizza inoltre per l'interesse e l'attenzione posti nell'analisi del contesto storico e sociale del tempo.

Le varie correnti di pensiero sul Gesù storico possono oggi essere raggruppate con larga approssimazione in quattro filoni principali, qui elencati progressivamente da una maggiore a una minore pretesa di storicità:

- Secondo alcuni studiosi e confessioni cristiane di stampo fondamentalista (tra le quali i Testimoni di Geova e la cattolica Scuola esegetica di Madrid), i vangeli rappresentano dei fedeli resoconti storici della vita e dell'operato di Gesù. Eventuali discordanze interne, tra i racconti evangelici o con fonti storiche non cristiane, a un esame approfondito possono essere spiegate e appianate in vario modo.

- Secondo la Chiesa cattolica e la maggior parte delle Chiese protestanti, le quali non accettano la completa inerranza biblica, i vangeli non sono vere e proprie biografie di genere storico, ma sono racconti principalmente teologici, fondati comunque su solide basi storiche, redatti dalla Chiesa del I secolo col non secondario intento di dare una risposta alle situazioni problematiche che si trovava ad affrontare (di qui il concetto di Sitz im Leben, "situazione di vita").

- Secondo molti storici non cristiani, e alcuni teologi e biblisti cristiani, seppure caratterizzati da notevoli differenze nei presupposti e nelle conclusioni della ricerca, le fonti evangeliche non sarebbero totalmente attendibili: sarebbe perciò effettivamente esistito all'inizio del I secolo un predicatore ebreo itinerante chiamato Gesù (nome comune all'epoca), un uomo di grande levatura morale, secondo alcuni un Esseno o un Nazireo, che avrebbe terminato in croce la sua esistenza. La comunità dei suoi credenti lo avrebbe poi esaltato, attribuendogli miracoli e prodigi. Per risalire al vero Gesù storico occorre pertanto "demitizzare" i vangeli, privandoli delle aggiunte e reinterpretazioni attuate dai suoi fedeli. Secondo alcuni di questi studiosi Gesù sarebbe «un uomo trasformato in un dio».

- Altri studiosi privano di qualunque valore storico i Vangeli, negando in alcuni casi la stessa esistenza storica di Gesù e relegandolo alla sfera del mito. La cosiddetta "corrente mitica" sostiene infatti, all'opposto della corrente storica, che Gesù sarebbe «un dio trasformato in un uomo»: leggende e miti preesistenti all'anno zero sarebbero stati applicati ad un predicatore ebreo in realtà mai esistito.

 

Gesù nel Cristianesimo

Cristologia

La cristologia è quella parte della teologia cristiana che definisce e studia razionalmente, sulla base della rivelazione, la figura di Gesù Cristo. Quattro sono i temi principali, strettamente legati tra loro, sui quali si è soffermata nella tradizione cristiana la riflessione cristologica:

- il ruolo della morte e risurrezione di Gesù nella redenzione e salvezza del genere umano (cristologia soteriologica). La riflessione in tal senso è già presente nei testi neotestamentari, soprattutto nella Lettera agli Ebrei e nelle Lettere paoline. Due sono in particolare gli aspetti soteriologici del mistero pasquale:

---- la morte di Gesù, che è contemporaneamente vittima e sacerdote, costituisce il compimento e il superamento dei sacrifici dell'Antico Testamento, che non sono più necessari per l'espiazione del peccato (Ebrei 9,14;10,5-10). Grazie a questo sacrificio "tutti" hanno ottenuto la giustificazione (Romani 5,19), cioè il ristabilimento dell'originale stato di grazia tra Dio e gli uomini, che si era corrotto in conseguenza del peccato originale;

---- la risurrezione di Gesù, oltre a compartecipare con la morte al processo di giustificazione (Romani 4,25;6,4), permette all'umanità riscattata di poter ricevere la cosiddetta «adozione filiale», cioè di partecipare alla vita di natura divina propria del Figlio nella risurrezione futura (1 Corinzi 15,20-22);

- il rapporto tra la natura umana e divina in Gesù (cristologia antropologica). Il Nuovo Testamento attribuisce a Gesù sia la natura umana, secondo la quale Gesù, come tutti gli uomini, è nato, ha patito ed è morto, sia quella divina, secondo la quale Gesù-Logos esiste fin dall'eternità (Gv1,1;8,58;17,5), è stato la causa della creazione dell'universo (Gv1,3) ed esisterà per l'eternità (Apocalisse 22,13). Non sono però fornite indicazioni sul modo nel quale queste nature, di per sé inconciliabili, coesistano nella persona di Gesù. Il problema è stato vivacemente e ampiamente dibattuto nei primi secoli della cristianità in particolare durante i concili ecumenici, in risposta alle varie dottrine cristologiche;

- in che modo la natura divina di Gesù si relaziona con quella del Padre e dello Spirito Santo (cristologia trinitaria). Anche in questo caso il Nuovo Testamento accenna fugacemente alla "Trinità" in alcuni passi (Mt28,19; 1 Corinzi 12,3; 2 Corinzi 13,13), ma solo nei successivi concili ecumenici verrà chiarito il legame tra le tre persone divine;

- in epoca moderna, con lo svilupparsi del metodo storico-critico applicato ai libri del Nuovo Testamento, si è sviluppato il binomio "cristologia esplicita" (cosa i testi dicono di lui, il «Cristo della fede») e "cristologia implicita" (come era realmente Gesù e cosa ha detto di sè, il «Gesù della storia»). Obiettivo della cristologia implicita è risalire al reale Gesù storico, privato delle successive interpretazioni della tradizione cristiana.

 

Dispute cristologiche

Come accennato, il Nuovo Testamento lascia largo spazio alla libera riflessione cristologia e trinitaria. Durante i primi secoli della cristianità furono elaborate molte teorie teologiche, giudicate eretiche dai primi concili ecumenici. È spesso difficile conoscere il reale contenuto di queste dottrine: le informazioni pervenuteci provengono infatti perlopiù da autori cristiani, e dunque la nostra conoscenza è soltanto indiretta:

- Ebionismo. Il movimento giudeo-cristiano degli Ebioniti (II secolo) considerava Gesù come un grande profeta, al pari di Mosè, ma soltanto un uomo: di grande virtù, ma privo della natura divina.

- Docetismo. Sostenuto da autori gnostici tra il I-IV secolo. Gesù è un eone di natura divina, e l'elemento umano è solo apparente, in particolare per quanto riguarda la passione (una corrente minoritaria sostiene che non fu Gesù a patire e morire in croce, ma Simone di Cirene). Cenni antidoceti indicanti la realtà del Logos-Gesù sono presenti già nel Nuovo Testamento (1 Giovanni 1,1-3).

- Adozionismo. Sostenuto da vari autori come l'ebionita Cerinto (fine I – inizio II secolo), Paolo di Samosata (ca. 200 – ca. 275) e altri. Gesù è un semplice uomo, che, per la sua notevole virtù, è stato adottato da Dio, il quale lo ha investito della natura divina al momento del battesimo. L'adozionismo è confluito in una corrente del modalismo, il cosiddetto modalismo dinamico.

- Modalismo, detto anche Monarchismo, Sabellianesimo (Sabellismo) o Patripassianesimo. Sostenuto da Sabellio (inizio del III secolo). Il Figlio, al pari del Padre e dello Spirito Santo, non è una vera e propria persona, ma un modo-manifestazione dell'unica sostanza-principio (arché) divina. In tal modo in croce ha patito anche il Padre (e lo Spirito Santo).

- Arianesimo. Elaborato da Ario (256-336). Il Logos-Gesù è divino, ma è stato creato dal Padre (la formula attribuitagli dagli avversari è: «C'era un tempo in cui il Figlio non era»). Il Figlio dunque non è della stessa sostanza del Padre, ma rappresenta una sorta di semi-divinità a lui subordinata (subordinazionismo). L'arianesimo diede origine ad alcuni movimenti, detti "neo-ariani":

---- Anomeismo. Sostenuto da Ezio († 367). Il Figlio, creato dal Padre, non è consustanziale al Padre, ed è diverso da lui (anòmoios = non omoios = non simile).

---- Omoiusiani. Sostenitori di Basilio di Ancira (attivo tra il 336 e il 360). Il Figlio, creato dal Padre, è di sostanza distinta ma simile (omoiùsios) al Padre. Nei fatti, questa definizione differisce da quella ufficiale elaborata dal concilio di Nicea (omousía, "consustanzialità") solo per una iota.

---- Omeismo. Sostenuto da Acacio di Cesarea († 366). Come la corrente precedente, indica il Figlio come creato e simile (omóios) al Padre, lasciando però indefinito il rapporto circa la sostanza.

---- Apollinarismo. Elaborato da Apollinare di Laodicea (310-390 circa) sulla base dell'antropologia aristotelica. In Gesù c'è la sola natura umana, ma in modo incompleto: l'anima vegetativa e animale sono umane, mentre l'anima razionale è costituita dal logos divino.

- Nestorianesimo, o duofisismo (dal greco antico δύς, dys, 'due', e φύσις, physis, "natura") estremo. Elaborato da Nestorio (381-451 circa). In Gesù ci sono due nature e due persone, connesse attraverso un'unione puramente morale.

- Monofisismo. Elaborato da Eutiche (378-454 circa). In Gesù esisteva una sola natura (mòne phýsis), quella divina, che ha assorbito la natura umana.

- Monotelismo, o monoteletismo. Elaborato dal patriarca Sergio I di Costantinopoli (565-638 circa). Nella persona di Gesù ci sono le due nature, umana e divina, ma una sola volontà, quella divina.

 

Concili ecumenici

La Chiesa cattolica, già prima del Grande Scisma, ha elaborato un insieme di dottrine e dogmi definiti come cristologia, durante i primi sette concili ecumenici, in base ai quali altre correnti di pensiero o altre interpretazioni delle scritture sono state definite "eresie":

- I. Primo concilio di Nicea (325). Nel cosiddetto Simbolo Niceno (o "Credo breve") il Figlio è definito consustanziale (omoùsion) al Padre, cioè «della stessa sostanza del Padre», con una implicita condanna della dottrina di Ario.

- II. Primo concilio di Costantinopoli (381). Ribadisce il concilio di Nicea formulando il Simbolo Niceno-Costantinopolitano ("Credo lungo"), ampliamento del precedente.

- III. Concilio di Efeso (431). Stabilisce che Maria è «Madre di Dio» (Θεοτόκος, Theotókos) e che in Cristo sono unite la natura umana e divina in una sola persona, condannando implicitamente il difisismo di Nestorio, l'adozionismo e il docetismo.

- IV. Concilio di Calcedonia (451). Stabilisce che nell'unica persona-ipostasi (sostanza) di Gesù vi sono le due nature, umana e divina, «senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili», con una condanna implicita, dunque, del monofisismo di Eutiche.

- V. Secondo concilio di Costantinopoli (553). Riafferma le dottrine cristologiche stabilite nei precedenti concili, condannando esplicitamente diversi autori, tra cui Apollinare, Nestorio, Eutiche.

- VI. Terzo concilio di Costantinopoli (680-681). Stabilisce che in Gesù vi sono sia la volontà umana che quella divina (non in contrasto tra di loro, in quanto la prima segue la seconda), e condanna esplicitamente il monotelismo di Sergio.

- VII. Secondo concilio di Nicea (787). Stabilisce che chi venera un'immagine sacra venera chi è in essa riprodotto, condannando quindi l'iconoclastia.

 

Chiese cristiane conciliari

Al giorno d'oggi, i seguaci del messaggio di Gesù (cristiani) sono circa 2,1 miliardi, cioè poco meno di un terzo degli abitanti del mondo. I cristiani sono suddivisi in molte chiese, confessioni o denominazioni, che possono essere distinte in riferimento all'effettivo riconoscimento dei vari concili ecumenici.

Le decisioni dei primi sette concili ecumenici sono adottate dalle maggiori confessioni cristiane, che condividono dunque la stessa cristologia: cattolici, ortodossi, protestanti, anglicani. Le diversità tra queste chiese riguardano prevalentemenete questioni ecclesiologiche.

Alcune chiese di tradizione monofisita riconoscono solo i primi tre concili, rigettando dunque il concilio di Calcedonia e i seguenti: si tratta dei cristiani copti, siriaci e armeni. Secondo queste confessioni, in Gesù è presente la sola natura divina, la quale ha assorbito quella umana.

Alcune chiese di tradizione nestoriana riconoscono solo i primi due concili, rifiutando il concilio di Efeso e i seguenti: si tratta dei cosiddetti cristiani assiri. A loro detta, in Gesù ci sono due nature e due persone, connesse da un'unione puramente morale.

 

Chiese cristiane non conciliari

Altre chiese cristiane non si riconoscono nella tradizione storica e teologica propria del Cristianesimo tradizionale, basato sulle decisioni dei primi concili ecumenici. Principalmente esse rigettano le definizioni sull'unicità di Dio e la natura divina di Gesù riportate nel Credo del concilio di Nicea:

- Secondo i Testimoni di Geova, Gesù non è Dio e non esiste dall'eternità, ma rappresenta il principio della creazione di Dio-Geova, ed è pertanto chiamato dalla Bibbia «Figlio Unigenito». Per mezzo di lui sono state create tutte le cose; nacque verginalmente da Maria, era il Messia preannunciato, ha predicato e compiuto miracoli, è morto su un palo di tortura (non una croce) in sacrificio di riscatto, per redimere l'umanità dal peccato di Adamo; è risorto, e tornerà alla fine dei tempi per instaurare un regno di pace. Coincide con l'arcangelo Michele descritto nel Libro dell'Apocalisse-Rivelazione.

- Secondo la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni), Gesù è il Cristo, il Redentore, il Figlio di Dio e l'Iddio Eterno. Inoltre, Gesù è considerato il Geova dell'Antico Testamento, e dunque il Creatore del mondo. Per i mormoni, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio, in quanto uniti e in armonia nei proposti e nella dottrina, benché siano personaggi separati e distinti (infatti, il Padre e il Figlio sono esseri spirituali con corpi tangibili di carne e ossa, mentre lo Spirito Santo è una persona di solo spirito). In base al racconto del Libro di Mormon (testo considerato sacro dai mormoni al pari della Bibbia), Gesù, dopo essere risorto a Gerusalemme, apparve e impartì i suoi insegnamenti ad un popolo che abitava il continente americano, discendente da famiglie del lignaggio di Israele. Secondo una tradizionale interpretazione di Dottrina e Alleanze 20,1, altro testo sacro per i mormoni, si ritiene che Gesù sia nato il 6 aprile dell'1 a.C.

- Secondo la Chiesa dell'Unificazione del reverendo Sun Myung Moon, Gesù non è Dio, ma soltanto un uomo. Non è nato verginalmente, ma era figlio illegittimo di Maria e Zaccaria. La sua predicazione si rivelò fallimentare, principalmente a causa del mancato supporto di Giovanni Battista. La morte in croce di Gesù non ha significato salvifico, mentre la sua risurrezione non è stata corporale: si è trattato soltanto di un suo "ritorno" in forma spirituale. Il reverendo Moon si definisce «terzo Adamo» e incarnazione dello stesso Gesù Cristo.

 

Liturgia

Tutta la liturgia cristiana è costruita intorno alla figura di Gesù:

- I riti principali sono i sacramenti (sette nella tradizione cattolica e ortodossa, di numero variabile a seconda delle varie chiese protestanti), che sono considerati basati sul comando e l'esempio di Gesù. Il principale sacramento è l'Eucaristia (traslitterazione del termine greco εὐχαριστία, eucharistía, "rendimento di grazie"), che (secondo il racconto dei vangeli) Gesù istituì nel corso dell'Ultima Cena. Tra le varie chiese cristiane vi sono notevoli differenze circa il significato da attribuirsi all'Eucaristia:

---- per la Chiesa cattolica e quella ortodossa, durante l'Eucaristia, celebrata nel più ampio rito della Messa ("Divina Liturgia" nella dicitura ortodossa), avviene il miracolo della transustanziazione: la sostanza del pane e del vino muta in quella del corpo e sangue di Gesù («presenza reale»), rimanendo però inalterati gli accidenti (forma, colore, sapore...). La tradizione cattolica riconosce che, nel caso dei cosiddetti miracoli eucaristici, tale mutazione riguarda anche gli accidenti;

---- per le chiese protestanti di tradizione luterana, durante l'Eucaristia (celebrata durante il rito della "Cena del Signore", avviene l'unione sacramentale): alle sostanze del pane e del vino si affiancano quelle del corpo e sangue di Gesù;

---- per le chiese protestanti di tradizione calvinista, l'Eucaristia rappresenta invece una semplice commemorazione, o ricordo, dell'Ultima Cena e del sacrificio in croce di Gesù, in cui la presenza di Cristo è soltanto «pneumatica», ovvero spirituale.

- L'anno liturgico è il ciclo temporale, della durata di un anno, in cui sono scandite le celebrazioni relative ai principali avvenimenti della vita di Gesù, per esempio il Natale (nascita), l'Epifania (visita dei Magi), la Pasqua (risurrezione).

- Le preghiere usate nella liturgia si basano sui testi della Bibbia. La «preghiera della Chiesa per eccellenza» è il Padre Nostro, insegnato dallo stesso Gesù agli apostoli in Mt6,9-13.

Le varie chiese hanno poi sviluppato riti e preghiere proprie, per esempio nella tradizione cattolica sono importanti il Rosario (nei cui 20 «misteri» sono ricordati i principali eventi della vita di Gesù e di sua madre) e la Via Crucis (che ripercorre in 14 «stazioni» gli eventi della passione e morte di Cristo).

 

Reliquie

Secondo le tradizioni cattolica ed ortodossa, non accettate dai protestanti, esistono numerose reliquie attribuibili a Gesù. È probabile che molte (se non tutte) delle reliquie di Gesù siano falsi medievali.

In epoca contemporanea, la più nota, studiata e discussa reliquia attribuita a Gesù è la Sindone (σινδών, sindón, significa "lenzuolo" in greco), attualmente conservata a Torino e di possesso personale del Papa. Secondo la tradizione, è il lenzuolo nel quale è stato avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. Il tessuto è di lino e misura 442 x 113 cm. Presenta la doppia immagine (frontale e dorsale) di un uomo con barba, baffi e capelli lunghi, recante sul corpo i segni corrispondenti alla descrizione della passione: flagellazione, coronazione di spine, mani e piedi trapassati da chiodi, ferita di lancia nel costato. L'immagine non è dipinta, ma deriva da un graduale ingiallimento della fibra tessile, come se si trattasse dell'impressione negativa di una pellicola fotografica. In corrispondenza delle ferite più profonde sono presenti tracce di sangue di tipo AB.

La storia della Sindone è documentata con certezza solo a partire dal 1353, anno in cui il cavaliere francese Goffredo di Charny, che aveva combattuto in Medio Oriente, ne dichiarò il possesso. La Chiesa non si è mai ufficialmente pronunciata circa l'autenticità della Sindone, ma ne permette comunque la venerazione. In epoca contemporanea, è stata oggetto di numerosissimi studi scientifici. Ha destato grande eco l'esame del carbonio 14 realizzato nel 1988, secondo il quale andrebbe datata, con certezza al 95%, tra il 1260 e 1390, e si tratterebbe quindi di un falso medievale. I sostenitori dell'autenticità della Sindone fanno però notare come il reperto sia stato sicuramente contaminato in vario modo lungo i secoli (funghi, batteri, manipolazione non protetta, incendio; fu anche bollita nell'olio), lasciando ipotizzare una possibile alterazione del risultato dell'esame. Inoltre (sostengono) anche che se si trattasse di un falso medievale, non sarebbe comunque chiaro il metodo usato dal falsario per "impressionare" il tessuto.

Un'altra reliquia attribuita a Gesù, meno nota e studiata della Sindone, è il Sudario di Oviedo, un panno di lino che sarebbe stato usato per pulire il volto di Gesù durante la deposizione, prima che venisse avvolto dalla Sindone. Contiene macchie indistinte di sangue di tipo AB. L'esame al carbonio 14 lo ha datato al VII secolo.

Le altre reliquie attribuite a Gesù sono i presunti resti del corpo di Gesù (tra cui varie tracce di sangue, una costola, i resti della circoncisione del prepuzio), ed oggetti con cui egli sarebbe entrato a contatto, come strumenti della Passione (la croce, i chiodi, la corona di spine, la lancia, il Titulus crucis, o nella tradizione medievale il Santo Graal).

 

Gesù in altre tradizioni religiose

Ebraismo

L'Ebraismo non riconosce Gesù come il Messia atteso, né tantomeno gli attribuisce natura divina, caratteristiche non sono state considerate estranee alla tradizione ed alla religione monoteistica ebraica. Mosè Maimonide, rabbino del XII secolo e fondamentale teologo ebraico, lo chiama «Gesù il Nazareno», e lo considera alla stregua di un rabbì itinerante, al quale la successiva tradizione cristiana, mentendo, ha attribuito miracoli, e del quale ha falsamente proclamato la resurrezione.

Circa il processo di Gesù che ne decretò la morte, secondo la Jewish Encyclopedia (1901-1906) la responsabilità fu della "arrogante" gerarchia sadducea. Questa ne decretò la morte consegnandolo a Pilato, ma non istituì un vero e proprio processo sinedrita (che avrebbe coinvolto anche l'ebraismo farisaico, sul quale si basa l'ebraismo contemporaneo). Il principale motivo della condanna non derivò da questioni teologiche relative alla divinità o messianicità di Gesù ma dalla reazione all'episodio della cosiddetta Purificazione del Tempio da lui compiuto.

Gli aderenti all'Ebraismo messianico, una corrente minoritaria particolarmente diffusa negli Stati Uniti e considerata eterodossa dal resto dell'Ebraismo, riconoscono la natura messianica di Gesù, i suoi miracoli e la sua risurrezione, pur non attribuendogli natura divina.

 

Religioni classiche

La figura di Gesù e il suo insegnamento vengono investigati dai teologi e filosofi del cosiddetto "paganesimo" solo a partire dal III secolo. Al riguardo, tuttavia, disponiamo di poche fonti, per lo più mediate dalle opere dei Padri della Chiesa del IV secolo.

Il principale testo di riferimento è certamente la Filosofia desunta dagli oracoli, opera perduta del filosofo ‹pagano› Porfirio (203-305). In quest'opera, Porfirio, come riporta Sant'Agostino, afferma: «Certamente al di là di ogni aspettativa può sembrare quel che sto per dire. Gli dèi hanno considerato il Cristo molto devoto e hanno ricordato che è stato reso immortale anche per la sua predicazione. Gli dèi dicono che i cristiani al contrario sono corrotti, depravati, avviluppati nell'errore e proferiscono molti oltraggi contro di loro» (Agostino, De Civitate Dei, XIX, 23).

Aggiunge poi altri brani come responsi degli dèi che oltraggiano i cristiani; quindi afferma: «A coloro che chiedevano se Cristo è Dio, Ecate rispose: "Tu sai come l'anima umana dopo il corpo si perfeziona, ma separata dalla sapienza è sempre in errore. Quell'anima è di un uomo insigne; essi lo adorano perché la verità non è in loro"» (Agostino, Op. Cit.).

Dunque Ecate ha detto che era un uomo molto devoto e che la sua anima, come quella degli altri uomini devoti dopo la morte, fu stimata degna dell'immortalità e perciò i cristiani, che sono insipienti, lo adorano. E aggiunge: «A coloro che interrogavano: "Ma perché dunque è stato condannato?", la Dea diede questo responso: "Il corpo è sempre soggetto a tormenti che lo spossano; invece l'anima degli uomini devoti ha la propria dimora nella casa del cielo. Però quell'anima diede per fatalità ad altre anime d'impigliarsi nell'errore e ad esse il destino non concesse di ottenere i doni degli dèi né di avere il riconoscimento di Giove l'immortale. Sono perciò detestati dagli dèi perché, sebbene ad essi per destino non fu dato di conoscere il Dio né di ricevere doni dagli dèi, Cristo è stato l'occasione fatale di d'impigliarsi nell'errore. Egli, essendo devoto, come tutti i devoti, ebbe dimora in cielo. Quindi non lo oltraggerai ma avrai pietà della pazzia degli uomini, per i quali egli è facilmente un pericolo estremo"» (Agostino, Op. Cit.).

Quindi, secondo questa testimonianza ‹pagana›, Gesù era un uomo saggio e pio, degno dell'immortalità insieme a Pitagora ed Eracle, ma i suoi seguaci, i cristiani, ebbero il grave torto di trasformarlo in un dio e quindi di adorarlo, rinnegando, così, l'essenza di Dio. I cristiani dovrebbero dunque limitarsi ad adorare Dio senza credere in Gesù come Dio.

La posizione di queste opere ‹pagane› (il rifiuto di Cristo come Dio ma il rispetto di Cristo come maestro e santo) verrà poi ripresa da alcune correnti cristiane del IV secolo dette «adozioniste», giudicate eretiche dalle Chiese cristiane conciliari.

 

Islam

Sulla base del Corano, i seguaci dell'Islam onorano la figura di Gesù (عيسى, ʿĪsā in arabo). L'Islam crede nel suo concepimento virginale da Maria, definita appunto al-Batūl, "la Vergine" (III,47; XIX,20; XXI,91; LXVI,12). Gesù è un grande profeta di Dio (ﺭﺴﻮﻝ الله, rasūl Allāh, IV,157; LXI,6; VI,85), ma di natura umana, e non divina (IV,171; V,75). Ha compiuto miracoli «col permesso di Allah» (V,110): cosa che non fu concessa neanche a Maometto, se si eccettua la sua perfetta fedeltà alla lettera del Messaggio divino, nel momento in cui egli lo riproponeva agli uomini. Non fu Gesù a essere crocifisso e morire in croce («qualcuno fu reso ai loro occhi simile a Lui», IV,157). Ascese al Cielo (III,55), senza dunque risorgere («Iddio lo innalzò a Sé», IV,158). In base al versetto «Egli non è che un Presagio per l'Ora» (XLIII,61), Gesù sarebbe destinato a tornare nel mondo, come Mahdi, prima del giorno del Giudizio, apparendo all'altezza del minareto cosiddetto "di ʿĪsā" nella Moschea degli Omayyadi di Damasco. Il suo fine di combattere e sconfiggere il Dajjal sarà coronato da successo ed egli potrà avviare quindi un quarantennio di perfetta vita islamica sulla Terra, prima di morire, infine, di morte naturale ed essere sepolto a Medina, risorgendo subito dopo, nell'apocalittico Yawm al-dīn per il definitivo giudizio divino. La necessità della sua morte sembra d'altronde coerente con l'assioma per cui a nessun uomo è concessa l'immortalità, tanto che anche Maometto dovette morire nel 632.

Alcuni commentatori del Corano (tra cui Zamakhsharī e Baydāwī) sostengono che uno degli apostoli (magari Pietro) si sia offerto come "sostituto" per il maestro, nella speranza di ottenere il paradiso come ricompensa. Tra le altre ipotesi avanzate circa l'identità del sostituto: Simone di Cirene, Giuda Iscariota, Satana, un soldato romano di nome Titanus, o un altro sconosciuto.

Il movimento della Ahmadiyya di Qādyān e di Lahore, in India (di origine islamica, ma considerato dai sunniti e dagli sciiti come eretico) afferma che Gesù non sarebbe morto in croce: a loro detta, dalla Palestina fuggì in India, dove visse ancora per molti anni, fino a morire di vecchiaia a Srinagar, nel Kashmir: qui, in effetti, si trova un monumento tradizionalmente indicato come «la tomba di ʿīsā».

 

Buddhismo

Data la precedenza cronologica, sia nell'insegnamento di Buddha (VI-V secolo a.C.), sia nei testi sacri buddhisti, i Tripitaka (la cui prima redazione scritta risale al I secolo a.C.) non vi possono essere riferimenti alla figura di Gesù. Tuttavia nella sezione Wàijiàobù (外教部, T.D. 2139) del Canone buddhista cinese sono raccolti dei testi, databili ai primi secoli della nostra Era, della Chiesa nestoriana. Non è ancora dato di sapere il loro contenuto in quanto questi scritti non sono mai stati tradotti in lingua occidentale, né in una edizione critica in lingua cinese o giapponese. L'incontro tra buddhisti e cristiani, quindi l'incontro dei buddhisti con la figura di Gesù, avvenne certamente già nel IV secolo quando è attestata la compresenza pacifica di monasteri buddhisti e cristiani nell'area di Merv (nell'attuale Turkmenistan). Coesistenza finita drammaticamente nel VI secolo al sopraggiungere di truppe persiane di fede mazdeista che distrussero i conventi di ambedue le religioni. Oggi, alcuni buddhisti, tra i quali l'attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, considerano Gesù come un bodhisattva (= "illuminato") che ha dedicato la sua vita al bene dell'umanità, caratterizzando la sua predicazione con valori tipici del Buddhismo, quali pazienza, tolleranza, compassione. Tuttavia, Gesù non viene considerato manifestazione di un dio creatore, fonte unica e ultima di salvezza.

 

Induismo

Non esistendo nell'Induismo una struttura unitaria e centralizzata, i movimenti religiosi di tale matrice hanno posizioni variegate riguardo alla figura di Gesù. Il guru Ramakrishna (1836-1886) credeva che Gesù fosse un'incarnazione di Dio, come anche Buddha e Krishna. Il guru Paramahansa Yogananda (1893-1952) riteneva Gesù la reincarnazione di Eliseo, e sosteneva fosse discepolo di Giovanni Battista, il quale era una reincarnazione di Elia.

Del Mahatma Gandhi è celebre l'aforisma:

(EN) «I like your Christ, I do not like your Christians. Your Christians are so unlike your Christ».

(IT) «Mi piace il vostro Cristo, non mi piacciono i vostri cristiani. I vostri cristiani sono così diversi dal vostro Cristo» (Mohandas Karamchand Gandhi).

 

Bahaismo

La fede Bahá'í considera Gesù una manifestazione dell'unico Dio, al pari di Maometto, Buddha, Krishna, Zoroastro e dei messaggeri delle altre grandi religioni. Gesù è sia umano che divino; tuttavia, non è possibile che sia presente nella sua persona la pienezza di Dio, in quanto egli è assolutamente trascendente. Gesù è il Messia preannunciato dall'Antico Testamento; è Figlio di Dio in senso spirituale, ma non biologico. Bahaullah, il fondatore del Bahaismo, rappresenta il ritorno di Gesù.

 

Gesù nell'arte

La persona di Gesù e gli eventi a lui relativi narrati nel Nuovo Testamento hanno ispirato innumerevoli opere artistiche e culturali nei successivi due millenni. Si tratta soprattutto di pitture, mosaici, statue, melodie e canti ad uso della devozione cristiana; in epoca contemporanea, si sono aggiunti anche romanzi, film, opere teatrali.

Le raffigurazioni pittoriche di Gesù e dei santi, attestate sin dai primi secoli dell'era cristiana, marcano un deciso distacco dalla religiosità ebraica, che avversava profondamente qualunque riproduzione di esseri viventi, e vietava categoricamente la raffigurazione di Dio.

I vangeli non forniscono una descrizione fisica di Gesù. Nei primi secoli del Cristianesimo non si hanno sue rappresentazioni dirette, ma piuttosto simboli o immagini allegoriche, come il pesce, il Buon Pastore, il Crismon-Labarum, il Sator. Non sono attestate rappresentazioni antiche della crocifissione, che per la cultura greco-romana rappresentava la pena più ignominiosa (fa eccezione il cosiddetto Graffito di Alessameno, probabile "vignetta" anticristiana).

Nel periodo tardo antico, con la secolarizzazione del culto cristiano e il distacco definitivo dalla tradizione ebraica, si diffondono rappresentazioni dirette di Gesù. Il suo volto viene inizialmente raffigurato come quello di un giovane imberbe e con i capelli corti, tale modello rimarrà in uso fino al VI secolo, con una successiva ripresa in età carolingia. Dal IV secolo appare il Gesù barbuto, con i capelli lunghi, che è diventato la raffigurazione tradizionale del Cristo. Il cambiamento fu probabilmente influenzato in Oriente dal Mandylion e in Occidente, successivamente, dalla Sindone (che peraltro i sindonologi ipotizzano coincidente con lo stesso Mandylion).

Per secoli l'iconografia ha privilegiato l'aspetto maestoso e glorioso di Gesù risorto, rappresentato dal modello del Pantocratore (= "onnipotente"). A partire dal Medioevo, in concomitanza con la predicazione di Francesco d'Assisi, si afferma definitivamente in Occidente la raffigurazione della crocifissione, che si affianca a quella di Gesù risorto. Nel Rinascimento la figura di Gesù si laicizza, e diventa il prototipo dell'uomo perfetto. Tale visione avrà il suo massimo esponente in Michelangelo, che nel Giudizio universale recupera l'immagine paleocristiana del Cristo imberbe.

 

Lingua

Dal momento in cui Gesù iniziò la sua attività di proselitismo e di predicazione spostandosi nella sua regione nativa e nel circondario, sorge una questione rilevante: quale era il linguaggio parlato dagli Ebrei nella vita quotidiana nella Giudea del I secolo? Gesù era padrone di questo linguaggio e ne conosceva altri?

Dagli scritti e dalle iscrizioni del tempo, le lingue attestate sono quattro: latino, greco antico, ebraico ed aramaico.

Il latino possiamo tranquillamente escluderlo, poiché era usato quasi esclusivamente dagli ufficiali romani, che avevano introdotto la lingua solo da poco tempo. I romani avrebbero inserito le iscrizioni in latino sugli edifici pubblici senza preoccuparsi del fatto che la maggior parte degli ebrei non potesse leggerle. In effetti quasi tutte le iscrizioni latine a noi note erano situate a Cesarea Marittima e Gerusalemme, o nelle vicinanze: nelle sedi del potere imperiale, quindi, non in villaggi della Galilea.

Riguardo al greco, va evidenziata la testimonianza di Flavio Giuseppe (Antichità giudaiche 20.21.2): "Ho patito molte sofferenze per imparare a capire i greci, e per comprendere la lingua greca, sebbene io mi sia da tempo abituato a parlare la nostra lingua, l'aramaico. Tuttora non so pronunciare il greco con sufficiente esattezza, perché la nostra nazione non incoraggia chi impara le lingue di molte nazioni...". Lo studioso della Bibbia John P. Meier osserva (A Marginal Jew, Vol. I, pag. 261): "Bisogna ammettere che tutto ciò getta una luce assai indiretta sulla domanda principale, il linguaggio che Gesù conosceva e parlava meglio. Ma se persino un intellettuale di Gerusalemme come Flavio Giuseppe non si sentiva totalmente a suo agio col greco (dopo averlo usato per anni nei suoi scritti quando viveva a Roma), e se nel 70 d.C. aveva trovato necessario o almeno consigliabile rivolgersi ai suoi compagni ebrei di Gerusalemme in aramaico anziché in greco, le possibilità che un popolano della Galilea conoscesse il greco abbastanza bene da diventare un insegnante e predicatore di successo, che usasse regolarmente il greco nei suoi discorsi, appaiono basse".

Se Gesù conoscesse o meno l'ebraico ci porta a considerare la sua alfabetizzazione. La lingua ebraica subì un forte declino dopo l'esilio babilonese e il ritorno degli ebrei a Giuda. L'aramaico era ormai la lingua franca di un vasto territorio, che comprendeva anche gli ebrei tornati in Israele. La diffusione dei targum (le traduzioni aramaiche della Bibbia) dimostra come questa fosse la lingua più diffusa tra la gente comune. L'ebraico si era trasformato in una lingua elitaria parlata dagli ebrei dediti alle scritture, più o meno come il latino per il clero medioevale.

Sempre più simile all'aramaico, la lingua franca dell'antico Vicino Oriente, dal periodo dell'Impero Assiro e dell'Impero Persiano in avanti, si inserì tra gli ebrei ordinari che erano tornati in Israele. Anche se i manoscritti del Mar Morto ritrovati a Qumran hanno molti tipi di scrittura ebraica, si tratta di composizioni teologiche e letterarie di un gruppo esoterico. La crescita dei targum aramaici (traduzioni delle scritture ebraiche), già testimoniata in una comunità di Qumran adusa a scrivere in ebraico, è una forte obiezione a vedere l'ebraico come linguaggio della gente comune. Da alcune iscrizioni si evince che, contrariamente a quanto accadde in altri secoli, l'aramaico parlato a quei tempi era quasi del tutto privo di influenze greche. Anche se sono tutte scritte in greco, le uniche parole straniere che i Vangeli mettono in bocca a Gesù sono in aramaico, come in Marco 5,41, 7,34 e 15,34. Il Vangelo in greco di Giovanni dice che Gesù chiamava Simone Kephas (Gv 1,42), e che Paolo usava la parola aramaica per riferirsi a Dio, abba, anche quando scriveva a Gentili di lingua greca in Gal 4,6 e Rom 8,16. Meier conclude la sua dissertazione con queste parole: "Gesù insegnava regolarmente e forse esclusivamente in aramaico, poiché parlava un greco di tipo pratico e affaristico, e forse rudimentale".

 

Voci correlate

- Religione;

- Bibbia;

- Cristianesimo;

- Storia;

- Biografia;

- Dio;

- Satana;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.