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Genere: Homo

 

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Homo è un genere di mammiferi Ominidi comprendente numerose specie estinte ed un'unica specie attualmente esistente (Homo sapiens, ed in particolare la sottospecie Homo sapiens sapiens), vale a dire l'uomo moderno.

Al tempo stesso Homo sviluppò una tecnologia di scheggiatura della pietra con cui fu in grado di accedere ad una nuova forma di cibo molto energetica, la carne. Tale innovazione nella dieta, associata allo sviluppo di nuove e più complesse forme di socialità, permise un ulteriore incremento delle facoltà cerebrali, mettendo così in azione quel processo che sfociò infine nello sviluppo del linguaggio e del pensiero simbolico. Tale processo non fu unitario e tanto meno lineare; studi sulla geometria del cranio e sulle impronte lasciate dal cervello sulle ossa hanno dimostrato che le diverse specie di Homo, originatesi da antenati africani e poi diffusesi in altri continenti, hanno conseguito un aumento del volume encefalico indipendentemente l’una dall’altra, ciascuna secondo modalità proprie, Homo erectus in Asia, il Neandertal in Europa e i primi Homo sapiens in Africa.

Inoltre, nell’evoluzione del cervello si sono avute lunghe fasi di stasi o, addirittura fenomeni di riduzione, come nel caso, al momento ancora discusso, degli “Hobbit” dell’Isola di Flores.

L’evoluzione biologica e culturale di Homo si è articolata attraverso la comparsa di specie diverse, di cui solo la specie Homo sapiens, più recente di tutte, è sopravvissuta, mentre le altre si sono gradualmente estinte.

La più antica specie del genere Homo è stata Homo rudolfensis, vissuta tra 2,4 e 1,9 milioni di anni fa, il cui primo rinvenimento fu effettuato nel 1972 a Koobi Fora in Kenya. Homo rudolfensis era caratterizzato da faccia prognata, capienza cranica intorno a 500 c.c., simile a quella degli Australopiteci, e da una dentatura caratteristica di una dieta prevalentemente vegetariana. Questo genere fa la sua comparsa all'incirca 2,5 milioni di anni fa, a partire da progenitori della linea degli australopitecini come Homo habilis la seconda specie più arcaica ascrivibile al genere, vissuta tra 1,9 e 1,6 milioni di anni fa, fino alla recente scoperta di Homo gautengensis, ritenuto essere un diretto discendente di Australopithecus garhi. L'avvento del genere Homo coincide con la comparsa nei giacimenti di fossili di utensili in pietra (Olduvaiano), e perciò per definizione con l'inizio del Paleolitico Inferiore.

Ad Homo habilis vengono dunque associate le prime industrie litiche risalenti all’Olduvaiano; a questa specie si deve, inoltre, il popolamento di vaste aree del continente africano.

Gli appartenenti al genere mostrano un'accresciuta capacità cranica rispetto agli altri ominidi (600c.c. di Homo habilis contro 450c.c. di A. garhi), con tendenza a un ulteriore aumento durante l'evoluzione (1200 c.c. in Homo heidelbergensis, vissuto 600.000 anni fa).

Lo stadio evolutivo successivo è rappresentato da Homo ergaster vissuto in Africa da 1,8 a 0,3 milioni di anni fa. Homo ergaster presenta alcune caratteristiche arcaiche ed altre più moderne, tra cui la capacità cranica di circa 800 ml e la statura media di 1,80 metri. Ad Homo ergaster africano sono attribuite industrie litiche complesse, una strategia di caccia più elaborata, che presuppone una maggiore coesione sociale, ed inoltre i più antichi focolari. Questa specie è stata la prima ad abbandonare il continente africano e a colonizzare l’Europa e l’Asia.

Homo erectus, vissuto tra 2,2 e 0,2 milioni di anni fa, è stato il primo antenato asiatico del genere Homo. Discendente da Homo ergaster, è culturalmente inserito nel Paleolitico inferiore; non rappresenta un antenato diretto dell'Homo sapiens.

Coevo a Homo erectus asiatico è Homo heidelbergensis, vissuto tra 600.000 e 250.000 anni fa.

Homo heidelbergensis ha avuto origine in Africa e rappresenta il capostipite della linea evolutiva europea, originata dalla sua migrazione verso Nord. La capacità cranica di Homo heidelbergensis raggiunge un valore intorno a 1.200 c.c., per la prima volta simile a quello dell’uomo anatomicamente moderno. Anche questa specie è vissuta nel Paleolitico inferiore.

Homo heidelbergensis ha dato origine a Homo neanderthalensis, vissuto tra 300.000 e 30.000 mila anni fa in Europa, nel Vicino e Medio Oriente e in Asia occidentale. Alla specie Neandertal viene attribuita la cultura musteriana del Paleolitico medio ed i primi riti funerari. Fino agli anni ottanta del secolo scorso era opinione comune che Homo neanderthalensis fosse il predecessore di Homo sapiens. Studi condotti sul DNA antico di queste specie hanno dimostrato che Homo neanderthalensis e Homo sapiens sono due specie distinte, che, pur avendo convissuto nel periodo di passaggio tra il Paleolitico medio e superiore, non si sono mai incrociate geneticamente.

Homo sapiens, l’uomo anatomicamente moderno, compare in Africa intorno a 200.00 anni fa. I reperti più antichi sono stati rinvenuti in Africa orientale, nel 1967 nel bacino del fiume Omo e nel 1997 a Herto, nella valle del fiume Awash. Da questo primo ceppo, alcuni individui sono discesi verso il Sud Africa, altri sono risaliti verso Nord-Ovest, entrando in Eurasia attraverso il Vicino Oriente. Intorno a 40.000 anni fa, Homo sapiens ha fatto il suo ingresso in Europa orientale, popolando l’intero continente e caratterizzando le culture del Paleolitico superiore. In seguito all’estinzione dei Neandertal, avvenuta circa 30.000 anni fa, la specie Homo sapiens rimane l’unica specie vivente; ad essa si deve il popolamento di tutto il pianeta Terra.

Al genere vengono ascritte una ventina di specie diverse, tutte estinte ad eccezione di una, Homo sapiens. Homo neanderthalensis, considerato l'ultima specie congenere sopravvissuta, scomparve in un periodo collocato tra i 25.000 e i 30.000 anni fa, mentre recenti scoperte suggeriscono che un'altra specie, Homo floresiensis, potrebbe essere sopravvissuta fino a 12000 anni fa. Nel marzo 2010 l'analisi del DNA mitocondriale eseguita sul resto di un dito ritrovato in un sito sui monti Altai, in Siberia ha aperto la possibilità che sia esistita un'ulteriore specie denominata Homo di Denisova il mtDNA del Denisova risulta differente dai mtDNA di neandertal e sapiens.

 

Classificazione scientifica

Dominio: Eukaryota;

Regno: Animalia;

Phylum: Chordata;

Classe: Mammalia;

Superordine: Euarchontoglires;

Clade: Euarchonta;

Ordine: Primates;

Sottordine: Haplorrhini;

Infraordine: Simiiformes;

Parvordine: Catarrhini;

Superfamiglia: Hominoidea;

Famiglia: Hominidae;

Sottofamiglia: Homininae;

Tribù: Hominini;

Sottotribù: Hominina;

Genere: Homo (L., 1758).

 

Tassonomia

Il nome del genere deriva dal latino homo, hominis (col significato di "essere umano"), probabilmente derivato dalla parola protoindoeuropea dhǵhem-, dal possibile significato di "terra".
Il nome Homo per indicare il genere venne utilizzato per la prima volta da Linneo nel suo "Systema naturae", quando ancora non si sapeva della possibile esistenza di altre specie umane e pertanto esso conteneva un'unica specie, Homo sapiens.

Linneo, in realtà, era propenso ad ascrivere al genere anche le altre scimmie antropomorfe, ed in particolare le due specie di scimpanzé; tuttavia nella stesura definitiva del libro preferì classificare queste ultime come appartenenti a generi differenti, per non sollevare problemi di natura etica e pertanto avere problemi con la censura dell'epoca.

Ancora oggi alcuni biologi, tra cui Jared Diamond, sono del parere che la distinzione tra i generi Homo e Pan sia del tutto arbitraria e artificiosa, risolvibile riclassificando lo scimpanzé comune come Homo troglodytes ed il bonobo come Homo paniscus.

Al Genere vengono finora ascritte le seguenti specie:

- Homo antecessor (†),

- Homo cepranensis (†),

- Homo erectus (†),

- Homo ergaster (†),

- Homo floresiensis (†),

- Homo gautengensis (†),

- Homo georgicus (†),

- Homo habilis (†),

- Homo heidelbergensis (†),

- Homo neanderthalensis (†),

- Homo rhodesiensis (†),

- Homo rudolfensis (†),

- Homo sapiens:

---- Homo sapiens idaltu (†),

---- Homo sapiens sapiens,

---- Homo di Denisova ? (†).

L'effettivo status di specie per Homo antecessor, Homo cepranensis, Homo ergaster, Homo floresiensis, Homo georgicus, Homo rhodesiensis e Homo rudolfensis è tuttora oggetto di dibattito. Nella scala evolutiva del genere "Homo" una delle scoperte più impotanti avvenne nel 1856, tre anni prima della pubblicazione dell'"Origine della Specie" di Charles Darwin. In una valle situata presso la attuale città di Dùsseldorf, detta Neandertal, sono state scoperte ossa umane sensibilmente differenti da quelle dell'uomo attuale. A questa prima segnalazione di "Uomo di Neandertal" ne sarebbero seguite altre ancora nel corso dell'Ottocento, dimostrando l'esistenza di una forma umana "europea" con caratteristiche scheletriche primitive.

Homo heidelbergensis e Homo neanderthalensis sono tra loro abbastanza vicine e sono state da alcuni considerate come sottospecie dell'Homo sapiens, tuttavia l'analisi del DNA mitocondriale ottenuto da alcuni fossili di Homo neanderthalensis mostra che esso è geneticamente più simile agli scimpanzé dell'Homo sapiens suggerendo così che Homo sapiens è la specie che si è più recentemente separata dal clade. Le specie sapiens e neanderthalensis si sarebbero separate in modo netto fra i 700.000 ed i 460.000 anni fa: a questo evento si sarebbe sommata, circa 370.000 anni fa, una ulteriore scissione. Le due specie (o sottospecie) condividono il 30% di alleli derivati, il che starebbe ad indicare un elevato flusso genico durante la separazione delle due popolazioni.

 

Voci correlate

- Uomo;

- Storia;

- Paleontologia;

- Sottotribù: Hominina;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.