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Economia

 

Descrizione

Per economia [dal greco οἴκος (oikos), "casa" inteso anche come "beni di famiglia", e νόμος (nomos), "norma" o "legge"] si intende sia l'utilizzo di risorse necessarie per soddisfare al meglio bisogni individuali e collettivi contenendo la spesa, sia un sistema di organizzazione delle attività di tale natura poste in essere da un insieme di persone, organizzazioni e istituzioni (sistema economico).

Normalmente si considerano i soggetti (detti anche "agenti" o "operatori" economici) attivi nell'ambito di un dato territorio. Si tiene conto, peraltro, anche delle interazioni con altri soggetti attivi fuori del territorio, ovvero con il "resto del mondo".

Per quanto riguarda la circolazione essa avveniva, nei tempi primitivi, per baratto, cioè con lo scambio di merce. Questi scambi dovevano essere assai lenti, perché il possessore di una data merce, per procurarsi una merce diversa, doveva cercare una persona che la possedesse e che fosse disposta a cambiarla con quella sua. Ciò finché non si trovò qualche cosa alla quale si potesse attribuire un determinato valore e a cui corrispondesse una certa quantità di merce. Quella tal cosa si chiamò moneta e la quantità di essa, occorrente per procurarsi una certa merce, si chiamò prezzo. Il prezzo è soggetto alle oscillazioni della domanda e dell’offerta; sale se la merce è scarsa o la richiesta è forte; si abbassa se la merce è abbondante o la richiesta scarsa.

L’attività che gli uomini svolgono utilizzando le risorse disponibili, allo scopo di soddisfare i loro bisogni fa luogo ad una serie di fenomeni economici, quali la produzione, lo scambio, la moneta, i prezzi ecc…. Lo studio di questi fenomeni forma l’oggetto di una scienza: la economia politica.

L’uomo ha un insieme di bisogni e di desideri che lo spingono a ricercare il modo di soddisfarli. Ogni cosa utile alla soddisfazione di quei bisogni ha un valore che è maggiore, o minore, secondo le condizioni e lo sforzo occorrente per procurarsi quella tale cosa utile. Così l’acqua che ha un valore pressoché minimo ove essa si può facilmente ed abbondantemente attingere, ha un valore enorme per chi, assetato in un deserto, non ha possibilità alcuna di procurarsene.

Le cose utili nel loro complesso si chiamano beni ed i beni formano la ricchezza. L’economia, appunto, con riferimento alla ricchezza studia la produzione, la circolazione, lo scambio, la distribuzione della ricchezza fra gli uomini, il consumo. La produzione dei beni è affidata alla terra, al capitale e al lavoro insieme cooperanti ed è dominata dalla legge della domanda e dell’offerta; se una merce è desiderata da molti la produzione aumenta, se la richiesta diminuisce, diminuisce anche la produzione.

Nella società moderna la funzione creditizia ha un’importanza fondamentale, in quanto ha il compito peculiare di stimolare la produzione raccogliendo il risparmio improduttivo e trasmettendolo a quanti abbisognano di capitali per dar corpo alla propria capacità organizzativa; per mezzo del credito, poi, è possibile compiere operazioni monetarie per le quali il circolante sarebbe insufficiente e difficilmente reperibile.

L’espressione “vivere con la massima economia”, manifesta un comportamento in cui l’uso del denaro sia molto ben calcolato, che le scelte siano programmate in virtù dei bisogni da soddisfare senza oltrepassare certi limiti di spesa e, tale comportamento, pur se non consente di accumulare denaro, consente però di economizzare e in un certo senso di risparmiare; è questo il principio economico che mira ad ottenere un dato risultato con il minimo mezzo cioè con un costo minimo.

Un’altra sfumatura del significato della parola economia si ha nell’espressione “amministrare un fondo in economia” dove il proprietario amministra direttamente il fondo senza ricorrere all’opera d’intermediari e senza darlo in affitto.

Un’altra sfaccettatura riguarda l’economia domestica che identifica il governo della casa; attinge a principi di morale ed è base di educazione sociale e come moralità va intesa nel senso di buon costume e come base di educazione sociale ha rispecchiato sempre il suo tempo: patriarcale presso gli Ebrei, paterna nella Roma repubblicana, corrotta nel ‘500 per arrivare ad essere addirittura immorale nel ‘700, che metteva tra moglie e marito, l’equivoca figura del cicisbeo. Praticamente l’economia domestica, intesa come amministrazione dell’azienda familiare e governo della casa riassume in se quel complesso di nozioni che, dalla scelta della dimora, vanno ai lavori domestici, all’educazione dei figli, al galateo domestico inteso come comportamento all’interno della famiglia.

Innumerevoli sono ancora le espressioni legate alla parola economia: una saggia economia, un principio economico, un’attività economica, spendere senza economia, investire le proprie economie, vivere delle proprie economie, l’economia politica, l’economia industriale, l’economia rurale, l’economia mercantilistica, l’economia keynesiana, l’economia aziendale, l’economia mondiale… tanti modi e tanti significati diversi che potrebbero continuare e formare un elenco lunghissimo.

Ma la parola economia, assume un significato totalmente diverso quando si parla dell’“economia nazionale” come per esempio l’economia italiana o di altro Paese, dell’economia agricola, dell’economia aziendale…; in tali espressioni “economia” significa il complesso delle risorse e delle attività dirette alla loro utilizzazione e migliore organizzazione.

 

Economia politica

Nell'ambito delle scienze sociali, l'economia politica è «la scienza che studia il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi scarsi suscettibili di usi alternativi»; è quindi la disciplina che studia il funzionamento dei sistemi economici.

 

L'economia politica come scienza sociale

Sia i mercantilisti che François Quesnay si proponevano di indirizzare la politica, e in parte vi riuscirono. Tra i classici, Smith e Ricardo, dopo aver esaminato i processi di produzione e di distribuzione del reddito, discussero ampiamente della politica fiscale più adatta a favorire lo sviluppo economico; Marx trasse dalla sua analisi il programma politico del primo partito comunista.

A partire dalla fine del XIX secolo si tentò invece di pervenire ad una separazione tra economia e politica. Léon Walras propose una distinzione tra: economia politica pura (determinazione dei prezzi), economia politica sociale (distribuzione della ricchezza) ed economia politica applicata (teoria della produzione agricola, industriale e commerciale) e cercò di dare alla prima lo stesso impianto oggettivo e rigoroso della fisica. Nel 1890 John Neville Keynes (padre di Maynard) propose la distinzione tra economia positiva (la descrizione del funzionamento di un sistema economico come è), economia normativa (la valutazione di ciò che è desiderabile, dei suoi costi e benefici) e arte economica (l'individuazione di azioni atte ad ottenere ciò che appare desiderabile). Negli stessi anni, Alfred Marshall iniziò ad usare il termine economics insieme e in alternativa a political economy.

Nel XX secolo il notevole sviluppo della matematica e della fisica e, in particolare, la loro assiomatizzazione sempre più estesa, suggerirono l'adozione di un approccio assiomatico anche per l'economia, nel tentativo di dare ad essa pieno status di "scienza".

Nel 1932 Lionel Robbins propose la definizione di economia già citata e, al tempo stesso, affermò che l'economia può essere scienza se le sue proposizioni sono dedotte da un insieme di postulati tratti da fatti incontestabili basati sull'esperienza.

Lo sviluppo della modellistica matematica ha conferito gradualmente maggiore importanza alla capacità predittiva di una teoria piuttosto che al realismo delle ipotesi iniziali. Coerentemente, Milton Friedman ha affermato che nessuna evidenza empirica può fornire la prova della validità di un'ipotesi, ma l'insieme degli assunti iniziali dell'economica positiva, in sé arbitrario, può essere giudicato valido solo se consente di dedurne previsioni confermate dall'esperienza. Non importa, ad esempio, che gli assunti della concorrenza perfetta o del monopolio puro appaiano irrealistici, o che gli uomini d'affari non usino, in realtà, prendere le loro decisioni sulla base delle curve del costo o del ricavo marginali; quello che conta è che da assunti anche apparentemente irrealistici si possano dedurre previsioni corrette.

Secondo Herbert Simon, peraltro, Friedman ha solo tentato di «trasformare in virtù» la mancanza di fondamenti empirici della teoria economica neoclassica, mentre l'irrealismo delle ipotesi comporta che le ricerche empiriche smentiscano spesso la teoria. In particolare, secondo Simon, la teoria neoclassica si discosta da altre scienze sociali meglio fondate per tre aspetti sostanziali: passa sotto silenzio il contenuto degli obiettivi e dei valori, postula la coerenza globale dei comportamenti, sostiene che i comportamenti siano oggettivamente razionali in rapporto ad un ambiente circostante che si suppone interamente noto sia nel presente che nel suo futuro; ed il dibattito rimane costantemente aperto...

 

I rami principali dell'economia politica

L'economia politica ha iniziato ad essere distinta da altre scienze sociali molto gradualmente. Solo verso la fine del XIX secolo si sono avute le prime cattedre di economia politica, ma si è ormai consolidato un corso di studi che prevede, di massima, le seguenti principali articolazioni.

 

1) Microeconomia

La microeconomia si propone di studiare il comportamento dei singoli soggetti economici (consumatori e imprese) e di dedurre da esso una teoria della formazione degli aggregati economici (in particolare domanda e offerta aggregate) e dei prezzi dei beni.

Esamina in primo luogo il processo attraverso il quale consumatori e produttori compiono le loro scelte; alla trattazione tradizionale, elaborata dall'economia neoclassica, si aggiungono ormai da tempo la teoria delle decisioni in condizioni di incertezza e la teoria dei giochi.

Studia quindi le condizioni sotto le quali l'interazione tra singoli soggetti economici può avvenire in modo efficiente prima in singoli mercati, poi nell'intero sistema economico (teoria dell'equilibrio economico generale). Si considerano, a tal fine, sia le diverse forme di mercato (concorrenza perfetta, oligopolio, monopolio, concorrenza monopolistica o imperfetta, monopsonio e monopolio bilaterale), sia i cosiddetti fallimenti del mercato.

Estende, infine, tali considerazioni fino a formulare la cosiddetta economia del benessere, che mira a definire una situazione di ottimo sociale ed a studiarne requisiti e caratteristiche.

 

2) Macroeconomia

La macroeconomia prende le mosse direttamente dai principali aggregati economici, per studiare le loro interdipendenze.

Considera le condizioni di equilibrio dapprima del mercato dei beni (domanda di beni per il consumo, relazione tra risparmio e investimenti), poi del mercato monetario (domanda e offerta di moneta, determinazione del tasso d'interesse), quindi del mercato del lavoro (salari e occupazione), assumendo inizialmente un'economia chiusa, ovvero senza scambi con l'estero, in un'ottica di breve periodo.

Esamina quindi il funzionamento del sistema economico nel suo complesso, analizzando gli effetti della politica fiscale e della politica monetaria sull'offerta e sulla domanda aggregate.

L'analisi viene poi estesa per considerare sia gli scambi con l'estero (economia internazionale), sia lo sviluppo economico di lungo periodo (economia dello sviluppo). Tali argomenti tuttavia, vengono approfonditi da discipline che hanno acquisito una loro autonomia.

 

3) Economia internazionale

L'economia internazionale studia i rapporti economici tra paesi diversi, nonché i modelli analitici che permettono di interpretarli. Prende le mosse da alcuni risultati dell'economia politica classica (la teoria dei vantaggi comparati di David Ricardo) e li generalizza secondo le linee dell'economia neoclassica, al fine di delineare una teoria del commercio internazionale. Considera poi, avvalendosi anche di concetti tratti dalla macroeconomia, gli aspetti monetari, l'andamento dei tassi di cambio e gli strumenti per intervenire su possibili squilibri nella bilancia commerciale e nella bilancia dei pagamenti.

 

4) Economia monetaria

L'economia monetaria studia le determinanti della domanda e dell'offerta di moneta e le loro conseguenze sull'economia reale, tenendo conto sia dell'approccio microeconomico che di quello macroeconomico.

Vengono analizzate le diverse funzioni della moneta, le sue diverse definizioni, il ruolo delle Banche centrali, gli strumenti da esse adottati per attuare una politica monetaria.

 

5) Economia dello sviluppo

L'economia dello sviluppo si occupa dell'andamento di un sistema economico nel lungo periodo.

Tratta della definizione e misurazione dello sviluppo economico, delle principali teorie dello sviluppo (dai classici a Schumpeter, alla teoria keynesiana e oltre), dei temi e problemi relativi al sottosviluppo (aiuti internazionali, aspetti demografici, indebitamento dei Paesi in via di sviluppo ecc...), dell'impatto dello sviluppo sull'ambiente.

 

6) Politica economica

Le discipline economiche fin qui menzionate si occupano sia delle leggi dell'economia "come è" (l'approccio definito «positivo» da Keynes), sia dell'economia come "dovrebbe essere" (ciò che appare desiderabile, l'approccio «normativo»). Ad esempio, la microeconomia si occupa sia del meccanismo di formazione dei prezzi, sia della definizione e delle condizioni del benessere; la macroeconomia studia il funzionamento di diversi mercati (beni, moneta, lavoro) ed analizza le condizioni affinché si possa ridurre la disoccupazione.

La politica economica costituisce un esempio di economia applicata (l'«arte economica» di Keynes), in quanto si occupa della individuazione di scelte che un governo possa concretamente adottare per realizzare un obiettivo ritenuto socialmente desiderabile (aumento del reddito e dell'occupazione, contenimento dell'inflazione ecc...).

A tale scopo si avvale spesso dell'econometria, che consente sia di sottoporre a verifica empirica alcune ipotesi teoriche, sia di stimare gli effetti di diverse scelte di politica economica. Con il tempo l'econometria ha assunto completa autonomia intellettuale e di ricerca al punto che da metodo sperimentale, è divenuta disciplina a sé stante e le sue applicazioni dal ristretto ambito della politica economica, si sono estese all'analisi dei mercati finanziari, valutari, nonché al comportamento dei diversi soggetti nei mercati di conccorenza imperfetta, sino alle più moderne analisi sull'economia della cultura e dei reati di natura economica.

 

7) Economia aziendale

L'economia aziendale, anch'essa una forma di economia applicata, studia il governo economico delle aziende nel senso più generale, dalle imprese di produzione alle organizzazioni senza fini di lucro, alle articolazioni della pubblica amministrazione.

Alcuni tipi di aziende ricevono attenzione particolare; vi sono quindi, ad esempio, un'economia bancaria ed un'economia dei media.

 

8) Altre discipline

Molti aspetti dell'economia politica, sia teorica che applicata, vengono sempre più trattati da discipline che acquisiscono una loro autonomia, almeno nel senso che sono oggetto di specifici corsi di insegnamento, convegni, pubblicazioni ecc...

Vi sono quindi lo studio del funzionamento di singoli settori economici, quali l'economia agraria o l'economia industriale, o di singoli mercati, quali l'economia finanziaria o l'economia del lavoro. Si possono anche ricordare l'economia dei beni culturali, l'economia dell'informazione, l'economia della scienza.

 

Operatori economici e loro funzioni

Gli operatori di un'economia svolgono una o più delle seguenti funzioni:

- produzione di beni e servizi;

- intermediazione finanziaria;

- assicurazione;

- consumo di beni e servizi;

- accumulazione di ricchezza;

- redistribuzione del reddito e della ricchezza.

Gli operatori economici vengono classificati secondo le funzioni svolte. Si hanno:

- le famiglie, che consumano beni e servizi prodotti (prodotti nel territorio considerato, o importati, a cura di altri operatori, dal "resto del mondo"), ma possono anche produrre e accumulare (imprese individuali, aziende familiari);

- le società che svolgono attività finalizzate al conseguimento di utili ed all'accumulazione:

---- le società di intermediazione finanziaria (in primo luogo le banche; in Italia vi sono poi le SIM, le SGR, le SICAV ecc...);

---- le società di assicurazione;

---- le società (dalle grandi società per azioni alle piccole società di persone) che producono altri beni e servizi;

---- la pubblica amministrazione, in tutte le sue articolazioni, che contribuisce al consumo (cosiddetti consumi collettivi), produce prevalentemente servizi non destinati alla vendita (istruzione, ordine pubblico, difesa ecc...) e redistribuisce il reddito e la ricchezza tra gli operatori del sistema;

---- altre organizzazioni senza finalità di lucro, che erogano servizi a beneficio delle famiglie (partiti, sindacati dei lavoratori, organizzazioni religiose, associazioni culturali ricreative e sportive, enti di beneficenza ed assistenza).

 

Le operazioni economiche

Gli operatori interagiscono ponendo in essere operazioni economiche che possono essere:

- operazioni su beni e servizi: sono sia quelle che danno origine a beni e servizi mediante la produzione o l'importazione, sia quelle che ad essi danno destinazione (consumi intermedi o finali, investimenti, esportazioni);

- operazioni finanziarie: consistono nell'acquisizione o cessione di attività finanziarie (acquisto di azioni o altri titoli, apertura di depositi, erogazione di prestiti ecc...);

- operazioni di distribuzione e redistribuzione del reddito e della ricchezza: fanno sì che il valore aggiunto generato dall'attività produttiva venga distribuito fra i fattori della produzione (percezione del profitto e del reddito da lavoro autonomo, distribuzione di redditi da capitale da parte delle società, pagamento di redditi da lavoro dipendente), sia redistribuito tra gli operatori (riscossione di imposte e tasse, erogazione di contributi).

Vi sono poi altre operazioni quali gli ammortamenti o lo scambio di attività non finanziarie non prodotte (terreni, brevetti, licenze).

Tutte le operazioni indicate costituiscono flussi; vengono pertanto misurate tenendo conto delle variazioni (creazione, trasformazione, scambio, trasferimento di valore) che intervengono in un dato periodo di tempo. Ad esempio, si misurano l'insieme delle vendite effettuate da una società, oppure l'insieme delle imposte percepite dalla pubblica amministrazione, nel corso di un anno.

Le operazioni possono avere o non avere una contropartita. Nel primo caso (ad esempio, la vendita di un bene), ad un flusso di denaro o in natura corrisponde un flusso di beni o servizi di pari valore; nel secondo caso (ad esempio, l'erogazione delle pensioni) non vi è una diretta contropartita e si parla di operazioni unilaterali o trasferimenti.

 

I settori economici

Le diverse attività di produzione di beni e servizi vengono classificate in settori economici.

Al livello più generale si usa la tradizionale distinzione tra:

- settore primario, che comprende l'agricoltura, la selvicoltura, la pesca, lo sfruttamento delle cave e delle miniere;

- settore secondario, che comprende l'industria in senso stretto, l'edilizia e l'artigianato;

- settore terziario, che produce e fornisce servizi.

 

Vengono attualmente utilizzate, tuttavia, classificazioni più articolate:

- l'ESCAP delle Nazioni Unite propone una classificazione che individua 20 settori economici;

- la Divisione Statistica delle Nazioni Unite usa l'ISIC (International Standard Industrial Classification of All Economic Activities), che individua 21 settori (detti "sezioni");

- l’Eurostat, organo statistico della Commissione Europea, usa la classificazione NACE, derivata dall'ISIC;

- in Italia, l'ISTAT adotta la classificazione ATECO, traduzione italiana del NACE.

 

La ricchezza di un sistema economico

Gli operatori che svolgono la funzione di accumulazione danno luogo a variazioni delle attività del sistema. Altre variazioni possono manifestarsi indipendentemente dalla loro volontà (incendi, catastrofi naturali ecc...).

Le attività si dividono in non finanziarie e finanziarie. Tra le prime rientrano:

- attività fisse materiali: terreni, abitazioni, macchine e impianti, mezzi di trasporto, giacimenti minerari ecc...;

- attività fisse immateriali: opere artistiche, software, brevetti ecc...;

- scorte di materie prime, prodotti in corso di lavorazione, prodotti finiti;

- oggetti di valore: pietre e metalli preziosi, oggetti di antiquariato ecc... .

Tra le attività finanziarie vi sono monete, depositi, azioni ed altri titoli ecc...

La misurazione delle attività ad una certa data consente di determinare la ricchezza, a quella data, di un sistema economico (si tratta di uno stock, non di un flusso).

 

Tipi di sistemi economici

Si possono individuare diversi tipi di sistemi economici, sulla base della presenza di tutti, o solo di alcuni, degli operatori sopra indicati, della maggiore importanza di alcuni rispetto ad altri, di diverse modalità di esplicazione delle loro funzioni, di diverse regole per l'esecuzione delle operazioni. Su tali aspetti influiscono le istituzioni politiche e sociali, le tecnologie disponibili, aspetti culturali e ideologici.

Nel corso della storia si sono susseguiti diversi sistemi economici, mentre altri sono stati solo ideati e mai realizzati.

 

Sistemi economici nella storia

Antichità

Vi è stata una grande varietà di sistemi economici nell'antichità. In generale si può dire che, per millenni, hanno dominato l'agricoltura, finalizzata prevalentemente all'autoconsumo, ed il commercio lungo vie d'acqua anche con terre lontane. Si faceva inoltre ampio ricorso alla schiavitù.

I Sumeri erano divisi in varie città-stato indipendenti, spesso in conflitto tra loro per il controllo di canali che delimitavano i territori e consentivano di irrigare i terreni drenando le acque in eccesso e trasportandole alle zone più lontane. Nelle città avevano grande importanza i templi, sia come luoghi di culto che come sedi di raccolta e di redistribuzione delle eccedenze agricole.

Presso i Babilonesi il re era anche il maggiore proprietario terriero e le sue terre erano coltivate dagli schiavi. Il Codice di Hammurabi ci rivela che vi erano tre classi sociali: uomini liberi, che potevano essere proprietari terrieri ma anche medici, commercianti o artigiani; uomini semiliberi, senza possedimenti, e schiavi. Erano anche stati definiti contratti per molte operazioni economiche: baratto, compravendita, prestito, donazione, deposito, pegno, assunzione di lavoratori al momento del raccolto.

In Grecia coesistevano diversi sistemi economici. A Sparta la popolazione era divisa in tre gruppi: gli spartiati erano i soli cittadini a pieno titolo ed erano tenuti a curare l'addestramento militare ed a dotarsi di armi pesanti; i perieci erano liberi, curavano il commercio e l'artigianato, ma erano obbligati a pagare tributi senza godere di alcun diritto politico; gli iloti erano schiavi di proprietà dello Stato, come la terra. Lo Stato affidava agli spartiati sia appezzamenti di terra, sia i loti per lavorarla. L'economia spartana aveva quindi come fulcro la coltivazione di terre conquistate grazie alla guerra. Atene, invece, cercò la propria espansione economica nel commercio marittimo, soprattutto con Pisistrato, che favorì la crescita di una classe di commercianti, e con Pericle, che usò i tributi per collegare la città al porto del Pireo e per incrementare la flotta mercantile.

Roma privilegiò l'espansione territoriale, quindi l'agricoltura, fin dall'origine. Si possono distinguere due fasi; all'inizio prevalevano i piccoli e medi proprietari terrieri, che costituivano anche il nerbo dell'esercito; successivamente prevalse il latifondo e si dovette creare un esercito di mercenari. Il cambiamento fu indotto dalla crisi economica successiva alla seconda guerra punica, che rovinò molti proprietari terrieri; ne seguirono anche la crisi della repubblica e, dopo lotte interne durate due secoli, la nascita dell'impero. Il latifondo dette gradualmente vita all'"economia delle ville romane", centri di produzione agricola sempre più ampi e sontuosi.

Sia ad Atene che a Roma venne dato grande impulso alle opere pubbliche.

 

Medioevo

Si distinguono due fasi principali: Alto e Basso Medioevo.

Nell'Alto Medioevo si diffuse in un primo tempo l'economia curtense. Derivate dalle ville romane, le corti costituivano unità produttive autosufficienti, in cui il commercio aveva un ruolo limitato e gli scambi avvenivano spesso in natura. Si distinguevano in esse una pars dominica, gestita direttamente dal "signore", ed una pars massaricia, gestita da contadini, liberi o asserviti, che avevano comunque l'obbligo di versare al signore un terzo del prodotto ed a svolgere alcune giornate lavorative gratuite sulla pars dominica (corvée).

Con l'affermazione dell'Impero Carolingio, l'economia curtense si trasformò in economia feudale. In un primo tempo le terre appartenevano all'imperatore, che ne assegnava in comodato parti, dette feudi, a persone di sua fiducia dette vassalli. Questi ne curavano l'amministrazione e potevano a loro volta assegnarne parti ai valvassori; i vassalli riuscirono presto ad ottenere anche il diritto di trasmettere il feudo ai loro eredi.

Vi erano poi i servi della gleba, che erano obbligati a coltivare le terre padronali, dalle quali non potevano allontanarsi per trasferirsi altrove; potevano coltivare nel tempo libero le terre dette "servili", riconoscendo peraltro un'imposta detta decima al clero.

Nel Basso Medioevo si ebbero graduali ma significativi progressi sia nell'agricoltura che nei commerci. Nell'Europa settentrionale iniziarono a diffondersi la rotazione triennale e l'uso dell'aratro pesante, che consentirono aumenti delle rese agricole e, con ciò, la disponibilità di maggiori eccedenze da dedicare al commercio. Lo sviluppo del commercio favorì, a sua volta, la nascita e la crescente importanza delle città.

In Italia le città acquisirono importanza tale da costituirsi in comuni (trasformatisi poi in signorie) e, in qualche caso, in repubbliche marinare. Tra le città italiane più importanti si possono ricordare:

- Venezia, che aveva acquistato, con la diplomazia e con la guerra, il dominio di quei pochi territori dell’entroterra necessari ai traffici e utili per l’incremento delle entrate governative, ma curava soprattutto l'espansione commerciale via mare;

- Milano, che curava soprattutto l'agricoltura e l'allevamento del bestiame, le lavorazioni artigianali dei metalli e dei tessuti (sotto gli Sforza si svilupparono la coltivazione del gelso e la lavorazione della seta) ed il commercio interno, grazie anche ad una rete di canali che penetravano dentro la città; perseguì quindi l'espansione territoriale, ottenendo sotto i Visconti il controllo di buona parte dell'Italia centrosettentrionale;

- Firenze, che sviluppò notevolmente, fin dal XII secolo, sia l'artigianato che il commercio internazionale, tanto da essere definita la Wall street del medioevo. I traffici internazionali si giovavano della valle dell'Arno e della Via Francigena che, collegando Roma e Canterbury, costituiva una delle più importanti vie di comunicazione europee in epoca medioevale. I mercanti fiorentini si inserirono presto nel circuito degli scambi europei: importavano l'allume dal Levante e panni semilavorati dalle Fiandre e dalla Francia; raffinavano quindi i tessuti ottenendone preziose stoffe che esportavano con notevoli guadagni. L'esigenza di mezzi di pagamento idonei al commercio internazionale favorì, a sua volta, una forte crescita del sistema bancario (i Medici erano banchieri). Nel corso del XV secolo Firenze da sola aveva un reddito superiore a quello dell'intera Inghilterra, grazie alle industrie e alle grandi banche fiorentine, circa ottanta tra sedi e filiali, queste ultime sparse in buona parte d'Europa.

Nel resto d'Europa si formarono invece fin dal XIII secolo i primi Stati nazionali, che furono poi i protagonisti dell'età moderna.

 

Età moderna

L'età moderna è caratterizzata, in estrema sintesi, dall'espansione territoriale nelle regioni rese accessibili dalle scoperte geografiche, dallo sviluppo del commercio marittimo internazionale, dalla progressiva affermazione degli Stati nazionali come Stati assoluti, dall'affermazione di una aristocrazia fondiaria e di un ceto borghese dedito al commercio ed alla finanza.

L'Impero portoghese privilegiò la ricerca di rotte per raggiungere l'India, da cui provenivano le spezie importate in Europa, con l'obiettivo commerciale di scavalcare l'intermediazione araba ed il monopolio commerciale di Venezia. L'Impero spagnolo preferì invece la conquista territoriale e lo sfruttamento agricolo e minerario dell'America meridionale.

L'Inghilterra e l'Olanda riuscirono poi a conquistare gradualmente le basi portoghesi dal Capo di Buona Speranza all'Oceano Pacifico, affermandosi a loro volta come potenze commerciali. Nel XVII secolo, Amsterdam divenne il porto più importante del mondo e un centro di finanza internazionale. Successivamente, le guerre contro l'Inghilterra e la Francia indebolirono l'Olanda a favore dell'Inghilterra. Qui la Gloriosa rivoluzione portò ad una forma di monarchia costituzionale basata sull'equilibrio tra il sovrano, i proprietari terrieri e la borghesia, nella quale venivano disciplinati i modi di finanziamento dello Stato sia attraverso i tributi (che dovevano essere approvati dal Parlamento), sia attraverso il debito pubblico (la Banca d'Inghilterra, una delle prime banche centrali, venne fondata nel 1694).

L'Olanda, poi imitata dall'Inghilterra, fu anche la culla della prima rivoluzione agricola, ovvero dell'introduzione di nuove tecniche di coltivazione che aumentarono sensibilmente le rese agricole. In Olanda l'agricoltura veniva finalizzata prevalentemente alle esigenze del commercio (lino per le tele, coloranti per il panno ecc...), mentre l'Inghilterra dette grande impulso alla coltivazione dei cereali, all'allevamento del bestiame ed alla produzione della lana e della seta.

 

Età contemporanea

L'età contemporanea inizia, da un punto di vista economico, con la rivoluzione industriale: un processo di evoluzione che da un'economia agricola-artigianale-commerciale portò ad un'economia industriale moderna, caratterizzata dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall'utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate (in primo luogo i combustibili fossili).

Ne sono seguiti il progressivo declino dell'agricoltura (il numero degli occupati nel settore agricolo iniziò a diminuire costantemente dopo la Grande depressione del 1873-1895, detta Long Depression) e, con esso, quello dell'aristocrazia, la crescente importanza della borghesia produttiva, lo sviluppo sostenuto delle città, l'estensione della produzione per il mercato e la tendenziale scomparsa di quella per l'autoconsumo, la nascita di un mercato del lavoro.

Attraverso grandi momenti di crisi economica (la Long Depression e il crollo di Wall Street del 1929) e politica (la Prima guerra mondiale, la Rivoluzione russa, la Repubblica di Weimar), si sono affermati nel XX secolo tre diversi sistemi economici:

- l'economia di mercato: è basata sull'interazione degli operatori economici privati, con un ruolo limitato dello Stato (ordine pubblico, difesa, giustizia, istruzione, costruzione di infrastrutture);

- l'economia pianificata: in essa la gestione delle dinamiche del sistema economico compete allo Stato, che elabora piani di breve-media durata che stabiliscono gli obiettivi e regolano conseguentemente l'impiego delle risorse;

- l'economia mista: accanto all'interazione degli operatori privati, lo Stato interviene direttamente nel funzionamento del sistema economico, a sostegno della produzione e dell'occupazione, utilizzando la spesa pubblica ed avvalendosi di politiche fiscali e monetarie.

 

L’industria fu dunque, ai suoi primordi, familiare; divenne poi artigianato, ossia produzione in casa propria: finché nacque e si sviluppò la grande industria moderna, con l’introduzione della macchina. Una spinta all’aumento e al miglioramento della produzione per l’aumentata richiesta fu la specializzazione, la così detta divisione del lavoro che consentendo l’utilizzazione della stessa materia prima da parte d’imprese industriali diverse, permise la lavorazione a catena del medesimo prodotto.

Ma, quello che aprì orizzonti nuovi alla produzione, furono le scoperte geografiche che allargarono gli sbocchi e modificarono le abitudini dei consumatori, l’afflusso di metalli preziosi dal nuovo mondo aumentò le disponibilità monetarie spingendo agli affari gli uomini più intraprendenti, nuovi movimenti intellettuali e religiosi svilupparono l’individualismo e spinsero alla cura degli interessi materiali. Protagonisti di questo sviluppo furono i Paesi dell’Europa occidentale, dove nacquero le prime forme di capitalismo commerciale e dove si affermò l’economia monetaria.

La banca, la borsa, le compagnie commerciali sono le istituzioni rappresentative del periodo.

 

Sistemi economici ideati e mai realizzati

Aspetti economici possono ravvisarsi in molte utopie. Nel XX secolo vi sono stati, peraltro, sistemi economici "ideali" che sono stati assunti come obiettivo da partiti politici:

- il comunismo, caratterizzato dall'abolizione dello Stato, dalla proprietà collettiva dei mezzi di produzione ed ispirato al motto "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità";

- la socializzazione proposta dal fascismo, basata anch'essa sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione, ma nell'ambito dello Stato corporativo.

Oltre questi sistemi economici ne esiste un altro, diverso da essi perché apolitico: esso è il Venus Project, ideato da Jacque Fresco, basato sull'abbondanza delle risorse attraverso l'utilizzo della tecnologia odierna.

Un altro sistema economico è quello decrescitista.

 

Studio dei sistemi economici

L'Economia politica studia i sistemi economici per individuarne le leggi di funzionamento. L'economia politica in senso moderno nasce quando si afferma la separazione tra etica e politica e ci si pone espressamente il problema della potenza economica degli Stati. Per lungo tempo tale disciplina si è occupata prevalentemente di sistemi economici nazionali; i suoi concetti e metodi si sono tuttavia progressivamente estesi allo studio sia di sistemi sociali di ogni genere (economia aziendale), sia di singoli settori economici (economia agraria, economia industriale ecc...).

La Statistica economica ha invece come obiettivo la misurazione degli aspetti quantitativi di un'economia, dalla misura di grandezze semplici e di loro aggregati, all’analisi della dinamica e alle previsioni economiche, alla stima e alla verifica di modelli di comportamenti economici. Ad esempio, lo stato di un'economia nazionale viene rilevato mediante la contabilità economica nazionale (in Europa si usa il sistema di conti detto Sec95).

La Storia economica tenta di ricostruire il funzionamento di sistemi economici del passato, avvalendosi sia dei concetti dell'economia politica che dei metodi della statistica economica.

 

Voci correlate

- Merceologia;

- Mercato;

- Scienze sociali;

- Materie prime;

- Diritto;

- Banca;

- Finanza;

- Kaizen;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.