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Comune di Colognola ai Colli

 

Descrizione

Geografia

Superficie: 20,9 chilometri quadrati. Altezza sul livello del mare: 80 metri. Altezza minima: 23 metri. Altezza massima: 226 metri. Escursione altimetrica: 203 metri.

Colognola ai Colli ("Cołognoła ai Cołi" in dialetto veronese) è un comune di circa 8.500 abitanti della provincia di Verona.

La cittadina è situata 18 chilometri ad est di Verona. Si trova sulla direttrice che porta a San Bonifacio ed all'imbocco della Val d'Illasi.

 

Comuni Confinanti

A est: Soave; a nord: Cazzano di Tramigna, Illasi; a ovest: Lavagno; a sud: Belfiore, Caldiero.

 

Frazioni

Monte con Villa (capoluogo), San Zeno, Pieve, Stra, San Vittore.


Cultura

Come giurisdizione ecclesiastica il comune di Colognola appartiene alla diocesi di Verona; nel suo territorio abbiamo le parrocchie di Monte (Santi Fermo e Rustico), San Zeno (San Zeno vescovo), Pieve, Strà e San Vittore (Santi Vittore e Corona).

Di particolare rilievo la chiesa di Santa Maria della Pieve, risalente al XII secolo. Ricordata già nel 1145 dal papa Eugenio III, fu costruita così, come si presenta ancora oggi, nel XVII secolo.

Originariamente tempio pagano, attribuito al culto di Mercurio, conserva al suo interno una pietra, a forma di architrave, recante una dedica al dio pagano, unitamente ad un'altra dedicata al dio Apollo.

San Biagio, festeggiato il 3 febbraio, è il patrono di Colognola ai Colli.

 

Storia

L'opinione degli storici e dei dilettanti che si sono cimentati con i trascorsi del paese è concorde sull'origine del toponimo: deriva dal latino "coloniola", piccola colonia. Piccola colonia perché nella futura Colognola, in età presumibilmente posteriore al 148 a.C., si stabilirono i veterani dell' XI legione Claudia Pia Fedele. Lo stanziamento dei veterani nella zona di Colognola, secondo la moderna storiografia, è legato alla presenza della Via Postumia, strada a carattere militare in territorio straniero, voluta da Roma e realizzata dal Console Spurio Postumio Albino a partire dal 148 a.C.. Colognola può essere nata come "vicus" romano intorno all'anno 100 a.C. da uno stanziamento militare posto a protezione di questa arteria che collegava Genova ad Aquileia e a presidio contro le incursioni di Cimbri e Teutoni.

La procedura utilizzata dai Romani per i loro insediamenti prendeva il nome di "centuriatio": suddivisione razionale e programmata del terreno in centurie (quadrati di 710 metri di lato), ciascuna bastante a soddisfare le assegnazioni per cento veterani. La romanità impresse orme profondissime a Colognola, ove è stata rinvenuta la più ricca documentazione di tutta la Val d'Illasi: iscrizioni di vario tipo, ruderi di una villa rustica, frammenti di epigrafi, fibule e cocci, tombe, cippi e miliari. Particolarmente significativi a testimonianza della antica centuriazione sono i due cippi gromatici situati a Pieve, l'iscrizione votiva dell'edicola ad Apollo e la dedica a Mercurio.

Tra il V° e VI° secolo, in piena epopea Mariana, sorsero le prime cappelle, l'oratorio di modeste dimensioni e successivamente su di esse la "Pievi" dedicate al Santissimo nome di Maria, in ossequio ad una usanza devozionale di espressione Carolingia.

Intorno al mille a Pieve di Colognola, lungo il tracciato della Via Postumia, il piccolo oratorio sorto sulle rovine del tempio di Mercurio divenne Santa Maria della Pieve. Della presenza e vitalità dell'attuale chiesa "plebana" si ha notizia nella Bolla "Piae postulatio" data a Viterbo nel 1145 da Papa Eugenio III. A seguito delle invasioni barbariche, dopo il 1000, si incontrano tra la popolazione di Colognola gruppi che "professano" leggi diverse (romana, salica, longobarda).

Nell'alto Medioevo a difesa di Colognola fu eretto "un nobil e grande castello" che fu anche simbolo dell'autodeterminazione della popolazione quando Colognola divenne Comune. Nel 1231 il podestà di Verona Guido da Rode per punire le genti che si erano ribellate alla città, mosse alla volta di Colognola e " condannò a fil di spada quel povero popolo, abbandonò la rocca e le case al furore del ferro e del fuoco che le distrusse dal fondo".

Dopo la distruzione del castello Colognola passò sotto il dominio della Signoria Scaligera, entrò a far parte del Distretto Veronese, sede di un importante Vicariato rappresentante l'autorità dei Visconti prima e della Serenissima poi e soggetto alla giurisdizione del Conti Nogarola e successivamente dei nobili Priuli.

Nel 1630 Colognola conobbe la peste, "il mal contagioso", diffuso in Italia dai Lanzichenecchi: questa epidemia dimezzò la popolazione che passò da 2172 abitanti dell'anno 1630 a 1083 abitanti dell'anno successivo. Colognola, fedele al patto sancito con la "Bolla d'oro" del 16 luglio 1405, rimase sotto il vessillo di San Marco fino al trattato di Campoformio del 1797.

Tra la fine del XVIII secolo e i primi decenni del XIX Colognola divenne punto strategico conteso tra l'Austria e la Francia, mentre Venezia non poteva impedire che i suoi territori diventassero campo di battaglia per gli eserciti stranieri. I Colognolesi passano da una dominazione all'altra fino all' annessione al Regno d'Italia del 1866: " alle ore 13 si cantò il "Te Deum", dopo di che il popolo andò alla Casa Municipale a votare, agitando la bandiera italiana, tra suoni e canti. Da ogni contrada si sentiva il grido entusiastico e solenne "Evviva l'Italia".

Il 10 marzo dell'anno successivo furono indette le prime elezioni politiche ed il 1° maggio 1867 il Comune assunse la nuova denominazione Colognola "ai Colli", in conformità alla deliberazione del Consiglio Comunale. Nel 1881 la Giunta Comunale di statistica e quella Municipale deliberavano di dividere il Comune in cinque frazioni: Monte e Villa (nell'ultimo quinquennio Capoluogo), San Vittore, San Zeno e Cadellara. Con il censimento del 1931, fu istituita anche la frazione di Strà.

Gli ultimi decenni del secolo e i primi del novecento registrarono un progressivo evolversi della vita civile e l'istituzione di nuovi servizi sociali. (Stazione Carabinieri, ristrutturazione del Comune, magazzino del Tranway, Ufficio Postale, Scuole, acquedotto ...) Nel 1915 furono chiamati alle armi i cittadini idonei; alla fine della guerra risultarono deceduti sul campo o per cause dirette 72 cittadini Colognolesi. A ricordo del loro sacrificio furono eretti due monumenti:nel 1923 a San Vittore e nel 1925 a Monte.

In epoca fascista furono istituiti nel Paese gruppi di "Piccole Italiane", "Giovani Italiane" e di "Balilla" e "Avanguardisti" "allo scopo di ottenere che la nostra gioventù cresca ispirata ai sani principi dell'amore e della devozione all'Italia". Al termine del secondo conflitto mondiale, 29 concittadini figuravano nella lista dei militari dispersi in guerra e 23 in quella dei caduti.

Il 2 giugno 1946 anche i cittadini di Colognola ai Colli vennero chiamati a scegliere, attraverso un referendum, tra Monarchia e Repubblica. La maggioranza della popolazione scelse la Repubblica. A partire dagli anni 1947 - 1948 con la vita politica amministrativa si avvia lo sviluppo economico e si assiste ad un graduale potenziamento delle opere civili a servizio dei cittadini. Le risultanze amministrative dei conti consuntivi, dopo molti decenni di persistente disavanzo, chiusero nell'esercizio finanziario 1955 con l'avanzo di amministrazione di Lire 6.342.976 " sicuro indice rilevatore di serietà e certezza delle cifre impostate in sede di previsione".

Dopo gli anni duri dell'immigrazione stagionale, si arriva agli anni del "miracolo italiano" che investe anche Colognola ai Colli, trasformandola da "villaggio rurale" in una delle zone più vivaci dello sviluppo industriale. La costruzione della Z.A.I. e di altre aziende e l'edificazione di nuovi insediamenti cambiano alcuni aspetti del paesaggio; l'assetto occupazionale e sociale del Paese è da sempre caratterizzato dalla dedizione per il territorio.

 

Monumenti

Chiesa Parrocchiale

La chiesa parrocchiale di Colognola ai Colli è dedicata ai Santi Fermo e Rustico.

Fu ricostruita come ora si presenta tra il 1611 e il 1627, al posto dell'antica cappella (ricordata nel 1145 da papa Eugenio III), e ingrandita nel corso del XV secolo. Dal 1456 è la sede della parrocchia che precedentemente era posta nell'antica pieve.

Rimangono ancora resti dell'antica costruzione, alcuni capitelli e resti delle colonne, nonché alcuni bassorilievi trecenteschi raffiguranti la vita di San Biagio, patrono del paese.

 

Voci correlate

- Provincia di Verona;

- Regione Veneto;

- Italia;

- Comunità dei Bisicoltori veneti;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.