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Antico Egitto

 

Descrizione

Con Antico Egitto si intende la civiltà sviluppatasi in quella sottile striscia di terra fertile che si distende lungo le rive del Nilo a partire dalle sue cataratte al confine con il Sudan fino allo sbocco nel Mediterraneo, e riconosciuta come entità statale a partire dal 3100 a.C. fino al 31 a.C., quando ci fu la conquista romana.

Le tracce di insediamenti lungo il Nilo sono molto antiche e si calcola che l'agricoltura (in particolare la coltivazione di grano e orzo) abbia fatto la sua comparsa in quelle regioni intorno al 3500 a.C.. Proprio la presenza del fiume, che rende possibile la vita in una regione peraltro desertica, è il motore primo del precoce nascere della civiltà urbana e del suo persistere quasi immutata, ai nostri occhi, per quasi tremila anni. Le acque del Nilo, con le loro piene annuali, non portano solo fertilità ma anche distruzione se non vengono costantemente controllate, imbrigliate, incanalate, conservate per i periodi di siccità; ed è proprio da questo motivo che nasce la necessità di uno stato organizzato, uno stato che garantisca la manutenzione di quelle strutture da cui dipende la sopravvivenza di tutti.

La necessità di avere una struttura statale per la gestione delle opere (dighe e canali) collegate con le acque del Nilo, ha portato alla formazione di uno dei primi Stati della storia, nel 3300 a.C. Infatti questa esigenza fece sì che le tribù neolitiche imparassero a vivere prima sotto l'autorità di capi locali (fase della formazione dei distretti o nomos). I vari nomos si scontrarono e si allearono tra loro, nell'arco di circa un millennio, fino a formare due regni, l'Alto Egitto a Sud (costituito dalla parte meridionale della valle del Nilo) ed il Basso Egitto a Nord (costituito principalmente dal delta del fiume), che vennero unificati nel 3000 a.C. in un solo impero da Menes (da identificarsi probabilmente con il sovrano egizio Narmer), re dell'Alto Egitto, che inaugurò le trenta dinastie dell'Antico Egitto. Tra i monumenti più famosi dell'Antico Egitto vi sono sicuramente le piramidi, tombe di sovrani dalla III alla XII dinastia.

Le piramidi più famose si trovano presso Giza, vicino alla città moderna del Cairo. La loro imponenza testimonia la potenza dello Stato e l'importanza delle credenze religiose riguardo all'oltretomba. La Grande Piramide, la tomba del sovrano Khufu (conosciuto anche come Cheope), è l'unico monumento sopravvissuto delle sette meraviglie del mondo antico. L'antico Egitto raggiunse l'apice della sua potenza ed estensione territoriale nel periodo chiamato Nuovo Regno (1567 a.C.-1085 a.C.), quando i confini dell'impero andavano dalla Libia all'Etiopia al Medio Oriente. L'antico Egitto conobbe anche momenti di debolezza e di polverizzazione del potere come avvenne nei tre Periodi Intermedi, nel secondo dei quali l'Egitto cadde sotto il controllo dei dominatori detti Hyksos.

 

Storia

Cronologia

La storia egiziana è suddivisa in differenti periodi. Le date degli eventi sono ancora oggetto di studio. Molte di esse sono state ricavate interpolando dati storici, archeologici e astronomici. Sin dall'antichità furono stilati diversi cataloghi delle dinastie che si susseguirono in Egitto:

- Periodo predinastico (precedente al 3200 a.C.);

- Periodo arcaico (I - II dinastia) (3150 a.C. - 2700 a.C.);

- Antico Regno (III - VI dinastia) (2700 a.C. - 2160 a.C.);

- Primo periodo intermedio (VII - X dinastia) (2160 a.C. - 2055 a.C.);

- Medio Regno (XI - XII dinastia) (2055 a.C. - 1790 a.C.);

- Secondo periodo intermedio (XIII - XVII dinastia) (1790 a.C. - 1540 a.C.);

- Nuovo Regno (XVIII - XX dinastia) (1530 a.C. - 1080 a.C.);

- Terzo periodo intermedio (XXI - XXV dinastia) (1080 a.C. - 672 a.C.);

- Periodo tardo (XXVI - XXX dinastia) (672 a.C. - 343 a.C.).

 

Periodo Predinastico

Con Periodo predinastico dell'Egitto si intende la fase precedente alla formazione dello stato unitario egiziano. La fase comincia indefinitamente nella preistoria e arriva fino al 3100 a.C., il paese è suddiviso nei due regni del Basso Egitto e Alto Egitto.

Il periodo predinastico può essere suddiviso nelle seguenti fasi:

- Naqada I (3900 a.C. - 3650 a.C.);

- Naqada II (3650 a.C. - 3400 a.C.);

- Naqada III (3400 a.C. - 3250 a.C.);

- Dinastia 0 (3250 a.C. - 3150 a.C.).

Il predinastico è stato preceduto dal Neolitico Badariano (4400 a.C. - 3900 a.C.)

Si ritiene che le capitali fossero Pe, nel delta del Nilo (Basso Egitto) e Nekhen (presso Edfu) (Alto Egitto).

Le prime comunità agricole si stabiliscono presto nel Delta del Nilo e nell'oasi del Fayyum, subendo nel Basso Egitto un'eccezionale sviluppo, che porta, dalla metà del V millennio, alla nascita delle prime città. Secondo alcuni studiosi, lo sviluppo delle attività legate all'agricoltura ha permesso un'enorme crescita demografica; secondo altri, invece, è la crescente pressione demografica a portare ad uno sviluppo dell'agricoltura. Aumenta anche la ricerca delle risorse minerarie del Medio e dell'Alto Egitto, soprattutto oro, da parte di coloni che adorano già Osiride e Horo, provocando al contempo un conflitto con le popolazioni meridionali che adorano Seth.

Gli adoratori di Horo e quelli di Seth si scontrano dunque e sono i primi a vincere. Si forma così un primo nucleo di regno, con capitale la città di Ieraconpoli. L'Egitto è ora diviso in Alto e Basso Egitto, due regni distinti e separati.

Poco si conosce sui sovrani di questo periodo; la Pietra di Palermo riporta, anche se molto frammentariamente, i nomi di sette sovrani del Basso Egitto senza però citare alcun fatto ad essi collegato.

Manetone fa iniziare la sua mitologica storia predinastica dell'Egitto nel 30.544 a.C., con la dinastia degli déi, che dura complessivamente 13.900 anni, e di cui Osiride è il quinto sovrano.

Curiosamente, anche Giove è il quinto signore dell'Olimpo. Segue la dinastia dei semidei, che dura 1.255 anni. Segue una prima stirpe di re umani, che regna per 1.817 anni. Altri trenta re, regnano complessivamente 1.790 anni. Poi altri dieci re regnano sulla sola Tebe per 350 anni. Infine, per 5.813 anni, abbiamo l'ultimo periodo predinastico, quello degli "Spiriti dei defunti" (o "Spiriti della morte") che il Papiro di Torino chiama "Spiriti che furono seguaci di Horo" o "I seguaci di Horo".

Dell'Alto Egitto conosciamo due nomi di re: il primo viene usualmente identificato con Ka mentre il secondo è indicato con il geroglifico che indica lo scorpione. Secondo alcuni studiosi, però, la lettura del nome Ka è scorretta e alcuni ritengono di dover identificare i due sovrani in una sola persona.

Il Re Scorpione è il primo sovrano egizio di cui siano noti alcuni fatti storici, grazie al ritrovamento di alcuni frammenti di una mazza in calcare decorata con scene della sua vita. Probabilmente cercò, e forse non fu il primo, di conquistare il Basso Egitto.

Si ritiene, comunemente, che l'impresa riuscì al suo successore Narmer, di cui è famosa una tavoletta di ardesia per trucco, che reca incise scene che mostrano il sovrano cingere le due corone del Basso ed Alto Egitto. Alcuni studiosi però ritengono che Narmer e il Re Scorpione siano lo stesso personaggio.

 

Periodo Arcaico (I - II dinastia)

Con Periodo Arcaico o Periodo Thinita (dal nome della città di Thinis forse mutuato sul culto della dea Tanit, probabile città natale dei primi sovrani, Narmer compreso, e capitale della prima nazione egizia unitaria, per poco tempo prima del trasferimento a Menfi (Menphi)) si intende l'arco di tempo coperto dalle prime due dinastie egizie.

Il Periodo Arcaico o Periodo Tinita (da Thinis, nome della città di origine dei sovrani), che comprende le prime due dinastie, da un punto di vista cronologico può essere collocato tra il 3.150 a.C. ed il 2.700 a.C.

Questo periodo conclude la fase di formazione dello stato unitario che nasce dall'unione tra Alto Egitto e Basso Egitto.

La scarsità dei documenti contemporanei ed il fatto che la maggior parte delle liste reali a noi pervenute risalgono al Nuovo Regno, ossia a circa 1.500 anni dopo, genera alcuni dubbi e perplessità sulla sequenza dei sovrani.

La maggior parte dei nomi Horo sono stati rinvenuti su stele, vasellame o graffiti dell'epoca. Alcuni sono anche riportati sulla Pietra di Palermo.

La suddivisione in dinastie è quella riportata dal Canone Reale, conservato a Torino, e nell'opera di Manetone. 

Per una spiegazione approfondita della titolatura usata dai sovrani egizi vedi Titolatura reale dell'antico Egitto.

Rimangono del tutto oscuri i motivi di suddivisione tra prima e seconda dinastia. Dai dati in nostro possesso non risulta alcuna frattura nella continuità tra i sovrani (la tomba di Qa'a è sigillata con il nome del suo successore Hotepsekhemwy).

Differente è la situazione al termine del periodo in esame, quando anche la sequenza dei sovrani e le prove della loro esistenza diventano talvolta labili, facendo quindi ipotizzare una diminuzione del potere regio ed un conseguente periodo di instabilità.

Anche le date riportate, ove possibile, sono da considerarsi del tutto approssimative.

 

I dinastia: nella cronologia della storia dell'antico Egitto strutturata da Manetone con la divisione in trenta dinastie la prima di queste inizia con l'unificazione, dei due regni del Basso ed Alto Egitto, formatisi nel periodo detto periodo predinastico dalla fusione di entità politiche più piccole di cui si conservò memoria in seguito nella divisione dell'Egitto in distretti.

L'unificazione viene attribuita ad un sovrano chiamato Meni nella lista reale di Abydos e nel Canone Reale, risalenti entrambi a circa 1500 anni dopo l'unificazione dell'Egitto, e Menes nella lista di Manetone.

Gli scavi archeologici ci hanno restituito una tavoletta da trucco, proveniente da Abydos, ove un sovrano, identificato con il nome di Narmer, è raffigurato portare le due corone rappresentanti le due parti dell'Egitto.

Alcuni studiosi hanno avanzato ipotesi alternative sull'identità dell'unificatore dell'Egitto associandolo chi alla figura parzialmente mitica, del Re Scorpione che ad Aha, di norma indicato come il successore di Narmer.

Anche la datazione della dinastia è difficoltosa a causa della scarsità di dati. Comunque anche se con variazioni che possono superare il secolo è possibile indicare il 3000 a.C. come data di riferimento.

Sugli eventi storici inerenti all'arco di tempo coperto dalla dinastia, circa 250 anni, sappiamo poco in quanto le fonti scritte, scarse e frammentarie, riportano spesso solamente i nomi dei sovrani e poche altre notizie.

Possiamo comunque supporre che si sia trattato di una fase di consolidamento dello stato unitario, stato la cui organizzazione si presume fosse fortemente teocratica con un sovrano/dio alla sommità.

Le notizie di cui disponiamo riferiscono di vittorie sulle popolazioni confinanti con la valle del Nilo e principalmente con i beduini nomadi della Penisola del Sinai.

Capitale della prima dinastia fu inizialmente Thanit, la greca Thinis (da cui la dizione manetoniana di dinastia tinita) città che però lasciò il rango a Menphi.

 

II dinastia: non conosciamo i motivi che spinsero Manetone a suddividere la sequenza dei sovrani di quello che viene chiamato periodo arcaico in due dinastie distinte. Anche il Canone Reale elenca questi sovrani senza alcuna soluzione di continuità.

Malgrado la scarsità di documentazione storica l'analisi dei nomi Horo dei sovrani permette di formulare alcune ipotesi, sufficientemente fondate, sugli avvenimenti del periodo.

Nella sua parte conclusiva la II dinastia dovette, probabilmente assistere, ad uno scontro tra i sovrani tiniti ed il Basso Egitto. Traccia di ciò si può desumere dalla cancellazione del nome di Peribsen, cancellazione che sottilinea una damnatio memoriae, pratica spesso adottata nell'Egitto antico nei confronti di coloro che erano considerati usurpatori.

La scelta di Peribsen di sostituire la divinità tutelare della regalità trasferendone il rango da Horo, divinità originaria dell'Alto Egitto a Seth, divinità proveniente dal Basso Egitto, sembra confermare l'ipotesi di uno scontro tra le due componenti dello stato egizio e forse anche una rottura, almeno temporanea dell'unità.

Il fatto che Khasekhemwy adotti nella sua titolatura la formula, non più ripetuta, Horo e Seth ed i richiami alla pacificazione presenti in altre parti della titolatura stessa porta a pensare ad una azione di mediazione di questo sovrano che potrebbe aver riportato all'unità lo stato egizio mettendo le basi per la fase storica successiva: il regno antico.

All'interno di questo schema, probabilmente troppo semplificato, si mossero vari sovrani la cui storicità e collocazione nella dinastia rimangono controverse a causa della mancanza di dati.

 

Narmer (o Menes)

L'Alto Egitto aveva come capitale la città di Nekhen, chiamata dai greci Ieraconpoli. Il re di questo territorio adorava la dea avvoltoio Nekhbet e veniva raffigurato con un'alta corona bianca. Il Basso Egitto aveva come capitale Buto; il sovrano adorava la dea cobra Uto e cingeva una corona rossa, caratteristica di una dea del delta, Neith. Secondo le antiche leggende l'Alto Egitto, guidato dal dio Horo, sottomise il Basso Egitto, unificando tutto il territorio. Il sovrano del regno del Sud assunse da allora nella sua persona i simboli di entrambi i poteri e cinse la doppia corona.

La tradizione attribuiva il merito dell'unificazione dei due regni a Menes, identificato col faraone Narmer. Studi recenti, tuttavia, associano Menes al suo successore, Aha, re della I dinastia. Narmer e Scorpione, altro re del quale sappiamo molto poco, appartengono a quella che gli studiosi hanno battezzato "dinastia 0", che avrebbe regnato tra il 3200 e il 3065 a.C. Il nome di Narmer fu il primo ad apparire in un serej, uno dei simboli più antichi della regalità. L'unificazione fu ottenuta con una sola battaglia, così come sembra mostrare la cosiddetta "tavolozza di Narmer". Il processo fu lento e comportò prima l'unificazione culturale, e solo più tardi quella politica. L'unificazione dei due regni fu il prodotto di numerose battaglie, come dimostrano le diverse tavolozze del Periodo predinastico che sono giunte fino a noi. I nemici non erano solo gli abitanti del Delta, ma si combatteva anche contro le tribù beduine o i Nubiani, riconoscibili dalle diverse acconciature e dalla barba.

Una volta conseguita la vittoria, l'Egitto stabilì la propria capitale a Menfi, una città nuova, che sarebbe stata fondata dal successore di Narmer. Il nuovo Stato adottò simboli dei due regni, unì le due corone e fece del serpente e dell'avvoltoio le due divinità protettrici del faraone. Narmer fu sepolto nell'Alto Egitto, nella necropoli reale di Abido. La sua tomba, con una camera doppia, una per il defunto e l'altra adibita a magazzino, è una delle più antiche della necropoli.

In questo periodo storico compaiono le tombe a mastaba, ossia coperte da una struttura a forma di gradone che sovrasta la camera funeraria.

Scarse sono le notizie sugli avvenimenti storici del periodo; alcune iscrizioni lasciate in occasione di spedizioni militari sono la prova dell'interesse per la regione del Sinai. Con maggior sicurezza abbiamo notizie sui traffici commerciali con Byblos, grazie al ritrovamento in questa città di resti di stoviglie con iscrizioni geroglifiche. Già in epoca arcaica l'Egitto importa da Byblos i tronchi di cedro usati nelle costruzioni, essendo esso privo di alberi con un legno adatto ad essere ridotto in tavole.

Dal punto di vista archeologico di questo periodo ci rimangono soprattutto sepolture, quasi sempre saccheggiate, e frammenti di statue, stele e false porte provenienti da cappelle funerarie. Per quanto riguarda invece le strutture civili (abitazioni, palazzi) non rimane praticamente nulla soprattutto per la deperibilità dei materiali utilizzati (mattoni di fango, legno, canne).

 

Antico Regno (III - VI dinastia)

L'Antico regno è il periodo della storia dell'Antico Egitto che va dalla III alla VI dinastia (secondo la divisione del Canone Reale) e che, indicativamente è compreso tra il 2.700 a.C. ed il 2.200 a.C.

A questo periodo risalgono le costruzioni più famose ed imponenti della civiltà egizia: le piramidi.

Fin dalle prime dinastie il re si afferma quale Dio in terra, con la precisa funzione di conservare maat "l'ordine", il sistema, anche cosmico, che da lui dipende. Da qui deriva il regime faraonico, autocratico per diritto divino, che accentra ogni funzione dello stato sul re e che, sia pure con alternative e variazioni, si mantenne tale sino alla fine della civiltà egiziana. L'affermazione del dogma faraonico ha la sua massima espressione nell'Antico Regno e precisamente nella IV dinastia, quando possiamo prendere a simbolo della straordinaria autorità regale e dell'accentrato interesse sociale sul faraone in questo periodo le piramidi, cioè i monumenti funerari dei faraoni di quella dinastia: Cheope, Khefren e Micerino.

 

III dinastia: malgrado alcuni dei sovrani della terza dinastia siano ben conosciuti, poche e confuse sono le informazioni sulle loro correlazioni, al punto che la stessa sequenza è oggetto di discussioni e tesi contrapposte. Anche sull'esistenza o meno di alcuni sovrani vi sono, tra gli studiosi, pareri contrastanti.

Per tali motivi è anche impossibile definire una cronologia dei singoli regni; il periodo coperto dalla dinastia si suppone vada dal 2700 a.C. al 2630 a.C.

 

IV dinastia: il tratto forse più saliente della quarta dinastia è che ai suoi sovrani sono legati i monumenti probabilmente più famosi che ci rimangono dell'antica civiltà egizia: le piramidi di Giza e la grande Sfinge.

A Medjedu, conosciuto con il nome greco di Kheops, Cheope, è dovuta la grande piramide, unico monumento giunto fino a noi di quelli che vennero detti le sette meraviglie del mondo antico.

La sequenza dei sovrani di questa dinastia è abbastanza sicura tranne che per Bafra e Djedefptah di cui non possediamo dati archeologici ma solamente la loro indicazione nella lista di Manetone.

 

V dinastia: durante questa dinastia si assiste all'affermarsi, almeno fino al regno di Nieserre, del culto solare di Re come si può ricavare dai resti dei templi solari di alcuni sovrani ed anche dalla presenza del termine re in numerosi nomi.

I complessi funerari dei sovrani di questa dinastia non raggiungono le dimensioni di alcuni della precedente dinastia.

Per quello che ci è dato a sapere i rapporti commerciali con l'esterno dell'Egitto proseguono ed abbiamo notizie di importazione di legno di cedro da Biblos, di animali esotici dalla bassa Nubia e di rapporti commerciali con Punt, una stazione probabilmente posta sulla costa somala di cui non è ancora stato identificato il sito con sicurezza.

Verso la fine della dinastia inizia a notarsi un rafforzamento del potere provinciale (nomos) in contrasto con il potere centrale.

La V dinastia si estende, approssimativamente, dal 2510 a.C. al 2350 a.C.

 

VI dinastia: con la sesta dinastia si conclude il periodo, della storia egizia, comunemente denominato Regno Antico.

Dopo il lungo regno di dell'Horo Netjerkhau, noto anche come Pepi II, lo stato centrale si sfascia e la regalità si disperde tra una miriade di sovrani locali che regnano contemporaneamente rivendicando, ciascuno per sé, il titolo di Signore delle Due Terre.

Anche le fonti, sia quelle archeologiche, che quelle storiche ed epigrafiche, si riducono a pochi accenni spesso contraddittori.

 

Cheope

Cheope, nato da Snefru e da Eteferi, figlia dell'ultimo faraone della III dinastia, fu il secondo faraone della IV dinastia e il grande artefice dell'unificazione territoriale e di un periodo di notevole prosperità per l'Egitto. Le notizie sulla sua vita e sul suo regno sono contraddittorie: infatti, secondo la tradizione, tramandataci dalla storiografia greca antica, Cheope fu un faraone crudele e spietato; i testi a lui contemporanei, invece, ce lo descrivono come un riformatore, capace di accrescere il potere reale.

Durante il suo regno, Cheope avviò all'interno del Paese numerose riforme, destinate ad accrescere il suo potere. Affrontò innanzitutto il riordino dell'amministrazione dello Stato ponendovi a capo il visir che in questo modo assunse un ruolo di primissimo piano, ben al di sopra di tutti gli altri funzionari statali e molto vicino alla famiglia reale: il faraone ottenne così, come primo risultato, quello di aumentare il controllo su tutti i funzionari. In ambito religioso, limitò i privilegi dei sacerdoti e dei templi, scegliendo, inoltre, i sommi sacerdoti delle principali divinità tra i membri della sua famiglia. Per quanto riguarda la sua vita privata, Cheope si sposò tre volte e da queste unioni nacquero tre figlie e sei figli, quattro dei quali gli successero al trono. In politica estera, il suo regno fu caratterizzato dalla convivenza pacifica con i popolo vicini; le uniche spedizioni al di fuori dei confini del Regno, verso il Sinai e la Nubia, furono effettuate con lo scopo di approvvigionarsi di minerali.

Per preparare il suo passaggio nell'oltretomba, diede l'avvio alla costruzione di una monumentale opera, che finì per oscurare tutte le altre: nacquero così la Grande Piramide e il complesso funerario che la circonda, destinato ad accogliere parenti e funzionari.

 

Chefren

Chefren fu un faraone della IV dinastia, quella di Cheope. Era appunto il figlio del famoso faraone. Dopo la morte di quest'ultimo Chefren combatté contro il fratello Kheper per la successione. Naturalmente vinse Chefren, perché altrimenti non sarebbe stato faraone.

Il suo regno durò per 20 anni.

 

Le sue opere

Chefren costruì certamente alcuni templi, ma le strutture per cui va più famoso sono due:

---- La sfinge: la Sfinge rappresenta un leone con la testa del faraone Chefren.

---- La Piramide di Chefren: la piramide che lui edificò è la più grande in assoluto, a parte quella del padre Cheope. È l'unica piramide con ancora la decorazione esterna.

 

Le piramidi

Il fatto più noto relativo a questo periodo è la costruzione delle piramidi, imponenti monumenti funebri dei sovrani di questo periodo storico.

La piramide fu, molto probabilmente un'evoluzione della mastaba, infatti quella che è considerata la più antica tra esse, la piramide a gradoni di Djoser non è altro che una serie di mastabe sovrapposte.

A questa prima piramide ne seguirono altre, alcune abbandonate prima del termine della costruzione (probabilmente a causa della prematura morte del sovrano).

Un esempio degno di nota è la piramide romboidale del faraone Snefru: a metà della sua edificazione, i costruttori preoccupati a causa del possibile cedimento della struttura (fatto già accaduto) decisero di modificarne l'angolo riducendolo. Il risultato è una strana piramide, la cui cima è improvvisamente inclinata.

Le piramidi più famose sono le tre di cui non venne mai persa la memoria a causa delle loro dimensioni, queste sono i monumenti funebri di Khufu, il Cheope sopra citato, Khefren (a cui si deve anche la Sfinge) e Micerino. La piramide di Khufu, detta anche grande piramide venne considerata già dagli antichi una tra le sette meraviglie del mondo.

Ormai tramontata la teoria, dovuta più che altro ai racconti di Erodoto, dell'utilizzo di migliaia di schiavi catturati in battaglia, per la costruzione delle piramidi è ormai accettato, abbastanza da tutti gli studiosi, che queste costruzioni siano state erette da operai specializzati, che vivevano nei pressi, aiutati durante la stagione dell'inondazione (periodo dell'anno in cui il Nilo allagava i campi rendendo impossibili i lavori agricoli) da contadini che, si dice, provenissero da tutto l'Egitto.

Nel 1988 lo scienziato francese Joseph Davidovits ha proposto una controversa ma innovativa ipotesi sulla costruzione delle piramidi basata sull'idea che gli antichi egizi fossero in grado di sintetizzare dei geopolimeri utilizzando calcare, calcio, natron e argilla gettati all'interno di casserature costruite man mano sulla piramide. La teoria, la cui validità ancora oggi è oggetto di dibattito, ha il pregio di spiegare aspetti lasciati irrisolti da altre teorie precedenti (ad esempio come fosse possibile ottenere in cava blocchi dal peso di svariate tonnellate e perfettamente combacianti quando messi in opera, o come fosse possibile nutrire la manodopera, che secondo Davidovits sarebbe stata di 1500 unità anziché numeri molto più grandi secondo le precedenti teorie).

Complessivamente si contano più di cento piramidi, tra grandi e piccole, sebbene solo una piccola parte sia tuttora in discrete condizioni.

Nelle sepolture risalenti a questo periodo sono stati rinvenuti i primi esempi di tecnica di imbalsamazione.

 

I faraoni, figli di Ra

Secondo un racconto popolare conservatoci nel cosiddetto "papiro Westcar", i primi tre re della V dinastia sarebbero stati figli della moglie di un sacerdote di Ra, il dio solare di Eliopoli, e dello stesso dio Ra: seppure coi colori della novella popolare, il testo è interessante e altri elementi documentari confermano che realmente l'avvento della V dinastia segna un cambiamento, una crisi anche religiosa che si presenta con lo spostare l'importanza sul dio di Eliopoli e con l'edificazione di templi "solari" dei quali l'elemento principale è un obelisco su una piattaforma.

Un ulteriore mutamento dinastico portò il faraone Teti sul trono, iniziando così la VI dinastia, ultima dell'Antico Regno.

 

Rapporti con i popoli vicini

In questo periodo grandi spedizioni commerciali e militari sono inviate in Nubia e in Libia, mentre i rapporti con l'Asia sono assai limitati, eccetto quelli con Byblos, e non hanno comunque scopi imperialistici ma si limitano a scambi commerciali. Dal commercio esterno arrivava in Egitto dalla Nubia l'oro, con avorio e altri prodotti esotici, dal Sinai rame in grande quantità, mentre le spedizioni commerciali in Fenicia procuravano legname, specialmente legno di cedro.

 

Primo Periodo Intermedio (dinastie VII, VIII, IX, X)

Il Primo periodo intermedio copre gli anni della storia egiziana che, indicativamente, vanno dal 2200 a.C. al 2040 a.C. e comprende le dinastie dei sovrani dell'antico Egitto VII, VIII, IX e X.

Si trattò di una fase di sfaldamento del potere centrale a favore dei governatori provinciali, i nomarchi.

Il primo periodo intermedio può essere suddiviso in tre fasi:

- VII e VIII dinastia: sfaldamento completo dello stato unitario. La capitale Menphi perde la sua importanza.

- IX dinastia: si forma un nuovo centro di aggregazione intorno alla capitale del XX distretto (Alto Egitto), Ha-Ninsu (Heracleopolis Magna, in greco; nome attuale Ihnasya el-Medina).

- X dinastia: ai sovrani della dinastia "erakleopoleana" si oppongono i principi di Tebe che gettano le basi per la riunificazione dell'Egitto in quello che viene chiamato Regno Medio.

Con il desiderio d'indipendenza della nobiltà si ha il decentramento, la provincializzazione che caratterizzano i momenti di crisi del potere faraonico. Alla fine della VI dinastia, col lunghissimo regno di Pepi II, termina l'Antico Regno: allora in Alto Egitto sorge una potente nobiltà provinciale, le terre che erano state unicamente proprietà regale vengono frazionate, sempre più larghi privilegi sono concessi ai templi e ai sacerdoti mentre le risorse della cassa regia si esauriscono. Si arriva così al periodo turbolento, uno dei più oscuri della storia egiziana, che è il Primo periodo Intermedio, scarso di testimonianze contemporanee e che giunge fino alla X dinastia.

 

VII dinastia: la maggior parte degli studiosi è ormai concorde nel considerare questa dinastia spuria, ossia inesistente. La suddivisione in dinastie è dovuta principalmente all'opera di Manetone che pur avendo probabilmente a disposizione maggiori documenti, rispetto a noi, scrive circa duemila anni dopo gli eventi descritti.

Sesto Africano, uno degli epitomatori di Manetone, riporta la laconica frase:...settanta re di Menfi che regnarono per settanta giorni.

Eusebio di Cesarea più prudentemente cita: ... cinque re di Menfi che regnarono per 75 giorni. Le liste reali di Abydos e Saqqara non riportano alcun nome (Saqqara "salta" addirittura tutto il periodo intermedio passando ai sovrani della XI dinastia).

Il Canone Reale, pur molto frammentario in questa parte, sembrerebbe riportare 5 nomi che potrebbero essere i cinque sovrani citati da Eusebio ma non vi sono altre prove e quindi l'ipotesi non può essere avvalorata.

Le fonti archeologiche tacciono completamente.

 

VIII dinastia: su questa dinastia le notizie sono estremenente scarse. La lista di Abydos riporta 17 nomi (o 18 a seconda in quale dinastia venga posto Merenra II, la lista di Saqqara salta del tutto il periodo intermedio ed il Canone Reale è danneggiato al punto da non permettere alcuna lettura. Giulio Sesto Africano, uno degli epitomatori di Manetone scrive ...ventisette re di Menphi che regnarono per 146 anni mentre Giorgio Sencello, citando Eusebio di Cesarea, altro epitomatore di Manetone, parla di cinque re che regnarono un secolo.

I reperti archeologici sono quasi del tutto assenti.

Menphi è ancora nominalmente la capitale anche se probabilmente la capitale amministrativa si trovava ad Abydos. I potenti principi di Ha-Ninsu (Heracleopolis in greco, Ihnasya el-Medina in arabo) governano il ricco XX distretto dell'Alto Egitto pur dichiarandosi sudditi dei sovrani menphiti. Anche i principi di Tebe sono ancora, almeno nominalmente, sottoposti a Menphi.
In molte regioni del Basso Egitto, l'opera Le lamentazioni di Ipu-Ur, riferisce di non ben identificati asiatici che spadroneggiano sugli egiziani.

Figura particolarmente potente del periodo è Shemai, visir, governatore dell'Alto Egitto e Capo della Testa del sud, ossia dei sette distretti più meridionali. Il suo nome, e quello di membri della sua famiglia ricorre nei Decreti di Copto. Questi testi, emanati da alcuni sovrani della VIII dinastia, riferiscono di privilegi che i sovrani menphiti riconoscono a Shemai per garantirsene la fedeltà.
L'VIII dinastia può essere collocata tra il 2192 a.C. ed il 2160 a.C., non è possibile alcuna cronologia dei singoli sovrani.

 

IX dinastia: spesso associata alla X dinastia sotto la comune dicitura di erakleopolitana dal nome greco della capitale del XX distretto dell'Alto Egitto.

È difficile, a causa della scarsità delle fonti e del ripetersi di nomi identici, distinguere le due dinastie.

Come in altre occasioni Manetone, nell'epitome di Giulio Sesto Africano, non è attendibile quando afferma ...diciannove re di Heracleopolis che governarono per 409 anni.

Eusebio di Cesarea laconicamente asserisce che la IX dinastia sia stata composta da cinque sovrani che regnarono per un secolo.

Le liste di Abydos e Saqqara tacciono ed il Canone Reale è gravemente danneggiato; lo spazio sembrerebbe atto a riportare i nomi di diciotto sovrani (tra IX e X dinastia) ma solo sette nomi si sono conservati.

Anche sulla durata dei singoli regni e della stessa dinastia è azzardato fare ipotesi; prudentemente possiamo affermare che le due dinastie insieme durarono circa un secolo dal 2160 a.C. al 2040 a.C.
Pur governando in effetti solo sul distretto di Eracleopolis e su quelli vicini i sovrani di questa dinastia continuano ad ostentare i simboli della regalità sull'Alto e Basso Egitto.

Le pochi fonti che possediamo rendono estremamente difficile distinguere i sovrani di questa dinastia da quelli della seguente. Anche la sequenza di successione è assolutamente ipotetica, tranne che in rari casi.

 

X dinastia: anche per questa dinastia Manetone, unica tra le fonti storiche a citarla, non è affidabile in quanto afferma ...diciannove re di Herakleopolis che regnarono per 185 anni.

Quello che sappiamo e che gli ultimi sovrani di questa dinastia si sovrappongono ai primi della XI dinastia originaria di Tebe (Egitto).

Entrambi questi centri di potere, in fase di espansione territoriale, tenteranno di riunificare l'Egitto.
Non è possibile, causa la mancanza di elementi, stilare una lista completa dei sovrani ed anzi i pochi nomi che conosciamo spesso non sono collocabili con sicurezza nella IX o nella X dinastia per cui è più corretto citarli in un unico elenco.

La stessa sequenza dei nomi non fornisce alcuna garanzia sull'ordine di successione.

 

Un periodo di disagio

In quest'epoca tutto il paese è in disordine: un testo letterario del periodo, le Lamentazioni di Ippuwer, danno un quadro fosco delle condizioni del paese in questo momento, in cui nomadi beduini si sono infiltrati nel Delta, e dovunque in Egitto sono lotte fraterne, rivolgimenti sociali, depredazioni, miseria:

"I ricchi sono in lutto, i poveri sono pieni di gioia; ogni città dice: Scacciamo i potenti che sono fra noi!". Grandi e piccoli dicono: "Vorrei essere morto!" e i piccoli bimbi dicono: "Non mi avessero mai messo al mondo". Davvero il deserto è nel paese, i nomi sono distrutti; gli stranieri sono venuti in Egitto da fuori. Si mangia erba e ci si abbevera d'acqua e non si trovano né grano né erbaggi da uccelli: si prendono i rifiuti dalla bocca dei porci e non si dice: "Questo è meglio per te che per me", a causa della fame. Ecco, i possessori di vesti preziose sono in cenci, ma chi non tesseva per sé ha ora lini fini. Ecco, chi non si costruiva un battello, ora possiede navi: il proprietario guarda, ma non sono più sue. Ecco, i poveri del paese son diventati ricchi, chi possedeva è ora uno che non ha nulla".

Di questi disordini Ippuwer individua la causa principale nella debolezza del faraone, che rimprovera per la sua noncuranza, giudica il sovrano non all'altezza della sua funzione, questo mostra quanto sia scaduto il concetto di re-dio che era stato alla base del periodo precedente.

Alla fine del primo periodo intermedio, essendo le province tornate alla condizione di piccoli stati indipendenti, si formano dinastie di principi locali, con diritto ereditario al potere, che datano i monumenti coi loro anni, reclutano truppe, e non esitano ad assumere titoli e prerogative reali. La fine di questo periodo è particolarmente felice per la società, nella quale torna sovrana la giustizia, il maat, tanto a lungo elogiato dai monarchi dell'Antico Regno.

 

Medio Regno (dinastie XI, XII)

Il Medio Regno è la fase della storia egizia che si colloca tra il 1987 a.C. ed il 1780 a.C. e che corrisponde ad una ripresa dello stato unitario dopo la fase di frammentazione del potere seguita al crollo dell'Antico Regno.

Seconda la cronologia tradizionale basata sull'opera di Manetone comprende due dinastie di sovrani: l'XI e la XII.

Verso il 2040 a.C. finisce il primo Periodo Intermedio: il principe Mentuhetep riesce a riunire l'Egitto sotto il proprio potere e diventa fondatore dell'XI dinastia: nessun dubbio che lui e i suoi successori abbiano dovuto penare per riorganizzare l'Egitto, ostacolati dalle tendenze indipendentistiche radicatesi nei nomarchi provinciali, ma alla fine riescono a controllare l'intero paese e a ottenere un concentramento del potere politico a Tebe, la nuova capitale. Nella riconquistata unità nazionale, l'Egitto è in grado di riprendere il controllo in Libia e in Nubia, sfrutta di nuovo le sue risorse minerarie e riallaccia il commercio con la Siria. L'ultimo sovrano della XI dinastia è soppiantato dal suo visir, Amenemhat, che con il nome di Amenemhat I inizia la XII dinastia, con cui si apre il Medio Regno.

La nuova dinastia s'impone ai sudditi, priva com'è di legittimi diritti al trono non può appoggiarsi infatti su diritti divini, con argomenti umani, utilizzando abilmente una propaganda capillare condotta anche attraverso testi letterari. L'avvento del fondatore della dinastia è presentato, in un testo letterario, ispirato alla stessa volontà regale, la cosiddetta "Profezia di Neferty", come il compiersi di una profezia, emessa nell'Antico Regno, che prometteva il risollevamento dell'Egitto dal disordine. La capitale viene spostata da Menfi alla nuova città di Ity Tawy (Dominatrice delle Due Terre) appositamente fondata nella regione del Fayum anche se il centro del potere si trova nel sud a Tebe.

 

XI dinastia: la storia dell'XI dinastia è la storia della lotta di Tebe, e dei suoi governanti, per elevarsi da semplice capoluogo del suo nomos a città dominante tutto l'Egitto.

Con il dissolvimento dell'unità statale seguito alla fine del Regno Antico, il dominio ed il titolo di Re dell'Alto e Basso Egitto passò da Menphi ad Heracleopolis Magna.

I primi due sovrani elencati nella tabella a seguito non assunsero mai, durante la loro vita, alcun titolo legato alla sovranità sull'Egitto nel suo complesso anche se Horu Tapya viene citato con i titoli regali nella lista di sovrani nota come Tavola degli Antenati proveniente dal tempio di Karnak.

La vittoria definitiva su Heracleopolis giunse con Horo Wah-ankh e con Horo Samtawy, che riconquistò le regioni del delta del Nilo, occupate da genti provenienti dalla Libia e dalla penisola del Sinai, e riunificò l'Egitto dando inizio al periodo chiamato appunto Medio Regno.

 

XII dinastia: la XII dinastia viene spesso identificata con il Medio Regno. Gli antenati dei sovrani di questa dinastia furono coloro che da semplici principi ereditari di Tebe seppero riconquistare il controllo di tutto l'Egitto.

Una volta giunti al potere i sovrani della XII dinastia, allo scopo di rinsaldare l'unitarietà dello stato, si impegnarono in una politica di ridimensionamento del potere dell'aristocrazia dei distretti, potere che era stato alla base della fine del regno antico. Per giungere al questo scopo venne modificata la stessa struttura amministrativa dell'Egitto sostituendo ai tradizionali 38 distretti tre grandi strutture amministrative amministrate da funzionari di nomina regia, controllati da un rilevante numero di ispettori itineranti.

Un grande sforzo venne fatto dai sovrani per risanare e rafforzare l'economia sia attraverso l'estensione della zona d'influenza in Nubia, che giungerà fino al grande emporio di Kerma nei pressi detta terza cateratta, sia attraverso la bonifica del Fayum e la messa a coltura di una grande estensione di nuove terre.

Nonostante tutti questi sforzi anche la XII dinastia, e con lei il regno medio, termineranno nuovamente in un periodo di sovrani deboli, XIII dinastia, e di conseguente anarchia, a tutto vantaggio della nobiltà dei distretti che tornerà spesso a governarli in modo autonomo.

 

Sesostri I

Il regno di Sesostri I come unico sovrano inizia in modo cruento, con l'uccisione di suo padre Amenemhat I, ma dal momento che il defunto faraone ha governato insieme al figlio per dieci anni, la successione non crea problemi. Durante il regno del padre, Sesostri si è occupato delle questioni militari. Amenemhat viene assassinato infatti proprio mentre lui era nel deserto libico al comando di una spedizione contro le tribù nomadi. Ricevuta la notizia, Sesostri si dirige rapidamente verso la capitale dell'Egitto e si fa incoronare nel 1962 a.C. controllando così la situazione. Secondo una leggenda lo stesso Amenemhat, sotto forma di spettro, consiglia al figlio di non fidarsi troppo delle persone che lo circondano.

Il nuovo re governa insieme al figlio Amenemhat II. Prima di morire fa costruire una piramide, a el-Lisht, in cui viene sepolto. Il regno di Sesostri si caratterizza per la politica interna volta a potenziare al massimo la regione di el-Faiyum, continuando in questo modo la linea politica tracciata dal padre. Economicamente il faraone continua lo sfruttamento delle cave di marmo e garantisce il controllo delle miniere d'oro nella zona meridionale. A Nord il faraone guida spedizioni contro le tribù nomadi e mantiene contatti commerciali col porto di Ugarit. La maggior parte degli edifici costruiti da Sesostri non è arrivata ai nostri giorni. Grazie alla sua politica e a quelli dei suoi successori, l'Egitto conosce così un grande periodo di tranquillità economica e politica.

 

Secondo Periodo Intermedio (dinastie XIII, XIV, XV, XVI, XVII)

Il secondo periodo intermedio comprende le dinastie XIII, XIV, XV, XVI e XVII. Da un punto di vista cronologico questa fase della storia egizia copre il periodo dal 1790 a.C. al 1530 a.C.

 

XIII dinastia: le vicende di questa dinastia pongono interrogativi a cui le nostre conoscenze attuali non sono in grado di rispondere.

I sovrani della XII dinastia lasciano ai loro successori uno stato forte ed unito in cui la successione è avvenuta da padre in figlio; la XIII dinastia si caratterizza per la quasi totale mancanza di linee dinastiche e per la brevità dei regni dei vari sovrani. Nell'arco dei 160 anni attribuiti a questa dinastia, dal 1790 a.C. al 1630 a.C., si succedono un gran numero di sovrani.

Le nostre fonti tradizionali forniscono informazioni parziali ed incomplete: le liste reali di Abydos e Saqqara saltano del tutto questa dinastia, come anche le altre del Secondo periodo intermedio; la lista di Karnak dell'Akh-Menu riporta solo alcuni nomi apparentemente senza un ordine cronologico; Manetone riferisce di 60 re diospoliti ossia tebani che regnarono per 453 anni; il Canone reale è l'unico a riportare la sequenza dei sovrani (colonne 6 e 7) ma le sue precarie condizioni di conservazione ne rendono difficile la lettura; i nomi attribuibili con una certa sicurezza alla XIII dinastia dovrebbero essere stati circa 50, tenendo però conto che l'elenco, privo di divisioni, è molto più lungo e comprende sovrani attualmente inseriti nelle dinastie seguenti.

Ai nomi riportati dal Canone Reale bisogna aggiungere quelli provenienti da ritrovamenti archeologici e a cui non è stato possibile associare un nome presente nella succitata lista; l'attribuzione di questi ultimi a questa fase storica è eseguita in base ad analisi stilistiche dei reperti o ai pochi cenni storici associati. Per questi sovrani è però impossibile tentare una qualche collocazione cronologica, alcuni di questi erano precedentemente inseriti nella XVII dinastia.

Per pochi dei sovrani della XIII dinastia è stata identificata ed esplorata la tomba.

Storicamente è certo che nel corso di questa dinastia l'Egitto perde la sua unitarietà, molti sovrani governano solamente su parte dell'Egitto stesso, talvolta su un solo distretto, anche contemporaneamente ed infatti anche le dinastia (XIV, XV e XVI), sono considerate coeve degli ultimi sovrani della XIII.

Gli ultimi sovrani della XIII dinastia, con un dominio limitato alla sola Tebe, e distretti limitrofi, sono tributari dei sovrani hyksos di Avaris (XV dinastia). È possibile che anche alcuni sovrani ascritti a questa dinastia siano stati contemporanei tra loro regnando su città diverse. Con la scomparsa del potere centrale riprende l'infiltrazione di genti di ceppo semita dalla penisola del Sinai.

 

XIV dinastia: secondo Manetone, nella versione di Giuseppe Flavio, la XIV dinastia sarebbe stata composta da 76 sovrani ed avrebbe regnato per 184 anni avendo come capitale Xois nel Basso Egitto.

In realtà tale dinastia fu contemporanea alla XIII dinastia e raccoglie tutti quei sovrani che regnarono su parti del delta del Nilo tra il 1790 a.C. ed il 1630 a.C. avendo dapprima come centro di potere Avaris.

A partire da circa il 1720 a.C. questi sovrani regnarono come vassalli dei cosiddetti hyksos.

Tranne che per alcuni, di cui esistono documentazioni archeologiche, la maggior parte dei sovrani di questa dinastia è nota solamente dal Canone Reale che nelle colonne 8, 9 e 10 risulta gravemente mutilo e sembra anche contenere numerosi nomi fittizi.

 

XV dinastia: questa dinastia comprende i Grandi Hyksos ossia i sovrani semiti che da Avaris governarono direttamente, o indirettamente tramite vassalli, tutto l'Egitto fino al termine del Secondo periodo intermedio.

Il nome hyksos deriva dal termine usato nel Canone Reale per indicare questi sovrani hka haswt, ossia Capitani di un paese straniero al posto del termine nesut byti, interpretabile come re.

Gli hyksos erano dunque i signori delle popolazioni semitiche che penetrarono nel Basso Egitto, attraverso la penisola del Sinai a partire dalla fine della XII dinastia, popolazioni chiamate Aamu, Setjetu, Mentju, abitanti del Retenu.

Intorno al 1720 a.C. tali popolazioni furono abbastanza forti da sconfiggere i dinasti egizi della XIV dinastia (che avevano staccato il delta del Nilo dal resto dell'Egitto da alcuni decenni) rendendoli vassalli e tributari.

Intorno al 1660 a.C. i sovrani hyksos si sentirono abbastanza forti da affrontare, e sconfiggere, il resto dell'Egitto, occupando Menphi, la Residenza (ossia la capitale) Ity Tawy e portando il confine almeno fino a Gebelein.

Non è ancora chiaro se gli ultimi dinasti della XIII dinastia ed i primi della XVII siano stati o meno anch'essi tributari degli hyksos, comunque per circa un secolo il loro potere fu limitato al solo Alto Egitto.

Con la conquista di Menphi inizia appunto la XV dinastia i cui componenti sono detti Grandi Hyksos per distinguerli dai governatori e dinasti locali, semiti ed egizi, che regnarono, come vassalli (pur talvolta arrogandosi i titoli della piena regalità) sul Basso e Medio Egitto e che sono raggruppati nella XVI dinastia.

Le nostre fonti sulla XV dinastia sono costituite da ciò che riportano due degli epitomatori di Manetone, dal Canone Reale (mutilo e frammentario), da alcune altre fonti epigrafiche e da un limitato numero di reperti archeologici, soprattutto scarabei.

La scarsezza di monumenti è dovuta alla damnatio memoriae del periodo hyksos che venne messa in atto durante il Nuovo Regno e che comportò la sistematica distruzione di tutte le tracce di un passato ritenuto ignominioso.

Giuseppe Flavio afferma, citando Manetone, che la XV dinastia, composta da 6 sovrani avrebbe regnato per 259 anni e 10 mesi mentre Sesto Africano, sempre citando Manetone, riporta, con lo stesso numero di sovrani, una durata di 284.

Entrambe le valutazioni non sono conciliabili con i dati cronologici da noi posseduti che meglio concordano con il Canone Reale che alla riga 10,21 riporta la somma di sei capi di un paese straniero che regnarono 108 anni. Il papiro, estremamente rovinato in questa sezione, conserva solamente il nome dell'ultimo sovrano della dinastia: Khamudy. I dati archeologici attestano solamente quattro sovrani riferibili a questo periodo e tre di essi con lo stesso nome: Aphophis.

Anche un elenco di sacerdoti appartenenti ad una famiglia di Menphi riporta alcuni nomi riferibili alla XV dinastia, ma difficilmente collegabili ad altri.

La dinastia termina intorno al 1530 a.C. quando il primo sovrano della XVIII dinastia riunifica l'Egitto riconquistando anche il delta del Nilo e aprendo la fase storica del Nuovo Regno.

 

XVI dinastia: in questa dinastia sono raccolti sovrani hyksos di minore importanza e dinasti egizi che, come anche alcuni sovrani della XIII e XIV dinastia, regnarono in qualità di vassalli dei sovrani della XV dinastia, solo su limitate parti dell'Alto Egitto.

La conoscenza che ne possediamo si basa solamente sui ritrovamenti archeologici, quasi sempre scarabei o sigilli a rullo, e quindi, mancando fonti storiche come liste reali o narrazioni è assolutamente impossibile definire una successione cronologica dei sovrani.

XVII dinastia: con la conquista di Menphi, e della capitale Ity-tawy, da parte dei governanti hyksos della XV dinastia il restante potere dei sovrani menfiti svanisce del tutto, gli ultimi appartenenti alla XIII dinastia non sono altro che dinasti locali che governano, come vassalli degli hyksos, su piccole parti del Medio Egitto.

Nell'Alto Egitto, e principalmente a Tebe, riprende forza una nuova linea di principi locali (riuniti nella XVII dinastia) che, seppur in un primo tempo probabilmente tributari anch'essi dei sovrani che regnano ad Avaris, aumenteranno la loro forza ed il loro potere fino a poter sfidare, durante il regno dei due ultimi sovrani appartenenti alla dinastia, i governanti hyksos, ed i loro alleati sia esterni (regno di Cush) che interni.

La sequenza dei sovrani della XVII dinastia è tutt'altro che chiara soprattutto per le sue fasi iniziali ed infatti sono numerosi i nomi che, a seconda dell'interpretazione data ai reperti, sono stati inseriti alternativamente nella XIII e nella XVII dinastia.

Il Canone Reale (colonna 11) è estremamente rovinato e sembra riportare, con alcune incongruenze nella attuale posizione di alcuni frammenti, quindici righe, di cui solo una parte leggibili). Nella Sala degli antenati di Thutmose III dell'Akh-Menu a Karnak, sono riportati i nomi dei sovrani, il cui ordine però non è significativo.

Buona parte dei sovrani inseriti nella dinastia è attestata da monumenti ed iscrizioni.

Il presunto fondatore della dinastia Rahotep dovrebbe aver regnato contemporaneamente al governante hyksos Meruserra, secondo sovrano della XV dinastia.

Indicativamente, tutte le date sono da considerare affette ad un errore di almeno più o meno venti anni, la XVII dinastia dovrebbe collocarsi tra il 1640 a.C. e il 1550 a.C.Composta da principi di Tebe, contemporanea della XV e XVI dinastia.

 

L'invasione degli Hyksos

Il Medio Regno è per l'Egitto antico uno dei migliori periodi della sua storia, sotto l'aspetto politico, economico ed amministrativo; ma subito dopo la morte di Amenemhat III si verifica un declino della prosperità e del prestigio del paese. Durante questo nuovo periodo di decadenza, il Secondo Periodo Intermedio, un'apparenza di potere centrale continuò nella XIII e XIV dinastia, ma sempre più indebolito e limitato alla regione meridionale dell'Egitto.

Infatti, dopo un lungo periodo d'infiltrazione, lenta ma costante, il Delta e anche l'antica capitale dell'Egitto, Menfi, finisce con il cadere nelle mani degli Hyksos, una commistione di differenti genti asiatiche, semiti in prevalenza, ma la cui classe dirigente era probabilmente formata da elementi khurriti, che stabilirono la loro capitale nel Delta Orientale, ad Avaris, l'attuale Tell el-Daba, dove scavi recenti hanno portato novità storiche e archeologiche, come gli stretti rapporti con la Creta minoica.

Questi dominatori di cultura inferiore, assimilarono la civiltà egiziana e, probabilmente impiegando largamente funzionari egiziani, amministrarono il paese con metodi non oppressivi e non dovettero essere malvisti dai loro sudditi, nonostante i foschi colori con cui la contro-propaganda tebana descrive quel periodo. L'Egitto deve agli invasori almeno la conoscenza dei cavalli e dei carri da guerra, fino ad allora ignoti in Egitto.

Sotto gli ultimi re hyksos, Kamose, un sovrano di Tebe della XVII dinastia, decise di attaccare gli stranieri: è il primo segno storicamente certo di un tentativo di cacciare dal delta gli invasori. Della sua “guerra di liberazione” Kamose ha lasciato testi ufficiali epigrafici. L'espulsione degli Hyksos avvenne però in maniera lenta e graduale, con un lento indebolirsi del potere degli Hyksos. Gli invasori furono scacciati in maniera definitiva solo con Ahmose, fratello e successore di Kamose: egli riuscì infatti a superare il delta e a giungere fino in Palestina dove, dopo un assedio durato tre anni, conquistò la città fortificata di Sharuhen, spazzando via definitivamente gli Hyksos. In questo modo ebbe inizio la XVIII dinastia con la quale si aprì il Nuovo Regno.

 

Nuovo Regno (dinastie XVIII, XIX e XX)

Comprende le dinastie XVIII, XIX e XX e copre gli anni dal 1530 a.C. al 1080 a.C.

L'Egitto ora è di nuovo riunito ed unificato: ha mostrato di saper combattere ed è pronto a un nuovo periodo di splendore. La Nubia viene ripresa, un nuovo senso di politica e di conquista spinge i sovrani della XVIII dinastia alla conquista militare della Siria e della Palestina, specialmente con Thutmose I, primo sovrano imperialista.

Il Nuovo Regno è il momento di massima espansione dell'influenza egiziana, al punto che talvolta si tende a parlare di impero. Se nei confronti della Nubia il termine è corretto in quanto l'Egitto estese il suo controllo diretto inglobando tutte le terre fino alla quarta cataratta e ponendole sotto il controllo di un figlio del re di Cush, carica spesso ricoperta da un principe reale; per quanto riguarda l'area del Medio Oriente il controllo fu di tipo politico, attraverso accordi di vassallaggio con i più importanti dinasti della regione e con la collocazione di guarnigioni in alcune fortezze poste nei punti di transito. Proprio il tentativo di controllare l'area siro-palestinese, onde prevenire nuove infiltrazioni di genti semite, come era accaduto durante il Secondo periodo intermedio, portò l'Egitto a scontrarsi prima con il regno di Mitanni e poi con l'impero ittita.

Punto di debolezza per l'Egitto fu il contrasto tra il potere del sovrano, che da re-dio (tipico dell'Antico Regno) diventò il re-generale, ed il potere del clero di Tebe, il cui capo, il primo profeta di Amon, tese spesso ad assumere, de facto, il controllo dello stato.

Dopo il fallito tentativo di riforma religiosa imposto da Amenhotep IV / Akhenaton, l'Egitto riuscì a mantenere la sua unitarietà grazie a sovrani quali Seti I, Ramesse II e Ramesse III, i quali ripresero i loro interventi in Asia e si opposero alle ripetute invasioni dei Popoli del mare. Durante la dinastia successiva vennero a mancare figure di questa rilevanza e lo Stato si spezzò nuovamente quando, verso la fine del II millennio a.C., il clero di Tebe prese apertamente il potere nell'Alto Egitto provocando una nuova scissione (terzo periodo intermedio) delle regioni del Delta, scissione che sarebbe durata più di quattro secoli.

 

Datazione assoluta astronomica: la segnalazione della levata eliaca di Sirio nel 9° anno di regno di Amenhotep / Amenofis I nel 9° giorno del 3° mese della 3° stagione del calendario civile egizio (papiro Ebers) consente di stimare la data dell’evento astronomico nel 1547 ± 4 a.C. e l’incoronazione del faraone nel 1556 ± 4 a.C..

Questa datazione assoluta ha consentito di datare con una buona precisione l’inizio della dinastia nel 1581 (1556 + 25) ± 4 a.C..

Intorno al 1960-65 è stata avanzata da alcuni studiosi l’ipotesi che l’osservazione della levata eliaca fosse stata effettuata a Waset / Tebe al posto di Heliopolis, per cui, per motivi astronomici, queste date dovrebbero essere posticipate di circa 20 anni.

Quasi tutti gli Egittologi degli ultimi cinquanta anni hanno accettato questa ipotesi correttiva, per cui oggi vengono presentate cronologie della dinastia che tengono conto dell’anticipo di 20 anni (inizio della dinastia nel 1561 (1536 + 25) ± 4 a.C. o che presentano, a causa di una errata doppia sottrazione di 20 anni, un posticipo di circa 40 anni (inizio della dinastia nel 1541 (1516 + 25) ± 4 a.C..

 

XVIII dinastia: nel corso di questa dinastia l'Egitto raggiunse, sotto Thutmose III, l'apice della sua estensione territoriale sia come aree governate direttamente (Nubia fino alla quarta cateratta del Nilo) sia come regioni controllate politicamente (area siro-palestinese).

La capitale fu Waset / Tebe e ciò comportò l'aumento di importanza del dio Amon il cui tempio di Karnak, grazie alle continue donazioni da parte dei re, divenne talmente potente, a livello politico ed economico, da essere quasi uno stato nello stato. Si ipotizza, al riguardo, che la breve riforma religiosa di Akhenaton sia stata un tentativo di recupero di potere da parte dei sovrani. La successione dei sovrani avvenne generalmente in modo regolare, di padre in figlio / figlia, con la sola eccezione degli ultimi due faraoni: Ay e Horemheb, i quali dovettero cercare una giustificazione alla loro incoronazione sposando rispettivamente la vedova di Tutankhamon, Ankhesenamon, e la figlia di Ay, Mutnedjemet.

 

XIX dinastia: la storia della XIX dinastia può essere suddivisa in due fasi nettamente distinte tra loro. Una prima fase, fino al regno di Merenptah, fu caratterizzata da sovrani autorevoli, primo fra tutti Ramesse II, che operarono per riportare l'Egitto, dopo gli avvenimenti dell'ultima fase della XVIII dinastia, al prestigio ed all'influenza dei tempi di Thutmose III. La seconda fase fu caratterizzata da un profondo conflitto interno alla famiglia reale, conflitto che condusse allo sfaldamento del potere regio.

Malgrado la situazione politica dell'ultimo periodo della dinastia, il Papiro Harris accenna ad anni vuoti che fanno pensare ad una assoluta mancanza di un sovrano, l'Egitto mantenne una parvenza di unità grazie alla struttura della burocrazia amministrativa i cui funzionari, spesso figli di funzionari, riuscirono a dare continuità alla gestione dello stato.

La sequenza dei sovrani è nota con sicurezza solamente per la prima parte della dinastia mentre in seguito l'effimerità di alcuni regni ed i tentativi di cancellare il ricordo dei supposti usurpatori scalpellandone i nomi dai monumenti rendono difficile ordinare i pochi dati in nostro possesso.
Anche le citazioni dall'opera di Manetone sono poco affidabili in quanto ciascuno degli epitomatori, e soprattutto Giuseppe Flavio inseriscono tra la XVIII e XIX dinastia alcuni nomi ripetuti rendendo scarsamente leggibile la successione.

Durante tutta la XIX dinastia Tebe mantenne il ruolo di capitale ufficiale ma la Residenza (il palazzo del sovrano) e l'Amministrazione (l'apparato burocratico) si divisero tra Pi-Ramses e Menphi mantenendo una posizione di equilibrio di potere nei confronti del clero tebano di Amon. La dinastia si chiude nella più totale anarchia e forse con una fase di assenza di potere centrale anche solamente fittizio.

 

XX dinastia: questa dinastia che concluse il periodo storico detto nuovo regno e che si dipanò nell'arco di poco più di un secolo (1186 a.C. - 1078 a.C.) si colloca in una fase storica complessiva, per quanto riguarda l'area mediterranea e medio-orientale) che vide grandi rivolgimenti collegati alle migrazioni delle popolazioni dette comunemente Popoli del mare e la conseguente caduta di stati come il regno hittita e la ridefinizione dell'assetto politico del Medio Oriente.

L'Egitto, pur respingendo, grazie a Ramesse III, i 'Popoli del mare', non riuscì a recuperare la condizione di grande potenza che l'aveva caratterizzato nei secoli precedenti anche per la mancanza di una guida decisa del potere regio e finì per collassare in seguito al riaccendersi dello scontro con il potere del clero tebano.

Al termine della dinastia l'Egitto diviso, anche se non ufficialmente, tra il re che governa sul Basso Egitto ed il Primo Profeta di Amon che governa l'Alto Egitto entrò in quello che viene chiamato terzo periodo intermedio.

 

Hatshepsut

Dopo la morte di Thutmose I, gli succede al trono il figlio Thutmose II. Alla sua prematura scomparsa sale al trono la moglie di quest'ultimo, Hatshepsut che comincia il suo regno nel 1490, al fianco del nipote Thutmose III, ancora bambino, figlio del defunto faraone e di una concubina. Per sette anni la regina si è adattata a un ruolo politico secondario. Ma l'appoggio dei sacerdoti di Amon, del visir e degli architetti reali permette ad Hatshepsut di proclamarsi faraone, relegando Thutmose III ad altre attività di minore importanza.

Riconosciuta come re, si fa rappresentare in aspetto maschile e adotta il protocollo faraonico, pur modificandolo leggermente. Hatshepsut avvia una vasta attività di costruzione a Tebe, dove spicca il suo tempio funerario a Deir el-Bahari. Per legittimare il suo potere si serve inoltre dei sacerdoti di Amon che, in cambio di una loro maggiore influenza, creano per lei il mito della teogamia. Il dio Amon, possedendo il corpo del faraone Thutmose I, si sarebbe unito alla regina e questa avrebbe concepito Hatshepsut. Con tale spiegazione si attribuisce dunque alla sovrana un'origine divina e quindi il diritto a governare come faraone.

Sotto il suo mandato si compiono dunque spedizioni commerciali verso il sud, alla ricerca di materiali esotici come legno profumato o oro, e organizzate anche campagne militari che permettono di controllare la terza cateratta e di arrivare fino alla sesta. Tali spedizioni sono guidate da Thutmose III, che, nonostante il presunto odio verso la zia “usurpatrice”, non si solleverà mai contro di lei. Durante il regno di Hatshepsut si completano parte dei templi di Ermant e Karnak, si realizzano lavori di costruzione a Buhen e a Beni Hasan, dove la regina ha fatto erigere lo Speos Artemidos.

 

Piena espansione

L'Egitto, con il regno di Thutmose III ha raggiunto la sua massima espansione: l'impero comprende ora la Nubia e giunge in Asia fino all'Eufrate. L'impero era ben controllato, con funzionari egiziani e presidi militari; i rapporti con i sovrani asiatici di Babilonia, di Mitanni, di Cipro erano fitti e cordiali.

Per il regno di Amenhotep III e per quello di Amenhotep IV siamo particolarmente bene informati grazie all'archivio della corrispondenza ufficiale con quei sovrani: le tavolette d'argilla coi testi accadici ritrovate a Tell el-Amarna.

L'Egitto divenne il paese più ricco del mondo antico; ma l'oro che arrivava in Egitto, dalla Nubia e dall'Asia, in massima parte andava ad arricchire le casse dei templi; Amon di Tebe, al quale i sovrani consacravano gran parte del bottino, vede il suo sacerdozio divenire sempre più potente e il sovrano dipendere da quello.

 

Akhenaton

L'urto tra il potere del faraone e quello del clero di Amon porta a una crisi violenta e aperta nel regno di Amenhotep IV: i sacerdoti sono cacciati, i templi chiusi e particolarmente Amon e il suo clero sono perseguitati, mentre anche Tebe non è più la capitale. Amenhotep IV fonda una nuova città, Akhetaton (l'orizzonte di Aton) in onore del dio della nuova religione monoteista, Aton, il disco solare.

Il sovrano, che assume ora il nome di Akhenaton forma nuovi quadri amministrativi, sostituendo ai vecchi funzionari gente nuova, che non aveva una formazione amministrativa, ma che deve la sua posizione al fatto di aver abbracciato la nuova fede e di aver appoggiato il re nella sua riforma. Il dio di Akhenaton, di cui il sovrano è profeta, sacerdote e apostolo, poteva avere, in quanto culto puro dell'astro del sole, elementi di cosmopolitismo, come mostra bene un passo dell'Inno ad Aton probabilmente composto dallo stesso faraone: Come son numerose le tue opere, ciò ch'hai creato e ciò ch'è nascosto, tu, dio un unico che non ha eguale! Hai creato da solo la terra secondo il tuo desiderio, gli uomini, il bestiame e tutti gli animali selvaggi, tutto ciò che esiste sulla terra e cammina coi suoi piedi, tutto ciò ch'è nell'aria e vola con le sue ali, i paesi stranieri di Siria e di Nubia e la terra d'Egitto”.

La fine dello scisma atoniano e la rivincita degli dei ignorati o perseguitati, soprattutto Amon, si prepara già negli ultimi anni di Akhenaton: alla crisi contribuì anche la situazione in cui era venuta a trovarsi la potenza egiziana in Asia. La corrispondenza dei sovrani asiatici con Akhenaton mostra che continuavano, almeno nei primi anni del suo regno, rapporti diplomatici amichevoli. Invece un quadro tutto diverso è presentato dalla corrispondenza tra il faraone e i capi e principi siriani, fra i quali si manifesta un certo disagio e una crescente insofferenza per l'autorità egiziana in Siria: alla base c'è sicuramente la mano del re hittita, la nuova potenza minacciosa in Asia, che controlla i movimenti dei ribelli, li coordina e, all'occasione, si appropria delle loro conquiste.

La Siria è ora divisa in due partiti: quelli che restavano fedeli all'Egitto come i principi degli stati siriani costieri, Byblos, principalmente, e Damasco, e quelli che speravano di ottenere vantaggi dal cambiamento, fiduciosi nell'appoggio degli Hittiti, come i principi della zona interna. Akhenaton, benché i principi a lui fedeli abbiano chiesto aiuto diverse volte, non ha mai risposto alle loro preghiere.

Alla sua morte, l'Egitto è pronto a tornare alla condizione che aveva preceduto il tentativo di riforma religiosa monoteista detta “amarniana”.

 

Tutankhamon

Tutankhamon detto anche "il faraone bambino", appartenuto alla XVIII dinastia, è stato il più giovane faraone mai conosciuto e dopo la morte del “faraone eretico”, la cui storia viene cancellata da tutti i monumenti, così come il culto del suo dio, sale al trono suo figlio, il giovanissimo Tutankhaton ("immagine vivente del dio Aton"), ribattezzato in seguito Tutankhamon, "immagine vivente del dio Amon".

Il piccolo monarca proclama presto il ripristino delle feste e del culto degli dei precedenti al regno del padre e torna a riconciliarsi con il clero. La capitale viene riportata a Tebe, Akhetaton, la capitale del dio Aton, viene depredata e abbandonata per sempre. Tutankhamon sposa la giovane Ankhesenamon, sua sorellastra, regna per circa dieci anni e muore all'età di diciannove anni, nel 1325 a.C., ultimo sovrano della XVIII dinastia.

Ay, suo consigliere fidato, ne sposa la vedova, Ankhesenamon, e gli succede nel regno per quattro anni, dopodiché, per volontà del clero, sale al trono Horemheb, primo faraone a non vantare alcuna discendenza regale; era stato infatti generale sotto il regno di Akhenaton e Tutankhamon.

 

Ay

Il successore del faraone Tutankhamon fu il suo visir, di nome Ay. Non si è ancora certi di come è morto Tutankhamon, ma una delle più accreditate teorie è quella in cui lui viene ucciso da Ay, in qualche modo.

Il suo regno durò circa cinque anni, uno dei più brevi della storia dell'Antico Egitto. Si era sposato con la vedova del faraone suo predecessore, Ankhesenamon.

 

Horemheb

La definitiva sistemazione dell'Egitto spetta comunque a Horemheb il quale viene scelto come re dall'oracolo di Amon (in realtà dal suo cedro), come narra egli stesso in una iscrizione.

Ancora generale, dopo la morte di Akhenaton, aveva mostrato la sua energia riuscendo a conservare la Palestina all'Egitto con una spedizione fortunata; divenuto faraone, si preoccupa di sanare la deplorevole condizione del paese emettendo un decreto ch'è uno dei più importanti documenti legislativi lasciati da sovrani egiziani.

Le misure adottate da Horemheb sono in parte legislative (riorganizza i tribunali, reprime gli abusi e le estorsioni ai danni dei contadini, le requisizioni abusive di schiavi ai privati) e in parte amministrative.

 

Ramessidi

Dopo Horemheb, morto senza eredi, si ha un netto cambiamento: i sovrani della XIX dinastia, di cui il fondatore è Ramesse I, gran visir del precedente faraone, non sono di origine tebana, bensì del delta orientale. Ciò spiega anche perché Seth, il dio locale, sia la divinità protettrice dei membri di questo casato.

La politica religiosa dei primi tre sovrani della XIX dinastia, è di favorire altre divinità: Ra di Eliopoli e Ptah di Menfi in modo particolare, sì da evitare l'accaparramento del potere da parte del sacerdozio tebano senza tuttavia entrare in conflitto con esso, anzi ufficialmente mostrandosi devoti del dio di Tebe. Sotto il loro comando, l'Egitto conosce un periodo di grande splendore, culturale ed economico.

 

Ramesse II

Dopo due anni di regno Ramesse I muore e al suo posto sale al trono il figlio, Seti I, già co-reggente. Questi regna sull'Egitto per circa diciotto anni. Il suo è un periodo di equilibrio assoluto. Suo figlio e successore è Ramesse II, uno dei più grandi faraoni nella storia d'Egitto.

Ramesse dimostra ben presto di essere un ottimo comandante, nei primi anni di regno affronta e sconfigge infatti un gruppo di predoni del mare, denominati Shardana, in seguito inglobati nella sua guardia personale.

La sua impresa più memorabile, e senza dubbio la meglio documentata nella storia dell'Antico Egitto, è però la Battaglia di Kadesh, combattuta nei pressi del fiume Oronte, nella quale il faraone affronta l'impero ittita, sotto la guida di Muwatalli II. Benché nessuno dei due contendenti vinca la battaglia, Ramesse farà larghissima propaganda all'episodio presentando la battaglia di Kadesh come una grande vittoria, per il semplice fatto di aver riportato la quasi totalità dell'armata in patria. Il sentimento del pericolo, comune all'impero hittita e all'Egitto nel suo predominio sulla Siria, dell'affermazione della potenza assira in Asia è certamente alla base del trattato di pace tra Ramesse II e Hattusili, fratello e successore di Muwatalli. Il testo dell'alleanza difensiva tra le due potenze era redatto in egiziano e in cuneiforme. A suggello della nuova situazione tra i due paesi si ha il matrimonio tra la figlia del sovrano hittita e Ramesse II.

Il faraone non è ricordato solo come grande guerriero ma anche come un instancabile costruttore. Parecchie opere dell'Antico Egitto appartengono a lui o da lui sono state modificate. Si possono ricordare i due templi di Abu Simbel, uno dedicato a sé stesso, l'altro alla moglie Nefertari divinizzata, il Ramesseum, la città di Pi-Ramses, sua nuova capitale. Il suo è uno dei regni più lunghi, Ramesse morì infatti a circa 91 anni, dopo sessanta anni di governo. Padre di numerosi figli, riesce a far salire sul trono solo il tredicesimo, Merenptah, non perché i precedenti non siano meritevoli di tale titolo ma perché semplicemente non erano sopravvissuti a lui.

 

Merenptah e i popoli del mare

Il figlio e successore di Ramesse II, Merenptah, deve far fronte a una situazione molto grave, che tocca direttamente l'Egitto, e non più soltanto il suo prestigio nelle zone esterne del dominio egiziano: il pericolo è alla frontiera occidentale dell'Egitto ed è costituito dai Libici che fanno pressione per entrare in Egitto e che portano con sé anche truppe appartenenti ai “popoli del mare”, quelle genti, cioè, della grande ondata indoeuropea che comincia a calare nel Mediterraneo.

Della sua vittoria sui Libici e sui loro alleati, Merenptah dà un ampio resoconto in una iscrizione a Karnak e in una stele, nota come “stele di Israele” perché Israele vi figura menzionata nell'inno che conclude questo testo ufficiale:

“I re sono abbattuti e dicono: “Pace”, nessuno alza la testa dei Nove Archi: la Libia è devastata, gli Hittiti pacificati, Caanan è distrutta con ogni male, Ascalon conquistata, Gezer è presa, Yenoam annientata, Israele è desolata e non esiste il suo seme. La Palestina è divenuta una vedova a causa dell'Egitto, tutti i paese sono uniti, tutti pacificati”.

 

Ramesse III e la crisi del Nuovo Regno

Durante il regno di Ramesse III (che può considerarsi l'ultimo grande sovrano del Nuovo Regno), il Delta egiziano fu di nuovo in pericolo per gli attacchi ripetuti dei Libici, ancora alleati con elementi dei "popoli del mare" e per l'attacco nel Delta Orientale, per terra e per mare questa volta, di orde di "popoli del mare", ma Ramesse III riuscì a proteggere il confine egiziano. Lunghi testi e scene scolpite sulle pareti del suo tempio funerario a Medineth Habu commemorano gli episodi delle imprese belliche del sovrano e le sue vittorie.

Ramesse III riesce a conservare la Palestina, ma dopo di lui l'Egitto non ha più la forza di mantenere la sua supremazia in Asia. La crisi appare infatti evidente verso la fine del suo regno: l'Egitto soffre di una gravissima situazione economica che porta all'inflazione; tra gli operai della necropoli tebana si verificano veri e propri scioperi di protesta per le paghe che non sono date e ancora durante il regno di Ramesse IX è attestato un altro grave sciopero nello stesso ambiente; bande di ladroni depredano le ricche tombe dei faraoni nella Valle dei Re.

La progressiva debolezza del potere centrale, i disagi economici, la scomparsa di un vero e proprio impero egiziano, tutto porta alla rovina dell'Egitto, che conosce disordini e carestie finché alla fine della XX dinastia l'unità del regno delle Due Terre si sfascia, quando un debole faraone regna nel Delta, con capitale a Tanis, mentre in Alto Egitto domina Herihor, il quale ha riunito nelle sue mani la funzione di visir dell'Alto Egitto e quella di sommo sacerdote di Amon a Tebe.

 

Terzo Periodo Intermedio (dinastie XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV)

Il Terzo periodo intermedio dell'Egitto comprende le dinastie che vanno dalla XXI alla XXV dinastia coprendo un arco di tempo dal 1070 a.C. al 656 a.C. All'interno di questo periodo devono anche essere inserite la Dinastia dei Primi Profeti di Amon di Tebe, che di fatto governò la regione tebana in modo indipendente durante la XXI dinastia e XXII dinastia, e le Divine Spose di Amon che svolsero un analogo ruolo durante la XXV dinastia.

Dopo Herihor, l'Egitto entra in una fase decisa di decadenza. La Nubia si stacca dal regno, e a Napata, la città eletta capitale, saliranno al trono sovrani di cultura in qualche modo egiziana che si considereranno eredi dei faraoni. La Libia e la Siria sono ormai sottratte all'influenza egiziana. Anche l'Alto Egitto si separa praticamente dal resto del paese, e si costituisce come stato autonomo dominato dai sacerdoti di Amon.

Verso il 959 a.C., dall'ambiente delle colonie militari libiche che negli ultimi tempi sono state accettate in Egitto, sale sul trono del faraone una dinastia libica, la XXII; Tebe e l'Alto Egitto restano in mano al sacerdozio ammoniano. Uno dei sovrani libici, Sesonchis, tenta di riprendere la politica asiatica, ma ben presto il paese ricade nell'inerzia e nella disorganizzazione.

L'unità dell'Egitto viene ricostituita intorno al 730 a.C. da sovrani del lontano regno di Kush: appoggiandosi al sacerdozio tebano, Piankhi prima, poi suo fratello Shabaka conquistano l'Egitto, sottomettendo i principi locali che, specialmente nel Delta, erano fortemente indipendenti e bellicosi. La nuova dinastia, la XXV, dà quindi all'Egitto, con l'unità, un nuovo impulso: estremamente pii, i sovrani di Kush restaurano templi e ne edificano di nuovi, e la devozione ad Amon, loro dio, è al centro della loro pietà. La pietà religiosa, venata di un certo arcaismo di tipo ortodosso, porta i sovrani etiopici a prendersi cura dei templi e dei culti antichi.

La vera debolezza della XXV dinastia sta nel fatto che la capitale del regno era lontanissima da Kush, dove, dopo la conquista, i sovrani sono ritornati, lasciando libertà di manovre indipendentistiche ai principi locali delle città egiziane. Ma la dissoluzione dell'unità egiziana viene dall'esterno: gli Assiri, la nuova grande potenza assoluta in Asia, penetrano in Egitto e saccheggiando e distruggendo arrivano a Tebe: Assurbanipal riduce l'Egitto a una sorta di protettorato assiro che designa come capi locali i principi egiziani del Delta educati a Ninive.

 

XXI dinastia: con la XXI dinastia si apre il periodo della storia dell'Egitto detto Terzo periodo intermedio.

Si trattò di una lunga fase di allentamento dei legami interni dello stato e di frantumazione del potere. Durante la XXI dinastia, pur essendovi, almeno apparentemente, un solo Re dell'Alto e Basso Egitto il potere fu diviso tra tre poli principali che però, a differenza di altri periodi di frammentazione, non furono, di norma, in conflitto tra loro ma anzi talvolta i loro governanti furono imparentati tra loro.

Il sovrano ufficiale che esercitava un potere effettivo sul Basso e Medio Egitto pose la sua capitale a Tanis nella regione del delta del Nilo.

La regione Tebana fu governata, di fatto, dai Primi Profeti di Amon discendenti da Herihor. Taluni di questi pontefici assunsero anche titoli facenti parte della titolatura reale, senza però mai mettere in discussione il potere, nominale, del sovrano di Tanis.

Un terzo polo di potere fu costituito dai principati semi-indipendenti, creatisi tra Medio e Basso Egitto, governati dai principi libici discendenti di quelle genti libiche che erano entrate in Egitto come prigionieri di Ramesse III.

Questa situazione di divisione indebolì notevolmente l'Egitto anche sul piano internazionale.

L'influenza nella regione palestinese, di fatto tributaria dell'Egitto durante il Nuovo Regno, si ridusse praticamente a nulla anche se rimasero attive le vie commerciali con Biblo e le altre città della Fenicia ed occasionalmente vennero effettuate spedizioni militari in difesa principalmente appunto delle rotte di commercio.

Anche il controllo sulla Nubia cessò durante la XXI dinastia ed anche se alcuni tra i Primi Profeti di Amon si fregiarono ancora del titolo Figlio del re di Kush fu in maniera puramente formale.

 

XXII dinastia: i sovrani di questa dinastia che governarono l'Egitto, o parte di esso, dal 945 a.C. al 717 a.C., furono tutti di origine libica, discendenti di quelle genti entrate nella valle del Nilo inizialmente come prigionieri di guerra agli inizi della XX dinastia e che avevano poi servito, per generazioni, in qualità di mercenari venendo infine a costituire il nerbo dell'esercito egizio.

I principi di queste genti, che portavano tutti il titolo di Grandi Capi dei Ma, da Mashuash, una delle più importanti tribù libiche, nel corso della XXI dinastia avevano fondato una serie di principati, dotati di notevole autonomia, nelle regioni occidentali del delta del Nilo e del Medio Egitto.

Il trapasso della regalità dalla XXI alla XXII dinastia avvenne in modo pacifico e solo i potenti Primi profeti di Amon, che durante il periodo precedente avevano governato, come sovrani, Tebe e parte dell'Alto Egitto tentarono qualche forma di resistenza armata venendo però sconfitti e costretti all'esilio in Nubia, dove daranno vita ad un regno fortemente egizianizzato da cui avrà poi origine la XXV dinastia.

Anche la XXII dinastia risentì della tendenza al frazionamento politico che aveva caratterizzato il periodo precedente e dopo i primi sovrani, che avevano fatto sperare in una ripresa del potere centrale, l'anarchia feudale riprese il sopravvento giungendo alla creazione delle dinastie contemporanee XXIII e XXIV.

La XXII dinastia terminò quando l'ultimo sovrano, Osorkon IV, rese omaggio a Piankhi, primo sovrano della XXV dinastia.

Con i sovrani di questa dinastia entrò nella titolatura ufficiale l'epiteto Pr ՚3 - Grande Casa, da cui il termine greco pharaò ossia faraone, che in origine aveva identificato solamente la Residenza e dalla XVIII dinastia era entrato nell'uso come termine di rispetto per indicare anche il sovrano.

 

XXIII dinastia: contemporanea all'ultima fase della XXII dinastia egizia comprende un certo numero di sovrani che governarono da Leontopolis sulla parte occidentale del delta del Nilo e su parte del Medio Egitto. L'esatto numero dei sovrani e la loro successione non sono del tutto certi; gli epitomatori di Manetone sono in disaccordo tra loro ed in disaccordo con i dati archeologici.

Fondatore della dinastia fu Petubastis I, un principe libico probabilmente imparentato con la famiglia reale. La nuova dinastia, la cui creazione fu, probabilmente, appoggiata dal potente clero tebano, mantenne comunque buoni rapporti con i sovrani di Bubasti.

Malgrado l'estrema confusione politica del momento durante la XXIII dinastia si cominciarono a delineare quelle caratteristiche che diverranno poi tipiche con l'avvento della XXVI dinastia: il ritorno a forme artistiche tradizionali, il recupero e lo studio dei testi letterari antichi, lo sviluppo di nuove sistemazioni teologiche e la diffusione di culti locali legati a divinità associate a forme animali.

La XXIII dinastia finì, insieme alla XXII ed alla XXIV dinastia quando Piankhi, primo sovrano della XXV dinastia, si mosse dalla Nubia con l'obiettivo di riunificare l'Egitto.

 

XXIV dinastia: breve dinastia, composta solamente da due sovrani, che si colloca alla fine dell'VIII secolo a.C., in uno dei momenti più confusi del terzo periodo intermedio.

L'Egitto, diviso in un grande numero di principati i cui governanti si attribuirono titoli regali, pur governando talvolta solamente una città, era minacciato ad est dall'espansionismo degli Assiri che premevano alle sue porte ed a sud dai sovrani nubiani che affermando di essere i veri discendenti della tradizione egizia miravano alla conquista di tutta la valle del Nilo.

La XXIV dinastia si estinse con la vittoria dei sovrani nubiani che dovranno poi affrontare il problema assiro.

 

XXV dinastia: la XXV dinastia è formata da un gruppo di sovrani di provenienza nubiana discendenti dei sacerdoti di Amon esiliati da Tebe all'inizio della XXII dinastia quando i successori di Herihor, che aveva reso ereditaria la carica di Primo profeta di Amon trasformando di fatto la regione di Tebe in uno stato teocratico, vennero allontanati dal potere da Sheshonq I.

Pur mescolandosi attraverso matrimoni con le famiglie nobili locali, gli esiliati dettero vita ad un regno fortemente egizianizzato in senso conservatore e tradizionalista; principale divinità fu l'Amon di Tebe, venerato nel tempio di Napata, copia di quello di Karnak.

Il primo sovrano nubiano a spingersi verso nord fu Piankhi, considerato il fondatore della dinastia, che conquistò Tebe e sconfisse una prima coalizione tra i sovrani della XXII, XXXIII e XXIV dinastia ma che non completò l'opera ritirandosi a Napata dopo la vittoria.

Fu Shabaka a sconfiggere definitivamente i sovrani delle stirpi libiche del Basso Egitto giungendo ad un passo dalla completa riunificazione dell'Egitto.

Infatti malgrado la vittoria alcune città del delta del Nilo mantennero una quasi totale autonomia sotto principi di origine libica; Tanis venne governata da principi discendenti, con ogni probabilità dai sovrani della XXIV dinastia mentre Sais fu governata da coloro che daranno poi vita alla XXVI dinastia.

Oltre ai nemici interni la XXV dinastia ebbe un pericoloso nemico nell'impero assiro. Lo scontro durò decine di anni e ebbe come principale teatro la Palestina, infine, nel 671 a.C., Assarhaddon conquistò il Basso Egitto giungendo fino a Menphi e rese tributari degli assiri i principi del delta.

L'ultimo sovrano della dinastia, Tenutamon, tentò ancora una volta di espellere gli invasori, appoggiati da alcuni principi locali (tra i quali i sovrani di Sais che daranno vita alla XXVI dinastia) ma dopo la sconfitta e la presa ed il saccheggio di Tebe si rifugiò in Nubia.

La dinastia proseguì, mantenendo la sua cultura egizianizzata, spostando però la sua sfera d'interesse verso sud e dando vita, in seguito, a quello che sarà conosciuto come regno di Meroe.

Durante la XXV dinastia la tebaide mantenne la sua notevole autonomia sotto il governo delle Divine Spose di Amon.

 

Epoca Bassa

Il Periodo tardo dell'Egitto comprende le dinastie che vanno dalla XXVI alla XXXI coprendo un arco di tempo dal 672 a.C. al 332 a.C..

Quando l'Assiria conosce però la crisi, l'Egitto, sotto una nuova dinastia, la XXVI, ha di nuovo un periodo d'unità: Psammetico, principe di Sais e vassallo dell'Assiria, si allea con la Libia e caccia gli Assiri dall'Egitto. La dinastia saitica (di origine libica) regna per più di un secolo restituendo al paese un ultimo periodo di rinascita: il potere è accentrato, Tebe è sotto controllo da quando Psammetico I fa adottare come "Divina Adoratrice" la propria figlia, i contatti commerciali ed economici con la Grecia portano all'Egitto vantaggi commerciali ed economici poiché, commerciando adesso con i Greci, gli egiziani sono affrancati nel Mediterraneo dalla necessità di mediazione dei fenici.

È piuttosto una politica africana quella che l'Egitto conduce adesso militarmente, in Nubia, a Cirene, e i tentativi di intervento militare in Siria e in Palestina si risolvono in sconfitte. I sovrani saitici assumono largamente mercenari greci, benché questa preferenza sia causa di difficoltà interne per la rivalità tra egiziani e Greci: ma i Greci sono adesso gli alleati dell'Egitto contro la nuova potenza asiatica che minaccia l'equilibrio del Mediterraneo: la Persia.

 

La conquista persiana

L'ultimo faraone della XXVI dinastia, Psammetico III, è sconfitto e catturato dal re persiano Cambise, figlio di Ciro, nella battaglia di Pelusio. L'Egitto, con Cipro e la Fenicia, entra a far parte dell'impero achemenide, sesta delle venti divisioni amministrative, o satrapie. La XXVII dinastia comprende Cambise, morto nel 522 in Siria sulla via del ritorno in Persia e, in successione, Dario I, Serse, Artaserse I, Dario II e Artaserse II, che viene riconosciuto in Egitto come faraone almeno fino al 402.

Per intensificare i rapporti della Persia con la satrapia d'Egitto, Dario I realizza il raccordo con il Mar Rosso dell'antico canale nilotico che sboccava nel Lago Timsah, l'odierno Ismailia per poi attraversare i Laghi Amari e che in quattro giorni di navigazione permetteva di andare da Bubasti fino al Mar Rosso. Lungo il canale Dario I fa erigere la sua stele celebrativa, di dimensioni colossali con testi geroglifici, cuneiformi ma anche bilingui. Nello stesso spirito si realizza anche la grande statua di Dario I in abito persiano, coperta d'iscrizioni geroglifiche e cuneiformi, scoperta nel 1972 a Susa, eseguita in Egitto e trasferita in Persia probabilmente da Serse.

L'Egitto recupera la sua indipendenza in seguito alla guerra condotta da Amirteo di Sais, primo e unico rappresentante della XXVIII dinastia. La guerra è proseguita da Nepherite di Mende, fondatore della XXIX dinastia. L'ultimo faraone dello stato egiziano indipendente è Nectanebo II, della XXX dinastia, al quale si deve una notevole attività edilizia nel Delta. Nectanebo organizza il proprio culto, in vita, sotto le sembianze del dio falco Horo. La sua opposizione ai rinnovati attacchi persiani sono però inutili e, nel 343, vinto da Artaserse III, è costretto a fuggire in Nubia.

La seconda dominazione persiana dura appena dieci anni; dopo la battaglia di Isso nella quale viene sconfitto Dario III, l'Egitto è costretto ad essere inserito nell'impero di Alessandro Magno.

 

Arte egizia

L'arte egizia ha origini antichissime, precedenti al III millennio a.C., e si intrecciò nei secoli con quella delle culture vicine (siro-palestinese e fenicia).

L'arte dell'Antico Egitto si può suddividere in due grandi periodi: l'arte predinastica o preistorica, e l'arte dinastica dell'Antico, Medio e Nuovo Regno.

Le tombe che i faraoni delle prime due dinastie avevano utilizzato come sepolcri furono sostituite da un nuovo edificio durante il regno del faraone Zoser: la piramide. La costruzione di questa prima opera derivò dalla sovrapposizione di mastabe, tombe generalmente a forma di piramide tronca, di grandezza decrescente via via che aumentava l'altezza. La figura "a gradoni" simboleggiava la scala attraverso la quale il faraone saliva al cielo. A essa ne seguirono altre e, durante la IV dinastia, apparve la prima piramide perfetta.

La prima fase della costruzione consisteva nello scegliere il luogo adatto all'ubicazione; poi si disegnavano le piante e si decideva la quantità di materiale e di personale necessaria. Allora venivano convocati i sacerdoti, per determinare i punti cardinali che avrebbero orientato le facce delle piramidi, delimitare le basi e procedere alla cerimonia del livellamento del terreno. Il faraone doveva eseguire il rituale dell'inizio della costruzione e la cerimonia dell'allungamento della corda, che consisteva nel verificare l'orientamento, nel piantare un piolo in ciascun angolo, nell'iniziare lo scavo di una piccola parte della fossa, nel modellare un mattone e nel porre la prima pietra. Cominciava così la costruzione vera e propria. La durata dei lavori dipendeva dalla grandezza del complesso funerario, che doveva essere pronto al momento della morte del faraone.

Dopo aver inaugurato ufficialmente la costruzione si iniziava il primo gradino della piramide. Il lavoro veniva svolto da squadre di operai che ricevevano un salario dallo Stato. Una volta stabiliti i gruppi di lavoro, si procedeva all'estrazione dalle cave della pietra necessaria per innalzare la piramide. Il metodo di estrazione dipendeva dalla durezza. Le rocce molto dure venivano sottoposte a un brusco cambiamento di temperatura. Perciò, prima veniva riscaldata la superficie e poi veniva rapidamente raffreddata, incrinando la massa e permettendo di tagliare la pietra con semplici strumenti dello stesso materiale, o di legno oppure di rame. Un altro metodo consisteva nell'abbassare il terreno, tracciando una rete di piccole trincee fino a raggiungere la profondità adatta all'estrazione.

Dopo averli separati, i blocchi della parete della cava venivano deposti sul piano per poi essere trainati ai piedi della piramide. Per evitare che rimanessero incagliati, si spargeva a terra del fango, che permetteva un migliore scorrimento delle slitte. Intanto, altre squadre di operai provvedevano a sollevare i blocchi di pietra, completando così i diversi piani. Come gli Egizi riuscirono a sollevare pietre tanto grandi e pesanti è una questione ancora aperta. Molto probabilmente, come testimoniano i resti trovati nel tempio di Setibtawy, utilizzarono un articolato sistema di rampe, permettendo alle squadre di lavorare senza ostacolarsi. Gli spazi che restavano tra i vari piani venivano riempiti con materiali vari e il tutto veniva ricoperto con pietra calcarea bianca, concludendo così la lavorazione e permettendo al sovrano di riposare nella propria, gigantesca, sepoltura.

 

La Valle dei Re

I faraoni del Nuovo Regno scelsero come luogo del loro eterno riposo una valle collocata all'estremità occidentale di Tebe. Fu Jean-Francois Champollion, nel XIX secolo, a dare per la prima volta a questa valle, conosciuta fino ad allora come la Grande Prateria, il nome di Valle dei Re. La scelta di questo luogo non fu casuale: qui l'occidente indicava infatti, secondo le credenze religiose dell'epoca, il regno dei morti. Questa caratteristica funeraria era esaltata dalla presenza di una montagna a forma di piramide che dominava la valle e richiamava alla mente le tombe dei faraoni dell'Antico Regno.

La Valle dei Re è un letto prosciugato di un fiume, scavato tra le montagne tebane, il cui corso si biforca in due diramazioni: quella secondaria, occidentale, o Valle delle Scimmie, in cui sono state rinvenute quattro tombe, tra cui quella di Ay e Amenhotep III, e quella principale, che appunto forma la Valle dei Re, nella quale sono state scoperte più di 58 tombe. Questa valle appartata garantiva ai re un riposo tranquillo, assicurato inoltre dalla vigilanza di un corpo speciale di polizia e dalla protezione della dea cobra Meretseger che vegliava sulla sicurezza della necropoli.

Il primo faraone che utilizzò questa valle per costruirvi il proprio sepolcro fu Amenhotep I. Durante il suo regno il concetto di complesso funerario cambiò radicalmente; la tomba fu infatti separata dal tempio, costruito vicino alla sponda del fiume o in un'altra valle. Anche la struttura degli ipogei subì delle modifiche nel corso dei secoli. Le piante delle costruzioni funerarie seguivano in genere due modelli: quello della XVIII dinastia, a forma di angolo retto, e quello della XX dinastia, di tipo rettilineo. In entrambi i casi, il sarcofago veniva posto nella sala più profonda e le pareti erano riccamente decorate.

 

La Valle delle Regine

La Valle delle Regine sorge nelle vicinanze della Valle dei Re, fra le rocce che sovrastano la piana occidentale di Tebe. In arabo si chiama Biban el-Harim, "porte dell'harem". Nella valle sono state individuate un'ottantina di tombe, molte mai portate a termine, altre molto rovinate, tutte più o meno delle due ultime dinastie del Regno nuovo, XIX e XX. In essa riposavano, oltre a regine e concubine, anche alcuni importanti funzionari quali ad esempio il già citato Imhotep, Amon-her-khepshef, primogenito di Ramesse II e molti dei suoi figli.

La tomba che però più di ogni altra spicca per bellezza è quella appartenuta a una delle più famose regine dell'Antico Egitto, Nefertari, la Grande Sposa Reale di Ramesse II. Questa vasta tomba scoperta nel 1904 dall'egittologo Ernesto Schiaparelli, è collocata nel versante settentrionale della Valle delle Regine e presenta una pianta molto articolata. E infatti diversa rispetto a quella delle tombe di tutte le altre regine (solitamente più semplici e dotate di un'unica camera funeraria) e si ispira piuttosto alle sepolture faraoniche della vicina Valle dei Re. Nelle pareti della seconda scala discendente, la decorazione è anche a rilievo. Al termine del ciclo pittorico, Nefertari si tramuta in Osiride, con il conseguente, auspicato raggiungimento dell'immortalità e della pace eterna.

 

I Grandi Templi

Il tempio in Egitto era la "casa di dio"; come in una dimora umana, vi era una parte aperta anche agli estranei, una destinata agli intimi e infine la parte più segreta, dove solo il signore della casa aveva diritto di stare, così lo schema classico di un tempio egiziano, comprendeva un cortile, pubblico, con porticati a colonne, dove poteva accedere anche la folla dei fedeli, mediante un portale monumentale inquadrato da due piloni, aperto nel muro di cinta che proteggeva il tempio; poi, la sala ipostila, dove avevano accesso il clero e gli alti dignitari: qui la luce era scarsa, il soffitto era sostenuto da altissime colonne; dalla semioscurità della sala ipostila si passava all'oscurità assoluta del santuario, la parte più intima e misteriosa, dove, nel suo naos sigillato, abitava il dio, nell'aspetto di una statua preziosa, e dove solo il faraone e i sacerdoti potevano entrare, quando venivano eseguite sulla statua divina le cerimonie del culto giornaliero. Solo in eccezionali ricorrenze e feste la statua del dio lasciava il suo oscuro ricetto, per essere portata in processione, sulla barca sacra (nella quale vi era sistemata una cappella).

I templi in miglior stato di conservazione si trovano oggi maggiormente nella zona di Tebe, la "città" per eccellenza. Qui si trova il complesso templare di Karnak, sito architettonico estremamente complicato: nella cinta dei grandi templi era il gran santuario di Amon, la cui grandiosa sala ipostila fu iniziata da Seti I e continuata da Ramesse II, il tempio di Ptah, quello di Khonsu, anch'esso di età ramesside; numerosi blocchi sono rimasti del tempio del sole, dedicato ad Aton, edificato dal faraone Akhenaton prima di abbandonare Tebe; a Karnak vi è anche il "Padiglione delle Feste" di Thutmose III, ritenuto uno dei monumenti più originali dell'architettura templare.

A Luxor, nel santuario eretto da Amenhotep III, si ammira una fra le più belle sale ipostile dei templi egiziani. A Menphi, capitale dell'Antico Regno, non è rimasto purtroppo nulla se non povere rovine di templi, come il santuario di Ptah. Ad Abido, nella zona meridionale dell'Egitto, è conservato in ottimo stato il magnifico tempio di Osiride, costruito da Seti I e terminato dal figlio di questi, Ramesse II; il tempio ha due sale ipostile e un santuario settuplo.

Menzione a parte meritano i due magnifici templi di Abu Simbel, ad opera dell'instancabile Ramesse II, uno dedicato a Ra e al faraone divinizzato, uno dedicato ad Hathor e alla regina Nefertari, adattati magnificamente alla topografia del luogo, un terreno montuoso, e alla natura del materiale scavato, la roccia.

Quattro grandi statue sedute del sovrano, alte quasi 21 metri, a gruppi di due, dominano la facciata del primo tempio, il maggiore. Sull'entrata del tempio venne posta una statua di Ra mentre afferra gli altri simboli che compongono uno dei nomi del faraone: una figura di Maat e uno scettro. Il tempio presenta una sala ipostila, dalla quale si accede alla camera che precede il santuario, e un numero elevato di sale secondarie laterali.

La facciata orientale del tempio dedicato ad Hator e Nefertari consta invece di sei statue alte circa 10 metri. Quattro di queste rappresentano il faraone e due la sposa Nefertari, cui spettò l'inusuale onore di essere raffigurata della stessa grandezza del re. Scolpite all'interno di nicchie, le sculture hanno la gamba sinistra in avanti; ai lati di ciascuna sono rappresentati principi e principesse. La decorazione interna di entrambi i templi ricorda episodi della celebre battaglia di Kadesh, combattuta da Ramesse II contro gli ittiti.

 

Scultura egizia

La grande abbondanza di materiale lapideo in Egitto determinò fin dalle origini una notevole ricchezza di opere scultoree. Nella scultura a tutto tondo o ad altorilievo le figure sono presentate in maniera rigidamente frontale, e sebbene siano talvolata inscenati dei movimenti di braccia e gambe, il risultato è sempre sostanzialmente statico. Grande attenzione viene di solito posta nei volti, con una maggiore delicatezza nella resa del modellato e dei lineamenti.

 

Società egizia

Il faraone

Il faraone è il sovrano potente e incontrastato, apice della piramide sociale che regge l'Egitto. Più dio che uomo, incarnazione di Horo, figlio di Osiride, colui che sconfisse il male, rappresentato da Seth, il faraone nasce con l'avvento di Narmer e l'unificazione delle Due Terre sotto un unico scettro.

La parola faraone, desunta dalla Bibbia, è però anacronistica per gran parte della storia egiziana. Il termine originario pr-c3 (pronuncia per-'ao) significa "grande casa" e indicava la residenza reale e venne usato per indicare il monarca a partire da Thutmosis III. Per quanto riguarda i nomi personali sono indicati da una titolatura con cinque nomi, che spesso comprendono lunghi epiteti riferiti ad un programma o ad una realizzazione del re, ad esempio: "Colui che tiene unite le Due Terre".

I sovrani dell'Egitto unito portano la cosiddetta "Pa-sekhemty", unione della corona "Deshret", la rossa, simbolo del Basso Egitto, e della bianca, "Hedjet", simbolo dell'Alto Egitto, poiché signori delle Due Terre Unite. Nel Nuovo Regno e principalmente durante l'epoca del faraone Ramesse II, grande guerriero, il faraone era solito portare il cosiddetto "Khepresh", la corona di guerra, un casco blu con piccole decorazioni circolari. Queste corone erano tutte accomunate dall'"Ureo", la dea cobra, protettrice dei faraoni.

 

La burocrazia e gli scribi egizi

L'Egitto ebbe la più articolata amministrazione dell'antichità. Agli ordini diretti del faraone c'era una specie di primo ministro, il visir, cui faceva capo l'intero apparato amministrativo: egli controllava la gestione della giustizia, il tesoro e le entrate fiscali, sovrintendeva ai lavori pubblici. Il visir aveva al proprio servizio numerosi funzionari, distribuiti in ordine gerarchico negli uffici centrali e in tutti i distretti del paese. Dato che tutti gli atti pubblici venivano accuratamente registrati e archiviati, gli scribi formavano l'ossatura della burocrazia egiziana: presenti a corte come nei più lontani uffici periferici, nelle esattorie delle imposte, nei campi e censire il bestiame o a misurare i raccolti, avevano un ruolo primario e insostituibile, che garantiva loro prestigio e privilegi. La complessità della scrittura geroglifica richiedeva del resto lunghi anni di studio, e solo pochi la apprendevano.

Il faraone, come possiamo vedere sia nelle pitture murali che nei sarcofagi, regge due scettri: il pastorale, Hekat, simbolo del sovrano "pastore del gregge", e dunque guida, e il Nekhekh, simbolo di potere e fonte di timore per nemici e ribelli. Durante le cerimonie ufficiale si soleva reggere anche il Uas, lo scettro degli dei, un lungo bastone la cui parte superiore aveva la forma di animale mitico.

 

La casta sacerdotale egizia

La casta sacerdotale aveva un ruolo importante nella gestione del potere, affiancando i Faraoni e minacciandone a volte la supremazia, basti ricordare lo scontro fra Akhenaton e il clero di Amon.

Il sacerdote aveva il compito di officiare i numerosi e complicati riti imposti dagli dei. Poteva inoltre avere l'accesso alla parte più interna del tempio, quella in cui era conservata la statua del dio, dopo preventive pratiche purificatorie.

La circoncisione, la rasatura del corpo, l'astensione da cibi come le verdure a foglia verde o i pesci di mare, il divieto periodico di rapporti sessuali (ai sacerdoti era consentito sposarsi) costituivano la regola.

 

L'esercito egizio

Durante l'Antico Regno non vi fu necessità di un esercito permanente. Quando vi era bisogno di affrontare un'incursione beduina o la necessità di un bottino, si organizzava una leva; venivano dunque reclutati giovani che, una volta terminata la guerra, tornavano al loro lavoro abituale. Molto più comune era però il reclutamento di mercenari, in particolare Libici e Nubiani. Questi ultimi erano molto apprezzati come arcieri. L'esercito assunse un ruolo importante a partire dal Medio Regno, giungendo al proprio apice nel Nuovo Regno, periodo di grandi spedizioni militari.

L'esercito egizio era perfettamente organizzato, e alla guida delle truppe stava sempre il faraone, sul quale ricadeva il comando assoluto. Malgrado questa concentrazione di potere, egli, come avveniva col suo potere religioso, delegava le sue funzioni ai generali. Vi sono però molti faraoni, primo fra tutti Ramesse II, che accompagnavano le truppe in battaglia e spesso combattevano al loro fianco. Le truppe erano composte da corpi di arcieri, di fanteria e di cavalleria, o per meglio dire "carreria", quest'ultima riservata principalmente agli aristocratici.

Spessissimo nelle armate egiziane la truppa sui carri era la più numerosa. Erano carri leggeri, differenti (per esempio) da quelli ittiti, e veloci. Erano spesso usati come truppa di sfondamento negli eserciti egiziani. Sul carro c'era un arciere ma soprattutto un soldato armato di una lunga lancia da guerra. Dei carri egiziani si può dire che costituivano la "cavalleria leggera" dell'armata, appunto perché erano veloci e versatili. Gli egizi avevano conosciuto il carro da guerra dal popolo invasore Hyskos.

 

Funzionari di stato

Per amministrare l'Egitto il faraone ricorreva all'aiuto di suoi rappresentanti, con un ampio sistema di funzionari, dei quali il più elevato era il "visir". Fino alla XVIII dinastia vi fu un solo visir per tutto l'Egitto, ma nel regno di Thutmose III la funzione si sdoppiò e vi fu un visir del sud che risiedeva a Tebe e un visir del nord che aveva la sua sede a Eliopoli. Al visir facevano capo tutte le branche amministrative dell'Egitto ed era inoltre quel che oggi chiameremo ministro della guerra, ministro degli interni, capo della polizia egiziana, ministro dell'agricoltura e ministro di grazia e giustizia. Vi erano comunque molti altri tipi di funzionari come ad esempio i "grandi maggiordomi", dediti ad amministrare le terre di proprietà del faraone, comandanti militari, architetti reali, come ad esempio il famoso Imhotep che venne divinizzato dopo la morte e, tra i funzionari meno conosciuti, i sementi, addetti alla ricerca dell'oro e pietre preziose.

L'Egitto riusciva inoltre a conservare la propria economia grazie all'aiuto di funzionari, trascrittori di tutte le derrate alimentari, delle importazioni e delle esportazioni, del numero di capi di bestiame, di vino o altri prodotti che entravano nei magazzini: erano gli scribi. Chiunque poteva diventare scriba, sebbene generalmente fosse un mestiere che veniva tramandato di padre in figlio. Durante l'Antico Regno era lo scriba a insegnare personalmente al proprio figlio; tuttavia, a partire dal Medio Regno, in alcune città comparvero le prime scuole degli scribi dette "case della vita". I bambini vi entravano all'età di quattro anni e il loro apprendistato finiva verso i dodici. Iniziavano copiando frammenti di calce o ceramica, o di legno ricoperto di gesso, dato che il papiro era un materiale molto costoso. Oltre a saper scrivere dovevano anche conoscere le leggi e avere nozioni di aritmetica per calcolare le imposte. Questa casta era talmente importante da avere una propria divinità tutelatrice: il dio Thot. Questi, rappresentato sia come babbuino che come ibis, nel poemetto imprecatorio scritto da Ovidio, era ritenuto inventore della scrittura e del calendario, scriba supremo, presenziava personalmente alla cerimonia del giudizio dell'anima, trascrivendo le dichiarazioni come in un qualsiasi processo.

 

Il popolo egizio

La massa della popolazione era formata principalmente da contadini che lavoravano per i privati, o per i domini regi o i templi, con un contratto di lavoro, registrato in un ufficio statale, che definiva esattamente le prestazioni cui i lavoratori si impegnavano e alle quali i datori di lavoro dovevano attenersi, a rischio di essere citati ai tribunali locali; c'erano inoltre gli affittuari, che prendevano a lavorare, con un contratto scritto, una certa terra pagando un tanto.

C'erano poi gli operai dello stato, addetti alle cave e alle miniere. C'era anche la classe artigiana, essenzialmente urbana, formata da gente libera: falegnami, lavandai, fornai, vasai, muratori. C'erano i commercianti e, soprattutto nelle città del Delta, c'erano i marinai, che esercitavano il commercio marittimo verso Creta, Cipro, il Libano, esportando e importando.

C'era anche un'altra classe, la più bassa, formata da persone che appartenevano al re o ai templi, o ai privati: uomini addetti soprattutto al lavoro dei campi e donne addette specialmente alle case.

 

Agricoltura

Il contadino egizio dedicava gran parte della giornata a curare i campi e a difenderli dalla siccità e dalle calamità. Arava e seminava il terreno in autunno, quando non era ancora impregnato d'acqua, in modo da poter utilizzare al meglio i primitivi strumenti di cui disponeva. Il successivo compito era quello di curare l'irrigazione dei vari appezzamenti, dal momento che l'abbondanza del raccolto dipendeva dall'acqua che vi arrivava; doveva quindi sorvegliare che le dighe e i canali portassero regolarmente acqua ai campi. Nei luoghi dove non era possibile far arrivare l'acqua con i canali, utilizzava altri sistemi di trasporto o stoccaggio come le cisterne.

Le coltivazioni più importanti erano quelle del lino e dei cereali, dalle quali si ricavavano due raccolti: il principale avveniva alla fine dell'inverno e l'altro, meno abbondante, in estate. Una volta cresciute le spighe, era necessario mieterle. Il lavoro del contadino era controllato dagli scribi, che curavano di riscuotere le tasse a seconda del rendimento ottenuto e di punire chi non rispettava le prescrizioni. Il grano era custodito in silos e nei magazzini i quali dipendevano, per la maggior parte, dallo Stato e dai templi. I granai dovevano essere pieni per far fronte ai periodi di cattivo raccolto e per approvvigionare l'esercito e i funzionari.

 

Allevamento

L'allevamento del bestiame rivestiva una notevole importanza. Sin dai tempi del neolitico veniva praticato nel territorio, come testimoniano le varie decorazioni delle tombe dell'Antico Regno, che ne mostrano alcune scene.

Venivano allevati soprattutto bovini, sia caratteristici della zona come il bue che altri. Si allevavano anche asini, capre, pecore, diversi tipi di uccelli e maiali, in seguito i cavalli, i cammelli e i gallinacei. Gli Egizi riuscirono anche ad addomesticare alcuni animali solitamente selvatici come antilopi e carnivori.

Molti furono semplicemente animali da compagnia, che potevano dimostrare il rango sociale del loro padrone.

Altri animali come l'ibis, le gazzelle e i leoni, potevano costituire animali da compagnia, per dimostrare l'elevato stato sociale di chi possedeva tale rarità. Lo stesso faraone Ramesse II ne possedeva uno. Altri furono usati nella caccia, come nel caso delle iene.

 

Caccia

A partire dal neolitico la caccia assunse un ruolo sempre più importante; anche se si hanno pochi reperti di queste epoche antiche, dalle varie rappresentazioni si comprende come gli animali cacciati con lance, arpioni e boomerang erano leoni, leopardi e ippopotami. Durante l'epoca faraonica, la caccia divenne anche uno sport per classi privilegiate. Era un mezzo per dimostrare la loro forza e spesso arrivavano a farsi rappresentare in tale guisa nelle loro tombe; prove di questo sono state rinvenute proprio grazie alle pitture funerarie. Si narra delle imprese di Amenhotep III, che aveva catturato 200 leoni in 10 anni e di Seti I alle prese con un'unica arma, una lancia, contro un leone.

Era uno sport individuale ma i potenti avevano una compagnia che gli era utile nel trasporto sia di armi che di prede. La caccia rimaneva comunque un mezzo per procurarsi del cibo e si utilizzavano trappole con rete e buche scavate dal terreno. Alla fine della caccia una parte delle prede veniva sacrificata come ringraziamento.

Si cacciavano soprattutto ippopotami; durante la caccia veniva inizialmente lanciato un arpione, fatto di legno con un gancio metallico e una corda, che veniva lanciato per colpire l'animale.

Nel deserto dai tempi di Thutmose IV, si cominciò ad utilizzare un carro trainato da cavalli; un uomo appostato sopra al carro armato di frecce colpiva la preda. In egual modo venivano catturati i tori selvatici.

 

La casa egizia

La casa del funzionario era costituita da 3 piani: il piano terra per le attività commerciali, il primo piano per ricevere eventuali ospiti mentre al secondo piano si trovavano le stanze da letto e gli alloggi per le donne. Tutti i piani erano collegati da scale.

Grazie a scavi archeologici ad Amarna, si sono ritrovate prove di abitazioni con vasti cortili e con piscine non per nuotarvi ma come abbellimento, piene di pesci e piante acquatiche galleggianti.

L'arredamento della casa egiziana, anche quella signorile, mirava all'essenziale. Nella cucina si ritrovavano bracieri, forni in muratura e ceste che contenevano vivande; si preferiva mangiare seduti su stuoie. Nelle sale addette alle udienze vi erano sedili pieghevoli senza spalliera e troni, anche con rifiniture in oro e pietre preziose, con spalliera e braccioli.

Cofanetti e bauli venivano utilizzati per depositare e contenere abiti e oggetti da toilette. Per far luce si utilizzavano delle ciotole di ceramica: esse venivano riempite di olio e ci si immergeva uno stoppino solitamente di fibra vegetale che galleggiava.

 

Commercio e monete

Al mercato era frequente il baratto: le eccedenze agrarie venivano scambiate con manufatti degli artigiani liberi, compreso l'oro.

Durante l'Antico Regno iniziò la diffusione delle monete: si trattava di pezzi metallici (d'oro, argento o rame) con nomi e valori diversi, a seconda della quantità di metallo utilizzato per coniarli. I valori equivalenti erano stabiliti ponendo come base un lingotto o una moneta di calcolo, chiamata shat, di 7,5 grammi d'oro, peraltro poco utilizzata dal popolo.

A tutto veniva dato un valore espresso in shat, e la vendita avveniva o in oro o tramite baratto ma in tal caso i vari prodotti venivano stimati in shat.

A partire dalla XVIII dinastia, allo shat successe il deben (che pesava circa 91 grammi ed era completamente di metallo), equivalente a due shat circa. I due sistemi di compravendita, l'utilizzo delle monete e il baratto vissero in sintonia fino al periodo persiano, per decisione del re Dario I.

 

I pasti e le bevande degli egizi

L'Egitto era un paese agricolo e offriva molte varietà di cibi:grano, orzo, farro, sesamo, agli, fave, lenticchie, cipolle, fichi, datteri, melagrane e uva. Il pane, invece veniva fatto con farina di farro o di orzo, era l'alimento essenziale. Poiché veniva impastato all'aperto si mescolava alla sabbia portata dal vento, perciò consumava i denti e causava le carie. Esso veniva consumato semplice o arricchito con grasso e uova, oppure addolcito con miele e frutta. Per questo motivo si hanno fonti di medici egizi che avevano sviluppato diverse tecniche per curare la dentatura. I contadini non mangiavano molta carne, ma i ricchi ne consumavano in abbondanza, particolarmente lessa o allo spiedo;si hanno prove dove i poveri, insieme ai ricchi si riunivano per ammazzare i bovi di fiume (ippopotami), e i poveri facevano a gara a chi riusciva a prendere le interna per poi cuocerle, ovviamente i pezzi migliori andavano ai ricchi. Riguardo alla carne è stato dimostrato per la prima volta in maniera scientifica, da un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa, che hanno scoperto nelle pareti dello stomaco di una mummia di tarda età Tolemaica I-II secolo a.C. il più antico caso di cisticercosi, malattia causata da un parassita ingerito mangiando carne di maiale cruda. Il Nilo poi offriva buon pesce di fiume. Con l'orzo gli Egizi ottenevano la birra, che era la bevanda dei poveri, mentre il vino era riservato ai ricchi. Gli egizi consumavano tre pasti al giorno. La cena era quello principale. A tavola non usavano né coltello (che però esisteva) né forchetta(che era del tutto sconosciuta): si portavano il cibo alla bocca con le mani. Pentole e padelle erano di coccio, piatti, ciotole e bicchieri di terracotta.

 

L'abbigliamento egizio

Dall'inizio del mesolitico e fino al Medio Regno il clima dell'Egitto era molto più caldo rispetto a quello attuale e consentiva quindi di vestire poco e assai semplicemente. Nell'Antico Regno gli uomini usavano un perizoma oppure un gonnellino dall'estremità sovrapposte che durante le dinastie del Medio Regno si trasformò allungandosi fino alle caviglie e caratterizzato da pieghe e trasparenze. Il torace era coperto con una stola di tessuto: molto usato era il colore bianco e il tessuto di lino mentre la lana non era gradita per motivi religiosi, in quanto la pecora come animale vivo era considerato impuro. I nobili usavano adornarsi con gioielli e usavano sandali in papiro o legno di palma con lacci di cuoio, come quelli recentemente trovati nella tomba di Henu.Le donne usavano tuniche aderenti lunghe con una o due bretelle. Successivamente divennero ornate di complessi disegni e colorate ma la maggior caratteristica fu l'impiego del sottilissimo trasparente lino, chiamato bisso, e delle cinture. Sempre durante il Medio Regno si incrementò l'uso di gonne lunghe e di stoffa a pieghe sul busto lasciando le braccia scoperte. Fu proprio durante il Medio Regno che l'abito, divenuto più complesso, acquisiva svariate fogge atte ad individuare la classe sociale di appartenenza come si evidenzia nelle immagini funebri. Le donne sono rappresentate sempre a piedi nudi al contrario degli uomini che invece portano i sandali. Entrambi usavano nelle cerimonie un cono profumato sulla testa e le donne si ornano con un fiore di loto. Anche il sovrano portava sia il gonnellino che la gonna lunga ma di suo uso esclusivo era il nemes. Poteva portare pettorali in oro con pietre e smalti, la corona e lo scettro. I sacerdoti usavano una veste di lino e la caratteristica pelle di leopardo. La testa era rasata e spesso coperta con copricapo di cuoio. I militari usavano un perizoma con una protezione triangolare in cuoio pesante davanti all'addome. La testa era protetta dal sole con un copricapo di stoffa e in caso di battaglie con semplici elmi di cuoio. Stavano generalmente a torso nudo ma per proteggersi potevano indossare una camicia. Il popolo ovviamente si abbigliava in maniera diversa dai nobili, sia per motivi economici che pratici. Semplici calzoni, gonnellini, quando addirittura non lavorassero nudi, sia uomini che donne. I giovani fino alla pubertà erano nudi e con la caratteristica treccia di capelli laterale. È da notare che la nudità, di adulti e ragazzi, era costume abituale come ancora oggi avviene in molte etnie.

 

Le pettinature egizie

Gli egizi erano attenti alle loro acconciature; i bambini portavano i capelli molto corti o rasati con l'eccezione di una parte che veniva raccolta in un ciuffo per poi farlo ricadere sulla spalla destra; così facendo veniva coperto l'orecchio.

Il ciuffo veniva poi tagliato all'età di dieci anni, quando diventavano adulti; le bambine portavano semplicemente i capelli corti.

Gli alti dignitari avevano piccoli ricci che coprivano le orecchie formando una curva dalle tempie alla nuca. Le donne portavano inizialmente i capelli molto corti, poi le acconciature si allungarono sempre di più. I sacerdoti avevano l'obbligo di radersi completamente testa e corpo: un segno di purificazione necessaria per l'accesso ai sacri templi.

Venivano utilizzati oli e profumi per la cura dei capelli e tinture per nascondere i capelli bianchi. Dai rilievi delle tombe rinvenute si osserva come la caduta dei capelli fosse ritenuta un problema. La perdita iniziava dalla zona frontale della testa e con il passare del tempo si arrivava fino alla parte posteriore.

Come ipotetici trattamenti, rinvenuti nel papiro medico o Papiro Ebers, venivano utilizzati i grassi di molte specie di animali (leone, ippopotamo, coccodrillo, gatto, serpente e stambecco) e provate diverse misture, come quella a base di miele e dente d'asino.

L'utilizzo di parrucche semplici si diffuse a partire dalla V dinastia presso i dignitari e le loro famiglie. In seguito divennero sempre più comuni, cambiando anche il modello; nel Medio Regno ad esempio si portava un modello più lungo, con due ciuffi a ogni lato, di cui uno era lasciato ricadere sulla spalla. Le parrucche divennero successivamente sempre più elaborate.

Erano composte o da sottili treccine di capelli veri, che venivano raccolte utilizzando spilloni di vario materiale come legno, osso o avorio, oppure erano formate da fibre vegetali; vi si aggiungevano poi degli ornamenti ed erano in ogni caso espressione del rango sociale di appartenenza.

Anche la lametta per la barba cambiò materiale con il passare del tempo: inizialmente costituita da una selce con manico in legno, divenne poi di bronzo.

 

Il trucco degli egizi

La malachite verde del Sinai e la galena nera, oggi chiamata kohl, erano utilizzate per il trucco, dopo averle impastate con l'acqua.

Con un estratto dalle foglie di ligustro le donne si dipingevano unghie e capelli, mentre come ombretto erano solite utilizzare il nero dell'essenza estratta dalla galena. Era diffusa l'arte di truccarsi gli occhi e, grazie all'uso di particolari bastoncini o cucchiaini, potevano scurirsi sopracciglia e ciglia.

 

Le classi sociali

Il faraone era il sovrano più potente dell'antico egitto, era in cima alla classe sociale, al secondo posto vi erano i sacerdoti che erano coloro che avevano il compito di prevedere ciò che dicevano gli dei e riferirlo al faraone. Spesso le due classi sociali erano in contrasto e si pensa che alcuni faraoni siano morti avvelenati dai sacerdoti. Al terzo posto vi sono gli scribi: essi avevano il compito di registrare su fogli di papiro (con scrittura geroglifica) tutti gli avvenimenti, le guerre, i dati sull'agricoltura, ecc... Al quarto posto, vi sono i militari: coloro che dovevano combattere per difendere la patria anche a costo della loro stessa vita. A seguire vi sono i contadini che (molto disprezzati dalle altre caste) dovevano lavorare per il faraone perché ogni settimana veniva riscosso il loro raccolto; all'occorrenza, però, venivano usati come aiutanti degli schiavi per costruire piramidi o monumenti ordinati dal faraone. Subito dopo questa casta vengono gli schiavi: erano persone che lavoravano costretti dai militari senza alcun diritto e tutti morivano dalla fatica. Per la costruzione di templi e piramidi veniva utilizzata la manodopera fondamentale di operai specializzati, regolarmente stipendiati e residenti spesso in piccoli villaggi nelle immediate prossimità dei loro "luoghi di lavoro".

 

Cultura egizia

Letteratura egizia

Il vastissimo patrimonio letterario dell'Antico Egitto ci è pervenuto in gran parte su rotoli di papiro, spesso conservati in anfore, ma anche grazie a iscrizioni monumentali e decorative che abbellivano le tombe dei defunti. Di questo genere fanno parte opere come i Testi delle piramidi o il Libro dei morti, al quale si pensava che si potesse far riferimento per dimostrare ad Osiride l'innocenza del defunto, nel momento in cui la sua anima sarebbe stata pesata dal dio. Al di là di queste opere di carattere funerario o religioso, hanno avuto grande successo testi come la Satira dei mestieri, quindi una novella a sfondo satirico, nella quale si polemizza contro i privilegi dei nobili e Le istruzioni di Ptahotep, dove sono raccolti insegnamenti di tipo etico e filosofico da tramandare ai posteri. Veri e propri romanzi possono essere considerati Il racconto del naufrago e Le avventure di Sinuhe, che tanto influenzarono i successivi scrittori di racconti di avventure e di viaggi. Non mancarono opere di carattere spiccatamente poetico, come i Canti d'amore e i Canti dell'arpista; il primo è una raccolta di ritratti di coppie di innamorati, il secondo un vero e proprio poema della malinconia, emblema di quella crisi sociale che ha caratterizzato il primo periodo intermedio della storia dell'Antico Egitto. Infine non è da trascurare l'apporto delle fiabe, come la Storia dei due fratelli che risentono anche di elementi antichi trasmessi oralmente; nel caso specifico la fiaba in questione tende addirittura a diventare un mito. Sono presenti anche numerose fiabe sugli animali.

 

Matematica egizia

La matematica egizia è il complesso delle tecniche matematiche che furono sviluppate presso la civiltà dell'Antico Egitto. Le prime testimonianze dell'utilizzo della matematica presso gli egizi risalgono al periodo dell'Antico Regno, con una iscrizione che registra le conquiste di una guerra, utilizzando il sistema di numerazione che sarà poi in uso per tutta la storia egizia. Inoltre già nella prima dinastia erano diffuse la pratica della misurazione del livello di acqua del Nilo, e il rituale del "tendere la corda" per la costruzione dei templi, a conferma dell'uso di nozioni geometriche. La matematica egizia classica, descritta nel resto dell'articolo, emerse soltanto nel Medio Regno, con la creazione di vere e proprie scuole di scribi, e la nascita del sistema di frazioni caratteristico della matematica egizia. I problemi affrontati hanno sia carattere numerico e astratto, sia un aspetto pratico, legato al lavoro svolto dagli scribi. Alla matematica veniva comunque riconosciuto il valore di speculazione astratta e di strumento per la conoscenza della natura, come recita l'intestazione del papiro matematico Rhind: «Metodo corretto di entrare nella natura, conoscere tutto ciò che esiste, ogni mistero, ogni segreto». Il Nuovo Regno non ha lasciato grandi testimonianze matematiche, ma dai documenti pervenuti è possibile dedurre che le tecniche matematiche non subirono variazioni. Nel periodo greco, i documenti in demotico rivelano l'influsso della cultura greca; in direzione inversa, anche la matematica greca assorbì le conoscenze di quella egizia, ed Erodoto stesso sostenne che i Greci impararono la geometria dai "tenditori di corde" egizi.

 

Medicina egizia

I numerosi papiri che ci sono pervenuti e lo studio sistematico delle mummie, con le moderne tecnologie mediche, consentono di fare un quadro preciso sulle patologie degli Egizi e le relative terapie.

Gli egizi non identificavano le malattie bensì cercavano le cause dei sintomi specifici, che secondo loro erano addebitabili, per lo più, ad agenti esterni che le loro cure tentavano di distruggere o di estromettere; questo modello eziologico era legato sia alla concezione dell'origine del mondo sia alle credenze sulle influenze delle forze superiori. L'esame delle mummie ha rivelato malattie quali arteriosclerosi, carie, artrite, vaiolo e tumore ma anche dalle raffigurazioni è possibile dedurre alcune patologie, come per esempio:

- nello studio della figura del faraone Akhenaton si evidenziano arti allungati, cranio dolicocèfalo (cioè allungato nella parte posteriore), viso allungato, fianchi larghi e adiposi, sintomi riconducibili alla sindrome genetica di Marfan, escludendo così la prima ipotesi di Sindrome di Fröhlich (Hera - n.97 - Una sindrome per Akhenaton);

- anche le figlie di Akhenaton avevano crani deformati e mentre in un primo momento si era ipotizzato che fosse una convenzione artistica, oggi è più accreditata la teoria della malattia genetica ereditaria (Hera- n.97 - Una sindrome per Akhenaton);

- il sacerdote Rensi, nella stele, è raffigurato con una malformazione chiamata piede equino ed ha l'arto inferiore atrofizzato, tanto che doveva usare il bastone per camminare;

- la regina Ity di Punt, raffigurata in un rilievo del tempio di Hatshepsut, doveva soffrire di lipodistrofia o steatosi, poiché era obesa e con i fianchi deformati.

Le malattie più comuni erano:

- cefalea e vene varicose, dovute spesso alla temperatura climatica elevata;

- bilharziosi, per contatto con acqua infetta;

- pneumoconiosi;

- gobba, dovuta a tubercolosi vertebrale o malformazioni;

- malnutrizione e rachitismo, patologie tipiche della popolazione più povera;

- lebbra;

- obesità;

- poliomielite;

- malattie del tratto gastrointestinale.

La sabbia del deserto, se inalata, causava malattie respiratorie e se masticata, insieme con gli alimenti, usurava i denti causando parecchie dolorose patologie. Anche gli occhi, tra sabbia e acqua del Nilo, andavano soggetti a congiuntiviti e il tracoma era molto diffuso, viste le numerose raffigurazioni di individui ciechi.

I medici egizi visitavano il malato accuratamente ed una volta fatta la diagnosi prescrivevano la terapia contro il dolore, come ci dice il testo del "Papiro Edwin Smith".

La maggior parte dei testi è scritta in ieratico, come il "Papiro Chester Beatty"; altri in demotico ed alcuni sono scritti su ostraca. Molte medicine sono state identificate ed erano costituite per la maggior parte da vegetali quali sicomoro, ginepro, incenso, uva, alloro, e cocomero. Anche il salice, tkheret in egizio, secondo il "Papiro Ebers" era usato come analgesico mentre del loto veniva usato sia il fiore che la radice ed era somministrato come sonnifero. I frutti della palma servivano per curare le coliti, allora molto frequenti; con l'orzo, si faceva la birra che serviva come eccipiente, o diluente, e con il grano veniva fatta la diagnosi di gravidanza. Gli Egizi usavano anche elementi animali quali la carne per le ferite, il fegato e la bile per lenire il dolore agli occhi. Di quest'ultima è stata attestata l'efficacia anche di recente. Il latte, sia di mucca, sia di asina che di donna, era integrato come eccipiente e il principio attivo più usato era di sicuro il miele che per le sue tante proprietà serviva per le patologie respiratorie, ulcere e ustioni, come recita il "Papiro medico di Berlino".

Tra i minerali, usati in medicina, troviamo il natron, chiamato neteri cioè il puro, il sale comune e la malachite che curava le infezioni agli occhi ed era usata sia come farmaco che come cosmetico nella profilassi.

Sempre dal "Papiro Ebers" apprendiamo che, come droga, si usava l'oppio, chiamato shepen e importato da Cipro, sia per il dolore che per il pianto dei bambini. In alcune raffigurazioni della tomba di Sennedjem, è stata riconosciuta la mandragola, in egizio rermet, usata come sonnifero e per le punture d'insetto. Esisteva anche la cannabis, shenshenet, che veniva somministrata, in particolare per via orale e per inalazione, ma anche per via rettale e vaginale, mentre l'elleboro era usato come vero e proprio anestetico, ma in maniera empirica e con dosaggi errati tanto che spesso il malato passava direttamente dalla narcosi alla morte.

Tra le terapie vi erano anche i massaggi, come rappresentato nella mastaba di Khnumhotep, che venivano usati per vene varicose e per lenire numerose patologie il cui sintomo principale era il dolore. Era conosciuta la tecnica delle inalazioni che erano composte da mirra, resine, datteri e altri ingredienti. Ma per i morsi velenosi dei serpenti, gli Egizi, non avevano altra cura se non quella di affidarsi alle dee Iside e Mertseger recitando le litanie magiche.

L'antico popolo della Valle del Nilo ci ha lasciato più di mille ricette ma di sicuro qualcuna è solo molto fantasiosa come quella che, per combattere l'incanutimento consigliava l'uso di un topo bollito nell'olio. Olio di palma, ovviamente, perché l'ulivo arriverà molto più tardi, con la dinastia tolemaica.

Nel tempio di Kôm Ombo, nell'Alto Egitto, vicino ad Assuan, sono raffigurati, sulla parte nord del recinto esterno, strumenti medici e chirurgici quali bendaggi, seghe, forbici, bisturi, forcipi e contenitori vari per medicamenti. Ma recentemente si è ipotizzato che fossero solo attrezzi rituali per cerimonie religiose. Accanto allo strumentario, vi sono alcune ricette mediche con tanto di componenti e dosi. Ma la chirurgia, non si sviluppò come la medicina.

Forse per scarse conoscenze fisiologiche e per carenza di guerre. A conferma di ciò, sia il "Papiro Ebers" che il "Papiro Smith", detto anche "Libro delle ferite", citano solo dati clinici, pur molto precisi, ma non descrivono interventi chirurgici. Incredibilmente, vista la pratica religiosa di imbalsamare i morti, vi era scarsa conoscenza dell'anatomia e della chirurgia specialistica. Gli Egizi, infatti, intervenivano chirurgicamente solo in piccole patologie, come foruncoli o ascessi, o direttamente con l'amputazione di arti. Inoltre, pur avendo un'apparente rigorosità, tutte le pratiche mediche dovevano essere accompagnate da specifiche formule apotropaiche.

Gli Egizi avevano, comunque, capito l'importanza dell'igiene. Durante il giorno, si lavavano spesso le mani, e facevano la doccia giornaliera, con acqua versata dalle brocche, che erano anche parte integrante del corredo funerario. Non usavano mai acqua stagnante perché poteva contenere ogni genere di larve. Curavano l'igiene di bocca e denti che veniva effettuata con bicarbonato. Anche unghie e capelli erano lavati quotidianamente e poiché non esisteva il sapone venivano usati oli profumati e complessi unguenti che rendendo la pelle integra, e quindi non screpolata, impedivano l'introduzione, nell'organismo, di germi e batteri. Oltre alle brocche per la doccia, vi erano anche le vaschette per pediluvi raffigurate anche, come geroglifico vero e proprio, nella tomba di Rahotep.

Vi era l'usanza di togliere i sandali per entrare nei templi che nasceva dall'esigenza di non introdurre impurità dall'esterno. Questa regola valeva anche per il sovrano e nella Tavolozza di Narmer, un uomo porta in una mano i sandali del re e nell'altra una piccola brocca con acqua. Aveva il titolo di "Sandalaio".

In Egizio il medico era detto sunu; il primo e più famoso fu di sicuro Imhotep e anche i sacerdoti potevano occuparsi di medicina come Sabni, che godeva del titolo di "Medico capo e scriba della parola del dio". Troviamo anche Hesyra, il primo medico dentista con il titolo di "Capo dei dentisti e dei medici" nonché scriba, come scritto nella sua tomba a Saqqara.

E quando Ippocrate passeggiava con i suoi adepti nell'isola di Coo, disquisendo sui mali dell'umanità, altro non faceva che trasmettere il sapere degli Egizi che, con i loro papiri, hanno tramandato i primi fondamenti della medicina e chirurgia.

Lo staff del docente di antropologia Brunetto Chiarelli svolse un'accurata indagine sulle mummie per determinare il gruppo sanguigno e quindi una paleogenetica per gli antichi egizi, sfruttando il metodo Pickworth che ha consentito di rilevare tracce di emazie; la conclusione è stata che il sangue del 40 per cento delle mummie appartiene al gruppo A, mentre il 22 per cento al gruppo B e al gruppo 0 e solo un 17 per cento al gruppo AB.

 

Astronomia egizia

L'astronomia nell'Antico Egitto ha rivestito un ruolo importante per fissare le date delle feste religiose e per determinare le ore della notte. Notevole importanza ebbero anche i sacerdoti dei templi che osservavano le stelle, le congiunzioni dei pianeti e del Sole e le fasi della Luna.Le conoscenze sull'astronomia egizia ci vengono soprattutto dai coperchi di sarcofagi dell'Antico regno (sui quali compaiono i decani, stelle singole o costellazioni, accompagnati da geroglifici di difficile decifrazione), coperchi di sarcofagi del Medio Regno (sui quali fanno la loro prima apparizione gli orologi stellari diagonali, vere e proprie effemeridi delle stelle), dagli orologi stellari (diversi dai precedenti in quanto erano indicate le culminazioni superiori delle stelle), orologi stellari perfezionati (nella XX dinastia), due papiri risalenti circa al 144 d.C. (il primo per quanto riguarda i decani e l'altro per quanto riguarda le fasi lunari), studi sull'orientazione delle piramidi e sviluppo degli strumenti (come ad esempio la clessidra ad acqua, il merkhet e gli orologi solari), zodiaci egizio-babilonesi (scolpiti sui soffitti dei templi a partire dal 300 a.C.).

 

Arte egizia

L'arte egizia ha origini antichissime, precedenti al III millennio a.C., e si intrecciò nei secoli con quella delle culture vicine (siro-palestinese e fenicia).

L'arte dell'Antico Egitto si può suddividere in due grandi periodi: l'arte predinastica o preistorica, e l'arte dinastica dell'Antico, Medio e Nuovo Regno.

L'arte decorativa era completata da vasi costituiti inizialmente in terra del Nilo, in pietra e in un secondo tempo in argilla, statuette in terracotta e in avorio raffiguranti uomini e animali al lavoro, tavolette in scisto che col passare del tempo assunsero carattere votivo, con i temi ormai in rilievo. Tra le tavolette di questo periodo, conservate al Museo del Cairo, si annoveraro la Tavoletta della caccia, la Tavoletta della battaglia e la Tavoletta del re Narmer, che segnò, per le sue caratteristiche artistiche e culturali, il punto di passaggio fra il periodo preistorico e quello dinastico. In tutta l'arte predinastica notevole furono gli influssi provenienti dalla Mesopotamia.

Complessivamente sono giunti sino ai nostri tempi pochi reperti artistici e architettonici riguardanti il periodo predinastico.

 

Musica egizia

La musica dell'Antico Egitto ha origini molto remote. Fu tra le prime civiltà di cui si hanno testimonianze musicali. Per gli egizi la musica aveva un ruolo molto importante: la leggenda vuole che sia stato il dio Thot a donarla agli uomini. Intorno al V millennio a.C. vennero introdotti i primi strumenti musicali, quali bacchette, tavolette e sonagli, utilizzati in rituali totemici. Le danze erano soprattutto propiziatorie alla caccia, magiche, di fecondazione e di iniziazione. Nell'Antico Regno si creò l'usanza dell'orchestra composita, comprendente vari flauti, clarinetti e arpe arcuate, con un'ampia cassa armonica.

Si trovano poi i crotali, il sistro, legato ad Hathor, la tromba, utilizzata in guerra e sacra ad Osiride, i tamburi, il liuto ed il flauto, sacro ad Amon. Durante il Medio Regno si introdussero il tamburo, la lira e alla danza rituale si aggiunse quella definibile professionale ed espressiva, in quanto aveva lo scopo di intrattenere lo spettatore. Il tipico strumento egizio, il sistro vide, in questa epoca, un allargamento del suo utilizzo. Strumenti più sofisticati dovettero attendere più a lungo. I primi ad apparire dopo le percussioni furono gli strumenti a fiato (flauto, corno) e a corde (lira e cetra), di cui esistono testimonianze greche, egizie e mesopotamiche anteriori al X secolo a.C.. Queste civiltà conoscevano già i principali intervalli fra i suoni (quinte, quarte, ottave), che erano usate come base per alcuni sistemi di scale. Da uno studio di Sachs sull'accordatura delle arpe è emerso che gli Egizi utilizzavano una scala pentafonica discendente e che conoscevano la scala eptafonica. Purtroppo non è stata rintracciata nessuna notazione musicale, quindi poco o nulla si sa sulle melodie dell'antichità egizia.

 

Religione egizia

La religione dell'antico Egitto mostra un'estrema complessità di credenze e una moltitudine di divinità, in un politeismo spesso confuso e contraddittorio.

Questa complessità si spiega con le molte generazioni che hanno fatto, per secoli, aggiunte alle primitive credenze. Ciò che appare contraddittorio nelle concezioni teologiche e religiose si spiega con la singolare mentalita egiziana che non rifuggiva dal contraddittorio e con la tendenza al sincretismo che assimilava divinità diverse e spesso tra loro lontanissime. All'interno di questa pletora politeistica si distinguono alcune correnti come quella del culto degli animali.Alcune divinità hanno maggiore importanza in determinati periodi storici.divinità vengono create di sana pianta e in seguito cancellate dalla storia egiziana (basta ricordare il dio di Akhenaton). Alcuni dèi vengono estrapolati da culture orientali, in particolare quando l'Egitto ha rapporti e scambi personali con l'Asia minore, e fra di essi bisogna ricordare [Baal], Astarte e Anat.

 

Divinità egizie

- Anubi, preparava le mummie,

- Ra, dio del sole,

- Horus, figlio di Osiride e protettore del faraone,

- Amon, dio guerriero,

- Ptah, creatore per gli uomini di Menfi,

- Sobek, dio dell'acqua,

- Bes, dio del sonno e della famiglia,

- Hapy, dio del Nilo,

- Api, toro, oracolo di Ptah,

- Iside, moglie di Osiride e madre di Horus,

- Osiride, dio dell'aldilà e della resurrezione,

- Seth, dio del deserto e delle tempeste di sabbia provocate dal vento,

- Gebka, una delle divinità della Duat,

- Khnum, il creatore degli uomini per la religione,

- Apopi, serpente della Duat,

- Nut, il cielo,

- Geb (si legge Gheb), la terra,

- Maat, moglie e figlia di Ra,

- Aton, dio sole adorato prevalentemente da Akhenaton,

- Toth, dio e protettore degli scribi e dio della luna,

- Hathor, dea della danza e della musica,

- Sekhmet, dea leonessa della guerra. Moglie di Ptah,

- Bastet, dea gatto,

- Tueris, dea della donne che devono partorire,

- Shu, dio fatto nascere dallo sputo di Atum. È il padre del cielo e della terra,

- Aker, l'orizzonte,

- Imhotep, architetto che costruì la piramide del faraone Djoser. Per questo divenne un dio,

- Ammit (più noto come la Divoratrice), uccideva il defunto (secondo la reliogine) nel caso era stato perfido in vita,

- Renpet, il tempo e soprattutto l'anno,

- Menchit, dea guerriera (in origine straniera),

- Huh, dio dell'infinito. È stato adorato soprattutto nell'Antico Regno,

- Hershef, uno dei molti dei creatori Egizi,

- Onuris, dio della caccia,

- Benu, dio che rappresentava la resurrezione (come Osiride),

- Mafdet, dea animale che proteggeva dal morso dei serpenti,

- Min, dio venerato specialmente a Coptos. Nei suoi rituali, gli veniva sacrificato un toro e della lattuga,

- Meret-Seger, dea chiamata anche Colei che ama il silenzio,

- Apopis, un serpente che affronta Amon di notte, nella Duat,

- Astarte, dea legata alla fertilità,

- Ra - Harakhti, dio fuso tra il dio Ra e Harakhti,

- Atum, come Ptah e Amon, veniva adorato come dio creatore,

- Pateco, dio deforme, rappresentato sugli amuleti e sulle collane,

- Bat, dea bovina, che rappresentava la Via Lattea,

- Heket, dea con la testa di rana, sposa di Khnum (secondo alcune persone di Antione) e dea delle nascite,

- Amonet, forma femminile del dio Amon, nominata nei testi delle piramidi,

- Anti (chiamato anche quello con gli artigli), dio falco di Anteopoli,

- Hu, personificazione della parola,

- Heikaib, dio adorato ad Elefantina,

- Anhur, dio che, secondo la religione, aveva riportato in patria la dea Tefnet,

- Iah, la luna, che sfidò Toth in un gioco simile agli scacchi (probabilmente il senet), perdendo sempre,

- Seshat, moglie di Ptah o Toth, secondo la religione,

- Harakhti, una raffigurazione di Ra,

- Hehu, due divinità che aiutano Shu a sostenere Nut,

- Taten, divinità Menfiana,

- Khonsu, figlio di Amon e Mut,

- Qadesh, sposa di Amurru,

- Nunet, controparte femminile di Nun,

- Kebechet, aiutava a fare la mummie con Anubis,

- Selkis, dea con in testa uno scorpione,

- Grande gatto di Eliopoli, dio gatto che assiste Ra negli attacchi di Apopi,

- Tait, protettrice della regalità,

- Ihi, figlio di Hator,

- Khentamentyu, dio simile ad Anubi; veniva considerato protettore dei morti,

- Hor sa Iset, dio che assisteva al rito apertura della bocca,

- Harmakis, la sfinge,

- Nepri, protettrice del grano,

- Sokar, dio arcaico di Menphi,

- Upuaut, dio della guerra,

- Figli di Horo, le quattro divinità preposte alla protezione degli organi interni dopo la mummificazione.

 

Cosmogonia egizia

Riguardo alle teorie sulle origini dell'universo esistono versioni differenti, a seconda della località in cui sono nate e delle necessità del clero locale. La prima, nativa di Eliopoli, narra come Atum-Ra, in seguito a masturbazione ed espettorazione, abbia generato una coppia primordiale, Shu (l'aria) e Tefnet (l'umidità). Costoro generarono successivamente Geb (la terra) e Nut (il cielo) che, decisi ad unirsi, vennero divisi dal padre Shu che, di conseguenza, riuscì a mantenere l'ordine cosmico ed a cancellare il Caos.

Un'altra versione della cosmogonia ha origine in Ermopoli dove all'origine esistevano otto entità, quattro maschili e quattro femminili, quali Nun e Nunet (il caos delle acque primeve), Kuk e Keket (l'oscurità), Huh e Huhet (l'illimitatezza), Amon e Amonet (l'aria e il vento), che generarono, tutti insieme, dalla collina primordiale, un uovo dal quale sarebbe poi uscito il Sole dando così inizio alla creazione.

La terza teoria è desunta invece da frammenti provenienti da Menfi, la città il cui patrono era Ptah, il demiurgo. Costui creò il mondo attraverso la voce e il cuore. In seguito diede vita agli uomini che volle guidare come un gregge guidato da un pastore, creandoli tutti uguali. Essi però, in seguito all'avvento del male, decisero di creare gerarchie e di divenire l'uno diverso dall'altro. Da quel momento in poi Ptah e gli altri dei sarebbero rimasti nel cielo a osservare l'avvicendamento degli eventi umani fino alla fine dei tempi.

L'ultima, detta cosmogonia tebana, aveva come unico dio creatore Amon, era la sintesi delle tre precedenti teorie e divenne la più popolare a partire dalla XI dinastia.

 

Vita dopo la morte

Secondo gli egizi il corpo era costituito da diverse parti: il ba o anima, il ka o forza vitale, l'aj o forza divina ispiratrice di vita. Per ottenere la vita dopo la morte, il ka aveva però bisogno del corpo del defunto che doveva dunque rimanere intatto, e ciò era possibile solo grazie alla tecnica della mummificazione.

Il tipo di mummificazione variava secondo la classe sociale alla quale apparteneva il defunto. Vi erano sacerdoti addetti a queste pratiche, conoscitori dell'anatomia umana, dovevano essere cauti nell'estrazione degli organi del defunto poiché avrebbero potuto danneggiarli e quindi cancellare la vita ultraterrena del defunto. Durante il processo di mummificazione, i sacerdoti collocavano una serie di amuleti in mezzo alle bende, sulle quali erano scritte formule destinate ad assicurare la sopravvivenza del defunto nell'aldilà.

Una volta preparato, il cadavere veniva deposto nel sarcofago, quindi si formava il corteo che lo avrebbe condotto alla tomba. Il sacerdote funerario era in testa, seguito da alcuni che portavano gli oggetti appartenuti al defunto che gli avrebbero garantito una confortevole vita ultraterrena. Il sarcofago era trainato da una slitta, mentre una seconda slitta trasportava i vasi canopi.

Quando la processione arrivava alla tomba, il sacerdote eseguiva il rito dell'apertura della bocca, per mezzo del quale, secondo la tradizione, la mummia avrebbe ripreso vita. Tutto il corredo funebre, insieme al sarcofago e alle offerte, era depositato nella tomba, che in seguito veniva sigillata affinché nessuno potesse turbare l'eterno riposo del defunto.

Dunque questi iniziava un lungo viaggio attraverso il mondo dell'oltretomba. Il defunto veniva condotto da Anubi, il dio dei morti, nella cosiddetta Sala delle Due Verità. A un'estremità c'era Osiride, seduto su un trono e accompagnato da altre divinità e 42 giudici. Al centro della sala era posta la bilancia, le cui assi erano misurate attentamente da Thot, dio degli scribi, sulla quale veniva pesato il cuore del defunto. Davanti alla divinità e ai giudici, il defunto doveva pronunciare la confessione negativa: la sua dichiarazione di innocenza. Dopodiché, se il piatto sul quale giaceva il cuore si fosse inclinato più di quello sul quale giaceva la piuma, simbolo della giustizia, questi sarebbe stato divorato da Ammut, un mostro metà ippopotamo e metà leonessa. In caso contrario il defunto sarebbe potuto entrare nel regno di Osiride e raggiungere così i campi di Iaru, una sorta di paradiso, dove gli ushabti, ometti di legno costruiti appositamente, avrebbero lavorato per soddisfare le sue necessità.

Prima di raggiungere però la gradita meta, l'anima del defunto doveva compiere un lungo viaggio. Sulla barca del dio Ra, si doveva oltrepassare un lago infuocato, sorvegliato da quattro babbuini, affrontare coccodrilli, serpenti e il perfido Apofi, gigantesco mostro condannato in eterno a minacciare l'affondamento della barca di Ra. Unico aiuto per il defunto erano gli amuleti e le formule posti dai sacerdoti durante la mummificazione. La religione egizia è l'insieme delle credenze religiose, dei riti e delle relazioni con il sacro degli Egizi, fino all'avvento del Cristianesimo e dell'Islam.

 

Templi egizi

Un tempio egizio poteva essere grande (ad esempio il tempio di Abu Simbel) o piccolo. Alcuni templi sono: quello di Ptah a Menphis, l'Osireon (un tempio dedicato al dio Osiride), il tempio di Dendera e Luxor; esiste anche il complesso di Karnak. Spesso vi erano raffigurazioni di dei e faraoni Egizi, vicino a file di sfingi.

Nell'antico Egitto il tempio era considerato la "casa del dio", il luogo in cui erano celebrate le feste e da cui partivano le celebrazioni in suo onore.

La struttura architettonica del tempio riflette la cosmogonia egizia, ed il tempio stesso, indipendentemente dalla divinità ospitata, rappresenta la metafora dell'origine del mondo.

Il percorso templare si sviluppa così "a cannocchiale" (o ad imbuto), con ciò intendendo che il soffitto si abbassa gradualmente a mano a mano che ci si addentra verso il fondo del tempio mentre, contemporaneamente, il pavimento si innalza (mediante gradini o percorsi in salita) tanto che, dall'imponenza del "Pilone" di ingresso, si giunge alla cella della divinità spesso poco più alta di un uomo. Si assiste, inoltre al passaggio progressivo dalla luce della Corte Colonnata alla penombra della Sala Ipostila, al buio totale del Naos, la cella, che ospita la statua del Dio.

 

Tipologia canonica del tempio egizio

Il modello canonico del tempio egizio, ben individuabile nel tempio di Khonsu che si trova nel recinto del tempio di Amon a Karnak, presenta la seguente tipologia:

a. il Pilone: normalmente preceduto da un viale di sfingi (il dromos), è costituito da due muraglioni rastremati verso l'alto che rappresentano le lontane montagne tra cui il sole nasce e muore. La facciata è sempre decorata con scene del Re che uccide il nemico, a simboleggiare la vittoria del bene sul male, dell'ordine sul disordine, della verità sull'ingiustizia;

b. il Peristilio, o Corte Colonnata: a cielo aperto; si tratta di un'area semi-pubblica in cui possono accedere i fedeli, ed è decorato con scene del Re vittorioso. Mano a mano che ci si inoltra nel complesso templare la figura del sovrano si va sacralizzando, fino al naos in cui verrà rappresentato nell'atto di offrire cibo al Dio o di ricevere, da questi, doni;

c. la Sala Ipostila: normalmente dotata di un numero di colonne multiplo di 3 o 4, rappresenta la palude primordiale da cui emergerà il monticello primigenio; le colonne simboleggiano una fitta foresta in cui la luce a stento può pentrare, tra il fogliame, così come difficilmente la luce penetra nella sala dalle finestre a feritoia aperte in alto. Il soffitto è generalmente dipinto di stelle o simboli di divinità;

d. il Vestibolo: (o aditon) in cui si preparavano le operazioni di culto della divinità;

e. la Cella: (o Naos), il "sancta sanctorum" che contiene la statua del Dio a cui può accedere solo il Re e, in sua vece, il Sommo Sacerdote non in quanto tale, ma esclusivamente quale sostituto del sovrano.

f. alcune Cappelle laterali: che ospitano divinità minori o sono utilizzate come magazzini.

Le pareti del tempio erano decorate con dipinti e geroglifici in onore del Dio e del sovrano che lo aveva edificato. Il tempio veniva dipinto con figure pitografiche.

 

Il "Mammisi": Mammisi significa Luogo della nascita. Era un piccolo tempio annesso ai grandi templi dell'età tarda e del periodo greco-romano era il luogo in cui nasceva il dio del tempio principale; se il tempio principale era dedicato a una dea, era una camera annessa al tempio, in cui la dea si ritirava una volta all'anno per partorire il figlio con il quale lei e il marito erano venerati.

 

Voci correlate

- Archeologia;

- Religione egizia;

- Storia;

- Civiltà;

- Egitto tolemaico;

 

 Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.