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Angelo

 

Descrizione

In molte tradizioni religiose, un angelo è un essere spirituale che assiste e serve Dio (o gli dei) o è al servizio dell'uomo lungo il percorso del suo progresso spirituale e la sua esistenza terrena.

 

Origine del termine e suo significato

Il termine ha origine dal latino angelus, a sua volta derivato dal greco ἄγγελος (traslitterazione: ággelos; pronuncia: ánghelos), attestato nel dialetto miceneo nel XIV/XII secolo a.C. come akero, con il significato di inviato, messaggero; e, come messaggero degli Dei, il termine "angelo" appare per la prima volta nelle credenze religiose della Civiltà classica.

 

Nella cultura religiosa classica

Il termine greco antico ánghelos (messaggero) è riferito al dio Hermes considerato il messaggero degli Dei. Identica funzione viene attribuita ad Iride sia nell'Iliade che negli Inni omerici, così in Platone, nel Cratilo (407e - 408b) queste due divinità vengono indicate come ángheloi degli Dei. Allo stesso modo viene indicata Artemide-Ecate (Sofrone- Scoli a Teocrito, II,12) alludendo ai suoi rapporti con il mondo dei morti (Inferi). Anche Hermes è "messaggero di Persefone" (Inscriptiones Graecae XIV, 769) e quindi in rapporto con i mondo dei morti.

In collegamento a ciò, Sam Eitrem evidenzia che a Tera sono state rinvenute delle interessanti iscrizioni sepolcrali cristiane nelle quali viene menzionato l'ánghelos del defunto (Inscriptiones Graecae III, 933 e segg.).

Nella riflessione teologico-filosofica antica un tema corrispondente alla comune nozione degli angeli è già presente.

In Talete, come in Eraclito, il mondo è pieno di dèi vale a dire di angeli.

Per i pitagorici i sogni erano inviati agli uomini dai geni.

Anche Democrito parlò di geni abitanti nello spazio.

Platone, in particolare nel Convivio, menzionò dei dáimōn che, ministri di Dio, sono vicini agli uomini per ben ispirarli.

Con Filone di Alessandria (20 a.C. ca – 50 d.C.), filosofo e teologo di cultura ebraica ed ellenistica, l'ánghelos greco si incrocia con il mal'akh della Bibbia (così già reso nella Septuaginta) e diviene, nella sua spiegazione esegetico-allegorica della stessa Bibbia, il nesso fra il mondo sensibile e quello del Dio trascendente unitamente alle idee, alla sapienza e al pneuma. Questo nesso si rende necessario nella teologia di Filone in quanto il Dio trascendente non potrebbe avere un rapporto diretto con il mondo sensibile per via del male in esso contenuto.

A partire dal II-IV secolo, la teologia neoplatonica utilizzerà la figura dell'ánghelos, inserita nella processione dall'Uno unitamente ai Dèmoni e agli Eroi, seguendo l'ordine gerarchico di: Dei, Arcangeli, Angeli, Demoni ed Eroi.

Porfirio sosteneva che sono gli angeli a portare a Dio le nostre invocazioni difendendoci dai dèmoni malvagi.

Giamblico elaborò una gerarchia del mondo celeste sostenendo che gli angeli innalzano l'uomo dal mondo materiale mentre i demoni li spingono a immergervisi, gli arcangeli accompagnano le loro anime nel cielo e gli eroi si occupano del mondo. E la loro visione è ben differente:

«E le apparizioni degli dèi sono belle a vedersi, perché brillano, quelle degli arcangeli solenni e calme, più miti quelle degli angeli, quelle dei demoni terribili. Quelle degli eroi [...] sono senz'altro più miti di quelle dei demoni, quelle degli arconti ti fanno sbigottire, se essi esercitano il loro potere sul mondo, mentre sono dannose e dolorose a vedersi, se essi sono nella materia; quelle delle anime, infine, assomigliano per qualcosa a quelle degli eroi, ma sono più deboli».

(Giamblico. De mysteriis Aegyptiorum, Chaldeorum et Assyriorum II,3. Trad. it di Claudio Moreschi in Giamblico I misteri degli egiziani. Milano, Rizzoli, 2003, pag. 151).

Per Proclo gli angeli hanno il compito di aiutare l'uomo a tornare a Dio, sono esseri buoni che comunicano la volontà degli dei:

«Solo ciò che è conforme al bene può fare parte della schiera degli angeli mentre il male non può entrare in tale ordine; gli angeli infatti sono coloro che comunicano e rendono chiara la volontà degli dei, occupano il posto più alto fra i generi sommi e sono caratterizzati dall'essere buoni».

(Proclo Tria opuscola. Milano, Bompiani, 2004, pagg.510-1).

Il culto degli angeli fiorì in Egitto e Asia Minore tra il II e III secolo d.C.. In questo quadro tale figura veniva evocata dal rito teurgico e considerata come accompagnatore dell'uomo dall'ingresso all'esistenza terrena, quando la sua anima scendeva lungo le varie influenze delle sfere celesti che ne determinavano le caratteristiche personologiche, durante la vita in quanto ne erano guida e protezione, e nel dopo-morte, quando gli angeli divenivano responsabili della sua purificazione, dovendo recidere i vincoli dell'anima del defunto con il mondo della materia.

Andrea Piras evidenzia la stretta connessione tra gli angeli e le anime dei defunti nelle credenze relative all'immortalità delle religioni del mondo classico in quanto, secondo tali credenze, le anime migliori venivano trasformate in angeli. Così se una persona veniva formata attraverso la perfezione spirituale poteva acquisire uno status simile a quello degli angeli e questo spiegherebbe l'aggiunta del termine "angelo" al nome del defunto nelle iscrizioni funerarie.

 

Nella cultura religiosa dell'area mesopotamica

La cultura religiosa dell'area mesopotamica ha elaborato alcune credenze sugli angeli, qui indicati con il termine sukkal (o sukol), che riverbereranno nei successivi monoteismi. Il ruolo dell'angelo babilonese è quello di messaggero-inviato del dio: il sukkal di Marduk è, ad esempio, Nabu, quello di Anu è Papsukkal mentre quello di Inanna è Mummu.

La cultura religiosa babilonese possiede degli angeli-custodi degli uomini (shedu e lamassu) raffigurati all'ingresso delle case per la protezione degli abitanti, accompagnandoli quando escono dalle stesse.

Altra figura importante è il karibu (o karabu, lett. "colui che prega, invoca") da cui deriverà il nome giunto nella lingua italiana come "cherubino". Il karibu viene raffigurato con le mani protese verso il cielo pronto ad intercedere con gli Dei. La sua rappresentazione, in forma antropomorfa o zoomorfa, ma comunque munita di ali è poi declinata nelle iconografie delle religioni abramitiche.

 

Nello Zoroastrismo

Gli "angeli" ricoprono un ruolo fondamentale nella religione zoroastriana.

Lo Zoroastrismo (o Mazdeismo) è la religione fondata dal profeta iranico Zarathuštra presumibilmente tra il X e l'VIII secolo a.C. e che avrà una notevole influenza sull'Ebraismo e sullo stesso Cristianesimo. Tale fede religiosa presuppone l'esistenza di un unico Dio indicato con il nome di Ahura Mazdā (Colui che crea con il pensiero) sapiente, onnisciente e sommo bene il quale all'origine dei tempi creò due spiriti superiori (mainyu) più una serie di spiriti secondari. Dopo tale creazione, uno dei due spiriti superiori, Angra Mainyu (Spirito del male), si ribellò al Dio unico trascinando con sé una moltitudine di esseri celesti secondari denominati Daēva, l'altro spirito superiore Spenta Mainyu (Spirito santo del bene) unitamente ad altri spiriti secondari indicati come Ameša Spenta restarono invece fedeli ad Ahura Mazdā, avviando un scontro cosmico tra il Bene e il Male di cui la creazione dell'universo materiale e dell'uomo ne rappresenterà l'elemento centrale. All'interno di questo quadro cosmico l'uomo creato dal Dio unico deve scegliere se schierarsi con il Bene o con il Male, il fedele zorastriano non ha dubbi al riguardo:

(Lingua avestica: AVE)

«nâismî daêvô, fravarânê mazdayasnô zarathushtrish vîdaêvô ahura-tkaêshô staotâ ameshanãm speñtanãm ýashtâ ameshanãm speñtanãm, ahurâi mazdâi vanghavê vohumaitê vîspâ vohû cinahmî ashâunê raêvaitê hvarenanguhaitê ýâ-zî cîcâ vahishtâ ýenghê gâush ýenghê ashem ýenghê raocå ýenghê raocêbîsh rôithwen hvâthrâ».

 

(IT)

«Io maledico i daēva. Mi professo adoratore di Mazdā, seguace di Zarathuštra, nemico dei daēva e accettando la dottrina di Ahura, lodo e venero gli Ameša Spenta, assegno tutto ciò che è bene ad Ahura Mazdā, pieno di Aša, ricco di splendore, pieno di hvarenah, da Lui proviene la Vacca, da Lui proviene Aša, da lui proviene la Luce e la luminosità delle stelle di cui sono vestiti gli esseri e le cose ricche di gloria».

(Avestā. Yasna, XII,1).

 

Così Arnaldo Alberti: «Ameša Spenta, Immortali benefici. Yn 0.5 e 12.1. Le entità spirituali più elevate, create da Ahura Mazdā per affiancare l'uomo nella sua lotta contro il Male. Sono i "predecessori" degli arcangeli e includono le maggiori entità divine, come Vohū Manah, il buon Pensiero, Aša, l'ordine e la rettitudine, Ārmaiti, la santa devozione e la pietà, Haurvatāt, la perfezione e la salute, Ameretāt, l'immortalità, Xšāthrā, il dominio il potere supremo e lo stesso Ahura, il Signore».

(in Avestā a cura di Arnaldo Alberti. Torino, Utet, 2008, pag.623).

 

Il libro sacro dello Zoroastrismo, l'Avestā, menziona al VI verso del I Yasna anche degli esseri angelici denominati Fravašay (anche Fravaši) in qualità di "angeli custodi" o "spiriti guardiani benefici" degli uomini vivi, delle loro famiglie e comunità e delle loro anime dopo la loro morte.

Una ulteriore entità spirituale, indicata come Yazata (letteralmente il "venerabile") e assimilabile anch'essa alla nozione di angelo, compare tra gli altri nello Yasna I, 3 dell'Avestā:

 

(AVE)

«nivaêdhayemi hañkârayemi asnyaêibyô ashahe ratubyô, hâvanêe ashaone ashahe rathwe, nivaêdhayemi hañkârayemi sâvanghêe vîsyâica ashaone ashahe rathwe, nivaêdhayemi hañkârayemi mithrahe vouru-gaoyaotôish hazangrô-gaoshahe baêvare-cashmanô aoxtô-nâmanô ýazatahe râmanô hvâstrahe!»

 

(IT)

«Annuncio (e) celebro (questo yasna) in lode degli Asnya, i santi del giorno, maestri di rettitudine; degli Hāvani, i santi guardiani del mattino,, santificati da Aša e maestri di rettitudine; annuncio e celebro (questo yasna) in lode di Sāvanghi, protettore del bestiame, e di Vīsya, angelo custode del villaggio, santificati da Aša e maestri di rettitudine; annuncio e celebro (questo yasna) in lode di Mithra dagli ampi pascoli, dalle mille orecchie e dalla miriade di occhi, lo yazata di cui si celebra il nome, e di Rāman Xvāstra, lo yazata della pace bucolica».

(Avestā. Yasna, I,3. Traduzione Arnaldo Alberti, in Avestā. Torino, UTET, 2008, pag.90).

 

Nel pensiero religioso ebraico

Il termine "angelo" è usato anche per l'ebraico biblico מלאך, mal'akh, sempre con il significato di "inviato", "messaggero"; anche per אביר, avir (lett. "potente" o anche "uomo forte, valoroso" nel Salmo 78,25); per א*להים, 'ělōhîm (sost. masch. pl.; lett. "le Divinità" nel Salmo 8,5); e per שִׁנְאָן shin'an (moltitudini) nel Salmo 68,17.

 

Giudaismo del Secondo Tempio

Il Giudaismo eredita dalla tradizione mesopotamica alcuni termini come Karibu, reso in ebraico come Kerub (כְּרוּב). Ma nel monoteismo biblico Kerub non è una divinità a cui essere devoti, quanto piuttosto un sottoposto dell'unico Dio onnipotente indicato come Jhwh.

La figura del Kerub compare nel Libro della Genesi:

 

(HE)

«vaygaresh et-ha'adam vaiyashken mikkedem legan-eden et-hakkeruvim ve'et lahat hacherev hammithappechet lishmor et-derech etz hachaiyim».

 

(IT)

«Scacciato l'uomo, colloco a oriente del giardino di 'Éden i Cherubini che roteavano la spada fiammeggiante, per custodire la via che portava all'albero della vita».

(Libro della Genesi, III, 24. Traduzione in italiano di Alfredo Sabato Toaff in Genesi, Bibbia ebraica (a cura di Dario Disegni. Torino, Giuntina, 2010, pag.10).

Allo stesso modo sulla nozione dell' "angelo" biblico si osservano influenze semitiche, cananee e zoroastriane. Così come il nome del diavolo Ashmedai (אשמדאי) che compare nel testo non canonico del Libro di Tobia deriva all'avestico *Aēšmadaēva (demonio irato).

Nelle versioni ebraiche dei testi biblici מלאך, mal'akh indica quindi un "messaggero" dove il termine l'k indica generalmente l'"inviare" qualcuno per una ambasciata, per osservare o anche spiare qualcuno o qualcosa.

Mal'akh Jhwh è quindi l'inviato di Dio che trasmette le sue volontà tra gli uomini. Mal'akh viene reso nella versione greca della Bibbia con il termine greco ánghelos.

Così, nel Libro della Genesi, testo databile a non prima della seconda metà del VI a.C., due Mal'akh Jhwh si presentano a Lot (לוֹט) per salvarlo dalla distruzione di Sòdoma che stanno per compiere per ordine di Dio, e a cui Lot rende omaggio (lett. "faccia a terra": אַפַּיִם אָרְצָה, appayim aretzah):

 

(HE)

«vaiyavo'u shenei hammal'achim sedomah ba'erev velovt yoshev besha'ar-sedom vaiyar-lovt vaiyakam likratam vaiyishtachu appayim aretzah».

 

(IT)

«I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra».

(Genesi XIX,1. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme ).

 

(HE)

«vaiyomeru ha'anashim el-lovt od mi-lecha foh chatan uvaneicha uvenoteicha vechol asher-lecha ba'ir hovtze min-hammakovm. ki-mashchitim anachnu et-hammakovm hazzeh ki-gadelah tza'akatam et-penei hashem vayshallechenu hashem leshachatah».

 

(IT)

«Quegli uomini dissero allora a Lot: "Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli"».

(Genesi XIX, 12-3. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme).

 

Nel Libro dei Giudici, testo del V secolo a.C., un angelo appare alla moglie sterile di Manoach per annunciargli la nascita di colui che li salverà dai Filistei:

 

(HE)

«vaiyera mal'ach-hashem el-ha'ishah vaiyomer eleiha hinneh-na atte-akarah velo yaladte veharit veyaladte ben ve'attah hishameri na ve'al-tishti yayin veshechar ve'al-tocheli kol-tame ki hinnach harah veyoladte ben umovrah lo-ya'aleh al-roshov ki-nezir elohim yihyeh hanna'ar min-habbaten vehu yachel lehovshia' et-yisra'el miyad pelishtim. vattavo ha'ishah vattomer le'ishah lemor ish ha'elohim ba elai umar'ehu kemar'eh mal'ach ha'elohim novra me'od velo she'ilthu ei-mizzeh hu ve'et-shemov lo-higgid li vaiyomer li hinnach harah veyoladte ben ve'attah al-tishti yayin veshechar ve'al-tocheli kol-tum'ah ki-nezir elohim yihyeh hanna'ar min-habbeten ad-yovm movtov».

 

(IT)

«L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: "Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d'immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei". La donna andò a dire al marito: "Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l'aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: Ecco tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d'immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte"».

(Giudici XIII,3-7. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme ).

 

Nel Libro di Zaccaria, testo del V secolo a.C., un angelo compare al profeta per comunicargli delle istruzioni da parte di Dio:

 

(HE)

«ra'iti hallaylah vehinneh-ish rochev al-sus adom vehu omed bein hahadassim asher bammetzulah ve'acharav susim adummim serukkim ulevanim va'omar mah-elleh adoni vaiyomer elai hammal'ach haddover bi ani ar'ekka mah-hemmah elleh vaiya'an ha'ish ha'omed bein-hahadassim vaiyomar elleh asher shalach hashem lehithallech ba'aretz vaiya'anu et-mal'ach hashem ha'omed bein hahadassim vaiyomeru hithallachnu va'aretz vehinneh chol-ha'aretz yoshevet veshokatet vaiya'an mal'ach-hashem vaiyomar hashem tzeva'ovt ad-matai attah lo-terachem et-yerushalim ve'et arei yehudah asher za'amtah zeh shiv'im shanah vaiya'an hashem et-hammal'ach haddover bi devarim tovvim devarim nichumim vaiyomer elai hammal'ach haddover bi kera lemor koh amar hashem tzeva'ovt kinneti lirushalim uletziyovn kin'ah gedovlah».

 

(IT)

«Io ebbi una visione di notte. Un uomo, in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti in una valle profonda; dietro a lui stavano altri cavalli rossi, sauri e bianchi. Io domandai: "Mio signore, che significano queste cose?". L'angelo che parlava con me mi rispose: "Io t'indicherò ciò che esse significano". Allora l'uomo che stava fra i mirti prese a dire: "Essi sono coloro che il Signore ha inviati a percorrere la terra". Si rivolsero infatti all'angelo del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: "Abbiamo percorso la terra: è tutta tranquilla". Allora l'angelo del Signore disse: "Signore degli eserciti, fino a quando rifiuterai di aver pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai settant'anni!". E all'angelo che parlava con me il Signore rivolse parole buone, piene di conforto. Poi l'angelo che parlava con me mi disse: "Fa' sapere questo: Così dice il Signore degli eserciti: Io sono ingelosito per Gerusalemme e per Sion di gelosia grande; ma ardo di sdegno contro le nazioni superbe, poiché mentre io ero un poco sdegnato, esse cooperarono al disastro».

(Zaccaria I, 8-15).

 

Nel testo apocalittico canonico del II secolo a.C., il Libro di Daniele, un angelo appare al giovane Daniele per spiegargli il significato simbolico delle visioni. Questo angelo ha un nome: Gabriele.

 

(HE)

«vayhi bir'oti ani daniyel et-hechazovn va'avakshah vinah vehinneh omed lenegdi kemar'eh-gaver va'eshma kovl-adam bein ulai vaiyikra vaiyomar gavri'el haven lehallaz et-hammar'eh vaiyavo etzel amedi uvevo'ov niv'atti va'eppelah al-panai vaiyomer elai haven ben-adam ki le'et-ketz hechazovn uvedabberov immi nirdamti al-panai aretzah vaiyigga-bi vaiya'amideni al-amedi».

 

(IT)

«Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall'aspetto d'uomo; intesi la voce di un uomo, in mezzo all'Ulai, che gridava e diceva: "Gabriele, spiega a lui la visione". Egli venne dove io ero e quando giunse, io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse: "Figlio dell'uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine". Mentre egli parlava con me, caddi svenuto con la faccia a terra; ma egli mi toccò e mi fece alzare».

(Libro di Daniele VIII, 15-18).

 

Il nome "Gabriele" (גַּבְרִיאֵ*ל, Gaḇrîʼēl) deriva da: geber, "uomo" (גָּ֫בֶר, nella sua accezione di "uomo valoroso", ovvero "guerriero") anche gabar (גָּבַר, "essere forte") e el (אֵ*ל, Dio) quindi "Guerriero di Dio" oppure "Dio mi rende forte".

Accanto a Gabriele, sempre nel Libro di Daniele si colloca un altro angelo, il suo nome è Michele.

Il nome "Michele" (מִיכָאֵ*ל, Mîkhā'ēl) deriva da: mi (מִי, chi), ki (כִּי, come) e el (אֵ*ל, Dio) quindi "Chi (è) come Dio?".

Michele si presenta come un "principe" (שָׂר, sar) che tutela il popolo di Israele dagli altri principi malvagi ovvero angeli malvagi che proteggono i popoli di Persia (פָּרָס, paras) e di Grecia (יָוָן, yavan):

 

(HE)

«vaiyomer hayada'ta lammah-bati eleicha ve'attah ashuv lehillachem im-sar paras va'ani yovtze vehinneh sar-yavan ba aval aggid lecha et-harashum bichtav emet ve'ein echad mitchazzek immi al-elleh ki im-micha'el sarchem».

 

(IT)

«Allora mi disse: "Sai tu perché io sono venuto da te? Ora tornerò di nuovo a lottare con il principe di Persia, poi uscirò ed ecco verrà il principe di Grecia. Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe».

(Libro di Daniele X, 20-21).

 

Gli angeli nei testi "apocalittici" non canonici

In un testo "apocalittico", risalente al V secolo a.C. indicato come il Libro dei Vigilanti (inserito nel primo Libro di Enoch) e successivamente non accolto nei canoni ebraici e cristiani e di cui anche la sola lettura è proibita dall'Halakhah, pena, sostiene Akiva (50-135 d.C.; uno dei più importanti rabbi nella storia dell'Ebraismo talmudico e considerato uno dei "padri del mondo"), «non aver parte nel Mondo futuro» (Talmud, Sanhedrin), alcuni angeli prendono forma umana per accompagnarsi alle donne, cadendo quindi dal loro stato celestiale:

«Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, (che) in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro: "Venite, scegliamoci delle donne fra gli uomini e generiamoci dei figli". E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: "Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato". E tutti gli risposero e gli dissero: "Giuriamo tutti noi, e ci impegnamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere"».

(Enoc, VI. in Apocrifi dell'Antico Testamento vol.1 (a cura di Paolo Sacchi). Torino, UTET, 2006, pag.472).

 

Secondo Paolo Sacchi tale dottrina della "caduta" angelica, propria dei testi apocalittici considerati poi apocrifi, rientra nel dibattito giudaico inerente alla presenza del Male nel mondo: 

«Si partì dal tema del diluvio, letto solo nella tradizione jahwista, che doveva cancellare il Male dal mondo e invece non lo cancellò. La natura dell'uomo è restata incline al male, anche dopo il diluvio. La causa di questa inclinazione al male, che è la vera causa prima del peccato, va ricercata al di là della sfera umana, perché è ovvio, empiricamente certo, che l'uomo non ha alcun mezzo per rimediarvi. Questa causa del peccato va peranto cercata nel mondo angelico, dove un gruppo di angeli violò liberamente l'ordine cosmico voluto da Dio, unendosi con donne per procreare, mentre gli angeli essendo puri spiriti, non avevano ricevuto da Dio il dono della procreazione, che è caratteristico dell'uomo, perché è mortale. Dal loro gesto nacque una contaminazione spaventosa, che investì tutta la natura e l'umanità. In questa impurità, che è debolezza e spinta verso il peccato, sta la radice del male».

(Paolo Sacchi. Op.cit. Pag.27).

 

Esegesi rabbinica

Nei Siddurim (סידורים), libri di preghiera ebraici, è scritto:

«Sii benedetto per sempre nostra Rocca, nostro Re e nostro Redentore, che crea esseri santi; sia lodato il Tuo Nome per sempre, nostro Re, creatore di servitori che stanno tutti nella parte alta dell'universo e ad alta voce insieme annunciano con riverenza le parole del Dio vivente e del Re del Mondo. Tutti pieni d'amore, splendidi e vigorosi, tutti santi, tutti pronti ad eseguire, con timore e riverenza, la volontà del loro Padrone. E tutti quanti aprono la loro bocca con santità e purezza, con canti e salmi, e benedicono, lodano, glorificano, santificano, esaltano e chiamano Re il nome di Dio, Re grande, forte e temibile, santo Egli è; e ciascuno accoglie su di sé il giogo del Regno celeste, gli uni dagli altri e si danno vicendevolmente il permesso di santificare il loro Creatore con spirito sereno, con tono chiaro e dolce, proclamando all'unisono la santità, e con profonda riverenza dicono: "Santo, Santo, Santo è Hashem, Dio degli eserciti, della Sua Gloria è piena tutta la Terra". E gli Offanim e le sante Chayyot si sollevano con grande frastuono di fronte ai Serafin e lodano dicendo: "Sia benedetta la Gloria di Hashem, dal Suo luogo"».

Il nome biblico per angelo, mal'akh (in ebraico מלאך), acquista il significato di angelo solo in connessione col nome di Dio, ad esempio "angelo del Signore", o "angelo di Dio" (מַלְאָך יְ*ה*וָ*ה, ke mal'ach Yahweh Zac12,8). In altre espressioni sono "figli di Dio", (אֱ*להִים בֵּן benei ha 'Elohim) Gen6,4; Giobbe1,6; Sal89,6) e "Suoi santi" (קדשים עמך kedoshim immach) (Zac14,5).

Con riferimento ad alcuni angeli, il termine che traduce la parola ebraica E-lohim è anche dèi, termine che esprime il ruolo di essi come "principi celesti". Secondo le interpretazioni dell'Ebraismo, il plurale E-lohim (usato talora per indicare senz'altro l'unico vero Dio) viene impiegato talvolta per riferirsi ai Giudici. Gli angeli chiamati bnēi E-lohim o bnēi E-lim, un ordine angelico ulteriore, eseguono quanto impartito dagli angeli principi superni. Molte notizie sugli angeli si trovano nell'insegnamento dei rabbini secondo la tradizione ebraica.

L'Universo, secondo gli Ebrei, è abitato da due categorie di esseri: gli angeli e gli esseri umani.

Nel Tanakh compare anche la parola ebraica Ish (אּישׁ), che letteralmente significa uomo: con essa si riferimento agli angeli in molti episodi come nel caso dei tre "uomini" che visitarono Avraham (אַבְרָהָ֛ם, in italiano: Abramo) e Sarah (שָׂרָה):

 

(HE)

«vaiyera elav hashem be'elonei mamre vehu yoshev petach-ha'ohel kechom haiyovm vaiyissa einav vaiyar vehinneh sheloshah anashim nitzavim alav vaiyar vaiyaratz likratam mippetach ha'ohel vaiyishtachu aretzah vaiyomar adonai im-na matzati chen be'eineicha al-na ta'avor me'al avdecha».

 

(IT)

«Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini (anashim) stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò (vaiyishtachu) fino a terra (aretzah), dicendo: "Mio signore (Adonai), se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo».

(Genesi XVIII, 1-3).

dell'"uomo" incontrato e con cui "lottò" Giacobbe (cfr. Genesi XXXII, 25-33) o ancora dell'"uomo" incontrato ed interrogato da Giuseppe sul luogo e lo stato dei suoi fratelli di cui doveva occuparsi e prendersi cura come a lui ordinato dal padre Giacobbe.

Gli angeli appartengono al mondo della santità rispettivamente ai demòni che riguardano l'aspetto del male.

 

Creazione degli angeli

Nel periodo talmudico si sviluppa l'esegesi rabbinica rispetto alla natura degli angeli. Una prima suddivisione avviene nella credenza negli "angeli" creati per un solo giorno a gloria di Dio, per poi finire nella "corrente di fuoco" (נהר די נור, nehar di-nur), e quelli che, come Gabriele e Michele gli restano accanto per servirlo nell'eternità.

Così Ben Azzai cita l'esistenza di questi due ordini angelici come credenza diffusa e accettata. D'altronde le fonti dei Tannaim, come la Mishnah, raramente si occupano degli angeli e comunque sostengono la loro incapacità di vedere pienamente la gloria di Dio.

Secondo i successivi insegnamenti dello Zohar le due tipologie di angeli, gli angeli eterni creati nei primi sei giorni della Creazione e quelli non duraturi che possono essere creati e cancellati in un solo giorno, possono essere paragonate ai due tipi di pioggia: il primo caso può essere paragonato alla pioggia piena ed ancora ai fili d'erba maturi, il secondo riguarda metaforicamente la pioggia leggera che concerne i fili d'erba appena creati.

Gli angeli, secondo le prime fonti rabbiniche, parlano la lingua ebraica, hanno la capacità di volare, e sono in grado di spostarsi ovunque nonché di prevedere il futuro.

Dio creò gli angeli con un fuoco divoratore tramite la parola. Vi è una discussione Halakhica che presenta due opinioni sul giorno della creazione degli angeli, se essa sia avvenuta nel secondo o nel quinto giorno della Creazione: i maestri ebrei confermano come vera la prima opinione.

Gli angeli sono generalmente descritti di forma umana e come composti di "acqua e fuoco"; per questa peculiarità si dice che gli angeli rappresentano e sono radicati nella pace, proprio come vi è pace in essi nell'equilibrio tra gli elementi opposti acqua e fuoco.

 

Ordini angelici

Una corte celeste, con Dio Re e un esercito di ministri attorno a Lui, si trova descritta nel Tanakh e gli angeli vengono citati quali servi dell'Altissimo:

 

(HE)

«vaiyomer lachen shema devar-hashem ra'iti et-hashem yoshev al-kis'ov vechol-tzeva hashamayim omed alav miminov umissemolov».

 

(IT)

«(Michea) disse: "Per questo, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l'esercito del cielo ( צבא השמים tzeva hashamayim) gli stava intorno, a destra e a sinistra».

(1 Libri dei Re, XXII,19)

esistono ordini, classi e schiere a capo delle quali viene distinto un angelo principale.

Innumerevoli gli angeli con i loro rispettivi nomi, tra i quali i più conosciuti Michele, Gabriele, Raffaele (רְפָאֵל Rephael: da רָפָא rapha inteso come "curare, purificare" e אֵל El, "Dio") ed Uriel (אוּרִיאֵל, da אוּרִי uri inteso come "luce", e אֵל El, "Dio": "Luce di Dio" o "Dio è la mia luce") distintamente corrispondenti alle Sefirot Chessed, Ghevurah, Tiferet e Malkhut.

 

(HE)

«va'ere vehinneh ruach se'arah ba'ah min-hatzafovn anan gadovl ve'esh mitlakkachat venogah lov saviv umittovchah ke'ein hachashmal mittovch ha'esh. umittovchah demut arba chaiyovt vezeh mar'eihen demut adam lahennah. ve'arba'ah fanim le'echat ve'arba kenafayim le'achat lahem. veragleihem regel yesharah vechaf ragleihem kechaf regel egel venotzetzim ke'ein nechoshet kalal. ch veyadov k videi adam mittachat kanfeihem al arba'at riv'eihem ufeneihem vechanfeihem le'arba'tam choverot ishah el-achovtah kanfeihem lo-yissabbu velechtan ish el-ever panav yelechu. udemut peneihem penei adam ufenei aryeh el-haiyamin le'arba'tam ufenei-shovr mehassemovl le'arba'tan ufenei-nesher le'arba'tan. ufeneihem vechanfeihem perudovt milma'elah le'ish shetayim choverovt ish ushetayim mechassovt et geviyoteihenah ve'ish el-ever panav yelechu el asher yihyeh-shammah haruach lalechet yelechu lo yissabbu belechtan. udemut hachaiyovt mar'eihem kegachalei-esh bo'arovt kemar'eh hallappidim hi mithallechet bein hachaiyovt venogah la'esh umin-ha'esh yovtze varak. vehachaiyovt ratzov vashovv kemar'eh habbazak. va'ere hachaiyovt vehinneh ovfan echad ba'aretz etzel hachaiyovt le'arba'at panav. mar'eh ha'ovfannim uma'aseihem ke'ein tarshish udemut echad le'arba'tan umar'eihem uma'aseihem ka'asher yihyeh ha'ovfan betovch ha'ovfan. al-arba'at riv'eihen belechtam yelechu lo yissabbu belechtan. vegabbeihen vegovah lahem veyir'ah lahem vegabbotam mele'ot einayim saviv le'arba'tan uvelechet hachaiyovt yelechu ha'ovfannim etzlam uvehinnase hachaiyovt me'al ha'aretz yinnase'u ha'ovfannim. al asher yihyeh-sham haruach lalechet yelechu shammah haruach lalechet veha'ovfannim yinnase'u le'ummatam ki ruach hachaiyah ba'ovfannim. belechtam yelechu uve'amedam ya'amodu uvehinnase'am me'al ha'aretz yinnase'u ha'ovfannim le'ummatam ki ruach hachaiyah ba'ovfannim udemut al-rashei hachaiyah rakia' ke'ein hakkerach hannovra nat? al-rasheihem milma'elah. vetachat harakia' kanfeihem yesharovt ishah el-achovtah le'ish shetayim mechassovt lahennah ule'ish shetayim mechassovt lahennah et geviyoteihem va'eshma et-kovl kanfeihem kekovl mayim rabbim kekovl-shaddai belechtam kovl hamullah kekovl machaneh be'amedam terappeinah chanfeihen. vayhi-kovl me'al larakia' asher al-rosham be'amedam terappeinah chanfeihen. umimma'al larakia' asher al-rosham kemar'eh even-sappir demut kisse ve'al demut hakkisse demut kemar'eh adam alav milma'elah. va'ere ke'ein chashmal kemar'eh-esh beit-lah saviv mimmar'eh matenav ulema'elah umimmar'eh matenav ulemattah ra'iti kemar'eh-esh venogah lov saviv. kemar'eh hakkeshet asher yihyeh ve'anan beyovm haggeshem ken mar'eh hannogah saviv hu mar'eh demut kevovd-hashem va'er'eh va'eppol al-panai va'eshma kovl medabber».

 

(IT)

«Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l'aspetto: avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d'un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d'uomo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l'una all'altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé. Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d'uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d'aquila. Le loro ali erano spiegate verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro. Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come un baleno. Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro. Le ruote avevano l'aspetto e la struttura come di topazio e tutt'e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un'altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt'e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell'essere vivente era nelle ruote. Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell'essere vivente era nelle ruote. Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l'una di contro all'altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d'un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l'elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile a quello dell'arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l'aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra (va'eppol al-panai; lett. "caddi sulla/con la mia faccia") e udii la voce di uno che parlava».

(Libro di Ezechiele I, 4-28).

 

Come la Merkavah i serafini, che sono cherubini, appartengono al Mondo di Beri'ah; le sante Chayyot al Mondo di Yetzirah e, ad esse collegati, gli Offanim corrispondono ad Asiyah.

Angelo principe degli Offanim è Offanie-l.

Akatriel corrisponde a Beri'ah, Metatron a Yetzirah e Sandalfon ad Asiyah.

Ognuna delle 70 Nazioni esistenti e descritte nel Tanakh possiede un Principe angelico stretto ad essa tranne il popolo d'Israele direttamente stretto e legato a Dio (gli angeli Michele e Gabriele vengono comunque definiti angeli principi di Israele): nel corso della storia può succedere che un principe angelico abbia il dominio invece di un altro e la Nazione corrispondente domini anche sul popolo d'Israele come successe nell'Esilio in Egitto, ma anche questo succede per Volontà divina: nell'era messianica nessuna Nazione può più dominare sul popolo ebraico.

Esiste un angelo, così dice Rabbi Akiva, nel mezzo del firmamento sulla cui "fronte" è inciso il nome Israel che proclama: "Benedite Hashem il Benedetto" ed a cui tutte le schiere superne rispondono: "Benedetto Hashem il Benedetto per l'Eternità".

Il roveto ardente apparso a Mosè è un angelo.

Samael è anche l'angelo della morte fuori dalla Terra d'Israele dove invece, per questo, è presente un altro angelo.

L'angelo dei segreti superni è Razie-l.

 

Rapporto tra gli angeli e Dio

«I cherubini stanno accanto alle sante Chayyot: le loro ali sono alte quanto le loro teste, la Shekhinah si trova sopra i loro dorsi e lo splendore della Gloria sopra i loro volti. Inni e lodi sono sulle loro bocche e delle mani [appaiono] sotto le loro ali ma i loro piedi sono nascosti da esse e corna maestose sovrastano i loro capi. Lo splendore della Shekhinah sta sopra i loro visi e la Presenza di Dio è sopra i loro dorsi».

(El'azar da Worms, Il segreto dell'Opera della Creazione).

 

Anche il versetto gli angeli sono tenuti in vita solamente dallo splendore della Sua presenza (Esodo R. 32. 4): essi ricevono il proprio "cibo celeste" nella rivelazione di Dio nella Shekhinah e, nel momento in cui essa scende per nutrirli, si coprono il volto per non osservare a lungo la sua essenza; si racconta infatti che i due figli di Aronne Nadav ed Abiu morirono per aver osservato a lungo ed in modo troppo profondo l'Essenza di Dio nella rivelazione della Shekhinah.

Nei testi dei profeti del Tanakh vengono descritti molti ordini angelici che salgono assieme alla Shekhinah. L'elevatezza degli angeli è dovuta al loro timore di Dio.

Nelle discussioni dei maestri ebrei risulta che gli angeli non possono ribellarsi alla Volontà divina in quanto direttamente legati ad essa e perché mancanti del libero arbitrio.

Il numero degli angeli è quasi infinito; con la distruzione del Tempio di Gerusalemme il numero degli angeli è diminuito e persino due ali dei serafini sono state accorciate, motivo per cui il profeta Ezechiele ne contò quattro anziché sei; a causa di questo evento anche il loro canto si fece più fievole.

Si parla di 248 angeli particolari con un legame con la Shekhinah di maggiore rilevanza se messo a confronto con quello degli altri: 248 è il anche il numero dei precetti positivi della Torah rispetto ai 365 precetti negativi, le proibizioni.

 

Le missioni degli angeli

Il motivo fondamentale dell'angelologia rabbinica non è quello di trovare intermediari tra Dio e il mondo, poiché non vi è bisogno di tali intermediari; essi sono infatti compresi nell'Unità divina inoltre i maestri insegnano che è proibito rivolgersi in preghiera agli angeli. Anche attraverso lodi e cantici il vero scopo di essi è la glorificazione di Dio. Quindi il compito primario degli angeli, per gli Ebrei, è quello di onorare Dio, ma anche di portare messaggi agli uomini dotati del grado della profezia, di apportare benedizioni secondo il volere divino o compiere missioni sul piano della Natura e degli uomini, anche in alcuni episodi o particolari della loro storia; non svolgono, quindi, una funzione di intercessione per gli uomini, ma di presentazione agli uomini della volontà di Dio. Come afferma anche Chaim Luzzatto gli angeli sono preposti ad ogni cosa in Natura come alberi e vento.

Poiché Dio è un "fuoco divoratore", quando gli angeli sono vicini alla Gloria divina, Lo lodano attraverso le "ali" mentre quando ne sono lontani Lo lodano attraverso la "bocca".

Un angelo non può compiere più di una missione nello stesso momento e uno stesso angelo può essere addetto a più missioni e questo benché vi siano caratteristiche precise per ciascuno di essi.

Vi sono poi angeli distruttori, angeli misericordiosi, angeli della Giustizia ed angeli della Giustizia e della Misericordia assieme: spesso i primi vengono associati alla Giustizia divina nel rigore severo.

Vi sono angeli anche preposti alle nuvole, i tuoni, la pioggia, la grandine, la sapienza, la conoscenza, l'intelligenza, la saggezza, alcuni sono preposti ai venti, altri alla maturazione dei frutti; un angelo è talvolta preposto al desiderio sessuale; un altro ancora contribuisce all'opera dell'embrione, un altro all'utero per il parto; altri ancora elevano le preghiere rivolte a Dio. 30 angeli accompagnano il sole di giorno e 34 di notte.

 

Rapporto tra gli angeli e gli uomini

«Chi compie una Mitzvah acquisisce un angelo, chi ne compie due acquisisce due angeli, chi compie più Mitzvot acquisisce mezza schiera di angeli».

Molti sono i casi di visione degli stessi ad occhio nudo: per l'intensità della luce degli angeli, spesso descritti come composti di acqua e fuoco celesti, con riferimento alla loro sostanza celeste si usa anche la metafora di tizzoni ardenti e di fulgori e bagliori. Esistono due livelli di visione degli angeli: il primo e più alto riguarda la visione di essi nella forma assunta di uomini, il secondo permette di intravederne unicamente la loro sostanza celeste luminosa. Ad esempio di ciò sono Avraham, del primo livello, e Lot che poteva intravederne le fattezze celesti più semplici.

Per la manna vi è la metafora della sua produzione tramite il "sudore" dell'ordine angelico delle Chayyot: queste, a capo delle quali sta l'angelo principe della Merkavah Metatron, sono legate alla Shekhinah ad uno dei livelli più alti tra tutti gli angeli.

Al passaggio del Mar Rosso tutto Israele poté assistere alla rivelazione della Gloria splendente di Dio con tutti i suoi angeli:

«ognuno cantò il canto... e lo spirito santo era nella bocca di ognuno».

(Sefer haZohar).

 

Spesso l'entità dell'anima di alcuni uomini, se degni, può essere superiore a quella degli angeli: gli angeli definirono Mosè Moshè Rabbèinu, espressione ebraica tradotta in Mosè Nostro Maestro.

Il profeta Elia, precursore dell'era messianica, secondo i testi biblici ebbe la concessione di essere visitato dal Signore con lo spirito santo anche per aver effettuato il tiqqun della completa unità con la Shekhinah e tutti gli angeli, cosa che mantenne per il resto della vita.

È scritto inoltre che, come Mosé che poteva essere avvolto dalla Nube celeste, così anche Elia "ascese al Cielo" e poi trasformato nella sua anima in un angelo così compreso in modo eterno assoluto nell'essenza della Shekhinah: sempre lo Zohar spiega infatti che i molti casi di apparizione del profeta Elia a differenti maestri a distanza di secoli dalla sua ascesa sono dovuti alla sua inclusione nell'onnipresenza dell'Eterno.

Anche Enoch venne trasformato da Dio in un angelo ma, secondo l'esegesi ebraica, non nell'angelo della Merkavah Metatron appunto già esistente.

Esistono poi dei veri e propri palazzi superiori o degli abissi dove sostano alcuni angeli ad essi preposti; esistono poi gli Heikalot, palazzi celesti il cui accesso è permesso al mistico Ebreo solo quando egli sappia fornire le chiavi dei Nomi divini analoghe ad essi.

Dopo la liturgia dello Shabbat degli angeli accompagnano ciascun Ebreo sino al luogo in cui poi si compierà il Kiddush.

Accanto ad ogni persona stanno due angeli, uno appartenente all'ordine degli angeli della Giustizia divina, o del rigore, e l'altro dalla parte della Misericordia. Secondo un'altra opinione dello Zohar alla sinistra di ogni individuo è presente l'angelo corrispondente all'inclinazione al male mentre a destra l'angelo corrispondente all'inclinazione al bene.

Sempre lo Zohar espone due differenti opinioni, di Rabbi Pinchas e Rabbi Shimon bar Yochay, secondo cui accanto ad ogni individuo stanno quattro o cinque angeli: quest'ultima opinione venne poi corretta dal primo al secondo.

 

Il tribunale celeste

Chaim Luzzatto (Derech haShem) spiega che i giudizi sugli individui e su ogni cosa avvengono Sopra similmente a come avvengono nei regni Terreni, seppure con attuazione e realizzazione differenti: è presente una difesa ed un'accusa costituite antrambe da angeli ed il verdetto dipende da differenti fattori tra loro collegati; una qualsiasi azione a prima vista potrebbe sembrare infatti negativa o positiva ma essa viene giudicata secondo il contesto e gli elementi associati. Gli individui possono inoltre essere giudicati nella propria interezza o per azioni specifiche. Spesso Dio dispone il caso affinché venga giudicato secondo verità dagli angeli, comunque da Lui governati, altre volte è Lui stesso a stabilirne il verdetto.

Secondo la tradizione ebraica il giudizio divino sugli individui avviene quattro volte ogni anno pur in considerazione di giudizi individuali in qualsiasi momento nel corso dell'anno soprattutto se devono essere assegnate ricompense per meriti o punizioni per trasgressioni che necessitino di un verdetto immediato.

 

Nel Cristianesimo

Il Cristianesimo ha ereditato la nozione degli angeli dalla cultura religiosa biblico-ebraica, soprattutto di lingua greca, pur ridisegnandone le figure in accordo con il Nuovo Testamento. Così, ad esempio l'angelo ebraico nominato nel Libro di Daniele, Gaḇrîʼēl, reso nei Vangeli in greco antico come γαβριηλ (Gabriēl) e in latino, nella Vulgata, come Gabrihel, è l'angelo dell'Annunciazione.

 

(EL)

«Ἐν δὲ τῷ μηνὶ τῷ ἕκτῳ ἀπεστάλη ὀ ἄγγελος Γαβριὴλ ἀπὸ τοῦ θεοῦ εἰς πόλιν τῆς Γαλιλαίας ᾗ ὄνομα Ναζαρὲθ πρὸς παρθένον ἐμνηστευμένην ἀνδρὶ ᾧ ὄνομα Ἰωσὴφ ἐξ οἴκου Δαυὶδ καὶ τὸ ὄνομα τῆς παρθένου Μαριάμ καὶ εἰσελθὼν πρὸς αὐτὴν εἶπεν· χαῖρε, κεχαριτωμένη, ὁ κύριος μετὰ σοῦ».

 

(IT)

«Nel sesto mese, l'angelo (ἄγγελος) Gabriele (Γαβριὴλ) fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te"».

(Vangelo di Luca, I, 26-8).

Paolo di Tarso, figura fondante lo stesso Cristianesimo, ne elenca, nella Lettera ai Colossesi la gerarchia:

 

(EL)

«ὅτι ἐν αὐτῷ ἐκτίσθη τὰ πάντα ἐν τοῖς οὐρανοῖς καὶ ἐπὶ τῆς γῆς τὰ ὁρατὰ καὶ τὰ ἀόρατα, εἴτε θρόνοι εἴτε κυριότητες εἴτε ἄρχαι εἴτε ἐξουσίαι· τὰ πάντα δι’ αὐτοῦ καὶ εἰς αὐτὸν ἔκτισται·».

 

(IT)

«perché mediante lui tutto fu creato, la realtà nei cieli e quelle sulla terra, le visibili e le invisibili, sia troni (θρόνοι, thronoi) sia le signorie (κυριότητες, kuriotētes), sia i principati (ἄρχαι, archai), sia le potestà (ἐξουσίαι, exousiai): tutto è stato creato mediante lui e per lui».

(San Paolo. Lettere ai Colossesi I,16. Milano, Rizzoli, 2009, pag.493).

 

Sempre Paolo di Tarso successivamente stabilirà un principio che resterà centrale nella Storia del Cristianesimo:

 

(EL)

«μηδεὶς ὑμᾶς καταβραβευέτω θέλων ἐν ταπεινοφροσύνῃ καὶ θρησκείᾳ τῶν ἀγγέλων, ἃ ἑόρακεν ἐμβατεύων, εἰκῇ φυσιούμενος ὑπὸ τοῦ νοὸς τῆς σαρκὸς αὐτοῦ, ...».

 

(IT)

«Nessuno vi squalifichi compiacendosi in pratiche di umiltà e nel culto (θρησκείᾳ, thrēskeia) degli angeli (ἀγγέλων), prendendo in considerazione le sue visioni, lasciandosi vanamente gonfiare dalla sua mente carnale».

(San Paolo. Lettere ai Colossesi II,18. Milano, Rizzoli, 2009, pag.497).

 

Analogamente, nel 336, il Concilio di Laodicea nel Canone 35 proibirà le pratiche di invocazione e di adorazione degli angeli.

Dal punto di vista iconografico gli angeli cristiani verranno raffigurati con le ali solo a partire dal IV secolo, questo per evitare la loro confusione con divinità pagane come Nike.

 

Angelologia patristica

Partendo dall'analisi della Bibbia Septuaginta, redatta in lingua greca, i Padri della chiesa cristiana avviarono la loro ricerca teologica sugli angeli, ma per stabilire quale fosse il loro numero, quando essi furono creati e dove vivessero.

Origene sostenne che gli angeli fossero precedenti agli uomini nella creazione, considerando le anime degli uomini come angeli decaduti.

Giustino, Ireneo, Lattanzio ed Ambrogio, seguendo il Libro di Enoch considerato canonico dalle chiese cristiane dei primi secoli, considerarono "angeli" i figli di Dio (beně Ělōhīm) che peccarono con le figlie degli uomini. Per le medesime ragioni Tertulliano ritenne che gli angeli disponessero di un corpo, visibile solo al loro creatore, capace di prendere la forma umana.

A partire dal IV secolo la Chiesa cristiana rigettò la canonicità del Libro di Henoc e quindi negò la corporeità degli angeli, in questo modo si espressero, tra gli altri, Tito di Bostra, Eusebio di Cesarea, Gregorio di Nissa e Giovanni Crisostomo. Tuttavia la corporeità fisica degli esseri spirituali, rigettata a partire dal IV secolo sul piano teologico, sopravvisse per tutto il Medioevo sul piano giuridico quando fu ammesso il commercio sessuale con il demonio (δαιμόνιον- διάβολος della Septuaginta) commesso dalle streghe.

Pseudo-Dionigi l'Areopagita nel suo De caelesti hierarchia riprende parte della classificazione elaborata dal pagano Proclo stabilendo la gerarchia angelica in base alla prossimità a Dio seguendo tale ordine: i serafini (più vicini a Dio) seguiti dai cherubini, dai principati, dalle dominazioni, dalle virtù, dalle potestà, dagli arcangeli e dagli angeli (questi ultimi i più lontani).

 

Angelologia scolastica

Con la scolastica il tema "angelico" si focalizza sulla natura di questi esseri spirituali trovando nel Concilio Lateranense IV (1215) uno dei momenti più significativi.

Il primo autore a offrire largo spazio a questa meditazione fu Onorio di Ratisbona il quale dedicò al tema ben quattro capitoli del suo Elucidarium (composto tra il 1108 e il 1110).

 

Cattolicesimo

Anche nel Cattolicesimo gli angeli sono creature di Dio spirituali, incorporee ma personali (dotate di intelligenza e volontà propria) e, tra gli esseri visibili, sono quelli con il più alto grado di perfezione.

La loro esistenza è una verità di fede confermata dalla Sacra scrittura e dalla tradizione cattolica. Secondo una definizione di sant'Agostino il termine angelo non definisce l'essere della creatura bensì l'ufficio o il compito assegnato da Dio. Sono realtà spirituali alle dirette dipendenze di Dio.

Nella Chiesa cattolica gli angeli assumono una dimensione fortemente cristologica. Essi annunciano Cristo, lo servono, ne sono messaggeri, sono creati fin dalla loro origine in funzione del suo regno e del suo disegno di salvezza e di vita.

Gli angeli hanno anche la funzione di assistere e proteggere la Chiesa e la vita umana, per questo vengono invocati nelle celebrazioni e nelle preghiere dei credenti. Sono segno della provvidenza di Dio e circondano con la loro protezione ed intercessione tutta la vita umana del fedele. Secondo le parole di Gesù, ognuno ha un proprio angelo custode e quelli dei bambini e dei semplici contemplano continuamente il volto di Dio.

Secondo la Chiesa Cattolica nella Bibbia, Libro di Tobia, si legge che gli arcangeli sono coloro che siedono alla presenza di Dio, ne contemplano la gloria e lo lodano incessantemente. La Chiesa cattolica celebra la memoria di tre angeli in particolare:

Michele è a capo delle schiere celesti. È lui che scaraventò Lucifero lontano dal Paradiso. Nel Libro di Daniele (XII, 1) viene indicato come particolare protettore del popolo di Israele.

Gabriele si suppone lottò con Giacobbe (Genesi XXXII), rompendogli il femore, e gli diede il nome di Israele. Apparve alla Vergine Maria, annunciandole la nascita di Gesù (Annunciazione).

Raffaele, è citato nel Libro di Tobia, ed accompagnò Tobia nel viaggio in Mesopotamia per recuperare il denaro del padre, liberò Sara da un diavolo e favorì il matrimonio di questa con Tobia. È spesso identificato come l'angelo custode per eccellenza.

Dal punto di vista tradizionale cattolico si sostiene anche che la descrizione delle gerarchie angeliche possa essere concepita in base alla sistematizzazione proposta dallo pseudo-Dionigi Areopagita nella sua opera De coelesti hierarchia, suddividendo gli angeli in nove "cori angelici": Angeli; Arcangeli; Archai o Principati; Potestà; Virtù; Dominazioni; Troni; Cherubini; Serafini. Sono tre serie di schiere angeliche composte ciascuna da tre tipologie di angeli i quali avrebbero funzioni, regole e compiti precisi. Vi è poi, sempre secondo il punto di vista tradizionale, un angelo che ha il compito di distruggere questo mondo, l'Angelo dell'Apocalisse.

Dal 1670 papa Clemente X, stabilisce definitivamente nel rituale cattolico la festa dell'angelo custode il 2 Ottobre.

 

Nello Gnosticismo

Il tema degli "angeli" acquisisce un ruolo piuttosto centrale nelle dottrine religiose gnostiche. Con il termine "Gnosticismo", termine coniato in Europa nel XVIII secolo, gli studiosi classificano un fenomeno religioso diffusosi nel Vicino Oriente e nel Mondo Classico intorno al I-II secolo d.C..

Le radici di tale fenomeno religioso le si possono riscontrare in una comunità battista samaritana che, unitamente a quelle giudaiche non rabbiniche, ebbe origine dal mistico e asceta Giovanni Battista.

Dopo la morte di Giovanni Battista il movimento "battista" si suddivise in vari tronconi. In uno di questi, quello "samaritano" che ebbe in Dositeo, Simone e Menandro alcuni dei suoi più significativi leader, si svilupparono per la prima volta alcune originali dottrine religiose, la principale tra queste voleva il mondo non creato da un Dio creatore quanto piuttosto dagli degli angeli degenerati che non conoscevano la natura del loro stesso creatore. Il battesimo, in questo quadro apocalittico, aveva lo scopo di far riacquistare l'immortalità agli uomini negata da questi angeli. Contemporanei ai seguaci di Gesù di Nazareth, anche i seguaci di Simone Mago attribuivano al loro "maestro" delle qualità divine, incarnando egli stesso la potenza di Dio discesa sulla terra per ristabilire l'ordine.

Così l'apologeta cristiano Giustino di Nablus riporta nella Prima apologia dei Cristiani (23, 3) queste credenze:

«Gli angeli governavano male il mondo perché ognuno voleva la supremazia, perciò egli venne per stabilire le cose in ordine. Discese trasfigurato, fattosi simile alle virtù, alle potenze, e agli angeli, per poter apparire tra gli uomini come un uomo, sebbene egli non fosse un uomo; si è creduto che egli abbia patito in Giudea, mentre egli non ha patito».

 

Nell'Islām

Per l'Islām l'esistenza degli angeli (arabo: ملاك, malāk, pl. ملا ئكة, malāʾika) è un atto di fede e chi nega la loro esistenza è considerato un "infedele".

Gli angeli, infiniti di numero, hanno il compito di servire Allāh, di cui sostengono il trono e di cui cantano le lodi e le adorazioni; creati prima dell'uomo, sono fatti di luce e hanno anche la missione di condurre gli uomini a Dio secondo la sua volontà, avendo anche il compito di registrare le azioni umane che saranno soppesate, quando, loro stessi e su comando divino, suoneranno la tromba del Giudizio finale.

Gli angeli sono dotati di due, tre o quattro paia di ali, la differenza tra questi dipende dalla velocità con cui adempiono ai comandi divini:

 

(AR)

«الْحَمْدُ لِلَّهِ فَاطِرِ السَّمَاوَاتِ وَالأَرْضِ جَاعِلِ الْمَلاَئِكَةِ رُسُلاً أُولِي أَجْنِحَة ٍ مَثْنَى وَثُلاَثَ وَرُبَاعَ يَزِيدُ فِي الْخَلْقِ مَا يَشَاءُ إِنَّ اللَّهَ عَلَى كُلِّ شَيْء ٍ قَدِير ٌ».

 

(IT)

«Lode al Signore, Separatore (âlFâṯiru) dei cieli e della Terra, Che si avvale di angeli quali inviati, forniti di ali a due, a tre e a quattro paia e aggiunge alla creazione ciò Egli che vuole. Certo, Dio su tutto è Potente».

(Corano, XXXV,1. Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag.218 (434)).

 

Tra gli angeli vengono nominati Michele, il quale compare una sola volta nel Corano II,98, indicato come ميخائيل Mikal e Gabriele, indicato come جبرئیل Gabriel, il quale è invece menzionato esplicitamente anche nella sura LXVI,4:

 

(AR)

«مَنْ كَانَ عَدُوّا ً لِلَّهِ وَمَلاَئِكَتِه ِِ وَرُسُلِه ِِ وَجِبْرِيلَ وَمِيكَالَ فَإِنَّ اللَّهَ عَدُوّ ٌ لِلْكَافِرِينَ».

 

(IT)

«chiunque è nemico di Dio, dei Suoi angeli, dei Suoi messaggeri e di Gabriele e di Michele, allora, sì, Dio è nemico dei miscredenti».

(Corano (II, 98). Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag.9 (16)).

 

Gabriele è l'angelo gerarchicamente più importante, lui trasmette ai profeti la "rivelazione" divina, avendo annunciato anche a Maria (مريم Maryam) la sua maternità.

Altri angeli, alcuni citati nel Corano altri attestati nella tradizione successiva, sono: Isrāfīl (إسرافيل), l'angelo della fine del Mondo; ʿIzrāʾīl (عزرائيل), l'angelo della morte; Riḍwān (رضوان), il guardiano (ḵẖāzin) del paradiso; Mālik (مالك) il guardiano (ḵẖāzin) dell'inferno:

 

(AR)

«وَنَادَوْا يَامَالِكُ لِيَقْضِ عَلَيْنَا رَبُّكَ قَالَ إِنَّكُمْ مَاكِثُونَ».

 

(IT)

«Grideranno: "O Mālik! Il tuo Signore ci finisca!" Dirà: "Certo siete qui per sempre!"».

(Corano (XLIII, 77). Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag. 249 (496)).

 

Due angeli particolari, Munkar e Nakīr (منكر و نكير), sono preposti ad un "interrogatorio" dei defunti, una volta deposti nella tomba. Le domande essenziali riguardano l'appartenenza o meno all'Islam ("chi è il tuo Dio?", "chi è il tuo Profeta?"). E nel caso che le risposte condannino il defunto, Munkar e Nakīr lo percuotono violentemente cominciando a somministrargli in anticipo, già nella tomba, la condanna che verrà comminata dopo il giorno del Giudizio. Questa dottrina e questi due angeli non sono tuttavia mai esplicitamente menzionati nel Corano appartenendo piuttosto alle credenze sulle dottrine trasmesse per testimonianza orale (samʿiyyāt) e basate sull'interpretazione implicita dei versi del Corano [XIV, 27 (32); XL, 40 (49); LXXI, 25] e sull'esplicita tradizione esegetica (ad es. al-Taftāzānī Commentario sul al-Nasafī ʿAḳaʾid Cairo, 1321, CIX).

Altri due angeli, questi menzionati nella II sura del Corano Harut e Marut (هاروت وماروت) riflettono le idee angelologiche zoroastriane e insegnano le arti magiche agli uomini, avendo peraltro deciso di rimanere sulla Terra per amore di una donna:

 

(AR)

«وَاتَّبَعُوا مَا تَتْلُو الشَّيَاطِينُ عَلَى مُلْكِ سُلَيْمَانَ وَمَا كَفَرَ سُلَيْمَانُ وَلَكِنَّ الشَّيَاطِينَ كَفَرُوا يُعَلِّمُونَ النَّاسَ السِّحْرَ وَمَا أُنزِلَ عَلَى الْمَلَكَيْنِ بِبَابِلَ هَارُوتَ وَمَارُوتَ وَمَا يُعَلِّمَانِ مِنْ أَحَدٍ حَتَّى يَقُولاَ إِنَّمَا نَحْنُ فِتْنَة ٌ فَلاَ تَكْفُرْ فَيَتَعَلَّمُونَ مِنْهُمَا مَا يُفَرِّقُونَ بِه ِِ بَيْنَ الْمَرْءِ وَزَوْجِه ِِ وَمَا هُمْ بِضَارِّينَ بِه ِِ مِنْ أَحَد ٍ إِلاَّ بِإِذْنِ اللَّهِ وَيَتَعَلَّمُونَ مَا يَضُرُّهُمْ وَلاَ يَنفَعُهُمْ وَلَقَدْ عَلِمُوا لَمَنِ اشْتَرَاه ُُ مَا لَه ُُ فِي الآخِرَةِ مِنْ خَلاَق ٍ وَلَبِئْسَ مَا شَرَوْا بِهِ~ِ أَنفُسَهُمْ لَوْ كَانُوا يَعْلَمُونَ».

 

(IT)

«Ed essi seguirono ciò che i diavoli raccontano sul regno di Salomone. Ma Salomone ha sempre creduto, e i diavoli non hanno creduto: insegnano alle genti la magia e quel che è stato rivelato agli angeli Hârût e Mârût a Bâbil. Ma questi non insegnavano qualcosa a qualcuno se prima non avevano detto: "Questo solo: noi siamo solo una tentazione. Non essere dunque miscredente." Poi le genti impararono da loro come creare la divisione fra uomo e sua moglie. Con ciò essi non sono in grado di far del male a chicchessia se non col permesso di Dio. E imparano ciò che fa loro del male senza far loro alcun bene. Ciò che sanno è sicuramente che colui che s'acquistò ciò, per lui nessuna parte nell'aldilà. In effetti hanno escogitato un cattivo affare per le loro anime. Ah, se avessero saputo!».

(Corano II,102. Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag.9 (16)).

 

Il Corano distingue altre due specie di esseri spirituali con funzioni e caratteristiche diverse dagli angeli: i jinn (جني, simili ai "geni" della tradizione europea) e i diavoli (إبليس; anche shayāṭīn شياطين). A differenza degli angeli che hanno natura di "luce", i jinn e gli shayāṭīn hanno sostanza di fuoco. Tali esseri spirituali si differenziano inoltre per l'atteggiamento nei confronti dell'uomo: gli angeli del Corano non differiscono da quelli menzionati nei testi dell'Ebraismo e del Cristianesimo, mentre i jinn hanno una funzione ambigua, dividendosi in un gruppo (maggioritario) più o meno nettamente ostile all'uomo e in un gruppo (minoritario) a lui benevolo, capace di proteggere luoghi e persone.

Tra questi ultimi si ricordano i qarīn (قرين), due esseri invisibili, uno miscredente ed uno credente, che agiscono da "spiriti custodi" (Muhammad si dice avesse convertito il suo che era miscredente, rendendolo anch'esso spirito positivo). Caratteristica infatti dei jinn è di poter essere musulmani (e quindi benevoli) o non musulmani (e quindi ostili all'uomo).

 

Interpretazioni moderne dell'angelo biblico

Tanto Thomas Hobbes che Baruch Spinoza si misurarono con la questione della rivelazione divina così come si presenta nel testo biblico.

Nel suo sforzo di stabilire che la conoscenza profetica del divino si fondava esclusivamente sulla imaginatio ("immaginazione"), Spinoza, nel suo Trattato teologico-politico, spende qualche parola sulla figura dell'angelo. L'imaginatio in questione, come parafrasa Antonio Droetto, "non è l'operazione eseguita dalla mente sopra le vestigia delle impressioni sensibili". Mentre quella di cui parla nei Cogitata metaphysica e nella seconda parte dell'Ethica è una immaginazione che l'attività intellettuale porta a conoscenza distinta (in coerenza rispetto ai principi del razionalismo cartesiano), quella profetica non è una conoscenza, neppure di primo grado. Si tratta di un'attività chiusa in sé stessa e finisce per essere negazione della Sostanza e della sua conoscenza, negazione della scienza di Dio. Se Dio è l'oggetto dell'immaginazione profetica, ciò avveniva, secondo Spinoza, perché gli Ebrei tendevano ad attribuire a Dio tutto ciò che non capivano. Hobbes, per suo conto, scriveva nel Leviatano, che non esiste né può esistere alcuna immagine di forme invisibili o di sostanze infinite. Mentre per Spinoza, la Scrittura è "il documento dell'immaginazione, e non della scienza dei profeti", per Hobbes le manifestazioni sovrannaturali, fuori dall'economia consueta della Natura, sono ascrivibili a Dio e intendono significare la sua presenza e la sua volontà, spiegazione inammissibile per Spinoza, per il quale l'agire divino non ammette distinzioni speciali rispetto all'economia naturale e qualsiasi idea in contrario sostiene l'idolatria. Hobbes, insomma, mantiene in piedi l'idea di un ordine sovrannaturale che sarebbe stato rivelato ai profeti, mentre per Spinoza questo "mistero" consiste solo nella sua alogicità.

Quanto detto per le manifestazioni dirette di Dio che la Scrittura registra vale per Spinoza anche in riferimento agli angeli, che egli interpreta come uno tra "i mezzi adoperati da Dio per rivelare agli uomini i suoi decreti". Chiarito che la rivelazione avviene ai profeti solo attraverso immagini, Spinoza menziona alcuni passi biblici in cui figurano angeli, in ordine:

Dio manifesta la sua collera a Davide per il tramite di un angelo che mette mano alla spada (Primo libro delle Cronache, 21.16);

Un angelo appare all'asina di Balaam (Numeri, 22.22-23);

Un angelo si manifesta alla moglie di Manoach (Libro dei Giudici, 13.2-3);

Un angelo ferma Abramo, in procinto di uccidere il figlio Isacco (Genesi, 22.9-12).

Mentre Maimonide, nella sua ottica razionalista, non riusciva a dare conto della suscettibilità di "specie visibile" della natura angelica, supportata dalla Scolastica sulla scorta di Aristotele, e interpretava perciò la visione degli angeli metafisicamente, come immagine non vera, sensazione non reale, rappresentazione fantastica avvenuta in sogno, per Spinoza questo è violentare il testo biblico per cavarne significati a supporto di dottrine. Altrettanto, a giudizio di Spinoza, fanno i rabbini, nel momento in cui interpretano gli angeli allegoricamente. Per Spinoza, semplicemente, gli angeli non appartengono alla sfera della metafisica, ma a quella della teologia. Per lui non esiste, insomma, un mezzo intellettivo per cogliere la rivelazione divina. Ogni raccordo tra ragione e fede è impossibile: in ciò avversa soprattutto Tommaso, il quale sosteneva, oltre alla via immaginativa, una via intellettiva, indicato come munus ordinarium ("dono naturale") del profetare, che si aggiungeva al munus extraordinarium, quello dell'intervento soprannaturale.

 

Voci correlate

Filosofia;

Storia;

Religione;

Homo sapiens sapiens;

Metafisica;

Angelo custode;

Gerarchia degli angeli;

 

Tratto da Wikipedia e modificato

 

 

 

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