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Allergia

 

Descrizione

L'Allergia è una malattia del sistema immunitario caratterizzata da reazioni eccessive portate da particolari anticorpi (reagine o IgE) nei confronti di sostanze abitualmente innocue come ad esempio pollini.

Le patologie allergiche rappresentano un rilevante problema di salute pubblica per l’aumento dei casi e per il conseguente aumento della spesa pubblica, non solo per la diagnosi e la terapia farmacologica, ma anche per la possibile inabilità temporanea o permanente al lavoro che può causare.
Attualmente, almeno un terzo della popolazione lamenta la comparsa di varie forme allergiche, con uno spettro di manifestazioni cliniche assai variabili, che coinvolgono l’apparato respiratorio, l’apparato gastrointestinale, la cute. Negli ultimi dieci anni sono aumentati i casi di pazienti sensibilizzati verso più sostanze, inoltre all’aumento della sensibilizzazione è associato un aumento della manifestazione clinica contemporanea di rinite ed asma allergico.

 

Storia

Il concetto di "allergia" fu introdotto nel 1906 dai pediatri viennesi Clemens von Pirquet e Béla Schick i quali furono i primi a osservare come il sistema immunitario potesse svolgere anche un ruolo dannoso con risposte alterate dopo la somministrazione di siero eterologo o del vaccino del vaiolo a scopo terapeutico. Pirquet e Schick chiamarono questo fenomeno "allergia", dai vocaboli greco ἄλλος, che vuole dire "altro", ed ἔργον che significa "lavoro" (o "effetto"). In un primo tempo tutte le forme dell'ipersensibilità furono classificate come allergie, in quanto si pensava che fossero tutte causate da un'alterata attivazione del sistema immunitario. Divenne chiaro più tardi che erano implicati molti differenti meccanismi di malattia, aventi in comune una anomala attivazione del sistema immune. Nel 1963, Philip Gell e Robin Coombs proposero un nuovo schema di classificazione che prevedeva quattro tipi di reazioni di ipersensibilità, conosciute come ipersensibilità di grado da I a IV. Con questa nuova classificazione, il termine "allergia" fu riservato alla sola ipersensibilità di tipo I.

 

Caratteristiche

Caratteristiche principali sono la specificità e la velocità:

- specificità: essendo dovuta alla reazione di un tipo di anticorpi la malattia si manifesta esclusivamente in presenza della sostanza verso la quale è diretto l'anticorpo. Sostanze dello stesso genere (esempio pollini) ma di diversa struttura molecolare (es pollini di 2 famiglie diverse) generano allergie diverse. In sintesi un paziente con una allergia verso un certo polline non ha sintomi se a contatto con pollini di altre famiglie e strutturalmente diversi;

- velocità: la reazione allergica è per definizione immediata. Dal momento del contatto con la sostanza allergizzante al momento della manifestazione dei sintomi intercorrono da 5 a 30 minuti (mediamente 15 minuti).

 

Allergia ed intolleranza alimentare

La reazione negativa al cibo è spesso erroneamente definita allergia alimentare. In molti casi è provocata da altre cause come un’intossicazione alimentare di tipo microbico, un’avversione psicologica al cibo o un’intolleranza ad un determinato ingrediente di un alimento.

L’allergia alimentare è una forma specifica di intolleranza ad alimenti o a componenti alimentari che attiva il sistema immunitario. Un allergene (proteina presente nell’alimento a rischio che nella maggioranza delle persone è del tutto innocua) innesca una catena di reazioni del sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi. Gli anticorpi determinano il rilascio di sostanze chimiche organiche, come l’istamina, che provocano vari sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno. Le allergie agli alimenti o ai componenti alimentari sono spesso ereditarie e vengono in genere diagnosticate nei primi anni di vita.

L’intolleranza alimentare coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario. Un tipico esempio è l’intolleranza al lattosio: le persone che ne sono affette hanno una carenza di lattasi, l’enzima digestivo che scompone lo zucchero del latte.

 

Cause

Fattori Genetici

L'allergia è una malattia influenzata da fattori genetici. Non è però l'antigene che viene ereditato, ma solo la generica predisposizione. In altre parole un genitore allergico, ad esempio, al polline potrà avere figli allergici ad acari e nipoti allergici a pelo animale, e così via. Le allergie derivano da alterazioni poligeniche su diversi cromosomi del DNA, si suppone che alcuni di questi siano anche quelli regolatori dell'asma, in entrambi i casi si ha come sintomo l'iperattività bronchiale, inoltre spesso queste alterazioni genetiche portano all'iperproduzione di immunoglobuline IgE, che è ciò che avviene con l'ipersensibilità immediata (tipo I). La probabilità di sviluppare una allergia IgE-mediata in un bambino in cui entrambi i genitori siano atopici si aggira intorno al 40-60%, con nessun genitore atopico si riduce al 5-10%. Il rischio di sviluppare un'allergia aumenta quindi all'aumentare del numero dei parenti affetti dalla patologia.

 

Fattori Ambientali

Parallelamente a quelli genetici, i fattori ambientali investono un ruolo importante nell'insorgenza dell'atopia. Una recente teoria, denominata "Hygiene Hypothesis", indica nell'eccesso di igiene una delle cause che favoriscono l'insorgere dell'allergia. È dimostrato infatti che un ambiente (o cibo) eccessivamente "sterilizzato" non è salutare per il sistema immunitario che diviene più prono allo sviluppo di allergie. Fra le varie osservazioni che avallano tale ipotesi si è rilevato che nei bambini che vivono in ambiente rurale o che hanno un gatto in casa (dimostrato nei primi due anni di vita), la probabilità di allergia si riduce in modo significativo. Le allergie sono meno diffuse tra coloro che sono a stretto contatto con microbi fecali o alimentari, poiché la flora batterica di questi individui è ricca di microbi che producono endotossine, le quali inibiscono la produzione di proteine allergizzanti, che altrimenti stimolano il tessuto linfatico intestinale incrementando le probabilità di asma e rinite allergica. Nei paesi occidentali il precoce utilizzo di antibiotici nei bambini, l'ampio utilizzo di additivi chimici negli alimenti e la loro sterilizzazione, sembrano ritardare lo sviluppo di tale flora batterica.

Predisposizione allo sviluppo dell'allergia è connessa anche al mese di nascita. In primavera, infatti, i vegetali liberano i propri pollini, mentre in autunno è maggiore la frequenza degli acari, perciò l'esposizione prematura ad uno di questi allergeni comporta maggiori probabilità di uno sviluppo futuro dell'atopia. Per quanto riguarda il fumo, non è certo se esso sia un fattore di rischio per lo sviluppo di atopia già a partire dalla gravidanza, ma certamente aumenta le probabilità di insorgenza di asma e patologie respiratorie; è inoltre stato provato che i figli di madri fumatrici o esposti al fumo passivo sviluppano una maggiore quantità di IgE.

Infine, una dieta a base di grassi polinsaturi quali sono gli oli vegetali sembra dare predisposizione all'atopia, benché i pareri siano discordi, mentre l'allattamento al seno consente di ritardare il contatto con altri agenti allergizzanti non contenuti nel latte materno, fornendo inoltre difese immunitarie essenziali per il bambino.

Tra le infezioni respiratorie, quella che certamente offre maggiore predisposizione all'atopia in età pre-scolare o scolare, è la bronchiolite da VRS (Virus Respiratorio Sinciziale); il VRS infatti stimola la produzione di proteine sensibilizzanti.

Si può dire quindi che siano più colpiti da allergie coloro che appartengono a ceti alti, sono figli unici, vivono in aree urbane e mantengono alti standard igienici.

 

Patogenesi

L’individuo allergico, quando viene a contatto con determinate sostanze, innocue per altri individui, sviluppa una risposta immunitaria abnorme. Le sostanze in grado di stimolare la reazione allergica vengono dette allergeni. L’allergene è infatti considerata una sostanza dotata di potere antigene, cioè tale da provocare la produzione di anticorpi quando entra nell’organismo.

Gli allergeni possono provocare una reazione allergica penetrando nell’organismo secondo diverse modalità: più comunemente per via aerea (come ad esempio le polveri ed i pollini), per via alimentare, per via topica, per via iniettiva.Gli allergeni più comuni in natura includono:

- proteine globulari di polline (elemento maschile necessario per la riproduzione delle piante);

- veleni di insetti;

- acari della polvere;

- micofiti (muffe e lieviti);

- alimenti;

- farmaci;

- ecc...

 

Sistema immunitario, la difesa dell’organismo

Il nostro organismo possiede un sistema specializzato per difenderci dalle sostanze tossiche come pure dai microorganismi patogeni. Questo sistema è costituito dai leucociti o globuli bianchi, dal sistema macrofagico tessutale e dal tessuto linfoide.

I leucociti sono prodotti dal midollo osseo e poi immessi nel sangue per essere trasportati dove è richiesta la loro azione. Alcuni invece rimangono come "deposito" e vanno nel circolo sanguigno solo in caso di necessità. Possono essere immaginati come unità mobili del nostro organismo e costituiscono un rapido e potente mezzo di difesa.

Il sistema macrofagico tessutale agisce principalmente mediante leucociti chiamati macrofagi: questi sono i monociti del sangue migrati nei tessuti. I macrofagi, specializzati nel processo di fagocitosi, costituiscono una prima linea di difesa a livello dei tessuti, ma sono responsabili anche della risposta cronica, a lungo termine, contro l’infezione.

Meccanismo d’azione:

- i leucociti (eosinofili, basofili, neutrofili, monociti) distruggono l’agente estraneo "fagocitandolo";

- il sistema immunitario forma anticorpi e linfociti sensibilizzati verso l’agente estraneo.

I linfociti sono leucociti prodotti dalle cellule staminali del midollo osseo, durante la fase di sviluppo dell’embrione. Alla fine della vita embrionale ed alla nascita subiscono dei processi di differenziazione, in organi specializzati, quindi circolano nel sangue e raggiungono il tessuto linfatico.

Il tessuto linfatico risiede in gran parte nei linfonodi e in minore quantità nel midollo osseo, ma è presente anche in particolari organi (linfatici) come le tonsille, la milza, il timo e alcune aree del tessuto gastrointestinale. Sono aree situate in posizioni strategiche al fine di creare più "fermate di blocco" alla penetrazione degli agenti estranei.

I linfociti appartengono a due distinti classi: linfociti T, che derivano dal timo, responsabili dell’immunità cellulare, ed i linfociti B, che producono gli anticorpi e sono responsabili dell’immunità umorale.

Gli allergeni hanno la particolarità di sviluppare il sistema immunitario mediante la produzione di una classe di anticorpi: le immunoglobuline di tipo E (IgE). A conferma di ciò, gli individui allergici presentano un numero maggiore di IgE. L’ipersensibilità IgE-mediata sembra avere una base genetica, anche se per lo sviluppo della patologia allergica sarebbe necessaria una esposizione prolungata agli allergeni. Fattori genetici, la frequenza e l’intensità dell’esposizione all’allergene contribuiscono allo sviluppo di una risposta allergica ad un particolare antigene.

I meccanismi d’azione della reazione allergica sono complessi. Semplificando, si può dire che la prima esposizione ad un allergene causa una modesta reazione: l’allergene viene riconosciuto come estraneo dall’organismo dai macrofagi tessutali che li fagocitano, i prodotti di degranulazione stimolano una classe di linfociti T, i linfociti T helper (aiutanti) e questi a loro volta inducono un’altra classe di linfociti, i linfociti B, a produrre anticorpi specifici appartenenti alla classe delle immunoglobuline IgE. Questa fase viene detta di sensibilizzazione.Gli anticorpi formati si fissano alla superficie della membrana di due organuli:

- i mastociti, presenti nei tessuti (si trovano numerosi nella congiuntiva, nelle vie respiratorie, nel tratto gastrointestinale), che hanno la caratteristica di contenere granuli ricchi di istamina;

- i basofili (mastocellule circolanti nel sangue).

Il sistema immunitario ha la caratteristica di possedere una memoria. Ad una successiva esposizione, anche dopo anni, l’allergene si lega agli anticorpi ed i mastociti ed i basofili si "degranulano" e rilasciano dei mediatori chimici, tra i quali l’istamina. Si ha inoltre stimolo della produzione e attivazione di eosinofili con conseguente induzione di un processo infiammatorio cronico. L’esposizione occasionale ad un allergene determina generalmente una reazione autolimitantesi in pochi giorni, mentre l’esposizione continua può cronicizzare l’infiammazione e provocare un danno permanente del tessuto interessato. L’istamina è la sostanza responsabile della caratteristica reazione allergica:

- vasodilatazione,

- aumento della permeabilità dei vasi, che si manifesta clinicamente con l’arrossamento della cute,

- il pomfo (rilievo cutaneo arrossato e pruriginoso),

- la reazione pruriginosa.

Altri mediatori chimici sono implicati, ma l’istamina è il principale responsabile dei sintomi allergici: gli starnuti, l’ostruzione nasale, il prurito, la rinorrea. Agisce stimolando i recettori di terminazioni nervose, responsabili degli starnuti e del prurito, e i recettori vascolari, che sono responsabili della secrezione e congestione vasale.

La più nota e pericolosa reazione allergica è l’anafilassi; consiste in una reazione immunitaria acuta provocata dall’introduzione, generalmente per via ematica, di un antigene in un individuo precedentemente sensibilizzato. Ne consegue una reazione generalizzata, con liberazione di grandi quantità di istamina, i cui effetti mettono a rischio di vita il paziente. Nei casi di anafilassi sistemica, le reazioni si manifestano in poco minuti e sono caratterizzate da difficoltà respiratoria e da shock circolatorio che può essere evitato solo mediante iniezioni di adrenalina e cortisonici.

Le manifestazioni dello shock anafilattico sono:

- caduta della pressione,

- pallore,

- tachicardia,

- sudorazione,

- angioedema delle vie aree superiori,

- difficoltà respiratoria,

... fino ad arrivare al collasso circolatorio ed alla morte.

Cause più frequenti di anafilassi: siero eterologo (ad esempio il siero di cavallo utilizzato nella terapia del morso di serpenti e di ragni), enzimi inoculati per via parenterale (cioè sottocute, via intramuscolare ed endovenosa), gli emoderivati (ad esempio trasfusioni di sangue), le iniezioni desensibilizzanti, i farmaci (comunemente la penicillina) e le punture di insetto (ad esempio il veleno delle api). L’anafilassi può essere peggiorata o scatenata dall’esercizio fisico. Si possono avere reazioni anafilattiche localizzate alla zona di penetrazione dell’antigene: la cute, le membrane nasali, il tratto gastroenterico. Le reazioni anafilattoidi sono clinicamente simili all’anafilassi ma riconoscono meccanismi diversi.

 

Comuni agenti allergizzanti

Le sostanze allergizzanti più comuni comprendono sostanze vegetali (pollini di fiori, farine di cereali, pulviscolo di stoffe), prodotti epidermici (forfora proveniente da animali domestici, peli di animali) che determinano più frequentemente l’insorgenza di riniti o asma; le sostanze alimentari (soprattutto carni di pesce o di maiali, uova, latte, alcuni tipi di frutta come le fragole e le pesche, le verdure come gli spinaci) che determinano più frequentemente manifestazioni cutanee (orticaria ed eczemi) e gastrointestinali.

- Pollini:

a) Pollini delle erbe: sono tra le cause più comuni di allergia respiratoria in ogni parte del mondo; sono responsabili del 30-40% dei casi di allergia. Le specie implicate sono numerose, tra cui segale e graminacee, che spesso sono dotate di reattività crociata tra di loro;

b) Pollini degli alberi; le specie responsabili variano da regione a regione e comprendono pioppo, betulla, olmo, olivo, salice, e altri alberi. L’impollinazione comincia a primavera e non dura a lungo, 4-6 settimane; anche in questo caso ci sono rilevanti differenze tra le diverse aree geografiche;

c) Pollini minori: le due specie più importanti sono l’Ambrosia artemisiaefolia e l’ambrosia trifida, ma esistono anche altre specie.

- Derivati epidermici animali:

a) Forfora del gatto: è associata alla comparsa di asma infantile;

b) Forfora del cane: meno comune;

c) Acaro della polvere domestica: gli acari sono parassiti non visibili all’occhio umano, di dimensioni dell’ordine di 200-300 micron (visibili solo al microscopio elettronico), il cui habitat naturale è costituito dalla polvere domestica, dai materassi e cuscini di lana, dagli abiti, dalle piume, dai tappeti posti su superfici di cemento. Le zone ad alta umidità (umidità relativa superiore al 50%) costituiscono l’habitat ideale per gli acari domestici, analogamente ai funghi.La fonte di alimentazione è rappresentata essenzialmente dalla desquamazione cutanea (forfora umana), da residui alimentari, da funghi (aspergilli). Le feci di questi parassiti sono la maggiore fonte di allergeni della polvere di casa.I due tipi principali sono: Dermatophagoides pteronynissinus ed il d ermatofagoide della farina;

- Miceti: Muffe e lieviti le cui spore hanno azione allergizzante. La complessità di questi allergeni impedisce l’allestimento di estratti standardizzabili. Le specie più importanti appartengono alle famiglie Alternaria, Aspergillus, Penicellium e Cladosporium. Aspergillus e Penicillium sono classificati come allergeni domestici e si annidano in ambienti umidi come le piastrelle dei bagni e i davanzali delle finestre;

- Insetti: da molti studi è emerso che lo scarafaggio può produrre un allergene importante nello scatenare o precipitare un asma bronchiale. In diversi bambini con asma è stata rilevata una positività ai test cutanei per questo antigene e la presenza di IgE specifiche;

- Alimenti: I più comuni alimenti allergizzanti sono latte, uova, crostacei e molluschi, noci, grano, semi di soia e cioccolata.

 

Sintomi

Le allergie sono caratterizzate da una risposta infiammatoria agli allergeni; locale o sistemica. I sintomi locali tipici sono:

- Naso: rigonfiamento delle mucose nasali starnuti e scolo liquido (rinite allergica).

- Occhi: arrossamento e prurito della congiuntiva (congiuntivite allergica). Quasi costantemente è un fenomeno di accompagnamento della rinite allergica.

- Vie aeree inferiori: irritazione, broncocostrizione, attacchi d'asma.

- Pelle: dermatite allergica come eczemi, orticaria, neurodermite (parzialmente) e dermatite da contatto.

La risposta allergica sistemica è detta anche "anafilassi": a seconda del livello di severità, può causare reazioni cutanee, broncocostrizione, edema, ipotensione fino allo shock anafilattico con possibile insorgenza di coma, a volte letale.

 

Diagnosi

La diagnosi dei vari quadri clinici delle allergie si avvale di procedure comuni:

- Anamnesi: consiste nella raccolta dei dati relativi ai sintomi: periodo di insorgenza, relazioni con l’ambiente, decorso clinico, età di esordio, frequenza delle infiammazioni respiratorie. Queste informazioni hanno un ruolo primario per la diagnosi di queste patologie. Importante è la ricerca della familiarità alle allergie, data la predisposizione ereditaria. Il medico dovrà attentamente ricercare le sostanze con cui il paziente viene a contatto in casa o al lavoro: questo faciliterà la ricerca degli allergeni responsabili mediante i test cutanei.

- Esame obiettivo particolare: la visita medica dovrà ricercare i segni classici della patologia allergica sospettata, ad esempio, nella rinite allergica, la rinorrea e il rossore della congiuntiva bulbare.

- Esami di laboratorio: si ha aumento delle immunoglobuline IgE e degli eosinofili circolanti nel sangue. Gli eosinofili sono anche aumentati nelle secrezioni nasali. Queste indagini non vengono richieste comunemente in quanto per fare diagnosi spesso è sufficiente la visita e la raccolta anamnestica.

Nella diagnosi sono impiegati test in vitro quali RAST o RAST-simili e test in vivo come le prove intradermiche o i prick test. L’identificazione dell’allergene da testare deve tenere conto dell’area geografica, al fine di condurre una ricerca mirata: i pollini infatti variano moltissimo da zona a zona. Il successo di questi test permette sia una adeguata profilassi stagionale, così da ridurre i sintomi, sia eventualmente l’esecuzione della terapia desensibilizzante.

In genere, i rischi associati alle prove cutanee sono minimi. Tuttavia sono riportati casi di anafilassi con esito fatale in soggetti sottoposti a pneumoallergeni. L’infezione locale è rarissima. La possibilità di reazioni anafilattiche impone l’esecuzione dei test in presenza di un medico pronto ad intervenire in caso di reazioni indesiderate.

Gli anticorpi responsabili delle reazioni allergiche sono le "IgE", dette anche "reagine". Sono abitualmente presenti in tutti gli individui. Il dosaggio nel sangue si esegue con un esame chiamato PRIST (Paper Radio Immuno Sorbent Test). Un livello elevato di IgE nel sangue orienta verso allergia ma può essere trovato anche in soggetti che non sono allergici. Il test principale per la diagnosi di allergia è il test cutaneo "prick-test". Con tale indagine si fa entrare in contatto una minima quantità di allergene con la cute lievemente scarificata del Paziente con l'ausilio di particolari lancette dalla punta molto piccola. Se il Paziente ha anticorpi IgE attivi contro un determinato allergene si osserverà una reazione di gonfiore localizzato con prurito (pomfo) in corrispondenza della sostanza cui è allergico il paziente. Altre indagini utlilizzate sono il RAST (Radio Allergo Sorbent Test) che cerca la IgE direttamente nel sangue. Il test di scatenamento d'organo in cui si provoca sperimentalmente la allergia esponendo il paziente al sospetto allergene è abitualmente utilizzato per la diagnosi di rinite e congiuntivite allergiche.

 

Trattamento (Terapia)

Sebbene non esista una cura definitiva per le allergie, è possibile a volte una terapia di desensibilizzazione agli allergeni tramite "vaccino", fornendo al paziente l'allergene in questione, aumentando gradualmente le dosi favorendo così la formazione di IgG che bloccano l'antigene prima dell'adesione alle IgE. Tale terapia è comunemente usata solo per le allergie inalatorie.

Esistono comunque centri specializzati che praticano con successo la desensibilizzazione anche per allergie alimentari (casi ben selezionati).

Si possono inoltre trattare singolarmente i sintomi con farmaci che inibiscono i recettori H1 dell'istamina (antistaminici come la cetirizina, la desloratadina e la loratadina). Tuttavia, per poter ottenere la massima efficacia, questo genere di medicinale andrebbe somministrato prima dell'esposizione all'allergene.

Sono molto efficaci sulla fase tardive anche i farmaci dall'azione antinfiammatoria, come il cortisone ("Prednisolone", "Betametasone") che agiscono nell'arco di alcune ore. Allo scopo di minimizzare gli effetti collaterali dei cortisonici per via generale, si usano frequentemente cortisonici ad uso locale (spray nasale e bronchiale). Il notevole vantaggio è determinato dalla bassissima incidenza di effetti collaterali alle dosi corrette, e la possibilità di uso molto prolungato (trattamento di mesi o anni per l'asma).

Un'altra categoria di farmaci antiallergici sono i cromoni. Si tratta di prodotti derivati da una pianta mediterranea (Amni Visnaga) ad applicazione locale che vengono somministrati come collirio o spray nasale o spray aerosol per i bronchi. La loro azione consiste nell'impedire la liberazione di istamina ed altre sostanze irritanti che verrebbero rilasciate da particolari cellule (mastociti) in occasione di stimoli allergici. I cromoni sono il sodio cromoglicato e il più recente sodio nedocromil. Anche questi agiscono se somministrati prima del contatto con l'allergene, ed è per questo che il loro impiego principale è nella terapia preventiva dell'asma bronchiale e soltanto il sodio cromoglicato nell'allergie alimentari.

Altra possibile soluzione per arginare il problema dell'allergia è il Salbutamolo che è un agonista selettivo dei recettori beta2-adrenergici e viene somministrato via aerosol prima di entrare a contatto con un allergene, oppure il Salbutamolo Solfato conosciuto anche come Ventolin, avente lo stesso effetto del Salbutamolo, solo che usato in casi di bisogno ed infatti venduto in forma di spray.

Un certo successo hanno i cromoni: sodio cromoglicato e nedocromil, che hanno la capacità di impedire la degranulazionezione dell'istamina contenuta nei mastociti.

Molto più recenti sono gli antileucotrienici (es. montelukast) che non sono dei farmaci specifici per allergia essendo usati soprattutto nell'asma bronchiale (sia allergico che non allergico) ma molti studi stanno dimostrando una buona efficacia nella rinite allergica. Il loro utilizzo per tale patologia è limitato attualmente dall'alto costo.

L'ultima frontiera nel trattamento delle allergie sono gli anticorpi antiIgE (Omalizumab). Si tratta di anticorpi monoclonali umanizzati (non di derivazione umana perciò molto sicuri) che riconoscono le IgE come loro "nemico" fissandosi ad esse e, in tal modo, neutralizzandone l'effetto. Sono usati con successo nell'asma bronchiale allergico, ma il loro utilizzo su larga scala è attualmente limitato dal costo molto elevato.

Sono attualmente in studio farmaci che potranno agire molto prima della liberazione di istamina ed in modo altamente selettivo, penetrando all'interno delle cellule coinvolte nella reazione allergica, e bloccando selettivamente solo quelle attività che portano allo scatenamento della reazione. In tal modo si sta cercando di ottenere farmaci ancor più tollerabili ed efficaci.

 

Terapia farmacologica

- cortisonici topici: somministrati per via inalatoria risolvono lo stato di flogosi locale; i cortisonici per via sistemica (somministrati per bocca o endovena) sono indicati nei casi di particolare gravità;

- antistaminici: farmaci sintomatici (riducono i sintomi provocati dalla liberazione di istamina);

- disodiocromogligato: sostanza che inibisce la degranulazione dal mastocita, particolarmente utile nella terapia preventiva;

- decongestionanti topici: da usare con cautela, perché un uso continuo può aggravare i sintomi provocati dall’edema della mucosa nasale, come avviene nel caso della rinite allergica;

- antibiotici: solo in presenza di sovrainfezioni batteriche.

 

Curiosità

Allergie da contatto e sviluppo di tumori

Le allergie da contatto, che sono reazioni causate dal diretto contatto con metalli o sostanze chimiche molto comuni, potrebbero costituire un primo aiuto al sistema immunitario per evitare alcuni tipi di cancro. Come si legge sul British Medical Journal Open, gli autori della ricerca hanno studiato circa 17 mila danesi adulti che erano stati testati per comuni allergeni di contatto fra il 1984 e il 2008 in un ospedale specializzato per problemi di pelle. Dopo queste analisi, la salute di tutti i volontari è stata tenuta sotto controllo. Il 38 per cento del gruppo di volontari è risultato positivo alle allergie di contatto. Fra questi, solo il 19 per cento ha successivamente sviluppato un tumore, inclusi anche quelli benigni. I ricercatori dell'Università di Copenaghen, durante l'analisi complessiva dei dati, hanno rilevato una forte associazione fra le diagnosi di allergia da contatto e i casi di cancro. E c'era una significativa differenza nella comparsa di questa patologia fra gli allergici e i soggetti non allergici. I casi di cancro al seno e quelli di cancro alla pelle (escluso il melanoma) erano infatti molto minori fra le persone che soffrivano di allergie da contatto.

Lo stesso dato si è verificato anche nel caso dei cancri al cervello, almeno fra le donne. Gli scienziati tendono a sostenere che questi risultati avvalorino l'"ipotesi dell'immunosorveglianza"': le persone allergiche hanno minore probabilità di sviluppare un cancro perché il loro sistema immunitario è super-reattivo. Tuttavia, le analisi hanno anche evidenziato un tasso di cancro alla vescica superiore nei soggetti con allergie da contatto, che potrebbe essere una conseguenza dell'accumulo dei metaboliti chimici nel sangue.

 

Voci correlate

- Medicina;

- Fisiologia;

- Patologia;

- Malattia;

- Biochimica;

- Alimento;

- Benessere;

 

Tratto da un articolo pubblicato nel 2011 e da Wikipedia, elaborato e modificato.