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Agrume

 

Descrizione

Si dicevano anticamente agrumi gli ortaggi acri al gusto, come cipolle e simili; oggi con questo nome si designano collettivamente le specie coltivate del genere Citrus L., piante della famiglia delle Rutaceae (sottofamiglia delle Auranzioidee) e i loro frutti, che sono di sapore più o meno agro.

Per agrumi si intendono le piante coltivate appartenenti alla famiglia delle Rutaceae, sottofamiglia Aurantioideae, tribù Citreae, sottotribù Citrinae ed i loro frutti. Ne fanno parte i seguenti generi:

Citrus: arancio, limone, pompelmo, mandarino, pomelo, cedro, clementina, bergamotto, chinotto, combava, limetta, arancio amaro, mandarancio, mapo, lipo, lice, pompìa, limo;

Fortunella (Kumquat): Fortunella crassifolia, Fortunella hindsii, Fortunella japonica, Fortunella margarita, Fortunella obovata, Fortunella polyandra;

Poncirus trifoliata.

La classificazione degli agrumi ha impegnato a lungo i tassonomi a causa della presenza di individui derivati da ibridazione naturale considerati da alcuni come specie a sé stanti.

Sebbene la sottofamiglia comprenda solo tre generi e solo diciotto specie esattamente definite e stabili, esistono molte varianti e mutazioni naturali, sia nell'infiorescenza come nei frutti, per cui si trovano vari tipi di agrumi in varie parti del mondo. Oltre a ciò sono stati sviluppati numerosissimi ibridi, alcuni dei quali con caratteristiche non durevoli, per cui si trovano sul mercato solo per tempi relativamente brevi.

Gli agrumi sono alberi o arbusti sempreverdi, meno il Citrus trifoliata L. a foglie caduche, glaberrimi; il fusto ed i rami vecchi hanno in generale sezione rotonda, i ramoscelli giovani invece sono a sezione alquanto angolosa irregolare. La corteccia si conserva a lungo verde, nei rami vecchi diventa cenerina, rimane sempre poco ruvida.

Le foglie, apparentemente semplici, sono in realtà costituite dalla fogliolina terminale, sola sussistente di una foglia composta, meno che nel Citrus trifoliata, nel quale la foglia è formata da tre foglioline. Le foglie sono alterne, penninervie, più o meno ovate o lanceolate o ellittiche, intere, crenulate o denticolate, coriacee, di un bel verde intenso, più pallide sulla faccia inferiore, articolate sul picciuolo, il quale è nudo o più o meno alato. Nelle piante da seme, o selvatiche, il picciuolo è accompagnato alla base da due spine lesiniformi più o meno robuste, disposte una per lato, appartenenti al germoglio ascellare; nelle razze coltivate, che si propagano agamicamente, le spine mancano o sono ridottissime. I fiori sono solitarî o per lo più in cime pauciflore, con peduncoli corti carnosi articolati, pentameri o più di rado tetra-octameri. Hanno calice gamosepalo urceolato, quinquefido, persistente nel frutto; corolla di 5 petali liberi, allungati, carnosi, stamí in numero di 20 ed oltre, disposti in una sola cerchia, più o meno altamente riuniti alla base in fascetti di numero variabile (irregolarmente poliadelfi), con filamenti triangolari allungati terminanti a lesina, con antere allungate, sagittate, biloculari, introrse, deiscenti per il lungo; un disco ipogino a scodelletta, nettarifero, sostiene l'ovario, il quale è ovato, multiloculare con molti ovuli per loggia, in due serie, inseriti sulle placente assili, penduli, anatropi; lo stilo è subcilindrico-obconico, terminato da uno stimma a capocchia. Il frutto indeiscente, globoso o ovato, è di un tipo speciale detto esperidio, a epicarpo rugoso, mesocarpo spugnoso ed endocarpo membranaceo; le logge in numero di 4-12 e più, divise da sepimenti pure membranacei, scissibili, sono piene di numerosissime cellule fusiformi ripiene di succo acido più o meno dolce. I semi sono pochi, a guscio coriaceo, a endopleura membranacea, col rafe sporgente, con cotiledoni disuguali piano-convessi e radichetta supera.

Quasi tutte le parti di queste piante, massimamente lo strato esterno della buccia dei frutti, e anche i petali e le foglie, sono ricchi di glandule contenenti olî essenziali, i quali variano di profumo e di composizione chimica nelle diverse specie. Spesso i cotiledoni, nei semi ancora racchiusi dentro il frutto, contengono clorofilla e sono già verdi; e non è raro il caso di viviparità, cioè di frutti conservati un po' a lungo, i quali, aperti, si trovano contenere i semi già germogliati e divenuti plantule, con radichetta e 3-4 foglioline.

Numerose e frequenti, più che in altre piante coltivate, sono negli agrumi le anomalie morfologiche o teratologie. Vi sono fiori mancanti del pistillo e quindi infecondi, altri con corolla doppia e stami in numero ridotto; si hanno razze in cui i semi sono in numero ridottissimo o mancano del tutto, come l'arancio Washington navel. il mandarino Satsuma, il limone dolce, alle cui frutta questa mancanza conferisce pregio; la poliembrionia è così comune da potersi considerare quasi come un carattere normale, il numero degli embrioni talora arriva a superare anche i 10, pure più o meno capaci di germogliare. Ma le maggiori anomalie si riscontrano nella conformazione dei frutti, che assumono talvolta forme bizzarre e mostruose; ve ne sono di solcati, costolati, bitorzoluti, gobbosi, corniculati, digitati, cioè con carpelli in parte o interamente liberi fra di loro e senza polpa, sicché il frutto risulta un insieme di varî corpi allungati a modo di dita, quale è il caso del cedro digitato, detto mano di Buddha, del limone digitato. Una mostruosità che si ripete in varie specie è la superfetazione, nel qual caso dentro ad un frutto se ne formano uno o più altri, talvolta abbastanza bene sviluppati, ma più spesso più o meno mal conformati, i quali o restano interamente inclusi nel frutto principale o sporgono in parte dall'apice di esso; questa anomalia in grado lieve costituisce il caratteristico ombelico degli aranci Navel americani. La più singolare e interessante fra le anomalie presentate dagli agrumi è la cosiddetta bizzarria, albero il quale, su uno stesso piede, porta frutti di arancio amaro, frutti di cedro, e frutti misti, cioè con liste longitudinali alternate di cedro e di arancio amaro nel medesimo frutto. Questa pianta fu ottenuta nella metà del sec. XVII in un giardino di Firenze ed è coltivata abbastanza frequentemente anche oggi come curiosità, propagandola per via di innesto. Essa è stata oggetto di molti studî; uguale fenomeno è stato constatato in qualche altra specie di piante, e si ritiene trattarsi di un ibrido da innesto, cioè di un soggetto che trarrebbe la sua origine da un innesto eseguito fra le due nominate specie di agrumi, nel quale cellule meristematiche dell'una e dell'altra entità, pur mantenendosi distinte, collaborerebbero assieme in un solo organismo, distribuite ora separatamente nei singoli membri dell'organismo stesso, ora per settori in uno stesso membro, per cui venne anche dato a questi organismi anomali il nome di chimere settoriali.

Le specie, varietà e razze di agrumi coltivate sono in numero grandissimo, e oltremodo diffìcile riesce la loro identificazione e la loro classificazione. La difficoltà deriva in primo luogo dalla mancanza di caratteri salienti e fermi per distinguere non solo le singole razze, ma gli stessi gruppi principali; i caratteri ritenuti più differenziali, come il colore dei fiori e dei germogli, l'alatura dei picciuoli, la forma dei frutti, il sapore della loro polpa, l'aderenza o no della buccia, il suo spessore, il colore così della buccia come della polpa, in molti casi non servono a nulla. Così, mentre la colorazione violacea dei germogli e della faccia esterna dei petali è generalmente propria dei limoni, vi sono limoni a germogli verde pallido e a petali del tutto bianchi, come è più caratteristico degli aranci, e viceversa aranci con la colorazione indicata per i limoni; vi sono aranci a frutto ovale, arance terminanti a capezzolo, aranci a frutto acido, e viceversa si hanno razze di limoni a frutto sferico e senza capezzolo, razze di limoni a frutto dolce; vi sono cedri a mesocarpo sottile e limoni a mesocarpo assai spesso, arance a polpa paglierina e limoni a polpa aranciata, pur essendo acida, ecc.; mentre d'altra parte in specie sicuramente diverse come l'arancio amaro e l'arancio dolce, non si trova un solo carattere saliente che valga a distinguerle, e ci si deve contentare del sapore dei frutti, carattere di lieve momento in sé, e che poi non è neppur esso costante perché si ha una razza di arancio amaro a frutto dolce. La difficoltà del problema della sistematica degli agrumi è poi accresciuta dal fatto che poche sono le forme spontanee che si conoscono, ed anche di queste la spontaneità è dubbia, mentre le descrizioni delle diverse specie e razze sono state fatte quasi tutte su esemplari coltivati nei giardini dell'Oriente e del Meditterraneo. D'altra parte non pare dubbio che molte forme sono di natura ibrida, ma di origine ignota, e di più le varietà di agrumi si riproducono spesso abbastanza esattamente per seme, anche se provenienti da incrocio. I tentativi fatti da secoli di dare un ordinamento alle numerose specie e varietà di agrumi, invece di chiarire il problema l'hanno maggiormente complicato, sia per la diversità dei criterî seguiti, per cui le classificazioni proposte dai varî scrittori non coincidono, anzi variano assai, e nella valutazione sistematica delle forme, e nel loro raggruppamento, e nel numero e nella definizione dei tipi principali cui riferire le forme subordinate; sia perché moltissime razze sono locali e ignote affatto o mal note fuori della loro regione, e i lavori di descrizione e classificazione sono quasi tutti di carattere regionale anch'essi, sicché molte volte una stessa forma è stata indicata con nomi diversi, o più forme sono state confuse sotto il medesimo nome, donde una sinonimia intricatissima. Pertanto, anziché esporre una classificazione sistematica, è preferibile dare semplicemente una enumerazione delle principali specie di agrumi.

I. Tipo trifogliato. - A questo tipo appartiene una sola specie: 1. Citrus trifoliata L. (C. triptera Desf., Aegle sepiaria DC., Poncirus trifoliatus Raf.). - È distintissimo da tutti gli altri agrumi per avere foglie a tre foglioline e caduche, petali ristretti in unghia alla base ed arrotondati all'apice e distanziati fra di loro, stami liberi. È un arbusto cespuglioso di m. 1,50 a 2 di altezza, armato di robuste e lunghe spine, con frutti giallo-oro della grandezza di una noce, non mangiabili. Resiste al freddo più di ogni altro agrume. Si usa per farne siepi e come porta-innesto per tutti i Citrus.

II. Tipo unifogliato. - A questo tipo appartengono tutti gli altri agrumi. Essi hanno foglie unifoliolate e persistenti, petali lineari con apice acuto ed imbricati, stami poliadelfi. Questo tipo comprende:

1. Il Mandarino (C. nobilis Lour., C. deliciosa Ten.), il quale presenta poche varietà e poco differenziate.

2. L'Arancio amaro (C. vuilgaris Risso, C. bigaradia Duham.), del quale si distinguono parecchie razze e varietà.

3. Il Chinotto (C. sinensis Pers., C. myrtifolia Raf.). È affine al precedente. Ha il frutto della grandezza di una grossa albicocca. Se ne coltivano in Europa due varietà ben distinte. Probabilmente è lo stesso dell'arancio sùntara, di cui si coltivano in India molte varietà, alcune delle quali sono, d'altra parte, affini al mandarino.

4. L'Arancio dolce (C. aurantium Risso, C. sinensis Gall.). Presenta varietà e razze numerosissime.

5. Il C. japonica Thunb. (C. madurensis Lour., C. margarita Lour., C. inermis Roxb., genere Fortunella Swingle). È il kumquat degli Americani, punto coltivato in Europa. Arbusto con spine molto piccole e picciuoli delle foglie appena alati. I frutti sono della grandezza di una ciliegia, sferici od ovati, a soli 3-6 spicchi, con buccia di colore aranciato, spessa, dolce e aromatica, mangiabile, e polpa acida o dolce; si mangiano interi con la buccia crudi, o se ne fanno eccellenti confetture. Se ne distinguono alcune varietà.

6. Il Pompelmo (C. decumtana L.), il quale presenta parecchie varietà e razze, fra le quali il grapefruit degli Americani.

7. Il Cedro (C. imedica L.), con numerose varietà e: razze.

8. Il Limone (C. limonum Risso), il quale presenta varietà e razze numerosissime.

9. Il Bergamotto (C. berpamia Risso), pochissimo variante.

10. La Limetta (C. limetta Risso), di cui vi hanno parecchie forme, talune dolci e altre acide.

11. Il C. hystrix D. C. Arbusto ramosissimo e spinosissimo, con foglie crenulate, picciuolo alato obovato-cuneato che uguaglia o eccede in larghezza la foglia stessa, fiori piccoli, bianchi, con 4 petali e frutto piccolo, globoso o subpiriforme, rugoso-tubercolato, con polpa acida o insipida. È specie delle Indie orientali, poco coltivata anche in quei paesi e del tutto sconosciuta nelle colture europee e americane. 

Altri tipi di agrumi, quali i khattà, keonla, jambiri, ecc..., molto coltivati in India e con varie razze, sono ignoti negli altri paesi.

Gli agrumi possono moltiplicarsi per margotta, per talea, per innesto o per seme; i primi due sistemi però non sono oggigiorno più in uso, né per seme si ha sempre la esatta riproduzione della razza; il sistema di moltiplicazione ormai generalmente adottato è l'innesto su piantine da seme di arancio amaro, specie molto resistente alle malattie e alle basse temperature; da qualche tempo si comincia ad usare come soggetto, ma non in Sicilia, il C. trifoliata; gli americani usano anche il pompelmo, il kumquat ed il rough lemon, forma inselvatichita da antica data nella Florida, la quale si usa anche nel Sud Africa, dove pure cresce selvatica ed è conosciuta col nome di mozoe lemon. Le piantine si allevano in semenzaio, quindi si passano in vivaio; i semi dentro il frutto conservano il potere germinativo per molti mesi, ma cavati dal frutto lo perdono in circa un mese. Gli agrumi si possono innestare a spacco o altrimenti, ma in Sicilia si preferisce innestarli ad occhio, in estate, su piantine di 2-3 anni ancora in vivaio; l'innesto si esegue quanto più alto, lasciando la maggior quantità possibile del soggetto per ottenere maggiore resistenza. La facilità con cui le varie specie di agrumi possono innestarsi e soprainnestarsi fra di loro, anche su piante adulte, ha permesso alle volte la trasformazione di agrumeti da una specie in un'altra, suggerita da convenienza economica del momento; così si son visti aranceti trasformarsi in limoneti e viceversa e di recente limoneti ed aranceti in mandarineti. A titolo di curiosità si innestano talvolta varie specie di agrumi sulle diverse branche di uno stesso soggetto, ottenendo così un albero che produce più sorta di frutti.

 

Collocazione geografica

La patria di tutti i Citrus è l'India e l'Estremo Oriente, le fortunelle provvengono dalla Cina, ed il Poncirus dalla Corea e dalla Cina. Oggi gli agrumi crescono spontaneamente anche in Indonesia, Malesia, Nuova Guinea e nelle Filippine. Le varie specie hanno raggiunto l'Europa in tempi diversi. Sembra che il primo sia stato il cedro, ben noto tra i Romani come pomo di Persia. È documentato che i Romani conoscevano già nel primo secolo pure il limone e l'arancio amaro, ma la loro coltivazione è stata introdotta nel Mediterraneo solo nel decimo secolo dai Saraceni. La coltivazione dell'arancio dolce invece è stata introdotta dai Portoghesi appena nel secolo sedicesimo, mentre risale addirittura al secolo diciannovesimo l'acquisizione del mandarino. Oggi gli agrumi sono largamente coltivati nella fascia subtropicale di tutto il mondo. Oltre che in Asia e nel Mediterraneo, coltivazioni importanti sono presenti in Oceania, Nuova Zelanda, Australia, Azzorre, Sudafrica, Sudamerica e Stati Uniti. Il produttore maggiore sono gli USA, segue il Mediterraneo (Europa e Africa), Asia e Sudamerica.

L'Italia (soprattutto la Sicilia) occupa un posto di rilievo nella produzione mondiale degli agrumi, con una quota attorno al 5% (paragonabile alla produzione giapponese e spagnola, ma molto inferiore a quella del Brasile e degli Stati Uniti che producono rispettivamente il 25% e 20%).

In Italia la produzione di agrumi (arance, limoni, mandarini, clementine, bergamotto, chinotto) si concentra nelle regioni meridionali, con la Sicilia in prima fila (circa i due terzi della produzione nazionale), seguita dalla Calabria (circa un quarto) e a distanza da Campania, Puglia, Basilicata, Sardegna e altre regioni.

Neli ultimi decenni è molto apprezzata la produzione di agrumi nel Gargano che vanta specie autoctone e D.O.P. sia di limone che di arancia nei territori di San Menaio e di Rodi Garganico, nella cosiddetta oasi agrumaria.

Una curiosità: a Cannero (VB), a latitudine nord 46°, sulle sponde del Lago Maggiore, c'è una microproduzione di agrumi; queste colture sono possibili per le particolari condizioni microclimatiche che caratterizzano la zona.

 

Morfologia

Le foglie

Ad eccezione del Poncirus, gli agrumi sono piante sempreverdi. Le foglie sono lanceolate o ellittiche, intere, coriacee, articolate sul picciolo. Sembrano foglie semplici, ma sono in realtà la foglia centrale di un antico insieme di tre foglioline che è andato perduto con lo sviluppo; solo il Poncirus conserva la forma originale a tre unità. Nelle piante da seme ci sono delle spine più o meno grandi accanto alle foglie, ma le piante che vengono coltivate nei frutteti di solito le perdono.

 

I fiori

I fiori crescono in infiorescenze corimbose oppure solitari. La corolla a petali liberi racchiude moltissimi stami; il pistillo ha un ovario con almeno cinque logge ricche di ovuli. I fiori degli agrumi sono generalmente bianchi, sebbene alcune specie presentino boccioli variamente colorati, per cui alle volte i petali conservano lievi sfumature di colore all'attaccatura. A seconda della specie, i fiori sono di grandezza variabile, e possono misurare da 1 a 5 cm di diametro. Sono tutti molto profumati e prendono il nome di "Zagara".

L’epoca di fioritura è alquanto variabile andando da febbraio-marzo all’estate; parimenti varia l’epoca di maturazione che va dall’autunno alla primavera dell’anno successivo. Gli agrumi hanno una certa attitudine alla rifiorenza.

 

I frutti

Il frutto è più spesso una bacca, ma può anche essere una drupa o una capsula. Il genere Citrus ha come frutto una bacca, detta esperidio, caratterizzata da un epicarpo o esocarpo (la parte esterna) di notevole spessore, colorato e ricco di ghiandole contenenti oli essenziali: è denominato flavedo. Il mesocarpo (albedo), parte interna saldata all’epicarpo, è bianco e spugnoso: si chiama albedo. L’endocarpo, la parte più interna, è suddiviso in logge (spicchi) per mezzo di sottili membrane; all’interno si trovano cellule, le vescicole, ripiene di una soluzione acquosa di zuccheri e acidi. Entro ogni loggia si possono riscontrare da 4 a 8 ovuli i quali possono o meno originare altrettanti semi. I semi, di colore biancastro, di forma ovoidale, contengono, in genere, più embrioni, di cui uno ha avuto origine dalla fecondazione, mentre i restanti sono apodittici e pertanto con patrimonio cromosomico identico a quello della pianta madre.

Il frutto degli agrumi è definito dunque esperidio, presenta una forma tondeggiante schiacciata ai poli o a forma allungata. La buccia è costituita da uno strato esterno rugoso, raramente liscio, e da uno strato interno spugnoso chiamato albedo che può essere più o meno spesso. Il colore esterno varia dal giallo all'arancione fino al rosso, mentre l'interno è bianco. La buccia non è edibile allo stato fresco, fatta eccezione per quella del limone, ma è di notevole importanza nello sfruttamento industriale degli agrumi. Il frutto sbucciato è costituito da spicchi avvolti ciascuno nella propria membrana a protezione di un insieme di particelle filiformi assai succose. I semi sono alloggiati all'interno degli spicchi e sono molto coriacei. Non essendo in alcun modo commestibili, negli allevamenti si producono preferibilmente varietà di agrumi prive di semi.

Tutti gli agrumi sono ricchi di vitamine, innanzi tutto quelle dei gruppi C e P. Vengono consumati prevalentemente freschi oppure in preparati quali marmellate, canditi, bevande. Sono molto importanti per l'estrazione di olii essenziali, pectine, acido citrico ed altri derivati. I più conosciuti sono l'arancia, il limone e il mandarino. Gli agrumi provengono soprattutto dalla Sicilia.

 

Elenco dei frutti

- Arancia;

- Arancio amaro;

- Bergamotto;

- Calamondino;

- Cedro;

- Chinotto;

- Clementino;

- Fortunella obovata;

- Kukle (Fortunella margarita x Citrus reticolata);

- Kumquat ovale;

- Kumquat rotondo;

- Lime;

- Limetta di Rangpur;

- Limetta di Tahiti;

- Limetta dolce di Palestina;

- Limetta dolce di Roma;

- Limone;

- Limone rosso;

- Mandarancio;

- Mandarino;

- Mano di Buddha;

- Mapo;

- Papeda delle Mauritius;

- Pompelmo.

 

Coltivazione

Esigenze pedoclimatiche

Essendo piante di origine tropicale, hanno particolari esigenze nei confronti del clima; per ottenere, infatti, una produzione commerciale valida occorre che questo sia caldo, sufficientemente umido, con inverni miti e senza ampie escursioni termiche, anche se una moderata presenza di queste ultime consente nelle zone mediterranee la comparsa di pigmenti antocianici e carotenoidi, responsabili del colore nelle arance e nei mandarini, cosa che risulta impossibile, proprio per la loro assenza, nelle aree tropicali di origine. In genere svolgono la loro attività vegetativa a temperature comprese tra i 13 e i 30°C. Relativamente al freddo, vengono danneggiati da temperature inferiori a 0°C con intensità variabile in relazione alla specie e alla varietà. Dannose risultano pure le temperature superiori ai 38°C, specie se si verificano in coincidenza di condizioni di bassa umidità relativa e durante la fase dell’allegagione.

La presenza di venti forti e persistenti può provocare gravi danni alle colture di agrumi (disseccamento delle foglie e dei giovani germogli, rotture meccaniche di rami, ferite da sfregamenti sugli stessi frutti). Per ovviare a tali inconvenienti si ricorre spesso ai frangivento (vivi o morti).

Nei nostri climi, per ottenere una produzione valida, la piovosità annua dovrebbe essere ben distribuita e superare i 1.800 mm. Quindi, in Italia, l’irrigazione è quasi sempre necessaria.

Riguardo al terreno, gli agrumi prediligono quello sciolto o di medio impasto, profondo, fertile, ben drenato (non sopportano i ristagni idrici), con pH compreso tra 6,5 e 7,5 e ben dotato di sostanza organica. Rifuggono i terreni troppo argillosi, calcarei e salsi.

 

Propagazione e portinnesti

Gli agrumi presentano spesso la possibilità di riprodurre per seme delle piante geneticamente identiche alla pianta madre grazie alla poliembrionia nucellare. Tali piante hanno il pregio di essere prive delle più importanti infezioni virali, tant’è che la selezione nucellare è stata la prima tecnica utilizzata per risanare il materiale di propagazione. Nel lavoro di miglioramento genetico e di risanamento delle infezioni virali vengono oggi impiegate la micropropagazione, la coltura in vitro di embrioni e il microinnesto.

Per prevenire alcune fitopatie che colpiscono l’apparato radicale si ricorre all’innesto (a gemma, a penna e a corona). L’innesto a corona si utilizza su fusti o rami di grande diametro, anche per reinnestare piante la cui produttività è diminuita o per cambiare la varietà coltivata. Altri metodi di propagazione impiegati sono la talea e la margotta.

I portinnesti usati per gli agrumi sono diversi e individuabili nell’arancio amaro, arancio dolce, arancio trifogliato, ibridi di arancio trifogliato, tipo limone, mandarino e mandarino-simili, lime, altre specie e altri generi.

I portinnesti più utilizzati in Italia sono:

- Arancio amaro (Citrus aurantium): è adatto per terreni sciolti, sabbioso-limosi e moderatamente argillosi; buona la resistenza al gelo; tollera una modesta presenza di sali e un pH elevato; in alcune specie costringe a ritardare la raccolta perché i frutti restano acidi a lungo e si addolciscono solo con il tempo; dal punto di vista fitopatologico è suscettibile alla tristezza e al mal secco, sensibile ai nematodi e molto resistente alla Phytophtora; in genere permette di ottenere piante con un vigore da moderato ad alto, con un’ottima qualità del frutto, di pezzatura piccola; è incompatibile con la varietà di limone “Monachello”.

- Limone volkameriano (Citrus volkameriana): è adatto per terreni sciolti o sabbiosi e sopporta acque con una modesta salinità; buona la resistenza al gelo; riguardo a malattie e parassiti è suscettibile ai nematodi e alla psorosi, mentre tollera la tristezza e la exocortite (mediamente la Phytophtora e il mal secco); permette di ottenere frutti di pezzatura grande; la produzione è abbondante ma la qualità molto modesta; non sono segnalate incompatibilità.

- Alemow (Citrus macrophylla): si adatta a tutti i tipi di terreno e sopporta una modesta salinità; è sensibile al gelo; resiste alla Phytophtora, mentre è sensibile e mal secco e suscettibile alla tristezza; la produzione che si ottiene è abbondante; i frutti si ingrossano precocemente ma la qualità è molto bassa; è un portinnesto utilizzato soprattutto per il limone e le clementine.

- Arancio trifoliato (Porcirus trifoliata): ama i terreni di medio impasto, non gradisce il calcare (il tenore di calcare attivo non deve superare il 4%) e richiede acqua di buona qualità; è sensibile alla salinità, mentre resiste alle gelate nelle aree con inverni non troppo miti; può soffrire in terreni sabbiosi, in caso di siccità, perché ha radici piuttosto superficiali; resiste ai nematodi e alla Phytophtora e tollera la tristezza; discreta la resistenza al mal secco; lo sviluppo della pianta è normale e la produzione elevata, con una qualità eccellente dei frutti che sono anche di pezzatura notevole e hanno una colorazione intensa; è utilizzato per mandarini, aranci, kumquat e, in genere, per le piante coltivate in vaso, dove dà i migliori risultati.

- Citrange (Citrus sinensis x Porcirus trifoliata): si adatta a una notevole varietà di terreni, anche con un elevato contenuto di calcare attivo, e ha bisogno di acqua di buona qualità; sopporta poco la salinità, mentre tollera le gelate moderate; resiste alla Phytophtora e al mal secco, tollera la tristezza e ha una resistenza media ai nematodi; la produzione è abbondante, con frutti di pezzatura grande e di eccellente qualità; è utilizzato per aranci, pompelmi, mandarini e limoni; in Italia si utilizza la cultivar “Troyer”, in America anche la “Carrizo”.


Incroci

Le possibilità di ibridazione degli agrumi sono elevatissime. Due incroci che hanno avuto una notevole fortuna commerciale sono il mandarancio e il mapo. Altri incroci meno famosi sono il Lipo e il Lice.

 

Miglioramento genetico

Il lavoro di miglioramento genetico nella costituzione ei portinnesti è rivolto particolarmente ad ottenere oggetti con:

- maggiore adattabilità alle condizioni pedoclimatiche più difficili;

- elevata resistenza ai principali parassiti animali e vegetali;

- ottima affinità d’innesto con le diverse specie;

- capacità di indurre una precoce messa a frutto ed una produzione elevata e di ottima qualità;

- capacità di indurre una limitata vigoria al nesto;

Per quanto riguarda gli obiettivi del miglioramento genetico a livello di cultivar, gli obiettivi principali sono:

- piante altamente produttive, longeve, non soggette ad alternanza di produzione, resistenti alle basse temperature, esenti da infezioni virali (nel limone, tolleranti gli attacchi del mal secco);

- produzione uniforme, frutti di media pezzatura, con forma regolare, con buccia liscia e di spessore contenuto, di colore ed aroma caratteristico, privi di semi e con elevato contenuto di succo.

 

Impianto, concimazione e irrigazione

Il momento migliore per mettere a dimora le giovani piante di agrumi è la primavera, da fine marzo a maggio, a seconda delle zone, quando il rischio di gelate è ormai passato. La lavorazione profonda del terreno deve essere preceduta, alcuni mesi prima, da una concimazione di fondo. Molto importante è la predisposizione di un buon impianto di drenaggio, soprattutto nei terreni piuttosto pesanti. Lo scasso deve è seguito da un’erpicatura profonda. Prima della messa a dimora delle piante (generalmente disponibili in fitocelle) bisogna predisporre le buche. Attorno a ogni pianta si scava un piccolo “tornello” per trattenere l’acqua nelle prime fasi dopo la messa a dimora e si irriga abbondantemente.

Per una corretta concimazione è sempre necessaria l’analisi del terreno, da integrare con l’analisi fogliare che permette di sapere quali sono i livelli nutrizionali raggiunti dalla pianta e diagnosticare così eventuali situazioni di carenza o di eccesso dei diversi elementi nutritivi. Per l’analisi fogliare il prelievo va fatto a fine estate-inizio autunno, prelevando foglie emesse cinque-sette mesi prima da rami non fruttiferi.

Le foglie degli agrumi, durante la fase di attività vegetativa, possono assorbire una certa quantità di elementi nutritivi. Questo consente di intervenire con la concimazione epigeica soprattutto in caso di carenze di alcuni elementi o di stress vegetativi.

L’ambiente mediterraneo è caratterizzato da una scarsa piovosità, oltretutto concentrata nel periodo autunno-vernino.

Necessario risulta quindi il ricorso all’irrigazione per sopperire alla deficienza di acqua nel periodo estivo. Gli agrumi, poi, risultano particolarmente esigenti nei confronti della qualità delle acque irrigue; infatti un elevato contenuto di cloro, boro e sodio ed altri elementi provocano una sintomatologia caratteristica a causa di un loro accumulo nelle foglie e nei casi gravi una riduzione della qualità e quantità di produzione. La tolleranza nei confronti dei vari sali risulta altamente variabile in relazione al portinnesto e alla specie. Per quanto riguarda i sistemi di irrigazione, oltre ai tradizionali metodi per sommersione a conche e infiltrazione a solchi, risulta attualmente preferito, negli agrumeti della Sicilia e della Calabria, quello per aspersione sotto chioma e in alcuni casi a goccia.

Per il controllo delle erbe infestanti, responsabili di esercitare una spiccata competizione idrica nel periodo primaverile-estivo, viene generalmente praticato il diserbo.(raramente la pacciamatura), generalmente stagionale, cioè attuato solo nel periodo primaverile-estivo dopo che con una lavorazione superficiale si è provveduto alla triturazione delle erbe accresciutesi nel corso delle due precedenti stagioni. In questo modo si ha, durante l’anno, lo coesistenza dell’inerbimento e del diserbo, il che permette di non rinunciare ai vantaggi del primo (es. accumulo di sostanza organica).

 

Forme di coltivazioni e potatura

La forma di coltivazione che maggiormente si riscontra negli agrumeti è il globo. Per ottenere tale forma si parte da una pianta già impalcata a circa 0 cm dal terreno e presentante 3-4 branche. Tali branche devono essere inclinate di 60° rispetto alla verticale, essere in posizione simmetrica ed i loro punti di inserzione devono essere distanti circa 10-15 cm uno dall’altro; eventuali rami in eccedenza saranno eliminati. In ogni caso gli interventi cesori devono essere limitati al minimo indispensabile. Tali branche saranno ricoperte da una vegetazione più o meno folta, in relazione alla specie ed alla varietà. Le attuali tendenze, al fine di utilizzare tutto lo spazio disponibile, puntano ad ottenere una forma di allevamento a chioma piena, cioè a far espandere la vegetazione delle branche fino al suolo. Molto utilizzato il sesto d’impianto in quadrato 5 x 5 m.

Le attuali tendenze sono quelle di adottare un sesto d’impianto temporaneo di m 4-5 x 3-3,5, al fine di ottenere un rapido ammortamento delle spese di impianto (anticipo della massima produttività per ettaro). Allorché le piante avranno raggiunto uno sviluppo tale da ostacolarsi l’un l’altra, queste dovrebbero essere diradate, eliminando le file in modo alterno, ottenendo un sesto di m 4-5 x 6-7 m.

Negli agrumi la fruttificazione avviene sui rami dell’anno precedente e l’accrescimento dei rami si verifica normalmente in tre periodi: primavera, inizio estate e autunno. L’induzione fiorale delle gemme comincia durante il periodo di riposo invernale, mentre il massimo contenuto di sostanze di riserva nelle foglie e nei rami lo si ha nei mesi di febbraio e marzo. L’allegagione dei fiori è in funzione della quantità di sostanze di riserva presenti nella pianta. La potatura, dunque, non andrebbe mai eseguita in febbraio e marzo, quando si ha l’accumulo delle sostanze di riserva. E vanno ugualmente evitati i periodi in cui le temperature sono molto basse o molto alte. Non bisogna esagerare con le potature, limitandosi solo ad alleggerire la chioma eliminando i rami secchi, rotti o debilitati dopo che hanno già fiorito o quelli curvi verso il basso. I secchioni, cioè i lunghi rami privi di frutti, vanno eliminati quando provengono dalla parte basale delle branche più grosse, mentre per quelli situati nelle zone più periferiche della chioma ci si può limitare alla spuntatura.

In alcune specie, come nel mandarino o nelle clementine, si osserva un certo affastellamento dei germogli: li si deve quindi diradare per far sì che i rametti siano correttamente distanziati. Su questa specie, la potatura dovrebbe essere effettuata tutti gli anni, per evitare l’alternanza di produzione; per altre specie, come l’arancio, il turno di potatura può invece essere pluriennale. Nella fase giovanile di allevamento i tagli sono da evitare il più possibile, per non ritardare l’entrata in produzione, procedendo eventualmente alla sola asportazione dei secchioni. E anche sulle piante adulte non si deve intervenire troppo severamente per non alterare il rapporto tra vegetazione e produzione: tagli eccessivi favoriscono infatti la vegetazione a scapito della formazione dei frutti. Le potature sono invece necessarie quando si verificano attacchi parassitari da cocciniglie e quando l’altezza della pianta non permette più un’agevole raccolta da terra.

 

Raccolta e conservazione dei frutti

La raccolta va effettuata quando i frutti hanno raggiunto un grado di maturazione sufficiente: al contrario di altre specie, infatti, la maggior parte degli agrumi non può completare la maturazione dopo che i frutti sono stati staccati dall’albero (i limoni invece possono maturare anche una volta staccati dalla pianta).

Si raccoglie con tempo asciutto e dopo che i frutti non sono più umidi della rugiada che si è condensata durante la notte. Durante l’operazione bisogna badare a non provocare danni ai frutti, per non aprire inavvertitamente la strada ai parassiti. La raccolta viene attuata sia da terra che con scale e i frutti, raccolti con l’ausilio di apposite forbici, per non privarli della rosetta, vengono posti in cesti di plastica o nei cesti a sacco e successivamente in cassette di plastica del contenuto medio di 20-22 kg.

Le cassette, poi, vengono portate ai bordi degli appezzamenti ed accatastate sui pallets o caricate direttamente sui mezzi di trasporto e da qui trasferite ai magazzini di lavorazione e/o conservazione. Una volta che il prodotto è arrivato al magazzino, questo subisce una lavorazione consistente in: lavaggio, trattamento anticrittogamico, ceratura, selezione, calibratura e confezione.

A tali operazioni possono, poi, esserne aggiunte altre, in dipendenza della specie e della destinazione del prodotto, così come alcune di esse possono essere eliminate.

La conservazione dei frutti, che deve essere preceduta da una efficace lotta preventiva contro le alterazioni di postraccolta, può essere effettuata in atmosfera normale o controllata.

Un’operazione tipica degli agrumi è la deverdizzazione, che scaturisce dal fatto che i frutti di alcune specie e varietà, pur commercialmente maturi, non hanno perso completamente il colore verde della buccia, e riguarda i limoni autunnali, le arance tardive, i mandarini, le clementine ed i satsuma.

Oltre che per il consumo fresco, gli agrumi possono essere utilizzati nell’industria, cui sono destinati il cernimento di magazzini, lo scendialbero e lo scarto di campagna. I prodotti che si possono ottenere sono: essenze o oli essenziali, succhi, scorze in salamoia e candite, confetture, olio di semi, vino e aceto, paste aromatizzanti, alcool industriale, mangimi zootecnici, pectine e acido citrico.

 

Avversità e parassiti

Gli ogrumi vanno soggetti a varie malattie ed agli attacchi di molti parassiti, che ne danneggiano la vegetazione ed il prodotto, o che ne compromettono anche la vita. Una delle malattie più gravi è la gommosi, che tanto danno produce anche a molti altri alberi da frutto; essa attorno al 1860 ebbe in Italia un periodo di grande diffusione e virulenza, distruggendo interi agrumeti. Oggi non è più molto temibile perché, sebbene non vi siano mezzi curativi sicuri, si previene moltiplicando gli agrumi per innesto su arancio amaro, specie resistente a questa malattia. Altro morbo assai grave è il marciume radicale, poco curabile, e di esito presto o tardi letale; nonostante i molti studî fatti la sua natura non è conosciuta. È però certo che contribuiscono a determinarlo la soverchia umidità del terreno, l'eccesso di concimi azotati, la potatura troppo forte e tutte le pratiche di forzatura che indeboliscono le piante.

Fra le malattie crittogamiche degli agrumi una delle più comuni è da noi la fumaggine o morfea o nero, dovuta alla Limacinia Penzigi Sacc., la quale deturpa le foglie, i rami ed i frutti, e questi rende anche deteriori; favoriscono lo sviluppo di questa malattia le cocciniglie, comuni parassiti degli agrumi, le quali sia con le loro escrezioni, sia col determinare sulle foglie fenomeni di melata, preparano un sustrato molto adatto alla vita saprofitica del fungo. Altri miceti agrumicoli, più o meno comuni, sono: la Limacinia citri Sacc., o mal di cenere, il Colletotrichum gloesporioides Sacc., o antracnosi degli agrumi, la ruggine bianca dei limoni, di dubbia natura, forse dovuta alla Rhynchidiplodia citri Br. e Farn., la Botrytis citricola Brizi, o marciume dei frutti degli agrumi, la Pleospora hesperidearum Catt., o vaiolatura o nebbia dei frutti degli agrumi, le Septoria citri Pass. e S. limonum Pass., il Fusarium sarcochroum Sacc. ed altri. Come mezzo di lotta contro queste crittogame vengono consigliate le solite miscele cupriche ed anche lo zolfo.

Fra i parassiti animali degli agrumi tengono il primo posto le Cocciniglie, insetti piccolissimi, i quali generalmente solo nel primo stadio della loro esistenza menano vita libera e poi si fissano su qualunque parte della pianta, foglie, frutti, rami giovani, radici, e si ricoprono di un rivestimento consistente, a forma di scudetto, o cotonoso, sotto il quale ciascuna femmina vive e depone le uova. La loro grande prolificità ed il rapido succedersi delle generazioni fanno sì che possono invadere rapidamente tutta la pianta, e, poiché sono insetti succiatori per eccellenza, usufruiscono dei succhi nutritizî di essa, facendola intristire. Oltre al danno che possono recare alla vitalità della pianta, essi in ogni modo danneggiano gravemente la produzione, perché i frutti attaccati non solo si sviluppano male, ma sporchi della presenza di essi non sono commerciabili, ed anche ripuliti restano sempre frutti di qualità scadente; di più essi, come fu detto, favoriscono lo sviluppo di varî funghi. Numerose sono le specie di cocciniglie parassite degli agrumi, e parecchie di esse sono comuni a molti paesi agrumicoli; in Sicilia le principali sono: Icerya Purchasei Mask., Pseudococcus citri Risso, Coccus hesperidum L., Saissetia oleae Bern., Aspidiotus hederae Vallot, Chrysomphalus dictyospermi Morg., Aonidiella aurantii Mask., Lepidosaphes pinnaeformis Bouché, Parlatoria zizyphi Lucas.

La lotta contro tali parassiti è resa difficile dal denso rivestimento di cui si ricoprono; si usano con discreto successo irrorazioni con polisolfuri, con liquidi a base di catrame, di petrolio, di acido fenico. o suffumigazioni di acido cianidrico coprendo gli alberi con tende. Si è anche provata contro di essi la lotta biologica, cioè l'introduzione, nelle contrade infestate, di altri insetti nemici naturali delle Cocciniglie, e qualcuno di questi tentativi è ben riuscito, come l'introduzione del Novius cardinalis Muls per la distruzione della Icerya.

Una piccola mosca che attacca varie specie di frutta, la Ceratitis capitata Vild., danneggia anche. le arance ed i mandarini, perforandoli e deponendovi le uova, da cui dopo pochi giorni si sviluppano le larve, le quali si nutrono della polpa del frutto stesso, che va in rovina; questo insetto non attacca i limoni, almeno in Sicilia.

 

Schematizzando 

---- Avversità non parassitarie

Sono rappresentate dalle avverse condizioni climatiche (basse o elevate temperature, vento e grandine), dalle carenze nutrizionali, comprese quelle idriche, dall’uso errato di fitofarmaci e dagli inquinanti atmosferici.

Gli agrumi sono altamente sensibili alle basse temperature, tanto che già a valori termici superiori a 0°C si possono verificare delle alterazioni.

 

---- Virosi e Batteriosi

Tra le virosi in grado di determinare gravi danni agli agrumi ricordiamo: Exocortite, Maculatura anulare, Psorosi, Tristezza, Impietratura, Cristacortis ecc...

La batteriosi più dannosa è quella causata da Pseudomonas syringae.

 

---- Parassiti vegetali

Numerose sono le malattie che causano danni, anche di notevole entità, sugli agrumi. Quelle di maggior interesse sono il Mal secco (Deuterophoma tracheiphila), la Gommosi del colletto, il Marciume pedale e i Marciumi delle radici ( causati da alcune specie del genere Phytophthora), il Cancro gommoso (Botryosphaeria ribis), la Fusariosi (Gibberella baccata), l’Antracnosi (Colletotrichum gloeosporioides), la Carie del legno (determinata da diversi patogeni, tra cui alcune specie dei generi Fomes, Polyporus, Stereum, Schyzophyllum, Ganoderma e Trametes), il Marciume radicale lanoso (Rosellinia necatrix) e quello fibroso (Armillaria mellea), l’Allupatura o Marciume bruno (Sintomo sul frutto causato dagli stessi agenti della Gommosi del colletto e dei Marciumi del pedale e delle radici). Gli agrumi sono attaccati anche da altri agenti patogeni (es. Fusaggini, Mal di terra dei mandarini, Marciume acido ecc...) più rari e che difficilmente provocano danni seri.

 

---- Parassiti animali

Gli agrumi sono attaccati da numerosi insetti, acari e nematodi in grado di provocare danni alquanto elevati. Tra le specie più dannose ricordiamo:

-------- Insetti: il Tripide degli agrumi (Heliothrips haemorrhoidalis), la Camicetta verde (Calocoris trivialis), l’Empoasca (Asymmetrasca decens), la Mosca bianca (Dialeurodes citri), la Mosca fioccosa (Aleurothrixus floccosus), l’Afide verde (Aphis citricola), lAfide bruno (Toxoptera aurantii) e l’Afide del cotone (Aphis gossypii), la Cocciniglia cotonosa-solcata (Peryceria purchasi), il Cotonello (Planococcus citri), la Cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae), la Cocciniglia del fico (Ceroplastes rusci), la cocciniglia a virgola (Mytilococcus beckii), la Cocciniglia grigia (Parlatoria pergadei), la cocciniglia bianca (Aspidiotus nerii), la cocciniglia rossa forte (Aonidiella aurantii), la Tignola della zagara (Prays citri), l’Oziorrinco (Otiorrhynchus cribricollis), la Mosca della frutta (Caratitis capitata), la Tortricide dei germogli (Archips rosanus) e la Celidonia della zagara (Contarinia citri).

-------- Acari: l’Acaro delle meraviglie (Eriophyes sheldoni), l’Acaro rugginoso (Aculops pelekassi), i Tenuipalpidi (Brevipalpus phoenicis e Brevipalpus californicus), il Ragnetto rosso (Tetranichus urticale) e un nuovo ragno rosso (Panonychus citri).

-------- Nematodi e altri parassiti animali: tra i nematodi, il Tylenchulus semipenetrans, il Pratylenchus vulnus, il Meloidogyne javanica e il Radopholus similis; tra gli altri parassiti animali che possono causare danni più o meno gravi e frequenti agli agrumi si ricordano le limacce, le lumache, i roditori e le arvicole.

 

Voci correlate

- Botanica;

- Frutto e Frutta;

- Orto;

- Pianta officinale;

 

Tratto da Wikipedia, elaborato e modificato.